LA FILOSOFIA PER BLOCH

“La speranza del futuro esige uno studio, che non dimentica la miseria, ma soprattutto ancora meno l’Esodo. L’andare oltre ha molte forme, la filosofia – nil humani alienum – le raccoglie e le medita tutte”.

(E. Bloch, Può la speranza andare delusa?)

5 Risposte to “LA FILOSOFIA PER BLOCH”

  1. Flora Says:

    (leggo sul vocabolario)
    Esodo: dal greco éxodus ‘via (hodós) d’uscita (ex-)’.
    Partenza in gran numero da uno stesso luogo.

  2. Milena Says:

    Secondo Bloch la speranza è ‘Spes’, con le braccia tese verso l’alto e che cerca di afferrare qualche cosa, ma è anche il sostegno indispensabile della ragione umana.
    Se Kant descriveva la ragione una candida colomba che pensa che l’aria – che sostiene il suo volo – gli è d’ostacolo… per Bloch la speranza è l’aria che sostiene la ragione: senza la speranza la ragione non potrebbe volare, e senza la ragione però la speranza sarebbe cieca.

    Durante la riflessione su orrore e orrorismo, ma non solo, ho girato attorno al concetto di speranza senza neppure osare pronunciarne la parola, o rigettandola come un’idea assurda sulla quale non poter più fare affidamento – e come possiamo ancora parlare di speranza, quando essa sembra ormai sconfitta e seppellita da eventi tragici, orribili, e innumerevoli esperienze negative della realtà di questo mondo?
    Sapete quante volte negli ultimi cinque sei mesi ho scritto la parola speranza? Una! ma solo per dire che accadono fatti che ce la strappano dal petto. Ho usato qualche volta di più il verbo sperare, dicendo: io spero, ma era solo un modo di dire. Ora rimedio.

    La speranza, infatti, è proprio quello che ci manca, anche solo per muovere il primo passo sulla via che potrà condurci nel luogo che desideriamo raggiungere, dove potrà realizzarsi ciò di cui abbiamo bisogno per superare la realtà di un presente che non ci appaga, che è in errore o è un orrore – e che quindi ‘Io’ non posso considerare ‘Vero’.
    Infatti, precedentemente mi ero anche detta: l’orrore, l’odio, il male, la crudeltà ecc., non sono ‘Veri’, mentre l’amore è vero, per esempio, o il Bene, quello con la b maiuscola. Tutto sta in cosa vogliamo credere che sia Vero, ossia in cosa vogliamo riporre le nostre speranze, e da lì partire per realizzare un mondo nuovo, diverso da quello che è al presente. Ciò che non è ancora, ma che può essere: ossia il futuro.
    A volte sembra che il mondo non ci offra appigli in tal senso. E infatti l’appiglio va cercato e trovato anzitutto in noi stessi – ma anche nel passato, dove ancora sono presenti le tracce che ci possono indicare la via verso il futuro.

    La mera contemplazione del presente induce a rimanere paralizzati in esso e a non iniziare un movimento che possa condurci oltre.
    Non ricordo chi avesse detto che ‘il dolore è una ruota che gira ma non tira’, ma mi ricorda tanto quel topolino che gira nella ruota senza andare mai in nessun luogo, senza muoversi dal punto in cui si trova. E così facciamo noi uomini, quando rimaniamo intrappolati dal dolore, o quando permettiamo al dolore e all’orrore di agghiacciarci.
    Ma anche i surgelati hanno la data di scadenza!

    L’orrorismo, come abbiamo visto, ha questo obiettivo e mira a produrre questo stato di cose. Guardandomi attorno, e non solo in me stesso e a come conduco la mia vita, mi sembra di individuare questo sentimento sempre più diffuso che si manifesta nelle relazioni tra gli uomini; uomini chiusi nella loro rabbia, paura, dolore, e che appena si muovono rilasciano attorno l’impronta del loro malessere; uomini che hanno perso la speranza e che credono soltanto allo stato delle cose come sono al presente, e quindi si adeguano a quello che ora esiste, senza concepire un progetto e dirigere la volontà su quello che può essere, che può divenire. Uomini che si abbandonano ad un movimento reattivo, meccanico, non controllato dalla ragione e non sostenuto dalla speranza.

    Ma come e da dove può giungere la speranza? Ci aspettiamo forse che scenda dall’alto come un deus ex machina?
    Poco fa leggevo quella storiella di Talete deriso da una servetta perché era caduto in un pozzo e non riusciva più ad uscirne. Di questa storiella, ad esempio, Gadamer dà un’interpretazione diversa: in realtà, egli dice, Talete non era caduto nel pozzo, ma ci si era infilato volontariamente, perché da là in fondo avrebbe potuto vedere le stelle, anche quelle più lontane, come se fossero vicine, e meglio che ad occhio nudo. Sembra infatti che il pozzo, buio e profondo, funzioni come un cannocchiale, una sorta di vero e proprio cannocchiale greco.

