ELOI’, ELOI’, LAMA’ SABACTANI?
Mi è capitato oggi di assistere a un funerale e ho dovuto inevitabilmente entrare in chiesa e sorbirmi la funzione con la predica e tutto il resto. Una cosa che di questi tempi mi irrita più del solito (sarà che anch’io sono “eticamente sensibile”…). Poi però mentre ascoltavo le sciocchezze - le solite sciocchezze - spacciate dal sacerdote sulla morte e sulla resurrezione, mi sono detto che… poverini, un po’ hanno ragione a preoccuparsi ’sti pretastri. Non c’è da stupirsi che stiano facendo le barricate sulle “questioni eticamente sensibili”. Alla fin fine gli è rimasto solo quello cui aggrapparsi…
Aldo Schiavone a tal proposito, nel saggio di cui abbiamo già avuto modo di discutere, avanza la tesi che quelli dell’entrata e dell’uscita dal ciclo vitale siano ormai i territori residui su cui la chiesa può oggi tentare di esercitare gli ultimi brandelli di potere : “Lo scontro si consuma intorno al controllo di due punti chiave nella geografia del nostro percorso di vita: l’ingresso e l’uscita. Come nasciamo e come moriamo”. Dopo secoli di arretramento sul terreno scientifico, cosmologico, fisico; dopo le sconfitte nel confronto con Galileo e Darwin; dopo i processi di secolarizzazione e scristianizzazione; con l’avanzare del principio di autodeterminazione da parte delle varie soggettività, dopo una lunga serie di battaglie perse - ecco che al clero non resta altro che arroccarsi sulla difesa dei confini “naturali” del percorso vitale. L’alfa e l’omega.
I simboli ai lati della croce dello splendido mosaico posto nell’abside di Sant’Apollinare in Classe, a Ravenna. L’inizio e la fine. La nascita e la morte. Non a caso il papa associa in continuazione questi due termini: dal concepimento naturale alla conclusione naturale della vita. E’ una litania quotidiana. Ma è anche una battaglia persa. Una battaglia, oltretutto, che ha come oggetto questioni di mero potere, non certo di “principii morali” come vorrebbero farci credere: semplicemente se dovessero arretrare da quest’ultima marca (e succederà prima o poi) , il loro potere - un potere soprattutto simbolico ma pur tuttavia enorme - si scioglierebbe come neve al sole.
E’ una battaglia contro i mulini a vento, dato che la specie ha da tempo deciso di forzare i suoi confini naturali - su questo ha ragione Schiavone, è un “destino”, da intendersi come scelta quasi obbligata da cui non c’è ritorno, esito forzoso dello sviluppo della specie. Così come non si torna indietro dal linguaggio e dalla tecnica, non si torna nemmeno indietro dall’autocoscienza della propria storicità e transitorietà. L’essenza dell’umano sta proprio nel suo transitare verso il post-umano, nel forzare i suoi confini naturali e nello storicizzarsi definitivamente. Con tutti i rischi (quel che ho a suo tempo definito in termini di “tecnoincubo”) che ciò potrebbe comportare. Comunque già oggi, largamente e per lo più non si muore naturalmente, ma si è integralmente medicalizzati; e nemmeno si nasce naturalmente, ma largamente e per lo più si sceglie se, chi, quando e come far nascere qualcuno - e lo sarà sempre più. La nascita e la morte non saranno eventi “naturali” ma scelte consapevoli. Se ancora ci sono delle remore è perché ci fa oggettivamente paura un salto così radicale nel futuro prefigurato dalla tecnoscienza, soprattutto perché la zavorra animale che ci trasciniamo da decine di migliaia di anni ci tiene ben ancorati nell’illusione dell’invarianza biologica.
