IN PUNTA DI PIEDI SUL PIANETA

macelli21.jpg

Auschwitz inizia quando si guarda un mattatoio e si pensa ‘sono solo animali’.
(T.Adorno)

Ci sono molti motivi per diventare vegetariani (lascio perdere per ora la suddivisione in diversi “partiti”, anche se non è certo una questione secondaria). Uno solo ben fondato è più che sufficiente, ma per chi avesse dubbi o perplessità faccia pure la somma di quelli che ora proverò ad elencare e poi torni tranquillamente alle sue abitudini alimentari, se ci riesce:

-ragioni dietetico/alimentari: in Occidente si mangia troppa carne, lo dicono tutti ad eccezione dei macellai e dei MacDonalds. Ma il “mito della carne” e delle proteine, evidentemente costruito ad arte per far soldi, è duro da smontare;

-ragioni di salute: non è che i grassi animali facciano poi molto bene. E’ accertato che la carne e i derivati animali sono cancerogeni e all’origine di gran parte dei problemi cardiovascolari. Paradosso: per risolvere i problemi delle malattie derivate dalla dieta carnivora che cosa si fa? Naturalmente si vivisezionano, si torturano e si fanno test su altri animali!

-ragioni ecologiche: la carne è un alimento di secondo grado, cioè anziché nutrirci direttamente dei vegetali che hanno tutto quello che ci serve, noi ci nutriamo di animali che si sono nutriti a loro volta di vegetali, e ciò comporta uno spreco immenso di risorse in termini di acqua, inquinamento, desertificazione, disboscamento, ecc.ecc. Un esempio: per mettere un chilo di peso occorre ingozzarsi con 10 chili di pesce i quali hanno fatto fuori 100 chili di molluschi e vermi che a loro volta si sono mangiati 1000 chili di plancton; oppure: per ottenere 1 kg di proteine dai bovini si ha bisogno della stessa superficie coltivata con la quale se ne potrebbero ottenere 5 dai cereali e 10 dai legumi. Dal che segue che:

-con una dieta vegetariana potrebbe abbondantemente e definitivamente essere risolto il cosiddetto problema della fame nel mondo, che è in realtà un problema di squilibrio carnivoro: c’è chi mangia troppa carne e si pappa gran parte delle risorse;

-ragioni etiche: i viventi sono esseri senzienti, gli animali hanno diritti in quanto tali, come le piante, i boschi, i fiumi, il pianeta nella sua interezza. Nutrirci di vegetali ci è necessario per vivere, nutrirci di animali no. Oltretutto senza mangiare animali (come già detto sopra) si sacrificherebbero meno vegetali. La catena alimentare è solo in parte una fatale necessità. Noi umani abbiamo gli strumenti per governarla;

-ragioni sociopolitiche: i sociologi e gli antropologi si occupano da tempo del rapporto che ci sarebbe tra il consumo di carne, la guerra e la violenza. Ora, è difficile in questo campo costruire teorie rigorose o sparare verità matematiche (del tipo: se mangi x etti di carne al giorno produci y gradi di aggressività), eppure… Ricordarsi sempre che fu Caino ad uccidere Abele!

Ma c’è al fondo di questi che ho elencato (e forse si potrebbe continuare) un motivo “filosofico” che li sostiene tutti: noi umani abbiamo avuto in dono e in sorte la ragione, possiamo e anzi dobbiamo prendere decisioni razionalmente ponderate. Alimentarci è un fenomeno naturale, con forti basi biologiche, ma non è un destino. Le abitudini, le fedi, le credenze, i comportamenti indotti devono sempre essere controllati, verificati ed eventualmente corretti: ciò che ci fa umani è proprio l’esercizio della ragione che è contemporaneamente esercizio della libertà di autodeterminarci.
Nel vegetarianesimo è implicita la crescita di questa coscienza, perché le sue ragioni muovono dalla seguente premessa: tutto ciò di cui mi nutro ha conseguenze su di me e sul mondo che mi circonda, non posso non prenderne atto e comportarmi di conseguenza. Oltretutto, noi superalimentati d’occidente siamo pure nella condizione ideale per poter operare questa scelta: non c’è sostanza, alimento, vitamina, proteina, sale minerale che non si trovi ovunque in mille forme e in mille salse sugli scintillanti scaffali dei nostri supermercati, botteghe e mercati.

