Che cosa si prova ad essere un pipistrello? - si chiedeva Thomas Nagel. Il neuroscienziato vegano Massimo Filippi ci invita ad estendere l’esperimento, chiedendoci di immaginare che cosa proveremmo al posto delle galline ovaiole, dei maiali e dei vitelli da carne bianca costretti all’immobilità; dei pulcini maschi stritolati vivi appena nati perché inservibili per la produzione di uova; degli uccelli accecati e dei pesci asfissiati nelle vasche di coltura, delle mucche da latte eternamente ingravidate e private della prole – di quell’esercito sterminato, cioè, di animali – forse 50 miliardi all’anno – che vengono schiavizzati e sterminati per finire sulle nostre tavole (un numero peraltro approssimativo, dato che quel che si conta è spesso il tonnellaggio – ma che importa contare, visto che “si conta quando quello che viene contato non conta più”?).
Filosofare significa allargare lo sguardo a tutti gli enti, mettersi al posto di, andare a vedere cosa c’è dietro o sotto; filosofare significa costruire un’etica delle relazioni con gli enti, eticizzare l’ontologia, ontologizzare l’etica; filosofare presuppone sempre il partire da sé. La questione animale credo sia un cruciale campo di prova di tutto ciò. Anche perché nutrirsi non può più essere considerato un atto extramorale – e quel che noi consumiamo a livello alimentare è una corposissima metafora del nostro modo di intendere e di consumare l’essere, gli enti, le cose. Della nostra inguaribile bulimia e ipertrofia. Del nostro essere fondamentalmente cancerogeni nei confronti del pianeta.
Un ottimo scritto introduttivo a questi temi, del succitato Filippi, lo troviamo nel numero 12 di Diogene – Filosofare oggi; è possibile leggerlo sul sito della rivista, o anche qui:
Etichette: alimentazione, animali, vegani, vegetariani

sabato 4 aprile 2009 alle 10:43 am
questo è un post che mette alla luce quanto L’ANIMALE non venga trattato al nostro pari.
è la coscienza che manca, la coscienza di capire, di immedesimarsi, proprio come spieghi tu, nell’animale che viene privato di OGNI suo diritto…
perdiamo di vista l’essenziale per raggiungere ….cosa?
lunedì 6 aprile 2009 alle 12:03 pm
Salve.
Credo che le questioni introdotte nel post siano due e vadano tenute distinte.
La prima, concernente il nostro atteggiamento nei confronti degli animali, nel modo in cui l’uomo si consiedera cosa altra dalla natura (quando gli fa comodo) e quindi commette dei veri e propri abomini nei confronti delle altre specie animali (come noi) che vivono su questo pianeta. Basti pensare che noi siamo convinti che gli animali si possano possedere e vendere. “Mi compro un cane, un gatto..”, “ho un cane, un gatto..”. Secoli di visione antropocentrica ci hanno abituato ad una scala gerarchica del vivente per cui chi sta ai gradini più bassi può essere trattato in qualunque modo.
Il secondo prende spunto proprio da questo atteggiamento partitivo dell’uomo nei confronti della natura e ci spinge a pensare che noi non siamo animali e la nostra nutrizione deve essere altra. Abbiamo un tale rifiuto della nostra animalità che spingiamo le cose alle estreme conseguenze. Mi chiedo, se non ci si deve cibare di essri viventi, non si dovrebbe mangiare neanche i vegetali. E sì, perché anche le piante sono esseri viventi. Quindi via frutta e verdura e legumi etc, etc. Rimane (forse) solo il latte e l’acqua. E’ inutile, gli animali ( e anche noi) si mangiano tra di loro.
A presto.
Luciano
lunedì 6 aprile 2009 alle 2:29 pm
Non sono d’accordo Luciano, su almeno due punti (peraltro interconnessi, e non scindibili come invece tu sostieni): per quanto riguarda la necessità alimentare, nessun vegetariano sano di mente dice che un vegetale non sia un vivente, però visto che noi siamo animali in grado di discernere e ragionare (quantitativamente più di altri animali) possiamo anche saltare un grado della catena alimentare e attingere quel che ci serve (tutto quel che ci serve) direttamente dai vegetali, limitando la “crudele” necessità naturale – del resto noi ci nutriamo di animali che si nutrono di vegetali, che mi sembra folle, non solo crudele, per quel che concerne le compatibilità ambientali.
In secondo luogo, la “differenza” umano-animale oggetto in questo blog di molte e spero ulteriori discussioni, a mio parere si colloca non certo sul fronte essenzialistico, come ho già più volte argomentato, ma di sicuro sul fronte etico-razionale: cioè, poiché noi per scelta, caso o destino o legge evolutiva che si voglia, abbiamo coimplicato (o costretto) nella nostra vicenda specifica l’intero pianeta (con il rischio di essere appunto cancerogeni), non possiamo non farci carico della sorte del vivente.
