EPICURO FILOSOFO DELLA BIOEPOCA

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La farmacia di Epicuro, questo il titolo di un saggio estremamente interessante scritto da Diego Fusaro, dell’Università di Torino (editore Il prato, 2006, 10 €).
La tesi del libro, a proposito della originalità della filosofia epicurea, muove da due assunti principali:
a) la filosofia come phàrmakon, medicina dell’anima, terapia volta a far ottenere la felicità
b) nel contempo però il pensiero di Epicuro si fa “veleno” (secondo la duplice accezione della parola greca phàrmakon), in quanto corrosiva della precedente tradizione filosofica, punto di rottura, vera e propria “rivoluzione copernicana”.
In sintesi: se fino ad Aristotele la preoccupazione principale dei filosofi è stata quella di definire la “verità” oggettiva, come stanno le cose, com’è fatto il mondo, Epicuro opera un rovesciamento di prospettiva e mette al centro l’essere umano con la sua soggettività e libertà. Dall’oggetto al soggetto. Dalla teoria alla prassi: col che non si vuol dire che il discorso filosofico si riduce a momento etico, ma che la ricerca della verità diventa funzionale a quella della felicità. La domanda filosofica fondamentale prende una nuova forma: “come deve essere fatta la realtà e come la di deve conoscere per poter essere felici?”. Non è un caso che il materialismo storico di Marx abbia una delle sue basi proprio nel pensiero di Epicuro: i filosofi si sono limitati a pensare il mondo, ma si tratta di trasformarlo.
Il famoso quadrifarmaco di Epicuro è così una sorta di programma, di manifesto filosofico-pratico da cui partire:
-nessuna paura degli dèi
-nessuna paura della morte
-corretta concezione del piacere
-corretta concezione del dolore
Epicuro è a tutti gli effetti un filosofo del bìos, della vita. La sua teoria dei desideri, il controllo dell’infinita dinamica dei bisogni, il calcolo razionale a proposito di piacere e dolore, il valore apicale dell’amicizia – tutto concorre a delineare un preciso progetto di vita, un modo di intendere la vita volto alla sua realizzazione felice.

Che Epicuro torni al centro dell’interesse filosofico è cosa buona e giusta. Questo libro di Fusaro, l’operazione della controstoria di Onfray (si veda il mio post “Buttar via Platone?” del 23 febbraio), il libro di Màdera Il nudo piacere di vivere, sono solo alcuni recenti esempi del rinnovato interesse per il filosofo del Giardino, finalmente liberato da interpretazioni becere e detrattive (edonismo e dintorni).
Ma perché torna in auge Epicuro, proprio oggi?
Mi pare di poter sostenere che si tratta di un pensatore che può molto aiutarci proprio in quella che qualcuno ha definito Bioepoca, cioè l’epoca in cui diventano cruciali gli snodi sensibili della vita e della morte, di ciò che attiene alla natura umana, con i connessi interrogativi su felicità, dolore, paura della morte, malattia, ecc.
Non è casuale che il vocabolario epicureo faccia riferimento alla medicina, alla terapia, ai farmaci, alla salute, non solo dell’anima ma anche del corpo.
Epicuro è forse il protopensatore della Bioepoca.
Oggi si parla (e spesso straparla) di bioetica, ma non c’è nessuna discussione bioetica all’altezza delle questioni se non si chiariscono i nodi filosofici, ontologici, sostanziali che ci stanno dietro. La posta in gioco – il nodo della biopolitica – è altissima: ne va della specie umana, come avevano ben capito Nietzsche e Foucault.
E le domande da affrontare fanno tremare i polsi, ma non vi si può sfuggire: che cos’è vita? che cos’è morte? quale relazione c’è tra le due? come ci inseriamo noi in questa relazione: che cos’è natura umana? quale scopo, quale felicità, quale libertà per gli esseri umani? quale rapporto con gli altri viventi?
Solo a cascata seguiranno le eventuali soluzioni etiche e pratiche: fin dove è legittimo accanirsi con le terapie? fino a quando vivere? è giusto allungare indefinitamente la vita? a quale prezzo? che rapporto tra qualità e quantità di vita?
Un capitolo cruciale riguarda, naturalmente, la ricaduta del sapere tecnico su tutto ciò: la qualità della vita viene stravolta in continuazione dalla potenza di fuoco dei mezzi tecnici, in termini di quantità, di durata, ma non solo, ormai non è più una questione meccanica, si tratta di modifiche organiche profonde, che riguardano la stessa natura umana.
Sono convinto che limitarsi a dire che c’è una inadeguatezza di fondo tra capacità tecniche e vita umana, nel senso che non siamo ancora in grado di gestire la potenza tecnica che abbiamo evocato, non ci aiuti molto. E’ vero che dietro ogni rivoluzione biotecnologica c’è un apprendista stregone pronto a fare qualche sciocchezza (o un mucchio di soldi). Ma quella stessa ragione (strumentale finché si vuole) che ha pensato a scenari tecnici e scientifici inusitati è pur sempre in grado di ragionare su scopi e fini. Altrimenti dovremmo limitarci a pensare che tutto ciò che produciamo (merci, scoperte, strutture sociali, codici etici, ecc.) sia destinato a diventare una potenza estranea necessaria incontrollabile. Marx la pensava diversamente: per quanto il Capitale possa apparire (oggi ancor più che ai suoi tempi) come tetragono regno della necessità, c’è sempre una pulsione umana a spingere in direzione del regno della libertà. Niente è dato una volta per tutte. Siamo liberi e perfettibili, non dimentichiamolo mai.
Ed Epicuro è stato un grande maestro di libertà.