Attenzione, non sto dicendo che quel che abbiamo di fronte a noi sarà un’epoca radiosa di magnifiche sorti e progressive (ma nemmeno che si deve avere nostalgia dei bei tempi che furono, della natura e del cip cip degli uccellini!). Dico solo che si tratta di processi inarrestabili. Certo non fatalisticamente determinati, ma ampiamente governabili. Destino, appunto, non fato. Ecco perchè la necessità di fondare un’etica adeguata alla bioepoca è quantomai urgente. Ma non può più essere un’etica para-animale come quella cattolica ad aiutarci. Ci vuole ben altro. Tanto più che noi siamo già più di là che di qua. Per lo meno in potenza.
Poveri preti, con le loro predicuzze sulla morale naturale, mi fanno quasi tenerezza… chissà se transiteranno anche loro con la porpora, le tiare e tutto il resto?
(p.s. dedico questo post ad Ares che da tempo mi sollecita un pezzo sul transumanesimo… ma non so se quel che scrivo gli farà piacere…).
Tag: morte, nascita, natura umana, religione, transumanesimo

Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 8:55 am
Si siamo già oltre come dici giustamente. La chiesa tra l’altro mi sembra in contraddizione: appoggiandosi alla dignità della vita dal suo concepimento è contro l’aborto, ma la stessa dignità sembra spingerla a considerare uomo anche chi è in stato vegetatitvo, contro ogni forma non tanto di eutanasia, ma anche di morte naturale. Mi chiedo dove siano i confini naturali di nascita e morte.
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 9:37 am
bel post, md, mi trovi pienamente d’accordo.
In particolare mi piace molto l’aspetto propositivo: è ora di cominciare a forgiare un’etica adatta a ciò che siamo e che stiamo diventando, che smetta di aggrapparsi a fantasmi di un passato idealizzato e mal interpretato, a concetti obsoleti, a tradizioni morenti. è ora di smettere di limitarsi a criticare - criticare la chiesa, la società, lo status quo, la televisione, le masse…. - e cominciare a creare un’ alternativa reale, un mondo che esiste.
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 11:09 am
ARES
Complimenti md proprio un bel post
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 3:55 pm
sai, pensavo circa le stesse cose oggi sul treno (di ritorno da Bellano dov’è stata trasferita Mater).
hai perfettamente ragione a dire che ormai non esiste più nulla di naturale nella nascita e nella morte, ed è assurdo che le istituzioni ecclesiastiche continuino a battere su questi punti (ovviamente, contraddicendosi di continuo), loro che si sono sempre scagliati barbaramente contro la naturalità degli eventi, cercando di storpiarli o di spiegarli a tutti i costi con la loro chiave di lettura.
A volte ho l’inquietante sensazione di essere una delle pochissime persone sane di mente in un mondo che segue criteri e procedure totalmente illogiche, ma per fortuna sono in buona compagnia!
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 5:03 pm
Concordo totalmente con quello che dici, e tralascio di parlare di chiesa perchè ne avrei da dire di cotte e di crude ma mi trattengo.
Però (forse) non sono così ottimista da poter affermare che sarà un processo “ampiamente” governabile. Non sarà cosa che accadrà per merito di una bacchetta magica, insomma. Ci vorranno decenni e decenni, e la politica è sempre in ritardo ad affrontare i problemi, soprattutto la politica in mano ai soliti vecchi babbioni che ci costerebbero meno se li si pagassimo per non fare niente e tirarsi da parte, invece che continuare a provocare danni senza riuscire a proporre soluzioni. E parlo soprattutto della politica italiana che è messa proprio male. Con la chiesa di mezzo, una zavorra insostenibile, e non solo per le questioni “eticamente sensibili”. Che fosse solo (per modo di dire) questo … ma c’è ben altro, sennonché forse tutto parte da lì.
Certo però che essere pessimisti serve ancora meno
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 6:09 pm
ARES
Qualche incontinenza :
1) chiarisci il concetto ..”non si puo’ tornare indietro”.. perche’, dai per scontato che si stia andando in avanti?
