FILOSOFIA CON I BAMBINI 3 – Atto finale

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Si conclude oggi il progetto di “Filosofia con i bambini” della V B della scuola elementare Manzoni di Rescalda. Gli ultimi incontri sono stati piuttosto movimentati. L’emergere spontaneo di temi “scottanti” (quali la morte e l’immortalità, il dolore, la paura, il male, ecc.), richiedeva una contromossa sdrammatizzante, senza con questo volerne sminuire l’importanza. Abbiamo così inventato alcuni “giochi”.

Prima di tutto “Il gioco della caverna”.
Poiché in un incontro era stato loro raccontato il “mito della caverna” attraverso la lettura di uno dei libri delle avventure di Spallone (si veda la bibliografia), abbiamo pensato di costruire in classe una vera e propria caverna dove i bambini potessero collocare, all’insaputa degli altri, degli oggetti-simbolo che rappresentassero tutti quei temi scottanti precedentemente emersi. L’oggetto poteva essere qualsiasi cosa, anche una frase, un libro, un disegno. Naturalmente ciò è servito a far aumentare la curiosità e la partecipazione dei ragazzi – che infatti erano molto eccitati da tutte queste novità. E’ poi arrivato il momento di tirar fuori dalla caverna (luogo delle ombre, delle paure, del buio, dell’inconscio, ecc.) gli oggetti, e di esaminarli alla “luce” della ragione e della discussione pubblica. Il gioco è stato reso ancor più intrigante dall’idea di non rivelare subito l’autore dell’oggetto, affinché gli altri provassero a risalire a lui tramite il simbolo scelto. Ciò è anche servito per verificare il grado di reciproca conoscenza. Non è il caso di elencare qui gli oggetti e i vissuti rappresentati, anche perché significherebbe violare l’intimità, prima ancora della privacy, dei ragazzi. Posso però assicurare che tutti hanno scelto con molta attenzione, cura e perspicacia, entrando perfettamente nello spirito dell’esperimento.

“Caccia al tesoro filosofica”.
Il lavoro della caverna ci è servito a tessere la trama di un ulteriore gioco, una vera e propria caccia al tesoro in cui venissero utilizzati tutti i concetti, i temi e i simboli emersi. La caccia è stata organizzata da un gruppo di lavoro costituito da me e Donatella (l’insegnante) con il preziosissimo contributo di Roberto e Gabriele (rispettivamente il marito e il figlio di Donatella). Si è svolta lo scorso 14 maggio e i ragazzi, divisi in tre squadre, hanno partecipato con entusiasmo. E’ stato utilizzato tutto il perimetro della scuola, sia all’interno che all’esterno: tra insegnanti travestite da Pizie (io stesso ad un certo punto mi sono ritrovato nei panni di Diogene!), indovinelli filosofici, cruciverbi, prove di abilità e quant’altro, si trattava di arrivare a un tesoro (un vero e proprio forziere costruito da Roberto) contenente 9 libri filosofici per ragazzi e… ciliegie. Sì, perché la metafora utilizzata è stata quella delle domande che sono come le ciliegie, una tira l’altra (purtroppo l’idea non è mia, ma viene dall’esperimento svoltosi in una scuola toscana, mi pare di Pietrasanta, alcuni anni fa, i cui risultati sono poi stati pubblicati con il titolo Le domande sono ciliege: filosofia alle elementari).

Costituzione di una sezione filosofica nella biblioteca scolastica.
Naturalmente c’era il trucco. Ci è venuta l’idea di inaugurare una sezione di “filosofia per i bambini” all’interno della biblioteca scolastica. Così ai ragazzi è stato chiesto di scegliere tra i libri del forziere, in modo da recensirli successivamente e costruire dei segnalibri che verranno lasciati in eredità alla biblioteca , insieme ai libri stessi. Una sorta di testamento per i bambini delle classi future, che troveranno così traccia di questo lavoro. Lunedì scorso i libri e i rispettivi segnalibri sono stati presentati dai tre gruppi a me e alla classe, cerimonia con la quale il lavoro si sarebbe dovuto concludere. E invece…

Mappa finale.
Invece no! I bambini hanno insistito affinché ci fosse un ulteriore ultimo incontro – quello di oggi – in cui tirare le conclusioni attraverso una mappa che riassuma tutto il percorso fatto e che vada a costituire il capitolo “didattico” del progetto. A questo punto io mi limiterò ad assistere, mentre a lavorare saranno loro.

