DIO E’ VEGETARIANO (e forse pure androgino)

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Sollecitato dal libro di Aldo Schiavone Storia e destino (di cui parlerò in un prossimo post), mi sono riletto l’inizio del “libro dei libri”, e ho scoperto alcune cose molto interessanti. E’ incredibile quanto una rilettura di passi noti e memorizzati da sempre, possa a volte essere sorprendente. Comunque, si prenda quel che sto per dire per una liberissima interpretazione di un non credente, nonché di un profano – non essendo io esegeta o esperto di sacre scritture. Del resto la Bibbia non è un testo scientifico, né vi si discetta di teorie fisiche o di teoremi matematici da dimostrare, e dunque non si può far altro che interpretare.

Ma vediamo un po’ cosa succede in principio. Nel primo capitolo della Genesi si racconta, come tutti sanno, di come Dio abbia creato il mondo. La prima cosa che colpisce è il nesso che si viene a istituire tra il dire, il fare e il contemplare: il creatore usa sempre questa sequenza, quasi in maniera meccanica, per forgiare il mondo. Prima la parola (una sorta di abracadabra, che infatti è un termine di probabile derivazione aramaica: Avrah KaDabra che significa Io creerò come parlo….), poi l’azione (o il lavoro), infine il fermarsi a guardare: e Dio vide che era cosa buona, è il ritornello con cui sempre l’atto si conclude.

Dunque, Dio crea in successione (poco importa se logica) i cieli, la terra; la luce, le tenebre; il firmamento; la terra asciutta e i mari; i vegetali (si insiste qui sull’ingegnoso sistema della riproduzione tramite semenza, dunque sul concetto ante litteram di Dna!); è quindi la volta dei “luminari” o delle luci: la luna, il sole, le stelle; poi è il turno degli animali: prima quelli marini (mostri compresi), poi i volatili, infine i terrestri (sembra quasi il ciclo evolutivo in epitome); e finalmente si arriva all’uomo, cui viene assegnato il compito di dominare sulle altre specie.

Ma è a questo punto che vanno fatte due importanti precisazioni: il versetto 27 dice che Dio lo fece a sua immagine e che maschio e femmina li creò. Ciò è in contraddizione con quanto raccontato dal successivo capitolo 2, versetto 22, che racconta la famosa storia della costola. Ma io, nella mia liberissima interpretazione, propenderei per la tesi della priorità ontologica: i giochi vengono decisi in principio, nel tempo dei sei giorni della creazione. E siccome maschio e femmina, e a sua immagine li fece, ergo: Dio è senz’altro androgino!

A proposito poi del dominio sugli animali di cui si parla nei versetti 26 e 28, ciò non riguarda affatto il cibarsene. Infatti il versetto 29 recita: “E Dio disse: ‘Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme: questo vi servirà di nutrimento”. Il versetto 30, poi, estende il vegetarianesimo a tutto il regno animale (tutte le creature che hanno “soffio vitale”, e dunque dotate di “anima”). Se ne può dedurre che in origine gli animali che popolano l’Eden si nutrono soltanto di vegetali, senza divorarsi tra di loro.

Tutto ciò viene realizzato e fissato sul limitar del sesto giorno – quando dunque la creazione è compiuta e perfetta. E i giochi sono fatti, rien ne va plus potremmo dire! A quel punto Dio – vedendo che tutto ciò – il tutto! – è buono, decide di riposarsi. Quello che succede dopo è un’altra storia…