2) “[..]non si muore naturalmente … siamo totalmente medicalizzati”.. se e’ per questo non si vive neanche naturalmente, non ci si alimenta , naturalmente , non ci si muove naturalmente, non si respira naturalmente..etc, l’uso malsano di alcune tecnologie ci accorcia la vita… che potrebbe essere molto, ma molto, piu’ lunga..
un esempio su tutti: la modalita’ di produzione, composizione e conservazione degli alimenti, ha generato patologie nuove… per le quali si muore..ogni giorno..le attivita’ e specializzazioni mediche attuali potrebbero non esistere, se il processo “alimentare” .. rispettasse alcune leggi naturali.
C’e’ chi sostiene che tutta questa tecnologia, applicata ad ogni livello, mal utilizzata, mal gestita e legata al profitto, sta’ accorciano le aspettative di vita potenziale…da un trentennio
.. se alcune tecnologie fossero abbandonate totalmente… si vivrebbe di piu’!!!! (e non si tornerebbe indietro!) alcune medicalizzazioni potrebbero essere inutili e le uniche malatie sarebbero di origine batterica o virale e non di origine “tecnologica”
3)I processi in atto non sono arrestabili ma sono modificabili.. basta cambiare direzione prima che diventino inevitabili e ci distruggano completamente.
4) non dimentichiamo che avere controllo biologico sulle nascite .. disintegra la bio-diversità.. che dovremmo imparare a tutelare
5)… chi dovrebbe formare un “etica adeguata”?… chi dovrebbero essere gli eletti?… tenendo conto che la chiesa non dovrebbe proferire parola.. .. parli dei cosiddetti laici?… e’ chi puo’ dire di essere un laico puro?…
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 6:57 pm
Ciao Mario.
Complimenti per il post,molto bello.Condivisibile in toto.Mi ha fatto pensare che forse è ora di smetterla di incazzarsi…
Mercoledì 12 Marzo 2008 alle 7:13 pm
Ares, hai fatto un proprio buon lavoro! Da una prima veloce lettura posso dirti che alcuni di quei puntini sulle “i” ce li avrei messi anch’io. Se non fosse che il problema è talmente vasto e complesso che si finisce per riferire una sintesi per semplificare.
Da parte mia leggerò meglio e, se ce la faccio, ne riparliamo, anche se prevedo non poche difficoltà ad affrontare tutte le questioni
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 12:56 am
Molto belli i vostri commenti, dal primo all’ultimo. Proverò ad aggiungere qualcosa, tenendo conto che si tratta dell’inizio non certo della conclusione della discussione.
@leali: sì, la questione dei confini, ed anche del discrimine animale/umano (soprattutto di quello interno all’umano) è cruciale
@chiarac: vero, si tratta di proporre, di costruire/ricostruire una nuova etica condivisa
@sherasade: no, non sei sola, anche se a volte sembra così
@ro_buk: un’incazzatura tranquilla, ma proprio per questo inesorabile?
Ad Ares (e di riflesso a Milena) vorrei rispondere su qualche punto:
-non si può tornare indietro (che è il concetto di “destino”), significa semplicemente che esistono dei processi irreversibili, non che avanti sia meglio di prima, non do giudizi di valore o di merito - però ribadisco che tecnica e linguaggio sono acquisizioni definitive della specie, che nel caso fossero deposte darebbero luogo alla sua dissoluzione in quanto specie
-hai perfettamente ragione sulla questione del rapporto qualità/quantità in termini di vita; è vero però che oggettivamente qui in Occidente si vive più a lungo e soprattutto si vivrà più a lungo in futuro: le speranze di vita dei bambini che nascono oggi sono superiori ai cento anni, che vuol dire, mi pare, qualcosa come il 100% in più di un secolo fa. Dopo di che si tratta di riempire qualitativamente questo tempo lunghissimo di vita
-su etica e politica: qui è la vera scommessa, dato che la nuova etica deve farsi responsabile della specie e del pianeta tutto, e dunque anche della diversità culturale e della biodiversità - che vuol dire, come dice sempre Schiavone, anche “lasciar stare”, “non toccare” alcune aree/meccanismi del pianeta e del vivente. Per quanto concerne la politica è la cosa che mi preoccupa di più: governanti che non sanno governare decentemente nel locale e nello spazio di 2-3 anni figurarsi se sanno farlo in termini globali/epocali.