Alla fine consegnerò una lettera che verrà aperta solo quando me ne sarò andato. Il testo è il seguente (posso trascriverla, non è segreta, e poi a quest’ora l’avranno già letta):

Rescalda, 29 maggio 2007
Cari bambini della V B,
ho deciso di salutarvi scrivendovi anch’io una lettera.
La nostra “avventura filosofica”, infatti, è cominciata il 16 gennaio scorso, con una lettera scritta da voi “bambini di V B”. Sono sicuro che ormai la parola “bambini” vi sta un po’ stretta, e che forse preferiate essere chiamati “ragazzi”, un po’ perché magari siete cresciuti in altezza e corporatura, ma non solo… E allora ricomincio da capo.

Care ragazze e cari ragazzi della V B,
devo confessarvi che sono nello stesso tempo triste e contento (questo è un paradosso, vero? Ormai dovreste conoscere bene il significato di questa parola…).
Triste, perché la nostra avventura finisce qui. Ma contento perché ho avuto la fortuna di condividerla con voi. Sapete, non ci sono poi tante classi delle scuole elementari in Italia che fanno filosofia, anzi sono proprio pochissime e la vostra è una di queste.
(Sta però a voi decidere se sia stata una fortuna o una disgrazia…).
Spero comunque che questo “esperimento” vi sia piaciuto.
Abbiamo scoperto insieme il significato della parola “filosofia” (e di altre parole filosofiche); abbiamo conosciuto alcuni filosofi greci e le loro teorie; abbiamo cercato di discuterle e di capirci insieme qualcosa.
Abbiamo poi scoperto che una delle attività fondamentali della filosofia è quella di “fare domande”. E la sorpresa è stata che i bambini (ops! volevo dire i ragazzi) sono “filosofici” per loro natura, perché chi più di loro ha diritto di fare domande (anche quelle più difficili, “da grandi”) e di cercare risposte?
Un’altra sorpresa è stata la scoperta che voi, già alla vostra età, avete tutti gli attrezzi adatti per fare filosofia: l’intelligenza, l’immaginazione, il pensiero, il linguaggio, i desideri, le emozioni. Non vi manca proprio niente! Basta esercitarsi, così come si fa con gli sport, lo studio, il gioco e tutte le attività.
Ora andrete alle medie e poi continuerete con gli studi superiori, mi auguro fino all’università. Caspita, vi verrà richiesto un sacco di impegno e di lavoro nei prossimi anni! Magari incontrerete ancora la “filosofia” come materia. O magari no. La cosa importante, però, è che conserviate il “tesoro” che già avete scoperto e che vi permetterà di andare alla caccia di tutti i tesori del mondo: pensare sempre con la vostra testa, farvi domande su tutto e – piano piano – trovare le risposte giuste. Fa niente se poi non piaceranno a qualcuno, sono le vostre risposte, quelle giuste per voi. E poi ai filosofi, come avete potuto notare, piacciono la varietà e la diversità, altrimenti si annoiano. Meglio discutere e qualche volta persino litigare – senza mai alzare troppo la voce, men che meno le mani, però – che pensarla tutti nello stesso modo, non trovate? Ognuno di voi, per fortuna, è diverso dagli altri, unico, prezioso, insostituibile. Ma tutti voi avete la stessa libertà e la stessa capacità di cercare la vostra strada e i vostri tesori nel mondo.
Ed è questo il mio augurio.

Grazie a voi, uno per uno, e alle vostre insegnanti per la bellissima esperienza fatta insieme. Anche se, alla fine, a pensarci bene, sono forse io quello che ha imparato di più…

Un abbraccio

Mario

p.s. L’ultimo incontro, in verità, si è trasformato in una festa. I ragazzi mi hanno fatto una sorpresa, preparando a mia insaputa un rinfresco con torte e dolci (buonissimi) fatti da loro e dalle loro mamme, e facendomi anche dei bellissimi regali (un bonsai e del mirto fatto in casa…). Sono rimasto senza parole. Il clima festoso non ci ha impedito di condurre un ultimo esperimento: far emergere dal silenzio pensieri, impressioni, desideri in libertà… Per finire ho loro mostrato questo blog, e così il circolo si è chiuso.

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4 Risposte to “FILOSOFIA CON I BAMBINI 3 – Atto finale”

  1. Milena Says:

    Molto bello il tuo lavoro con i bambini, pardon, ragazzi. Si capisce da come ne parli quanto dev’essere stato interessante, e per tutti una buona occasione.
    Mi è piaciuta molto la tua osservazione sul ‘trovare le risposte giuste’, quelle più giuste per ciascuno, anche se potranno non piacere a tutti, o a qualcuno, ecc. ecc., che naturalmente, sottoscrivo. E non ci si deve mai stancare di ripeterlo…
    E poi i tesori… certo. In questi giorni c’è un’aria che mi torna in mente: “…e il mio segreto è chiuso in me…”, o forse era mistero, chissà, non sottilizziamo…
    A proposito, se mi vuoi inviare la trascrizione dei diaologhi coi bambini, mi piacerebbe leggerlo.
    Ciao.
    Milena.