Per concludere due postille, la prima dolorosa e personale.
Da bambino mi sono trovato a commettere un delitto orribile. Ho torturato e ucciso con le mie mani un gatto che avevo trovato. E’ una cosa che, quando mi viene in mente, non mi dà pace. So che i bambini possono essere crudeli, e che mi ha fatto agire un qualche maledetto impulso irrazionale infantile, di cui ci sarà senz’altro una qualche dannata spiegazione psicologica. Ma non riesco lo stesso a giustificarlo. Ho “peccato”, e senza alcuna possibilità di remissione. Tutto quello che ho poi potuto fare per scontare la mia colpa è di avere sempre un micio per casa.
Sei mesi fa ho deciso di adottare una dieta vegetariana. Forse inconsciamente – oltre a tutte le ragioni elencate sopra – c’entra ancora quel terribile gesto.

La seconda postilla. A proposito dei partiti vegetariani, non c’è dubbio che la perfezione è rappresentata dalla dieta “vegana”, quella che lascia stare una volta per tutte gli animali. Le sofferenze loro inflitte per produrre uova e latte sono inenarrabili e talvolta peggiori di quelle dei macelli. Noi siamo esseri imperfetti, ma anche perfettibili. Si può provare a transitare, magari un passo alla volta, verso la perfezione.

(p.s. Dedico questo post a Lorenzo, che mi ha spronato al momento giusto e nel modo giusto).

http://www.ourdailybread.at/jart/projects/utb/website.jart?rel=en&content-id=1130864824947

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11 Risposte to “IN PUNTA DI PIEDI SUL PIANETA”

  1. ro_buk Says:

    Bello il tuo post,pieno di ragionamenti e ragioni difficilmente confutabili.
    Io di carne ne mangio poca,non uso brodi di carne per cucinare il riso,evito accuratamente di comprare alimenti,tipo le fette di pane confezionato,che contengono strutto,non mangio le patatine fritte se sono state fritte nello strutto,cosa che accade o accadeva da McDonald’s.Devo però confessare che non riesco a resistere ad una bistecca alla griglia o alle costolette di agnello.
    Ovviamente mi pongo il problema dell’allevamento intensivo,delle enormi e dolorose costrizioni che devono subire gli animali destinati al macello o alla produzione del latte e dei suoi derivati.Per evitare questo non si potrebbe tornare ad allevare ognuno il proprio animale?In sostanza,allevo le galline nel mio cortile,mangio le loro uova per qualche anno e alla fine,solo alla fine,le macello e le mangio.Darebbe agli animali la possibilità di vivere in maniera dignitosa e in condizioni accettabili e soprattutto si ucciderebbero una quantità enorme di polli in meno,visto che difficilmente butteremmo le parti meno nobili.Se per mangiare un giorno compro una bistecca di pollo vuol dire che per soddisfare il mio bisogno alimentare del singolo giorno è stata uccisa una gallina,se invece la gallina la allevo,la macello e la mangio,con la sua carne ci posso mangiare quattro giorni.
    Ovviamente con il cuore sto con te,purtroppo la mia cattiva abitudine alla carne,che mi è stata passata della mia famiglia,è difficile da perdere.
    rob.

  2. Mil. Says:

    Gli indù suddividono il cibo in tre categorie: tamasico, rajanico, e sattvico.
    Vado a memoria:
    tamasico ( da tamas: principio della materia, oscurità della coscienza) è il cibo meno spirituale, quindi ‘inferiore’, come la carne e i derivati animali, e i cibi e bevande fermentate;
    rajanico (da rajas: modalità dell’energia motrice, dell’attività mentale) è il cibo piccante, salato, stimolante, fermentato, che provoca eccitazione nella mente-corpo;
    sattvico (da sattva: modalità della luminosità, intelligenza) è il cibo più spirituale, superiore, puro, pulito, come i cereali, vegetali, legumi e i loro derivati.