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6 Risposte to “EPICURO FILOSOFO DELLA BIOEPOCA”

  1. mario Says:

    Mi sono stupito dell’assenza di commenti. Come si suol dire dalle mie parti ” e sun girame an turn e gnun gnun a rispundia” Mi sono guardato intorno e nessuno ma proprio nessuno mi rispondeva. Per unattimo a tanto silenzio mi è venuta voglia di chiudere silenziosamente la porta e a passi felpati allontanarmi. Questo è il caso di chi va a lavorare di domenica…….Mi accingo quindi a esprimermi e dal buio e silenzio non si accettano derrate avariate.
    Anche a me piace questo bel filosofo in quanto senza troppe allegorie mistiche
    si rivolge all’uomo,come entità a se stante con tutte le necessità fisiche e spirituali che lo contraddistiguono. Come il relatore fa notare egli è stato pesantemente criticato dai soliti impotenti con assoluta brama di potere. Non l’uomo da salvare ma l’uomo da costringere,altrimenti come si fa a comandare come faccio a vivere nel lusso più smodato se non lo riduco massa cialtrona. Come ho già indicato in una
    altra sede,per quanta cacca ci vogliono versare addosso noi riusciremo a riemergere per affermare la nostra condizione di uomini liberi. Occorerebbe fare un evento che interessasse anche i” media” per chiarire il pensiero di questo filosofo e chi lo sa che
    la cosa piaccia e si continui con qualche altro personaggio,altro personaggio,altro personaggio……..orsù non abitiamo in una palude!

  2. mario Says:

    …Ho riletto quanto ho scritto e aggiungo; non ho commentato ciò che Lei ha scritto in quanto sicuramente altri meglio di me sapranno ampliare ma, l’evento ci vorrebbe,chissà che qualcuno (spero molti) non” s’illumini d’immenso”. Perchè in questo caso una briciola di felicità ci accompagnerebbe per un tratto del nostro cammino…Le sembra poco?

  3. leontina Says:

    anch’io amo Epicuro e il suo giardino, dal quale spesso colgo qualche fiore.

    Pensando la qualità della vita, cosa che ci sta a cuore sopra ogni altra, non possiamo prescindere dal sentirci liberi, e dico sentirci perchè esserlo è illusorio in quanto l’unica libertà che ci è concessa, dall’ineluttabilità del destino, è diventare ciò che siamo, realizzare le nostre potenzialità.

    Ma sentirci liberi ci può bastare per tentare, con la ragione, col pensiero che si fa dinamico e audace, nuovi percorsi, individuali e collettivi, nel bosco della necessità,dei bisogni materiali e materialistici, della tecnologia onnipresente e
    necessitante.
    Parlare con uno sconosciuto non in rete ma per strada, guardando negli occhi chi ci sta accanto, per strada come noi.
    Un tempo non lontano si pensava la strada come l’alternativa al privato, alle proprie anguste mura domestiche, regno della stabilità ma anche della staticità, della chiusura in un cerchio.
    Oggi il cerchio si è allargato a dismisura, siamo tutti in rete.
    Ma questa rete nella sua incommensurabile dimensione, ha connotazioni statiche, è diventata la grande famiglia, il grande fratello mediatico.
    Abbiamo perso il senso della strada.
    Non possiamo aspettare illuminazioni, o eventi straordinari, ma forse possiamo provare, ogni giorno, a compiere un piccolo passo nel cammino senza meta, su sentieri che, interrompendosi, si aprono a nuovi sentieri nei boschi e nei campi, ed anche nelle città.

  4. md Says:

    benvenuta leontina e grazie per il tuo bell’intervento

  5. Bentornato Marx! « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] con grande piacere la recente uscita di un libro del giovane filosofo Diego Fusaro (ne ho parlato qui qualche anno fa, a proposito di un suo interessante saggio su Epicuro), significativamente […]

  6. Introduzione alla filosofia – 3. Cinici, stoici, epicurei: la filosofia come stile di vita « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] ad altre pagine del blog: su Diogene e i cinici su Epicuro […]

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