(NON) VOTO LUCIDO?
Il grande scrittore portoghese José Saramago costruisce per lo più i suoi romanzi a partire dal rovesciamento paradossale di un’ovvietà o normalità del quotidiano. Di punto in bianco qualcosa si inceppa - di solito senza una causa definita - e si genera il caos. Il caos sociale oppure il caos nella testa degli anonimi protagonisti, uomini e donne qualunque. Succede ad esempio in Cecità, forse il suo romanzo più celebre, dove scoppia un’epidemia di “mal bianco” e tutti (o quasi) perdono la vista; nelle Intermittenze della morte, dove improvvisamente la morte smette di fare il suo mestiere; o ancora nell’Uomo duplicato, con il protagonista che casualmente incontra il suo clone e ne resta sconvolto.
Quelle di Saramago sono potenti metafore, dei quasi-apologhi, una sorta di “allegorie sociali”. Io le chiamerei anche distopie, secondo una tradizione che va dal Mondo nuovo di Huxley al 1984 di Orwell, passando per Kafka e arrivando, oggi, alla post-apocalisse di McCarthy. Ma non voglio divagare, né tantomeno imbastire una pseudolezione letteraria, di cui poi non sarei nemmeno granché capace.
Nell’Ensaio sobre a Lucidez (Saggio sulla lucidità, Einaudi 2004), Saramago ha un’altra delle sue trovate a dir poco spiazzanti: in un paese indefinito (come sempre nei suoi romanzi) in comunissime elezioni amministrative, gli elettori votano al 70% scheda bianca. “Lo sconcerto, la stupefazione, ma anche lo scherno e il sarcasmo, spazzarono il paese da un capo all’altro”. Naturalmente il potere politico va subito in fibrillazione e mentre avvia una campagna poliziesca e di spionaggio per scoprire cosa c’è sotto, annulla le elezioni per indirne di nuove. I cittadini tornano con “impressionante serenità” nelle strade e dentro le sezioni elettorali. Risultato: questa volta le schede bianche sono l’83%.
E’ solo l’inizio della vicenda che poi, come in tutte le storie di Saramago, si attorciglia e si sviluppa con anse e andirivieni continui e inaspettati - anche se tutti consecutio logica di quella prima inversione e rottura dell’ordine e della normalità. Ma demandando i dettagli al gusto della lettura per chi ci si volesse imbarcare, quel che più mi aveva colpito a suo tempo era stato il titolo, soprattutto con quel riferimento alla “lucidità”.
Ho già scritto altrove dei miei mal di pancia politici, dopo decenni di militanza - nei movimenti, non certo nei partiti. E a quanto vedo è una cosa diffusa. Non mi piace il qualunquismo, e non mi è mai granché piaciuta l’astensione - che pure sono cose diversissime tra loro. Sono convinto che non basti votare una volta ogni x anni, ma partecipare ogni giorno alla vita pubblica nei modi e nei tempi che ciascuno si vuol dare. L’autodeterminazione e la democrazia diretta sono in questo campo il mio credo principale. Ma ho sempre pensato che alcune linee debbano essere marcate di tanto in tanto con il rito elettorale. Se non per affermare qualcosa, per negarne o non farne avanzare un’altra (l’antifascismo, l’anticlericalismo, l’antiberlusconismo, ecc.). Ma è la prima volta che mi trovo a vacillare ad un appuntamento elettorale. E allora: che cosa sarà più lucido fare la prossima domenica - ammesso e non concesso che il mio voto/testa conti qualcosa nel marasma generale?
Tag: letteratura, saramago

Domenica 6 Aprile 2008 alle 8:17 pm
Proposta accettata….le conseguenze però?
Domenica 6 Aprile 2008 alle 11:29 pm
Vedo che il post odierno è già stato seriamente preso come una proposta di non-voto, quando, se non erro, voleva solo essere un’analisi su qualcosa che si sente nell’aria da qualche tempo -sfiducia nella politica, desiderio di rompere col caos e l’assurdo ecc.. - e che quindi andrebbe interpretato esclusivamente come un invito alla riflessione.
