PYR KAI YBRIS

valle-di-silenzio.jpg

“E’ dolce, quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare,
guardare da terra il grande travaglio di altri;
non perché l’altrui tormento procuri giocondo diletto,
bensì perché t’allieta vedere da quali affanni sei immune.
E’ dolce anche guardare le grandi contese di guerra
ingaggiate in campo, senza alcuna tua parte di pericolo…”

Chissà se i sentimenti espressi con tanta chiarezza da Lucrezio all’inizio del secondo libro del De rerum natura, venivano provati e condivisi anche dalle variegate e ineffabili torme di piromani che hanno infestato la nostra estate mediterranea. Un po’ me li immagino: appiccare l’incendio e poi contemplare da lontano, al sicuro, il frutto della propria insulsa capacità di innescare una tale potenza distruttiva… guardare alberi, cespugli, macchia, volatili, animali, umani, case, strade, orti, filari, il tutto che viene divorato da un’immensa quanto folle opera “purificatrice” (magari il latino purum, di origine indoeuropea, ha a che fare con pyr, il termine greco per indicare il fuoco…). C’è poi un tale abisso tra la mediocrità del gesto e la terribile grandiosità del risultato, da lasciare talvolta storditi, esterrefatti.
Quel che però si contempla il giorno dopo il misfatto, non ha più molto a che fare con la categoria del “sublime”: la terra violacea e i tizzoni neri ormai spenti e gelidi, i fianchi scoscesi e desertici della montagna, una scurità inqualificabile, scheletri e fantasmi di alberi come mani e braccia impietrite verso il cielo, l’assenza di vita che aleggia tutt’attorno, un silenzio innaturale, un’impressione di totale definitivo sradicamento, come se lì si fosse aperta una inguaribile ferita sul nulla. La metafora perfetta del nichilismo che avanza.

Ricordo che da bambino, a scuola, ci dicevano che “l’uomo primitivo aveva scoperto il fuoco”. Naturalmente quello “scoprire” aveva un significato molto più vasto e complesso, visto che il fuoco c’era già in natura: si trattava in realtà di imparare a gestirlo e di misurarsi con quell’immane potenza.
Eraclito, uno dei più grandi filosofi greci, dedicò al “fuoco” grande attenzione: il filosofo del perenne fluire delle cose, del divenire, del contrasto e della dialettica non poteva non rimanere colpito da quell’elemento così insolito e terribile. Il fuoco si alimenta divorando, permane fluendo, sta e si muove, dà vita (calore, cibo) e morte allo stesso tempo. Esso ha a che fare con l’indigenza e la sazietà, la guerra e la pace (frammento 65); è addirittura ciò che giudicherà e condannerà tutte le cose (66); il fuoco è sempre vivente (30), scambio universale (67, 90), movimento e ciclo eterno (76), ciò che governa tutte le cose (64).
Ma proprio di fronte a un fenomeno così potente della natura – al punto da esserne quasi forma e sostanza, pilastro cosmologico, se non materialmente certo simbolicamente – si deve esercitare la massima cautela: il fuoco va governato con il lògos, con la misura:

“Bisogna spegnere la dismisura (ybris) più di un incendio” (43).

Il termine greco ybris è traducibile con insolenza, tracotanza, violenza, prepotenza. Ma il suo significato filosofico riguarda più precisamente l’oltrepassamento della misura, la sfrenata insensatezza, l’agire contro gli dei, ma anche contro il lògos, la ragione.
La lezione di quest’estate, come la lezione di tutti i giorni, è che delle due l’una: o il nostro rapporto con l’essere rientra nel binario della misura, della ragione, del lògos, oppure finiremo per essere divorati dal fuoco della ybris, della nostra smisurata, stolta e insensata tracotanza.

(foto di Saltatempo)

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9 Risposte to “PYR KAI YBRIS”

  1. ro_buk Says:

    Per fortuna la forza della natura è superiore alla mediocrità dell’essere umano. La natura vincerà proprio perchè l’uomo non riuscirà mai ad “usarla” con parsimonia e giudizio.

  2. ARES Says:

    ARES

    Ma!! .. non capisco..
    ..come siamo arrivati all’ybris.. partendo da quei cialtroni che hanno appiccato il fuoco ..??

    … penso che avesso altri e piu’ calcolati intenti.. che nulla hanno a che fare con l’olrepassamento(superamento del libite)..

