7 93 34 26 17 16

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Non sono numeri del lotto e nemmeno della gematrìa cabalistica. No. Sono i numeri della guerra, oggi. Di quantità e di proporzioni (o meglio di sproporzioni) si tratta.

7 e 93: il rapporto tra vittime militari e civili

e in quel 93

34 sono bambini

26 sono anziani

17 sono uomini

16 sono donne

Certo, i numeri e le quantità sono aridi, ci raccontano una realtà un po’ striminzita (anche se non pochi filosofi la pensavano diversamente); ma in questo caso i numeri sono parecchio eloquenti. E ci dicono una cosa molto semplice: chi fa la guerra, quale che sia il fine, decide scientemente di maciullare innocenti e distruggere vite (umane, animali, vegetali). Punto.

Michael K, il mio personale eroe di questi tempi, protagonista di uno dei romanzi antimilitaristi più belli che siano stati scritti, si prende un diritto che io ritengo assoluto e inviolabile: quello della fuga dai luoghi di guerra. Michael K. non è un saggio, anzi è un po’ “idiota”, non capisce nulla di quel che gli accade intorno, ma d’istinto sa di non voler far parte di quel 93%, e gli viene “naturale” (questo sì che lo è) defilarsi ogni volta che può da gabbie identitarie, campi, prigioni e filo spinato. A Michael K per vivere basta poco, l’acqua del cavo di un cucchiaio, attinta calando dello spago nella bocca di un pozzo – meno ancora di quello che serve a Diogene di Sinope. Purché lo si lasci vivere in pace.

Secondo alcuni etologi uno dei più gravi problemi generati dalla guerra nell’epoca dell’occupazione totale del pianeta da parte della specie umana è proprio la preclusione della via di fuga per lo sconfitto, garantita un tempo “in natura”. Ciò pone il problema anche giuridico della formulazione di un diritto alla fuga dai luoghi di guerra, con la creazione di vere e proprie “zone vuote” e la conseguente garanzia di uno spazio dove essere accolti e poter vivere dignitosamente, in attesa di un auspicabile ritorno alle terre di origine.

Ritengo che il diritto alla fuga – e simmetricamente il dovere dell’ospitalità – debbano essere tematizzati, rivendicati, sanciti, garantiti. E qui non c’è relativismo che tenga: potrò non essere in grado di dimostrarlo razionalmente, ma so per certo che tale dirito è assoluto e universale.

In attesa (utopica) che la guerra si levi di torno una volta per tutte.

Letture e siti:

J.M.Coetzee, La vita e il tempo di Michael K, Einaudi
I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, Bollati Boringhieri
www.emergency.it
www.peacereporter.net/default.php

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