EHI, PROF!

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Molto interessante questo Ehi, prof! (Teacher Man nell’edizione americana) di Frank McCourt, già autore di libri acclamati sulla migrazione irlandese negli Stati Uniti (Le ceneri di Angela e Che paese, l’America), tutti editi da Adelphi. Qui McCourt ci racconta i suoi trent’anni di insegnante nelle scuole superiori di New York, tra gli anni ’50 e gli anni ’80.
Interessante soprattutto perché ci rivela come i nodi dell’integrazione e della comunicazione, la distanza tra adolescenti e mondo adulto, la scuola e i suoi eterni problemi – tutte cose oggi stradibattute e drammatizzate – siano in realtà abbastanza trasversali alle generazioni e alle società, per lo meno in questo segmento di occidente e di modernità.
Lo spaesamento dei ragazzi, a maggior ragione se figli di immigrati, è una delle cifre del libro, e il prof-narratore – che è migrante e disorientato a sua volta – si trova a dover gestire quotidianamente una tale mole di problemi di relazione, prima ancora che di “acculturamento”, da far tremare i polsi. Verrebbe da dire: gli adolescenti sono degli alieni e i professori sono degli eroi!

Lucidamente McCourt scrive verso la fine del suo racconto: “La grande emergenza americana sta tutta nello scontro fra adolescenza e mezza età. I miei ormoni invocano una tranquilla radura nel bosco, i loro pulsano, sfacciati ed esigenti […] loro sono giovani e il mestiere dei giovani è cacciare via i vecchi dal pianeta”.

A tutte le minchiate che quotidianamente sento dire a proposito di scuole, adolescenti e dintorni, basterebbe forse come risposta questa frase di McCourt.

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3 Risposte to “EHI, PROF!”

  1. Mi. Says:

    Ma mi potresti dire esattamente quando un uomo, o una donna, deve cominciare seriamente a sentirsi vecchio, o vecchia? o quando gli altri lo/la considerano/a tale? Dammi almeno un’indicazione anagrafica, se non altro.
    A volte essere un po’ più vecchi, di quando si era giovani, è una benedizione per non essere ormai più così giovani!- e ottusi, aggiungo, da essere mossi essenzialmente dagli ormoni.
    Ieri ho conosciuto due vecchi (ma veramente vecchi) eccezionali. Sono andata a trovarli nella loro casa e quando sono andata via era come se volassi su una nuvola. Devo anche aggiungere che dialogando con loro mi sono sentita anche molto giovane, e anche un po’ stupida, lo ammetto – e lo sono anche, non c’è dubbio. Ma non desidero certo cacciarli via da questo pianeta, affatto: anzi, spero che possano restare ancora e ancora e di aver modo di incontrarli di nuovo.
    Vorrei almeno afferrare il segreto che li ha resi vecchi in quel modo, che ancora adesso occupano buona parte del tempo che resta loro, ad educare i giovani… ad essere più riflessivi e consapevoli
    Non credo siano neppure vegetariani, ma d’altronde questi sono particolari…
    Mi.

  2. md Says:

    L’immagine della “cacciata” di McCourt può essere un po’ forte ma sta a significare alcune cose: lo squilibrio demografico nelle soccietà opulente soffoca le nuove generazioni (dato indubitabile: io sarò costretto ad occupare questo posto di lavoro per altri vent’anni e col cavolo che lo cedo ad un ventenne/trentenne); i giovani che si affacciano sulla scena sono tra le generazioni più sfigate di sempre, dato che si trovano un mondo artefatto e predeterminato come mai era successo prima (o magari è l’impressione che tutte le nuove generazioni hanno), e comunque ai loro occhi difficilmente trasformabile (e poi, chi glielo fa fare?); l’età è sempre meno un dato biologico e sempre più un fatto culturale, ma sarebbe bello che i vecchi facessero i vecchi e che l’ideologia del giovanilismo tramontasse un po’. Se qualcuno mi considera a 44 anni ancora un “ragazzo”, quelli che ne hanno 20 o 15 che sono, dei bebè?
    Etc.etc., discorso lungo e complicato che va senz’altro ripreso. Non è un caso che la nostra sia la Bioepoca per eccellenza, e la demografia ne è un fattore fondamentale.

  3. Tonio Says:

    Ah, i vecchi! è come se ognuno di noi avesse un nonno impagliato al quale ogni anno deve pagare le spese di manutenzione.
    Tonio

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