PEPPINO IMPASTATO E LE BELLE RADICI

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Con il post di oggi inauguro una nuova sezione del blog, intitolata alla “Sicilia”. Io non ho patrie e non mi faccio certo incantare dalle sirene identitarie oggi tanto di moda. Credo piuttosto nei “radicamenti” molteplici e plurali da cui ciascuno di noi proviene, che non devono diventare gabbie ma risorse da mettere in comune: variopinte varianti, collocate nello spazio e nel tempo, di un’unica condizione di partenza, quella di esseri sensibili prima ancora che umani. Detto questo, credo anche che ci si possa permettere di sputare sulle patrie quando almeno una la si è avuta.

Uno dei miei tanti radicamenti è quello che casualmente mi ha portato a nascere in quella terra bellissima e impossibile che è la Sicilia, in una località del suo polmone verde, i Nebrodi. Una delle mie tante identità è dunque quella di siciliano.

Proprio in questi giorni è stato attaccato per l’ennesima volta un simbolo nel quale mi riconosco pienamente e che mi fa essere fiero di appartenere a quella terra. Peppino Impastato è una delle persone più belle cui la Sicilia abbia mai dato i natali, e il solo sapere di condividere queste radici mi rende orgoglioso. La violenza, la sopraffazione e le ingiustizie sono condizioni antiche dell’isola. Per fortuna c’è sempre qualcuno che solleva il capo, che dice di no, che si ribella. Anche a costo della vita. Peppino è stato uno di questi. Oggi suo fratello e altri volonterosi continuano la sua battaglia. Sono convinto però di una cosa: ogni volta che un popolo o una società hanno bisogno di eroi, significa che non se li meritano. L’auspicio e la speranza è che prima o poi la Sicilia intera torni ad alzare la testa, se è vero, come diceva Lessing, che le vere (buone) azioni “mirano a questo, a rendere superflue, per la massima parte, tutte quelle azioni che comunemente si usa definire buone”, e a non aver più bisogno di eroi.

http://www.peppinoimpastato.com/

http://www.centroimpastato.it/

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11 Risposte to “PEPPINO IMPASTATO E LE BELLE RADICI”

  1. Milena Says:

    Non sono mai stata in Sicilia: mi sono fermata a Catanzaro, bloccata in ospedale da una misteriosa febbre estiva. E poi su, in fretta, a consolarmi in Corsica. Il mio tempo migliore è legato a quell’isola. I suoi odori, sapori, le stagioni delle vacanze
    Le radici? non sono proprio sicura di essere orgogliosa delle mie radici, o se le ho davvero, o se le voglio avere. Per certi versi mi sono sempre sentita sradicata, od ho cercato con tutte le mie forze di sradicarmi, anche se ho degli affetti che si legano ai miei ricordi.
    Però ricordo anche una frase di Giorello che diceva che siamo uomini, non piante: ed era una frase che mi andava a genio, inserita nel suo discorso in opposizione all’idea delle radici ‘cristiane’. Ma se vogliamo usare le piante come metafore, mi rallegra pensare che ci siano anche piante con radici aeree, o acquatiche, così che anch’io possa vivere.
    La mia casa sono le persone, non le terre; che poi, qui al nord, nel continente, c’è poco da sentirsi radicati: si ha forse più desiderio di fuggire altrove, meglio se s’un’isola.
    I miei provengono da quel paesino della bergamasca in cui è stato girato “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, non so se avete presente. Famiglie numerose, miseria nera, e per quella gente quasi solo dio era una consolazione: dio e la mucca, se c’era.
    La gente era così povera che le figlie venivano mandate in convento a far le suore: bocche in meno da sfamare, il succo era quello, ma era meglio farcirlo con tutte le buone intenzioni; e avere un figlio prete era una meta. Mio nonno aveva quattro sorelle suore. Ma era molto tempo fa. Poi hanno imparato ad ingrassare il maiale.
    Però mio nonno era un giullare.
    Mi.