  2. Milena Says:

    Anni fa, quando avevo i figli piccoli e lavoravo coi bambini al doposcuola, di quando in quando avevo un brutto pensiero che mi girava in testa: che in un modo o nell’altro, con tutte le migliori intenzioni e tutti i più lodevoli sforzi, il mondo degli adulti sarebbe riuscito a contaminare quello dei bambini. Io stessa appena conclusa la scuola elementare avevo avuto il brutto presentimento che qualcosa sarebbe cambiato inesorabilmente, e non mi sbagliavo – ed è anche ovvio che in ogni mutamento si acquista qualcosa ma si perde anche qualcosa…
    Quest’anno poi, ho ascoltato una lezione del prof. Angelo Croci (Homo ludens, il titolo della lezione, e credo che sia anche il titolo di un libro di Johan Huizinga), dedicata al gioco dei bambini: senza fine e gratuito – come felicità e virtù – ancora libero da regole, creatore dello spazio e del tempo e non soggetto alle leggi della necessità, che vuol compiere la felicità e consumarla fino in fondo… a differenza dei giochi spesso crudeli degli adulti, intessuti di regole fitte contorte e poco chiare e truffaldine.
    Sono seguiti filmati in cui gli adulti facevano quasi sempre una misera figura, e diapositive di opere di Klee e disegni di bambini, tanto che le une e gli altri sembravano tracciati dalla stessa mano. Non so quanto, e come, sia occorso a Klee per risvegliare o recuperare o ricostruire e rendere visibile il suo mondo bambino, certo è che la maggior parte di noi ha sepolto il proprio per bene e a fondo.
    Fatto sta che quel giorno ho cominciato a piangere di commozione già alla proiezione delle diapositive, per proseguire con la proiezione dei filmati, per continuare in un pianto irrefrenabile durante il tragitto verso casa.
    Sarà che invecchiando si diventa facili alla commozione e sensibili forse più al dolore che al piacere… ma non sarà che quello che abbiamo perso, crescendo, non vale quanto abbiamo guadagnato?

    […] Oh, ore dell’infanzia
    quando dietro le figure c’era più che passato soltanto
    e dinanzi a noi il futuro non c’era.
    Noi crescevamo, è vero, talvolta ansiosi
    di diventar grandi, ma in parte per amor di quelli
    che non avevano più altro che esser grandi.
    Eppure, in quell’andar da soli
    avevamo la gioia che dà quel che non muta,
    stavamo là in uno spazio di mezzo tra mondo e balocchi
    in un posto che fin dall’origine
    era creato per un evento puro.

    Chi rappresenta un bambino com’è? Chi lo pone
    fra le stelle e gli dà nella manina la misura
    di quella distanza? […]

    (R.M.Rilke, Elegie duinesi, quarta elegia)

    (ecco la solita guastafeste, dirai, che in ogni cosa vuol vedere anche il rovescio della medaglia… e d’altronde l’ho imparato fin da bambina, che ci vuoi fare…)

    Poi però sono andata a giocare: sì, davvero, giurin giuretto…
    Ti avevo parlato del teatro dell’oppresso – ti ricordi? Orbene, è stata un’esperienza da non credere. Ho giocato come una bambina: ma non si può spiegare, si può solo provare. Altro che filosofia! la filosofia al confronto è rassicurante: magari costruisci un castello di sabbia che dura poco e scivola via…vabbé, ma poi ricominci daccapo, e non hai perso niente, tranne il tempo… ma nel gioco non ci sono appigli, ogni singolo elemento volteggia in uno spazio sospeso tra il cielo e la terra, e va già bene se riesci a riconoscere quello e quella. Come fare un salto nel vuoto: forse è per questo che preferiamo crescere. Ma si può fare altro?
    Ed è nel gioco, la prima operazione simbolica della nostra vita, che che avviene l’incontro tra l’io e il mondo.
    E crescere non significa anche razionalizzare la realtà, cercare di dargli un senso che ci permetta di sopportarla, nel quale possiamo riconoscerci, sì, ma che sia accettabile anche dal mondo esterno? Crescere significa mediare, trovare un compromesso? però, a volte, che nostalgia…
    (Milena)

  3. erika Says:

    ti scrivo solo per ringraziarti delle bibliografia che ho saccheggiato a piene mani! sono una maestra elementare che in privato pratica meditazione. in classe mi piace riportare le grandi domande e cercare di fare filosofia, ma finora mi sono sempre dovuta arrangiare. poi ho scoperto questo blog e sono entusiasta del fatto che esistano tutti questi libri!!! molte storie per introdurre i temi finora le ho dovute o adattare dai miti o inventarle…
    GRAZIE!!!!!

  4. md Says:

    bene Erika, se poi vorrai condividere le tue esperienze, questo spazio è a tua disposizione
    a presto

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