    Ma poi aggiungono che, al più alto grado, neppure il cibo tamasico potrà danneggiare una persona sattvica, nel senso che una persona sattvica potrebbe persino cibarsi di veleno e riuscire a trasformarlo per merito del suo stesso essere sattvico – dove sattvico va però tradotto con ‘santo’! Ma è certo che prima di esser santi bisognerebbe riuscire ancor prima ad essere beati. Perlomeno sereni.
    Non mi rimane che osservare che neppure un cibo sattvico riuscirà a rendere sattvica un’individuo essenzialmente tamasico: Hitler è l’esempio più eclatante. Per il resto…

  3. Re. Says:

    Sono circa venticinque anni che cerco di essere vegetariana, trapassando da creative diete macrobiotiche a ferree pratiche purificatrici comprensive di digiuni, ricadendo quindi nel più nocivo regime alimentare verso più moderate diete salutiste, e scivolando lentamente nelle abitudini alimentari più comuni, così difficili da sradicare…
    Poi mi accorgo di non star troppo bene, e ricomincio daccapo.
    Altalenante? altalenante e frustrante, nello stesso tempo, non riuscire a tener fermo un proposito per molto tempo. Il motivo? qualche volta pretendo troppo da me stessa, e l’ascesi troppo rigida mi conduce sul versante opposto (non di rado a seguito di una dieta radicale, in cui avevo eliminato grassi, proteine e zuccheri, mi sono procurata: calo della vista, perdita di capelli a ciocche, capogiri e pressione bassa); ma, e questo è il problema principale, più spesso sono condizionata dalle persone con cui vivo, che non condividono con me questa scelta. Io tiro da una parte e loro tirano dall’altra, e siccome loro sono in maggioranza, non passa molto che mi arrendo. Vivendo e mangiando con loro sono costretta a mediare, a trovare un compromesso. Diversamente sarebbe troppo complicato.
    A questo punto della mia vita una recente malattia, non grave, mi ha costretto a riprendermi cura di me stessa, come so benissimo che si può fare, avendolo sperimentato numerose volte. Ma quanto durerà?
    Questa mattina stavo pensando che in buona compagnia di persone che tendono allo stesso obiettivo, forse sarebbe più facile mantenerlo e raggiungerlo. Mia figlia mi ha suggerito che potrebbe essere utile mettere insieme un gruppo sullo stile degli “anonimi”, in questo caso “anonimi-carnivori”, per non ricadere nella ‘dipendenza’, che si riuniscono saltuariamente in cene comuni per rinsaldare i loro propositi, sostenersi a vicenda.

    Ma, a parte questo, il problema in una dieta vegetariana è riuscire a sopperire il bisogno di proteine, ricavarle in modo e quantità sufficiente dai vegetali, per evitare di deperire: cosa non facile, perché il nostro corpo ha abitudini diverse da quelle, per esempio, degli asiatici, che sono vegetariani da generazioni e generazioni. Senza contare che il nostro frenetico stile di vita difficilmente sopporta, senza contraccolpi, un diverso e improvviso cambiamento del regime alimentare.
    Essere vegetariani può avere dei vantaggi ma può provocare anche dei danni: non ultimo quello di diventare persino ossessionati dal problema cibo. Lo dico per esperienza, ma si sa, io esagero sempre. Ma ho anche conosciuto parecchie di persone ossessionate, per le quali tutto girava attorno al cibo. E non è una bella cosa se per raggiungere un obiettivo, seppur nobile, ci si sacrifica oltre la ragionevolezza.
    Mantenere il giusto equilibrio, non è facile ma, potrebbe essere la parola d’ordine.