    Il pozzo per me ha anche un altro significato, molto ovvio: mi ricorda il pozzo dei desideri.
    E se ci penso bene, quell’essere senza determinazione – quindi indeterminato, infinito, senza confini – è qualcosa che va al di là dell’esperienza comune, di ciò che io esperisco, di cui ognuno ha esperienza nella vita ‘finita’.
    Mentre l’essere particolare, e perciò finito, ha in sé la caratteristica di essere desiderante: desidera ciò che non ha, ciò di cui sente il bisogno, ciò che gli manca per sentirsi appagato, soddisfatto, felice, e che per ciò dirige le sue azioni verso il futuro.
    L’essere desiderante è un essere in tensione verso qualcosa che ancora non è presente ma che ha la possibilità di essere nel futuro, che tende e mira la sua volontà in direzione di quella cosa, verso la meta, l’obiettivo.
    Ho la percezione del desiderio, però, fra l’esperienza fluttuante di mancanza e appagamento, ma “non posso riconoscermi come un Sé, se subisco il ritmo dell’appetito e della sazietà insieme a tutte le forme di desiderio che vi corrispondono. Il semplice riconoscimento attraverso la soddisfazione dei desideri è insufficiente, perché poi, con l’appagamento del desiderio, verrebbe meno anche il riconoscimento”.
    Quindi il desiderio stesso, che trattiene in sé la potenzialità di essere realizzato, è la tensione che si protende verso un obiettivo, cosa non molto diversa dalla speranza di poter raggiungere una meta.
    Quindi l’essere, o il Sé, è questa tensione che perdura, che ha da essere raggiunta, individuata e riconosciuta consapevolmente.

    Naturalmente bisogna aver in vista una meta per cui ne valga la pena di tendere la ‘pargoletta mano’, ché altrimenti le braccia cadono facilmente lungo i fianchi. Ma se cadono, anche questo va bene! perché non possiamo non accorgerci che quello che ci viene spacciato come esteriormente e banalmente desiderabile, in realtà non riesce più a darci soddisfacimento.
    Dal mio punto di vista, ditemi se sbaglio, non possono essere i paradisi a prezzo scontato: i supermercati, il desiderio di avere denti bianchi e vita snella, o tutto ciò che oggi è il desiderio alimentato dalla pubblicità: che sono soltanto desideri sostitutivi che sopportiamo giusto in mancanza d’altro, di ‘Vero’.
    Scoprire cos’è il ‘Vero’, non è impresa da poco. Occorre tuffarsi a fondo nel pozzo: sulle pareti del pozzo c’è ‘scritto’ tutto quel che c’è da sapere sui propri desideri, sui desideri che abbiamo avuto nel corso della vita, da quando eravamo bambini, e avanti fino ad ora, e ripercorrendo l’intera storia dell’essere desiderante, dalle origini.
    E’ qui, dal fondo del pozzo, che riusciremo a vedere le stelle e dare loro un nome. Dopodiché, si tratta di non perderle di vista.

    Mi viene ancora in mente la foto del tuffo dalle Twin Tower. Quell’uomo è effettivamente senza speranza. Sappiamo che dopo qualche secondo dallo scatto dell’obbiettivo si sarà sfracellato al suolo. E lo sa anche lui. Cade a testa in giù senza alcun appiglio, senza alcuna possibilità. Ancora qualche attimo, un respiro, e poi: nulla.
    Essere senza speranza è essere come quell’uomo. In caduta libera. Abbandonati ad un destino che ci ha già afferrati, e alla cui direzione non sappiamo come imprimere una svolta.
    Ma è legittimo sentirsi così? Non sarà una distorsione della vista, nonché una carenza interpretativa e immaginativa, che non riesce a farci gettare lo sguardo al di là di quell’immagine e interpretarla in modo che sia utile alla vita, per opporci con decisione al lasciarci trascinare dove l’orrore cerca condurci, come foglie secche staccate dall’albero e senza più linfa?
    L’orrore ci rende inermi. Le uniche armi che possiamo sfoderare per difenderci dall’orrore sono la speranza e la ragione. Se qualcuno ne conosce altre: lo dica.

    “Desiderio comporta bisogno; è l’appetito della mente, anch’esso naturale come la fame per il corpo… La maggior parte (delle cose) derivano il loro valore dal soddisfare i bisogni della mente.”, (N. Barbon; nota n. 2 cap. primo; Il Capitale: Marx).