Allora, l’animale umano, ci piaccia o no, ha delle responsabilità nei confronti del resto del vivente, responsabilità alle quali non può più sottrarsi: che poi lo faccia per ragioni puramente egoistiche (ne va di se stesso) o ideali (ne va del vivente in generale), o una mescolanza delle due, la sostanza non cambia.
lunedì 6 aprile 2009 alle 2:59 pm
Salve.
@MD
“visto che noi siamo animali in grado di discernere e ragionare (quantitativamente più di altri animali) possiamo anche saltare un grado della catena alimentare e attingere quel che ci serve (tutto quel che ci serve) direttamente dai vegetali, limitando la “crudele” necessità naturale”
Perdonami MD, ma qui torniamo sempre a bomba col discorso che noi siamo diversi e quindi….etc, etc. Francamente la trovo una sofisticheria intellettualistica. Ma che significa saltare un anello della catena alimentare? E poi non credo proprio che tutto quel che ci serve lo trovi nei vegetali. Se ci fosse stato un qualche vantaggio evoluzionistico nell’essere vegetariani lo saremmo diventati già da milioni di anni. E invece no. Dubito fortemente che Homo Habilis mangiasse solo verdura e lo stesso dicasi per Erectus (e anche Neanderthal). Forse a livello di australopitecine. Poi evidentemente da frugivori siamo diventati onnivori. Magari è stato proprio questo che ha determinato il nostro successo come specie. Certo potrebbe anche essere un comportamento introdotto culturalmente e poi tramandato fino a diventare un’ abitudine. Ma questo non lo sapremo mai..
Sul secondo punto concordo sul fatto che essendo l’unica specie che riesce a essere pericolosa per sé stessa e per l’intero pianeta (mondo inorganico incluso) forse qualche esame di coscienza dovremmo farcelo.
A presto.
Luciano
lunedì 6 aprile 2009 alle 3:12 pm
E’ proprio per motivi evolutivi che a questo punto la scelta frugivora (poco importa se sia o meno un ritorno) sarà obbligata.
Saltare un anello della catena significa semplicemente evitare la follia di avere quasi un miliardo e mezzo di bovini che consumano foraggio, acqua, che sono la seconda causa mondiale dell’inquinamento, ecc.; significare evitare la “desertificazione” dei mari, ecc. ecc.
Dato che 1 ettaro di terra ha una resa proteica 12 volte superiore rispetto alla stessa superficie coltivata per nutrizione animale, mi sembra più intelligente proprio dal punto di vista evolutivo utilizzare direttamente i vegetali.
E questa non mi pare proprio una sofisticheria intellettuale!
lunedì 6 aprile 2009 alle 4:02 pm
Salve.
Sì, ma il discorso che fai tu (del tutto razionale e condivisibile) non è quello che un qualsiasi vegetariano (o peggio vegano) farebbe. Un conto è dire che un’alimentazione basata sulla carne porterebbe a effetti ambientali rilevanti e un conto è dire che siccome gli animali ti guardano e soffrono allora non è giusto mangiarli. Concorderai con me che c’è molto intellettualismo in certi ambienti ( senza nulla togliere al ragionamento logico che per esempio hai esposto tu).
A presto.
Luciano
lunedì 6 aprile 2009 alle 4:20 pm
E’ giusto infatti parlare anche in questo ambito di “Pianeta Vegan/Vegetariano”: ci sono molte correnti, ragioni, tesi, comportamenti, sorretti da motivazioni ambientali, etiche, spirituali, religiose, socio-economiche, filosofiche, ecc. non necessariamente tutte condivisibili o razionali.
Che però non vuol dire che non vadano rispettate: credo che per scelte di questo genere “partire da sé” sia la cosa essenziale.
Dopo di che non può però non riguardare anche scelte politiche ed economiche globali: bisogna infatti chiedersi come mai aree e culture che per millenni hanno consumato poca carne e grassi animali, abbiano nel giro di pochissimi anni modificato i loro consumi e stili alimentari, omologandosi ai peggiori stili occidentali…
venerdì 10 aprile 2009 alle 2:42 pm
Insomma niente spaghetti alla carbonara?
giovedì 14 luglio 2011 alle 12:01 pm
[...] Il banchetto eterotrofo-carnivoro degli umani costa (di nuovo) qualcosa come 50 miliardi di vite animali all’anno – esclusi gli animali di piccola taglia, innumerevoli e [...]