A proposito dei soggetti non mi sento di tagliar fuori nessuno, e non è una questione di laici o di cattolici, e nemmeno di preti. E’ questione di umani: e nessun umano, mi pare, ha per ora la ricetta giusta per la transizione. Massima umiltà: la nuova etica si costruisce dal basso, orizzontalmente. E’ quello che stiamo facendo noi!
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 10:51 am
@md
Puoi spiegare meglio il significato di
““lasciar stare”, “non toccare” alcune aree/meccanismi del pianeta e del vivente”?
Purtroppo non sono ancora riuscita a leggere il libro di Schiavone (in biblioteca è sempre “in prestito”), però l’ho sentito parlare una sera all’Infedele, insieme a Flores D’arcais ecc., sul tema dell’aborto o giù di lì, ed entrambi erano indignati. Indignazione, appunto, non incazzatura.
Un’altra cosa: quando Ares dice “chi dovrebbe formare un “etica adeguata””.
Tu dici che l’etica si costruisce dal basso. Eppure a me sembra che dal basso magari la sperimentiamo o, nel piccolo, la mettiamo in atto. Ma è anche vero che procede dall’alto, attraverso il pensiero di filosofi o intellettuali come quelli citati, per esempio.
E che quelle idee non avrebbero nessun effetto pratico se non raggiungessero i gangli del potere, se non si trasformassero poi in norme e leggi adeguate
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 11:40 am
Due risposte lapidarie:
a) sui limiti, due esempi: non toccare l’Antartide; vietare (almeno per ora) la clonazione;
b) sull’etica: appunto, finora è stato così, ma ora allo stato in cui siamo non può più esserlo. Occorre un’assunzione inedita di responsabilità, individuale prima ancora che collettiva. Perché delegare a scienziati e tecnocrati, come un tempo ai re e ai preti, il compito di riscrivere norme e regole?
Tanto più che, ora, ne va della specie, cioè non solo di risorse, beni proprietà, simboli, mente, ecc. - ma dell’essenza, della natura più intima, di ciò che ci costituisce alla radice.
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 1:39 pm
a md. Punto b) osservazione interessante. Mi spieghi come faresti? Perchè se fossimo solo Tu io ,aggiungiamoci Ares e per non farci mancare niente anche Milena,forse dopo pacate discussioni di confronto,magari con una lama fra i denti,troveremo sicuramente un accordo,ma qui siamo centinaia di miglioni,la cosa si presenta “tesa”. Che proponi?
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 2:33 pm
ARES
..e perche’ mai vieteresti la clonazione???…oibo’ questa frase da te non me l’aspettavo!!!.. stai mettendo in discussione l’autodeterminazione dell’individuo procreatore????… no,no,no.. non si fa!!!
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 3:41 pm
a Ares Sei tremendo! complimenti
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 4:29 pm
ARES
..solo una precisazione: certo, in occidente le aspettative di vita sono migliorate del 100%…io sostengo pero’ che, a caura del livello tecnologico raggiunto - o meglio a causa della sua errata utilizzazione - le aspettative di vita sono migliorate SOLO del 100%…. sarebbero potute migliorare del 200% o del 400%…. e’ da un trentennio che questo andamento positivo sta’rallentando progressivamente.
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 4:45 pm
ARES
un altra precisazione .. la tecnica non puo’ essere deposta in toto…. ma alcune tecniche e ancune tecnologie possono essere deposte… cosi’ come e’ possibile deporre un certo linguaggio…nè?!