  2. md Says:

    Infatti: si cade casualmente come semi portati dal vento da qualche parte, lì si nasce e si mettono radici. Poi, se si è fortunati, altri venti freschi e nuovi sopraggiungono, ci sradicano e ci trasportano da un’altra parte. E ancora, e ancora. Se si è fortunati. Sennò, si rimane immobili come querce tutta una vita, a guardare il medesimo orizzonte. Per quanto noiosa, è sempre una possibilità.
    Le patrie di qualsiasi natura siano mi fanno orrore, ma avrei difficoltà a chiedere che così la pensi chi almeno una non l’ha mai avuta. Ad esempio un palestinese. A proposito di Palestina, che tristezza…

  3. ro_buk Says:

    Condivido in pieno ciò che dici sulle radici,anche se onestamente non mi sono mai posto il problema.Forse perchè sono nato qui e vivo ancora qui e ne i miei genitori ne io abbiamo mai avuto il bisogno di doverci spostare.
    Non mi sento lombardo per niente,diciamo che proprio non mi sento.
    Sul sito di Peppino Impastato ci sono delle testimonianze eccezionali,delle tracce audio riprese da RadioOut.Le ho ascoltate qualche anno fa e ho capito per quale motivo Peppino fosse così fastidioso.

  4. Mile Says:

    Sì, è vero, che tristezza…
    Le immagini da quella finestra sul mondo che è la televisione, mi angustiano talmente che molto spesso la tengo chiusa, visto che è anche vero che non posso farci niente.
    …ma, in luogo dell’amor di patria e di odioso nazionalismo (religioso o civile) che infervora ancora tanti popoli, preferirei sentir parlare di cittadinanza.
    Il nazionalismo ha provocato già abbastanza danni durante gli scorsi secoli: mi piacerebbe che il mondo provasse a fare un salto un po’ più in là.
    Il nazionalismo non è che il risultato di un ottundimento mentale basato su un modello semplicistico e riduttivo, basato sulla reciproca ostilità. Mentre l’idea di cittadinanza, di diritti umani e di aspirazione alla libertà dovrebbero unirci tutti su questo minuscolo pianeta – come sosteneva Edward Said -, anziché dividerci.
    Capisco che possono essere solo pie illusioni, e che la realtà è ben altra: che sono tutti pessimi! visto che non riescono a trattare, a giungere a compromessi pacifici e razionali, e che si fissano come al solito sul problema sbagliato.
    Ma perché solo gli altri? forse lo siamo tutti quanti, chi più chi meno…

  5. Flo Says:

    Affacciati alla finestra, amore mio, e guarda
    come si scambiano fra loro le armi…
    (Flo)

