Così appariva qualche giorno fa il ripiano delle attività elettroniche di Digital-man. Caos e alienazione digitale. Ora sono intervenute le megapulizie generali che hanno riportato un minimo di ordine. Ma: l’alienazione digitale resta, e – soprattutto – si pone a Digital-man un problema etico ed ecosofico scottante, quello cioè della cosiddetta “spazzatura elettronica” o e-waste. A tal proposito, nel numero di gennaio 2008 del National geographic, è comparso un articolo inquietante sulla situazione mondiale del riciclaggio/smaltimento dei rifiuti elettronici. Tanto per cambiare: traffico illegale (prima Cina, Thailandia, Pakistan; ora Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio), sversamenti altamente inquinanti, livelli di diossina paurosi, cancro e quant’altro. Del resto il totale mondiale di rifuti elettronici pare si aggiri intorno ai 45 milioni di tonnellate annue – 850 mila tonnellate solo in Italia, 14 kg a testa. Così anche Digital-man contribuisce alla circolazione pericolosa di piombo, mercurio, arsenico, cadmio, berillio, argento, oro e quant’altro – sostanze ben più tangibili della eterea sostanza spinoziana… E caos e alienazione abbandonano la pura dimensione intellettuale, per presentare anche il loro salato conto fisico…
Tag: alienazione, digitale, tecnica

Mercoledì 2 Luglio 2008 alle 5:34 pm
Ok partendo dall’assunto che inquina quasi tutto forse un criterio per vedere come intervenire dovrebbe essere legato sia alla gravità dell’inquinamento che all’utilità di quello che si produce e che inquina.
In seconda battuta poi valutare se si possono limitare o eliminare i problemi inerenti l’inquinamento.
Il problema che citi esiste ma io partirei dall’inquinamento per la plastica, il petrolio, per agire dove soluzioni o già ci sono o cmq si potrebbero ricercare con più volontà.
Giovedì 3 Luglio 2008 alle 10:41 am
Ares ^__^
Il problema e’ che non manca la voglia o le conoscenze per fare ammeno del petrolio, della plastica e delle risorse inquinanti.. il problema e’ che i poteri forti, cioe’ coloro che sono i produttori delle mateie prime inquinanti.. hanno investito denaro e successivamente si sono arricchiti su queste materie prime, e negli anni sono diventati talmente potenti che riescono a condizionare “con una telefonata” la direzione che devono prendere i capitali per la ricerca e la produzione delle materie prime.
Il problema e’di macro politico ma anche di politica quotidiana: ci sono discipline universitarie, sia economiche che politiche, che studiano e prefigurano scenari alternativi all’esistente, ma la nostra politica e’ ancora legata a “vecchi” tecnici e studiosi – che paghiamo anche profumatamente – che non sono ingrado di condividere questi nuovi scenari.
L’attuale governo Italiano, sta’ percorrendo i classici schemmi politici ed economici, che non sono piu’ attuabili.