“Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi.“
Sono ormai innumerevoli i tentativi di spiegare l’anomalia (o normalità?) politica italiana di questi ultimi due decenni, riassunta nella (resistibilissima) ascesa del berlusconismo. Si fa riferimento ora all’intramontabile propensione all’autoritarimo degli italiani, ora alla tecnocrazia mediatica, ora al populismo fondamentalista. C’è chi mette in rilievo il capitalismo autoritario, chi la fabbricazione del consenso, chi la logica della paura; il filosofo sloveno Slavoj Zizek ritiene Berlusconi una sorta di abolizionista dell’alienazione-scissione classica tra bourgeois e citoyen, e quello italiano un laboratorio politico piuttosto emblematico, quanto cinico e volgare. Circolano poi in rete accostamenti tra Berlusconi e Mussolini (l’ultimo di cui ho notizia è relativo a uno scritto di Elsa Morante del 1945, di cui però è bene controllare la fonte originale). C’è poi la questione del “corpo” del sovrano, del giovanilismo, dell’eterno italiano medio (e mediocre), del “sono uno di voi”, eccetera eccetera. La lista si può allungare, ma i temi sono grosso modo gli stessi.
A proposito del Berlusconi “licitazionista”, spacciatore di desideri, sogni e consumi facili, vorrei partecipare anch’io al gioco degli accostamenti: trovo che la figura collodiana dell’omino di burro che conduce Pinocchio e Lucignolo al Paese dei Balocchi, gli si attagli alla perfezione. Oltretutto alcuni grandi illustratori del più bel libro per ragazzi di tutti i tempi, ce ne hanno offerto alcune rappresentazioni straordinarie. Ne cito qui due, quella di Attilio Mussino e quella di Roberto Innocenti.
Il primo, a giudizio del libraio e scrittore per ragazzi Roberto Denti, raffigura l’omino di burro nell’edizione del 1911 delle Avventure di Pinocchio della Bemporad (quasi un secolo fa!), con un viso che, per quanto tondeggiante, non può non ricordare quello della maschera berlusconiana.
Ma è Roberto Innocenti (che ho avuto la fortuna di conoscere proprio ieri alla Libreria dei ragazzi di Milano) che ci dà nel suo meraviglioso Pinocchio edito da La Margherita, la rappresentazione pittorica più efficace del Paese dei Balocchi: l’omino sta in alto a dominare la scena del bengodi e della festa – “un’allegria, un chiasso, uno strillio da levar di cervello! [...] in mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane, passavano come tanti baleni”, così ce la descrive Collodi - ma lo sfondo crepato e la sua posizione sul palcoscenico, ci mostrano quella che in realtà è una scena fittizia, con un cielo e un sole di cartapesta.
Rimane solo da auspicare che tanto l’omino con la faccia di burro, quanto il paese di cuccagna, si squaglino presto prima che ci si ritrovi tutti quanti con le orecchie da ciuco staccate a morsi!
Etichette: berlusconi, collodi, denti, illustrazioni, innocenti, licitazionismo, morante, mussino, pinocchio, zizek

giovedì 18 marzo 2010 alle 11:56 am
Vorrei solo aggiungere che le cronache recenti ci sottolineano più che la potenza mediatica degli omini di burro, la fragilità delle persone. Mi riferisco in particolare a quel guru romano che ha approfittato sessualmente e finanziariamente di tante donne e ragazze. La cosa che mi preoccupa è questo essere inermi di tanti tra i nostri simili rispetto alle lusinghe politiche e non che la vita pone. Vista in questa luce, si tratta quindi di un fenomeno ben più vasto. Ma forse sono andato fuori tema…
venerdì 19 marzo 2010 alle 10:11 am
“Io Paperone? Loro Banda Bassotti”…Una battutaccia da quattro soldi ha provocato non la rabbia ma tante risate. A Napoli poi!…La terra di Toto’ e di Troisi…dove si ride per non piangere. Tanti omini ad applaudire la mediocrita’. Tanti omini inutili…come Frisullo che vende la propria dignita’ per un cappotto di cachemir…come ne’ “Il cappotto” di Gogol… si ride per non piangere…Pinocchi trasversali, di tutti i colori politici. Con le loro malefatte hanno corrotto un’intera generazione…una generazione che crede di vivere nel Paese dei balocchi…Non credo, caro MD, che si squaglieranno presto…ci vorra’ del tempo, molto tempo…Intanto se mi guardo intorno, vedo gia’ tanti…ma proprio tanti individui con le orecchie da ciuco e il naso di Pinocchio.
Saluti
mercoledì 24 marzo 2010 alle 9:00 pm
Meglio non potevi descrivere la situazione. Sei sempre in forma.
giovedì 25 marzo 2010 alle 11:15 am
@Fabrizio: grazie, sei sempre gentilissimo
@Vincenzo: tardo a risponderti, ma non mi pare tu sia andato affatto fuori tema. La desertificazione politica è solo una faccia della medaglia: c’è anche una diffusa fragilità sociale, una mancanza di “comunità” e di progetti per il futuro che mentre lascia campo libero a potenti e politicanti espone settori sempre più ampi della società alle variegate sirene della superstizione, del consumo facile, dell’affidarsi alla “fortuna” – insomma, il gatto e la volpe che impazzano!
giovedì 30 giugno 2011 alle 12:26 am
[...] nome di Paese dei Balocchi…” Con questo brano tratto da “Pinocchio”, un blogger qualche tempo fa pensava di definire il Berlusconismo. Le recenti intercettazioni hanno permesso di [...]
sabato 12 novembre 2011 alle 1:02 pm
[...] L’omino di burro – 18 marzo 2010 [...]