  6. Mile Says:

    Mi piace quell’‘essere sensibili prima ancora che umani’; e non è la prima volta che Mario ci propone di riflettere su cosa significhi ‘essere umano’. Oggi stavo pensando che anche se riuscissimo a spogliare l’uomo – ma non solo l’uomo generico bensì l’uomo che io sono – di condizionamenti culturali, strutture, appartenenze, convinzioni, fedi, tutti gli strati millefoglie di cui è composto dentro e fuori, storia personale, emozioni sensazioni e ricordi, volontà paure e desideri, se fosse davvero possibile – ma non credo -, a quel punto saremmo costretti a rivestirlo ancora con qualcosa e di nuovo, finché vive nel tempo storico, tra altri uomini. E dove altrimenti?
    L’uomo ideale potrebbe somigliare ad una di quelle figurette ritagliate nella carta dai bambini: e siamo noi stessi che dobbiamo decidere quali abiti fargli indossare, di quali aggettivi, caratteristiche o virtù connotarlo.
    Insomma: chi voglio che sia quest’uomo? Essere uomo non basta, è troppo generico, non definisce nulla. E vediamo bene che di uomini particolari c’è n’è di tutti i tipi e maniere: avari o generosi, duri o teneri, violenti o gentili, crudeli o compassionevoli, impulsivi o riflessivi, irrazionali e razionali, ecc.; ma anche che tutti quanti passiamo casualmente attraverso ognuno dei vari estremi.
    Orbene, per cominciare oggi provo ad applicare a quest’uomo ideale l’aggettivo ‘sensibile’.
    Ma cosa significa sensibile? Non lo so con precisione e leggo sul dizionario: sensibile, dal latino sensus, participio passato di ‘sentire’: che si apprende, si percepisce mediante i sensi; che riceve impressioni attraverso i sensi; che sente in modo intenso situazioni emotive ambientali e simili. Il suo contrario è: ‘insensibile’.
    Richiamando dunque il suo contrario, ho un’idea più chiara del significato di ‘sensibile’, ma mi avvedo nello stesso tempo che le nuances fra i due estremi sono molteplici.
    E poi: essere sensibile a che cosa? a quello che accade a me, in primis, è ovvio. Ma sarà possibile essere altrettanto sensibili a quello che accade attorno, o agli altri? questo è sicuramente più difficile.
    Quindi mi rendo conto che per mettere in atto, e reale, l’essere ‘sensibile’, occorrerà fare un po’ di pratica, o d’esercizio. Già, perché non basta pensare o desiderare una cosa perché questa sia reale. Sarebbe troppo facile. Siamo però su una buona strada. Ma quanto è lunga questa strada?

    Ma poi mi chiedo, anche, se in questo mondo non si vive meglio da ‘corazzati’… che anche a non volerlo, col passar del tempo, da quando si nasce teneri e sensibili, si diventa sempre più coriacei. Non sarà per caso un processo ineluttabile?

  7. Sabrina Says:

    é troppo tempo ke aspetto ke qualcuno sia cn me…hanno tutti paura di ribellarsi e dire no…io mi chiamo sabrina,ho quasi 16anni e mi interesso tantissimo al grande Peppino Impastato..io sogno di poter venire in sicilia…conoscere i parenti e i compagni di questo grande eroe…sono pugliese…ti posso dire che nn sono molti a conoscerlo..ma io cerco ogni giorno di “predicare la sua parola”,le sue idee nn devono rimanere tali…dobbiamo agire,agire,agire…Sarei felice se mi contattassi…il mio contatto è:kurt.sammarco@hotmail.it….grazie di questo blog…a presto

  8. md Says:

    grazie Sabrina! non mancherò di contattarti

  9. Sabrina Says:

    Aaaaa che bravo ragazzo..bravo davvero complimenti!! Io pur nn abitando nella bellissima terra quale la Sicilia ho avuto la possibilità e la fortuna grazie ai miei interessi politici e di giustizia, di “incontrare” peppino diventato ormai parte della mia vita; è diventato parte della mia vita xkè è stata la persona in cui mi sn rispecchiata di più nel momento in cui ho conosciuto la sua storia, la sua vita, il suo coraggio, la sua voglia di cambiare, di dire basta a questa mafia!! Io l’ho capito molto a Peppino..ogni volta capisco sempre qualcosa in più…e purtroppo ho capito anche che lui cm falcone, borsellino si è trovato solo a combattere contro una cosa molto più grande di lui..la sicilia, cinisi nn è stata al suo fianco..era un uomo solo!!! Ora seguo molto le iniziative tramite il suo forum, seguo il cammino che sta facendo giovanni, suo fratello…cmq sn della puglia….ciaooooo e complimenti ancora!

  10. md Says:

    ciao Sabrina, questo paese ha bisogno di persone come te, oggi più che mai…

  11. ANNIVERSARI E ANFIBOLIE « La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] Peppino Impastato ho già detto, ma ricordarlo oggi a 30 anni dalla morte, in questa Italia allo sbando, preda di […]

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