  4. Do Says:

    C’è un esagramma de “I King”: (27. I- Gli angoli della bocca) che dice: “guarda all’alimentazione ed alle cose con le quali un uomo cerca egli stesso di riempirsi la bocca”, vale a dire: osserva con che cosa un uomo spontaneamente si alimenta.
    Qui però l’alimentazione non è intesa solamente per quella corporea, bensì, in più alto grado, l’alimentazione e la cura degli altri, ossia quella spirituale e superiore.
    Se attraverso la bocca vengono introdotti alimenti, è anche vero che attraverso la bocca vengono emessi alimenti d’altro genere, ossia parole, e attraverso le parole, i pensieri.
    Quindi il moto è :dall’esterno verso l’interno, per ciò che riguarda l’alimentazione propria, corporea; e: dall’interno verso l’esterno, per ciò che riguarda l’alimentazione spirituale degli altri, ma in generale in ogni comunicazione, quando le parole sono l’espressione del nostro essere e arrivando agli altri possono arrecare beneficio o, in caso contrario, anche danno.
    Naturalmente, quello che noi siamo e diamo agli altri, attraverso le nostre parole, dipende in gran parte da cosa noi stessi ci siamo alimentati.
    Non mi riesce però di considerare alimento solo il cibo materiale. Ogni elemento con cui entriamo in contatto, attraverso i nostri orifizi, pori compresi, sono alimento. Alimento è l’aria, suoni, parole, pensieri, immagini, e altro – c’è anche chi parla di vibrazioni, e alimentazione, ed emanazione, di corpi sottili. Ma senza andar così lontano, è certo che siamo alimentati dalla vita relazionale/sociale, e che, viceversa, alimentiamo…

  5. md Says:

    @ Re: la questione delle relazioni e della socializzazione del cibo è cruciale. Gran parte delle nostre relazioni in effetti gira attorno alla tavola e alle mense, e le scelte – anche rigide – che facciamo non possono non tenerne conto. Ieri, ad esempio, ho avuto per la seconda volta una discussione spiacevole con mio fratello che mi accusava di “settarismo” e di “mancanza di rispetto” nei suoi confronti perché, a sentir lui, io ai miei ospiti non cucino la carne mentre lui ai suoi cucinerebbe tanto i vegetali quanto la carne. Peccato che, a proposito di asimmetrie, lui sa cucinare due cose in croce e che, in genere, sono io a invitare lui… vabbé, lasciamo stare

    @ Do, dal vangelo secondo Marco: “Poi Gesù chiamò la folla e disse: “Ascoltate e cercate di capire. Non è ciò che entra nella bocca dell’uomo che può farlo diventare impuro. Piuttosto è ciò che esce dalla bocca: questo può far diventare impuro l’uomo!”.

  6. Si. Says:

    Il mio insegnante di yoga era un vegan ‘perfetto’, senonché per le rinuncie che si infliggeva il suo carattere era diventato persino un po’ acido e tristo, e non so se questo fosse stato un progresso verso la perfezione! Invecchiando, dopo trentacinque anni di intransigenza vegetariana, ha dovuto cedere alla necessità proprie della sua stessa carne e, per non mancarle di rispetto, decidersi a consumare anche un po’ di carne: solo carne bianca però, meglio se pesce, e lesso. Dopodiché è diventato più sereno.
    Certo, la carne è debole, come si dice, magari anche ‘inferiore’ allo spirito, e qualcuno crede che una ‘volontà superiore’ possa condurla alla perfezione. Ma la perfezione della carne qual è? Attraverso vari gradi, è innegabile che la perfezione della carne è quella di servire alla vita e poi morire, e niente più.
    Ma, finché si è vivi, io dico che è meglio dare alla carne quello che è della carne e allo spirito quello che è dello spirito – il corpo, non so il vostro, ma il mio corpo io lo chiamo la mia carne da viaggio – quindi, come vanno rispettate le esigenze sue proprie, concordo che non bisogna rinunciare per questo a diminuire le sue esigenze e pretese che spesso non sono che abitudini indotte dal nostro sistema di vita occidentale.
    Mi.

  7. La. Says:

    Non ho mai uccisso volontariamente un gatto: però una volta ho provato a farlo diventare vegetariano: lui era molto infelice, e io molto crudele e non rispettosa della sua natura.