Giovedì 13 Marzo 2008 alle 10:55 pm
ares, che pretese spropositate… io mi accontenterei del nostro 100% in più, che ce ne facciamo di vivere ancora più a lungo? ma sai la noia per noi e la fatica per chi ci deve pagare le pensioni??
a proposito di come si costruisce la nuova etica sono pienamente d’accordo con md, e secondo me costruire dal basso non significa che dobbiamo metterci tutti d’accordo uno a uno, che come giustamente sottolinea mario è impossibile; quello che possiamo fare è diffondere una cultura responsabile, mostrare con le nostre scelte e la nostra vita che si può vedere le cose in un modo diverso, e parlarne parlarne parlarne.
Certo se mi chiedete se sono proprio certa che basterà non lo so, ma di sicuro è questo quello che possiamo fare.
Venerdì 14 Marzo 2008 alle 10:19 am
ARES
@chiarac .. si in realta’ parlavo in termini di quantita’ di persone che vivono senza problemi di salute… tumori..morbi..sindromi…rattoppi cardiaci…. deviazioni intestinali..etc..etc..
non accontentiamoci del nostro 100%… anche perche’ l’andamento sta’ regredendo.. siamo al 99%.. e il prossimo anno al 98%…. non dmentichiamo che le potenze asiatiche nel frattempo stanno crescendo…e rifaranno gli stessi errori che stiamo facendo noi .. forse dobbiamo dar loro l’esempio.. riorganizzando il nostro sistema.. in modo da non essere il loro mercato di tecnologie nocive.
Anche se la vita’ aumentasse in termini di tempo.. a me non dispiacerebbe.. ho tante di quelle cose da fare che non basta una vita
Venerdì 14 Marzo 2008 alle 10:32 pm
Bel post che ci induce a riflettere su temi universali. I sentimenti che suscita un funerale, al di là della persona e del rito che lo celebra, richiamano ad un confronto con la morte e l’ignoto. E’ come se ogni funerale li contenesse tutti.
Infine sul potere dell’uomo sulla vita (o la morte) vi è già molto di naturale: la medicina non è che il disperato tentativo di rispondere desiderio di vita dell’uomo.
Michelangelo
Lunedì 17 Marzo 2008 alle 10:33 pm
(Non c’entra molto con la discussione perciò lo metto tra parentesi, ma lasciatemelo dire lo stesso.
Una proposta alternativa a
“Dio, dio, perché mi hai abbandonato?”,
potrebbe essere: “grazie Dio per avermi abbandonato, ora respiro meglio”;
oppure: “grazie a dio l’ho abbandonato, ora respiro meglio”;
oppure: “ Dio, da quando ti sei tolto dai ********, respiro meglio!”.
Ce n’è per tutti i gusti, ma se avete qualche altra proposta …)
Martedì 18 Marzo 2008 alle 10:09 am
ARES
Milena, perche’ te la prendi con qualcuno che non esiste??
Martedì 18 Marzo 2008 alle 10:44 am
Carissimo Ares, non me la prendo proprio, ma figurati … trattasi solo di constatazione amichevole …
Ma sai qual è la più bella definizione di dio che abbia sentito negli ultimi tempi? Alla fine della strada (di MaCarthy), quando la donna dice al bambino che la parola di dio passa di bocca in bocca fra un uomo e uomo (o donna, ovviamente). Che se ci pensi bene, non è proprio il logos degli antichi greci? Yes, very good …
Domenica 23 Marzo 2008 alle 1:18 am
A giugno uscirà con Mondadori il romanzo “Eloì Eloì…” di Alen Custovic, il giovane bosniaco di appena 26 anni che ha vinto il famoso concorso letterario bandito dalla fondazione culturale milanese «Ambrosianeum» per celebrare la memoria del noto imprenditore lombardo Alberto Falck.
La giuria era composta da Ferruccio De Bortoli, Cecilia Falck, Marco Garzonio, Ferruccio Parazzoli, Ermanno Paccagnini e Monsignor Gianfranco Ravasi. Ne ha parlato molto tutta la stampa e il Tg. Non vedo l’ora di leggerlo. Ravasi lo ha consigliato vivamente a tutti perchè, in una sua intervista, gli ho sentito dire che questo sarà un libro capace di insegnare qualcosa a tutti.