Inoltre credo proprio che, vista la riservatezza del curatore di questo blog, e visto che per fortuna e d’altronde il voto è segreto, non riuscirete a strappargli neppure con le pinze cosa alla fine deciderà di andare a votare e se andrà a votare oppure se andrà a mangiarsi i bignè alla crema a casa di un’amica. Il tutto innaffiato con un ottimo tè verde all’anice stellato.
Ma se ho sbagliato a capire, ditemelo, insomma, ma ditemelo subito e non fra dieci mesi
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 12:14 pm
Ares
Se decidete di non votare.. recatevi lostesso alle urne e fate verbalizzare il vostro “non voto” dal presidente di seggio… giusto per evitare che la vostra scheda sia utilizzata in altro modo.
Io andrei a votare, oggi piu’ che mai..
.. poi passo da Milena per il bigè ..
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 12:16 pm
Fino ad ora ho sempre votato a sinistra e, per la precisione, comunista. Se cercassi ancora una definizione della mia collocazione politica forse userei ancora quella di libertario e anarcocomunista. Ma, naturalmente, non è questo il punto. Il mio post non è, come osserva Milena, una dichiarazione di non voto. E’ solo il sintomo di un disagio. Però ad oggi non so ancora davvero se domenica andrò a votare. Se ci andrò voterò Sinistra Arcobaleno. Giusto per chiarire.
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 1:35 pm
Mario tu sai che annullero la scheda e vi scriverò sopra: ” I choose Freedom” e mi firmero nome cognome e nick.
Grande Saramago! Vedi se accadesse davvero quanto lo scrittore immagina nel suo libro, sarebbe davvero qualcosa di sconvolgente. E lo sarà secondo me se la percentuale dei non votanti sarò cmq alta anche senza raggiungere la percentuale del 70%….
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 2:28 pm
Ares
Anch’io votero’ per la Sinistra Arcobaleno ..
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 5:27 pm
nonstante qualche inciampo, saramago è u geniaccio! anche io sono molto combattuta su questo voto… ho sempre votato intorno ai radicali, ma non me la sento più. troppa delusione, troppe prese per i cosiddetti.
vorrei riuscire in qualche modo a dare un segnale di protesta, di “noi non ci stiamo più”. Si potrebbe fare tutti scheda nulla con uno stesso slogan, un po’ come dice Daniele. O potremmo scrivere “per la lucidità”, o qualunque cosa che sia significativa e semplice da ricordare. Insomma, deve pur esserci un modo per far sentire il nostro scontento!
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 5:47 pm
Ares
La rete avrebbe dovuto organizzarsi prima… pero’ si potrebbe tentare di avviare la proposta..
.. in altri paesi occidentali la “rete”.. e’ attivissima quando si tratta.. diportar via elettori a un candidato sgradito..
…PER LA LUCIDITA’… mi piace!
Bisogna scriverlo in penna pero’, non in matita… la matita’ puo’ essere cancelata.. e la scheda riutilizzata !!
.. comunque il non voto e’ un rischio troppo grande.. anche perche’ poi lo farebbero solo quelli di sinistra… e la destra ne gioirebbe..
Lunedì 7 Aprile 2008 alle 8:33 pm
…dai, la lanciamo?? in grande stile, di blog in blog, di email in email. eh??
Martedì 8 Aprile 2008 alle 10:27 am
La legge elettorale voluta dalla destra ha praticamente riportato quella che era la lista unica, con l’unica differenza che tutti i partiti possono avere la loro lista unica, ma con la sostanza che noi non possiamo scegliere il candidato. Sono riusciti anche a perderle le elezioni (due anni fa) con una legge che si erano costruiti per loro. Veramente un acume tattico non indifferente.
Martedì 8 Aprile 2008 alle 5:06 pm
E’ un pò che ho deciso di non andare a votare. Come probabilmente sai ho sempre votato comunista o comunque a sinistra. Questa volta però non ce la faccio,aspetterò tempi migliori.
