LA PARTE MIGLIORE DEL PAESE
Di solito detesto i comizi. Stare ad ascoltare uno che arringa le folle, le galvanizza, le ammansisce o le incita, le lusinga, le adula. Certo, se ne può ammirare la capacità retorica, dopo tutto si tratta
dell’antica e raffinatissima arte della persuasione, nata nella Grecia classica dei sofisti. Ma normalmente i capipopolo mi infastidiscono e tendo subito a scostarmene.
Eppure oggi, durante la Mayday dei lavoratori precari, a Milano, mi sono sorbito più che volentieri una serie di brevi comizi proclamati e talvolta urlati dal carro dei cittadini immigrati.
(A tal proposito mi impegnerò, ed invito tutti a farlo, ad utilizzare d’ora in poi l’espressione “cittadini” accompagnata a migranti o immigrati).
Donne peruviane o arabe, uomini africani o pakistani, badanti, manovali, operai, hanno rivendicato il diritto ad essere cittadini a tutti gli effetti, parte importante e cosciente della nazione dove si trovano a vivere e lavorare.
Hanno preso la voce e sono usciti dal silenzio e dall’invisibilità.
Hanno urlato “siamo tutti clandestini”.
Hanno chiesto la chiusura dei CPT, i nuovi lager d’Occidente.
Hanno urlato contro la vergognosa campagna di criminalizzazione e caccia alle streghe in atto contro di loro.
Si sono dichiarati stanchi di fare da capro espiatorio.
Hanno preso coscienza del loro ruolo essenziale nel processo produttivo e nel campo della cura e dei servizi.
Si sono dichiarati pronti a scioperare e a bloccare il sistema-Italia in sole 24 ore.
Hanno detto che intendono partecipare attivamente alla vita sociale del paese, alla sua trasformazione e al suo rinnovamento.
Al suo sviluppo, al progresso e alla pacifica convivenza interetnica.
Sono usciti dal silenzio.
Dall’invisibilità.
Hanno preso la voce.
Sanno che lo dovranno fare anche domani e dopodomani, e poi ogni giorno.
Sanno che la strada è irta di insidie.
Ma dovranno essere loro i protagonisti di questa battaglia.
Nessuno può imporre o esportare con la forza i diritti o la democrazia.
Nessuno regala niente, dopo tutto.
E comunque niente deve essere concesso - octroyée, si diceva un tempo - se è vero che la sovranità è solo dei cittadini. Tutti, nessuno escluso.
Questa è una lezione alta e civile - che il paesucolo dovrebbe ascoltare - di democrazia e, soprattutto, di autodeterminazione, lasciando magari perdere i retori e i capipopolo, i persuasori visibilissimi, i millantatori e gli spacciatori di sogni che ben presto si riveleranno incubi.
foto di ro_buk
Tag: diritti, lavoro, migranti, migrazioni


Venerdì 2 Maggio 2008 alle 5:10 pm
Sono convinta che debbono oggi essere loro a parlare… Giulia
Sabato 3 Maggio 2008 alle 5:18 pm
che bell’uso delle mie foto!
e che bel post.secondo me hai colto alla perfezione ciò che sta accadendo.i cittadini migranti stanno prendendo in mano il loro futuro senza mediazioni e mediatori.e questa è la cosa migliore,evidentemente la lotta per i diritti dei migranti si è fatta adulta senza che noi ce ne accorgessimo.
Sabato 3 Maggio 2008 alle 5:52 pm
Grazie ro_buk!
Domenica 4 Maggio 2008 alle 12:31 am
Salve, mi chiamo Federica e sono una ragazza di 18 anni che per caso ha trovato il suo blog su internet. Devo dire che è circa una settimana che rimango incollata a leggere questi interessantissimi posts. Anche a me piace tantissimo la filosofia e avrei il forte desiderio di intrapendere questa materia all’università il prossimo anno. Oltre a farle i complimenti per il blog volevo chiederle il permesso di lasciare qualche commento anche io… Grazie mille. (ps: ho già lasciato qualcosa nel post LA GIOIA dell’11 aprile)
Domenica 4 Maggio 2008 alle 12:52 am
ciao Federica, benvenuta! Innanzitutto grazie per il tuo interesse; naturalmente puoi lasciare tutti i commenti che vuoi, senza chiedere alcun permesso, questo è uno spazio totalmente libero di riflessione e di discussione - a patto che lasci perdere il “lei”…
sono contento che tu senta questo “forte desiderio” di fare filosofia, e spero di potervi contribuire, per quanto ne sono capace, con questo blog, anche solo in minima parte
a presto
Domenica 4 Maggio 2008 alle 10:54 pm
Bel post. Quoto Giulia. Sono per una giusta integrazione nel rispetto di tutti e nella legalità. Niente neo-squadrismo ma anche no al facile buonismo di sinistra.
Lunedì 5 Maggio 2008 alle 7:43 pm
Io credo che ci vorrebbe un bello sciopero di massa dei cittadini stranieri, gli italiani capirebbero molte cose su quanto siano indispensabili, ma purtroppo temo che non sia realizzabile a causa della paura (fondatissima) di perdere il già precario - per usare un eufemismo - posto di lavoro.
(Al mayday ho adorato quel gruppo di ragazzi vestiti da pellerossa con i cartelli che recitavano “GRAZIE A TE, UMBERTO, FINALMENTE ANCHE NOI SIAMO PROTETTI”, da sbellicarsi dal ridere :D)
Mi dispiace di non averti visto