    Ma qual è il bisogno necessario alla nostra mente, ora? nonché alla realtà del mondo in cui siamo partecipi e immersi, ma spero non sommersi?
    La nostra mente ha bisogno di ritrovare la speranza – di afferrarla e tenerla stretta: come un naufrago afferra l’albero della zattera che è l’unica cosa che resta dopo che la tempesta ha già fatto colare a picco la nave.
    Magari è un’immagine un po’ esagerata, ma: a mali estremi, estremi rimedi!
    E se i naufraghi, tutti quanti, si mettessero insieme, riunissero le loro forze per giungere all’approdo, partendo dallo stesso luogo? Credo che, anche se è espressa in forma – non so dire se retorica o metaforica o antiquata o semplicistica – l’idea di fondo è questa.
    Il compito non solo dell’intellettuale o di ogni filosofo o insegnante, ma di ogni uomo consapevole, è dare il suo contributo per diffondere le idee: ma quali idee? Poche e chiare, o sintetiche e confuse?
    Un chiacchiericcio a volte insopportabile di un coro di voci discordanti che non riescono a impegnarsi in un ‘dialogo’? come un’Idra dalle mille teste?

  3. Mi Says:

    …“noi non ci conosciamo così bene come ci conoscono gli altri, e gli altri non si conoscono così bene come li conosciamo noi. Questo è il destino dell’uomo, egli è così dominato dai propri interessi e dalle passioni da non riuscire ad ascoltare, a prestare attenzione a ciò che in fondo anima tutti”.
    (Da un’intervista a G. Gadamer: Il compito dell’intellettuale – 13/01/1999)

    “… Il marxismo è entrato in crisi più volte nel nostro secolo. Cioè praticamente il marxismo indicava semplicemente – e soprattutto l’interpretazione che si faceva del marxismo – come i problemi dell’umanità fossero tutti economici e non si trattasse invece di costruire un nuovo uomo con altri valori, una nuova umanità con altri valori che non fossero quelli del successo, dell’arricchimento, del saccheggio, della rapina.
    Ed in sostanza l’Europa è rimasta quella dei mercanti, è rimasta quella delle gare economiche, quella delle preoccupazioni finanziarie e delle scalate alla ricchezza. La habendi rabies, “l’avidità di possesso”, che caratterizza oggi tanta parte del mondo, e che sembra al centro degli interessi del mondo, fu criticata invece dai grandi intellettuali dei secoli passati. Oggi naturalmente spetta agli economisti, ai filosofi, agli scienziati saper immaginare un nuovo mondo, saper indicare le vie d’uscita da questa gravissima crisi.”
    (idem come sopra)

  4. Mi Says:

    “Atemkristall” (Cristallo di fiato)

    “Spazzata via dal
    vento raggiante del tuo linguaggio,
    la variopinta chiacchiera dell’esperienza
    ammucchiata – la poesia dalle cento
    lingue, menzognera,
    il niente di poesia.

    Sgombrato
    dal moto vorticoso,
    libero
    è il sentiero nella neve
    dalla forma umana,
    la neve penitente,
    verso le tavole del ghiacciaio,
    verso le stanze ospitali.

    Al fondo
    del crepaccio dei tempi
    nel
    favo del ghiaccio
    attende, cristallo di fiato,
    la tua non intaccabile
    testimonianza.”

    (Paul Celan: da ‘Chi sono io? Chi sei tu?’, pag. 77, di G. Gadamer)

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/05/13/poesia-e-filosofia-1-%e2%80%93-h-g-gadamer-legge-paul-celan/#more-1536

    «Wortaufschüttung». (?)

    Ammasso di parole, vulcanico,
    sopraffatto dal fragore del mare.

    Sopra,
    la ciurma fluttuante
    delle anticreature: lei
    issò la bandiera – copia e imitazione
    incrociano vane seguendo il tempo.

    Fin che tu lanci fuori
    la parola-luna
    donde accade del riflusso il miracolo
    e il cratere,
    al cuore conforme,
    testimonia scoperto degli inizi,
    le nascite
    regali.

    (idem, come sopra)

  5. Mi Says:

    … molto semplicemente, per differenti capacità di comprensione…
    questa – io la trovo bellissima! – illuminazione…

    *ILLUMINAZIONE DAVANTI AL BANCO DEI SURGELATI*

    anche la sofferenza
    ha la sua data di scadenza

    (da Nuove Poe di Francesca Genti)
    … molto semplicemente, per differenti capacità di comprensione…
    questa – io la trovo bellissima! – illuminazione…

    *ILLUMINAZIONE DAVANTI AL BANCO DEI SURGELATI*

    anche la sofferenza
    ha la sua data di scadenza

    (da Nuove Poe di Francesca Genti)

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