L’autore commenta così il suo libro:
“Questo libro vuole essere una riflessione sulle conseguenze di una concezione distorta delle proprie convinzioni, non solo religiose e su quel lato oscuro dell’animo umano che porta a compiere il male. E’ un libro forte, ma carico di speranza, perché sono convinto che riusciamo a dare il meglio di noi quando abbiamo toccato il fondo delle nostre miserie e contraddizioni”
Lunedì 31 Marzo 2008 alle 3:15 pm
Finalmente sono entrata in possesso … no, no … errata corrige! meglio dire “ho tra le mani” (sì, sì, così suona meglio) il libro di Aldo Schiavone, “Storia e destino”. E sorpresa … mi aspettavo un librone tremendo, e invece è un piccolo gioiello di libro … raffinatissimo … e pensate, costa soltanto 8 €, un quisquilia, giusto quanto una pizza ai pomodorini freschi con la rucola in cima.
E così, con questo libro tra le mani sto pensando, Che sciocca sono stata a non andare in libreria a comprarmelo subito, od ordinarlo, se per caso non lo avessero avuto a disposizione. Perché lo so, già mi conosco, quando leggo un libro preso in prestito in biblioteca, fosse anche il più interessante o più bel libro del mondo, ogni volta mi riprometto di comprarlo per tenermelo in casa e poi, puntualmente, il tempo passa, me ne dimentico, e non lo faccio. Il guaio, però, è che dimentico persino di averlo letto, o rimane nella vaga nebulosa dei miei ricordi librari cartacei culturali - e non so dire se più vaga o nebulosa o entrambe. Quanto è importante, invece, averlo lì, presente, per piccino che sia, segno tangibile del tempo consumato nella sua lettura, oggetto del desiderio, persino, col dorso in bella vista, incastonato fra il piatto anteriore e il piatto posteriore dei due libri contigui, accostati a lui senza una regola proprio fissa, che si sorreggono l’un l’altro e stan su belli dritti e fermi tra le sponde rosso ciliegio della libreria. Che poi, non è che debbono proprio star lì fissi e immobili per l’eternità, che qualche volta è anche bello fargli fare un giro per casa, fargli prendere un po’ d’aria, lasciare un po’ d’agio fra l’uno e l’altro, dar loro dolcemente una spolverata.
Così ho deciso, non lo leggerò questo libro. Ma subito domani pomeriggio, perché domani lunedì e la mattina le librerie sono chiuse, telefonerò al signor Bramante, il libraio nella piazza grande, quella con la fontana, per capirci, ed ordinerò una copia che sia tutta e solo mia. Così potrò anche farci dei piccoli segni a forma di stella accanto ai righi più importanti. Giusto per facilitarmi successivamente la ricerca rapida delle frasi più significative. Giusto se mi capiterà di dovermene servire. Che non si sa mai, può darsi e chissà.
E’ evidente, però, che prima - prima di prendere questa decisione, voglio dire - non ho potuto fare a meno di aprire il libro al centro, dove il bibliotecario ha infilato, a caso immagino, fra la pagina trentadue e la trentatre, il foglietto verde acqua della prenotazione (verde acqua, il mio colore preferito), al capitolo nominato “Una vita di successo”, e leggervi che “avremmo potuto esserci da molto più tempo, ma è altrettanto vero che non ci sarebbe modo di stupirsi se, nell’ultima scena del film, al nostro posto si trovasse un pesce, un uccello, un australopiteco, o semplicemente niente di niente”.
E già, quell’ultima scena del film, chissà se saremo ancora qui a vederla. E’ praticamente impossibile, è chiaro, e in ogni caso preferirei di no. Che quando non ci sarò più, infatti, preferirei non esserci. Ma poiché ci sono, ora, appare evidente che non sono un pesce, un uccello, un australopiteco, né semplicemente niente di niente, e che il film non è ancora finito.