  8. Sol Says:

    Ho avuto la fortuna di stare con i miei nonni, da bambina, quando ancora non erano troppo vecchi e avevano cura delle mucche, del bue, i conigli, galline e qualsiasi altro animale della fattoria. Sì, credo mi abbiano insegnato loro il significato e una certa inclinazione alla cura, soprattutto degli esseri che sono vivi, ma in generale di qualsiasi cosa, quando ancora le cose disponibili erano poche e molte duravano più o meno per tutta la vita.
    Non c’era infatti alcuna necessità di sostituire un oggetto per capriccio o per bisogni indotti, come ora; finché era in buono stato, era utile e poteva continuare a servire. E non c’era alcun bisogno di aumentare la quantità degli oggetti di cui disporre; una maggiore quantità sarebbe stata superflua, inutile, persino nociva.
    E la cura degli animali aveva in sé la caratteristica, e la virtù, di bastare a se stessa: il modello originario dell’amore che si esprime in cura amorevole prima ancora di focalizzarsi sul fine. Il fine era già la cura stessa; e la cura, oltre che mezzo, modo o modalità, era essa stessa il fine del loro agire.
    Lo scopo del loro lavoro era naturalmente il procurarsi di che vivere nella vita pratica, cioé il cibo, che proveniva dal mondo vegetale ed animale. E loro si prendevano cura di vegetali ed animali, amorevolmente; e questa modalità poteva giustificarne il necessario, mai superfluo o crudele, sacrificio. Persino gli animali, non solo gli esseri umani, erano presi in considerazione non come mezzo, ma sempre come fine. E il loro amore si esprimeva nella cura di ogni essere dalla sua nascita alla sua morte.
    Mi chiedo se non fosse proprio questa convivenza quotidiana con la morte a renderla meno terribile, e accolta come un fatto naturale e necessario alla vita stessa.
    Cosa ci accade adesso? Andiamo a comprare la bistecca al supermercato ma non conosciamo l’animale, la sua sofferenza, il suo sacrificio, e consumiamo con distrazione una ‘cosa’, con indifferenza e senza rispetto/considerazione. E questo non ci rende solo aggressivi, ma anche orgogliosi della nostra aggressività, e ottusi.
    Solo questo sarebbe un buon motivo per eliminare il consumo di carne.

  9. Mi. Says:

    A parte tutto, una soluzione c’è: tenere a portata di mano una buona scorta di frutta secca, nocciole tostate e mandorle perlopiù, ma anche semi di zucca e di girasole; insistere coi legumi, anche se possono essere indigesti, e, per evitare fastidiose flautolenze, aggiungere nell’acqua di cottura 5 centimeri di alga Kombu; consumare cereali rigorosamente integrali, e tofu in abbondanza e seitan.
    Nella sezione ‘condimenti’ troverete una vasta gamma di alternative per rivoluzionare il vostro gusto alimentare: soyu, tamari, gomasio, umeboshi, acidulati di riso e umeboshi, tahin, miso, malto, zenzero e limone – ce n’è di che sbizzarirsi.
    Se dopo tutto questo sognerete ancore il coniglio con la polenta che vi preparava la mamma, bé, c’è poco da fare…: svagatevi, andate in bicicletta, accarezzate il gatto, o leggetevi la ‘Critica del giudizio’, in particolar modo la sezione dedicata al ‘gusto’.
    Detto terra terra, il gusto, anche quello alimentare – come il sesso – è difficile da modificare. Certo, lo si può sempre e pur tuttavia educare o ri-educare.
    Mi.

  10. Tonio Says:

    Io ho un sogno, e molti della mia generazione l’hanno avuto: che cambiando il modo di mangiare della gente potesse cambiare anche il loro modo di pensare, e questo giusto per cominciare…
    Detto questo, ‘qualcuno’ ha pensato bene di trasformare la gente in ‘consumatori’. Rende bene – così dicono.
    Forse oggi dovrei dire: ‘avevo’ un sogno?
    Tonio

  11. POST-CANNIBALISMO: UN ANNO DOPO « LA BOTTE DI DIOGENE - blog filosofico a cura di Mario Domina Says:

    […] già elencato in un precedente post i motivi per cui ritengo la scelta vegetariana giusta e razionale, senza con questo voler criticare […]

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