    ..
    non fateci caso.. oggi non capisco un sacco di cose.

  3. md Says:

    Guarda caso ho tra le mani proprio in questo momento, per motivi di lavoro, “Schock economy”, l’ultimo libro di Naomi Klein, l’autrice di “No logo”. Sottotitolo dell’edizione italiana: L’ascesa del capitalismo dei disastri. L’Introduzione si intitola: Il fascino della tabula rasa. Tre decenni passati a cancellare e rifare il mondo.
    Mi pare piuttosto eloquente…

    @Ares: il mio riferimento all’ybris aveva un significato teoretico, “metafisico” se vuoi. In realtà è chiaro che dietro la mano dei piromani (e dei fautori di disastri o dei profittatori ex-post dei disatri) ci sono corposissimi interessi materiali.
    Tuttavia non va trascurato l’elemento irrazionale, nichilistico e distruttivo del neoliberismo.

  4. ARES Says:

    ARES

    Si.. capisco, capisco.. pero’ accostare quegli omuncoli al termine ybris.. mi pare che li nobiliti.. rendendoli quasi delle figure necroticoromantiche.. sput!..

    hem ..scusate il trasporto emotivo culminato con la fuoriuscita dello stesso..

    Poi non capisco come da quegli omuncoli.. siamo arrivati al libro della Klein , forse perche’ la Klein parla della stessa categoria di omuncoli, allargando le azioni di quel piccolo gruppo di insignificanti esseri monopensanti.., a una categoria piu’ ampia della quale sono solo un sott’inseme, ma della quale assumono le caratteristiche piu’ rappresentative ??
    caspita che volo !!

    Questi analisti da spiaggia come Naomi Klein.. ultimamente mi stanno stufando..
    Gli istinti distrutivi appartengono solo a determinate categorie umane .. che pero’ la Klein, cosi’ come fanno altri autori del genere, sembra voler appiccicare addosso all’intera umanita’ che viene, pergiunta, descritta come auto-lesionista e ancestralmente inconsapevole..

    NON ESISTE UN’ UMANITA’.. NON ESISTE L’UMANA NATURA..che palle sti sociologi CHE PALLE!!.. RIDUCONO TUTTO A CATEGORIE(che gia’ diperse e’ un operazione discutibile).. pero’poi, dopo la fatica di creare una categoria, tendono ad estendere la categoria stessa ALL’UMANITA’ INTERA .. tornando indietro come dei COGLIONI!!

    Perche’ non si fanno nomi e cognomi !!!..

    Cosi’ si alimenta il concetto di “SISTEMA”.. che safforza gli omuncoli e li cela sotto un concetto tanto astratto e sfuggente!!!

  5. md Says:

    No no, i nomi, i cognomi e i luoghi della “shock doctrine” la Klein li fa eccome, e in maniera circostanziata, altro che analisi da spiaggia: Ewen Cameron, Milton Friedman, Pinochet, von Hayek, la Thachter, Paul O’Neil… l’Iraq, l’Afghanistan (naturalmente), il Sud-Est asiatico post-tsunami, New Orleans, il neocapitalismo russo… la lista è lunga, ma non è l’umanità intera!

  6. ARES Says:

    ARES

    Mi sa che questo libro della Klein lo leggo!!.. si..si

  7. md Says:

    Bravo Ares, così magari fai anche una recensione per il blog…

  8. mario Says:

    Opportunista….sorrido,sperando che non arrvi il fulmine. Ma non è che per caso questi pur acculturati scrittori,per dovere di contratto ogni tanto buttano giù due righe immettendoci anche le loro frustrazioni delle quali noi faremmo volentieri a meno?
    Lo scrittore che denuncia,che porta a galla le nefandezze di alcuni sistemi che non fanno rintanare la nostra memoria,è una cosa utile, ma un rigo di speranza per noi che ci arrabattiamo tutti i giorni e con fatica non vogliamo dimenticare la conoscenza
    è così difficile donarlo?

  9. Giuseppe Campolo Says:

    Ciao. Premesso che gradisco questa tua iniziativa per filosofare, segnalo un concorso letterario internazionale in due lingue che, benché non sia propriamente filosofico, vi ammicca: “Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic?”
    Si trova qui:
    http://bosconedelcovic.altervista.org/
    Grazie per la divulgazione.
    Un abbraccio.
    Giuseppe

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