Spesso mi incazzo quando vedo personaggi improbabili in parlamento festeggiare con bottiglie di vino,improbabili commissioni che non servono a nulla se non a dare un posto di lavoro ad un amico,a un collega,a un servo qualsiasi.Spesso mi incazzo sentire i politici promettere cambiamenti epocali che di epocale hanno solo la sfacciataggine con cui la dicono,la promessa. Non sopporto di vedere il padrone in TV a dirmi com’è bravo a governare,non riesco più a stare a sentire chi fa campagne elettorali contro la guerra e poi,una volta in parlamento,vota le missioni militari all’estero per tenere insieme la coalizione.
Non posso sentire un politico di sinistra(?) dire un giorno si e uno no che se vincerà le elezioni detasserà gli straordinari. Che bello, tutti a lavorare 60 ore alla settimana,che così si che lo stipendio vedi che lievita.
E poi,sempre gli stessi figuri,che tra l’altro non posso neppure scegliere.Nessun politico nuovo,nessuna idea nuova. I no tav fanno i no tav,quando sono al governo no però, i destroidi fanno i destroidi,gli imprenditori fanno gli imprenditori anche quando stanno in parlamento,i democristiani sempre a correr dietro alla chiesa,anche se ben pensarci questi si che son nuovi.La vecchia DC non era mai arrivata a questi sfacciati livelli.No no no questa volta non ci riesco.
Scusate lo sfogo ma sono veramente incazzato perchè non posso andare a votare.Perchè io a votare ci andrei ma questa volta proprio non posso…per ora tenterò solo di resistere.
Mercoledì 9 Aprile 2008 alle 10:34 am
Ares
No,no io ci vado… voto l’estrema sinistra giusto perche’ spero che abbia almeno un seggio…
Venerdì 11 Aprile 2008 alle 4:48 pm
Da http://www.bloginternazionale.com/ segnalo il post….
Voto di sfiducia costruttivo.
“Riporto l’editoriale di Giovanni Sartori , apparso sul Corriere il 10 aprile attraverso il quale esprime il suo dissenso verso questa legge elettorale e questa classe politica tramite la possibilità del voto disgiunto e considerando inutile l’astensione (poiché verrebbe successivamente manipolata).
«Mai come questa volta molta gente è incline a non votare. Anche perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare. Mi astengo? Mi turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una pensata.
Lasciamo da parte il nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro. Il fatto è che gli «infedeli » sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell’elettorato. Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono infuriati e ce l’hanno con tutti. Questi signori hanno ragione di essere infuriati. Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero la Casta? Rimedia davvero qualcosa? Temo di no.
Se verrà fuori, a elezioni avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo «normalizzando» ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt’al più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica.
Qual è allora la pensata? È che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L’effetto sull’esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi.
Aggiungo che il voto disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione. Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più. Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il «malissimo» è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.
Dunque, nel disgiungere il voto l’effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata consente di scegliere il male minore.
S’intende che il voto disgiunto può essere applicato anche ai «secondi partiti». Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato è dell’8%). Allora, io come voterò? Certo, adottando i criteri che ho suggerito. Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve decidere per sé».
Giovanni Sartori, editoriale del Corriere della Sera - 10 aprile 2008.
Ovviamente Sartori ha dovuto mantenersi molto sul generico ma se si vuole personalizzare questa teoria e si considera il «malissimo» un governo di centrodestra (o meglio di Silvio Berlusconi e non si pensa minimamente a votarlo), allora non ci rimane che attuare la teoria del voto disgiunto (specialmente in tutte quelle regioni “in bilico” o dove si vuole rosicare il numero finale di senatori al PDL facendo rientrare nella spartizione un terzo partito) votando:
Partito democratico o Italia dei valori alla Camera
La Sinistra - L’arcobaleno al Senato,
in modo da garantire la sopravvivenza della sinistra italiana ed evitare che il centrodestra possa conseguire il superpremio di maggioranza nella vostra regione (nel caso questo sia in netto vantaggio, come nella mia: la Lombardia).
Con questo post concludo qui la mia personale “campagna elettorale” ed auguro a tutti voi un buon voto!
Per maggiori dettagli tecnici a riguardo, rimando al blog di Guerrilla Radio: Messaggio per gli elettori del PD di Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, votate al senato per la Sinistra Arcobaleno (Voto Utile o Voto Disgiunto)”
Sabato 12 Aprile 2008 alle 1:16 am
ribadisco