È vero, avrei voluto chiedere al regista quale sarebbe stata la scena successiva, quella seguente e l’altra ancora. Ma il regista è un tipo molto riservato, e si dice che, come Fellini, inventi la sceneggiatura di volta in volta notte per notte. Che ogni sera andando a coricarsi muore, e che all’alba risorga dalle sue ceneri come l’araba fenice. Ed è un mistero come ogni nuovo giorno riesca a non perdere la consequenzialità col precedente. Come perle infilate sullo stesso, usato, sempre più sottile filo.
C’è però anche da dire che questi piccoli libri che passano incolumi tra trasporti inimmaginabili di mano in mano, hanno un loro tutto particolare e straordinario fascino. Per le innumerevoli impronte che sono state impresse tra le pagine e sulla copertina, per le numerose coppie di occhi che hanno scorso ogni parola rigo dopo rigo e per … Per questo so anche che non riuscirò a resistere, che nell’attesa comincerò a leggermi per lo meno la premessa di straforo.
Quindi, appena sarò riuscita ad emergere da questo stato di evanescenza estrema, vi farò sapere …
Lunedì 31 Marzo 2008 alle 3:33 pm
Ares
ahahahhahahhahahah Milena sei uno spasso !!..
Lunedì 31 Marzo 2008 alle 3:55 pm
eh eh Milena, è esattamente quello che è successo a me: dopo tre pagine ho posato il libro che mi ero prima catalogato e poi prestato, e un’ora dopo ero in libreria ad acquistarlo…
ma come scrive bene, questa Milena!
Mercoledì 2 Aprile 2008 alle 6:22 pm
grazie a vussia, md … baciamo le mani …
(eh eh eh)
Mercoledì 2 Aprile 2008 alle 6:47 pm
Ares
..ma come e’ brava Milena .. ma come scrive bene questa Milena ..GGRRR!!.. ufffffffffffff!!!
Mercoledì 2 Aprile 2008 alle 6:52 pm
Ares
l’unico difetto di Milena e’ che non sa eseguire corettamente la posizione “sarvangasana” quando fa Yoga
Mercoledì 2 Aprile 2008 alle 7:11 pm
so stare benissimo in sarvangasana, dov resti vedermi. solo che ieri ero così arrabbiata che non ho potuto fare a meno di farmi del male. ma passerà. o, come dice il mio giardiniere … passera …
Mercoledì 2 Aprile 2008 alle 7:14 pm
e infatti sta passando….
Sabato 19 Aprile 2008 alle 3:18 pm
[...] e l’omega, l’ingresso e l’uscita (ne avevo già parlato a proposito della chiesa in declino): fanno più figli e si occupano dei vecchi e dei malati. Ciò evidentemente deve avere [...]
Venerdì 16 Maggio 2008 alle 2:33 pm
Un ciao a Milena, ad Ares, e a tutti voi.
Scrivo per rispondere a Valeria.
Innanzitutto ciao valeria! Anch’io ho sentito tanto parlare di questo ragazzo straniero Alen Custovic e del suo romanzo eloì eloì. Sono rimasta molto colpita anch’io dalle splendide parole di Monsignor Ravasi su quest’opera.
Sono andata l’altro giorno in libreria vicino a piazza duomo a Milano e mi hanno detto che dovrebbe uscire l’ultima settimana di maggio e la ragazza che mi ha servita, mi ha detto che lei era presente alla premiazione e che ha avuto modo di stringere la mano allo scrittore. Da quel che mi ha detto deve essre anche un bellissimo ragazzo alto, magro con gli occhi azzurri.
Comunque per sicurezza ho prenotato una copia del libro!
Ehi ragazzi e ragazze…voi che ne pensate di questo scrittore e del suo primo romanzo? Avete letto i giornali tra novembre 2007 e febbraio 2008 dove si parlava di lui. Un giovane ragazzo che ha subito pure la guerra…deve avere un grande passato alle spalle.
Comunque buona giornata a tutti voi…
Ciao valeria…ciao ragazzi e ragazze!
Dana