FECCIA MIGRANTE

passaggio-migrante.jpg

Mi verrebbe da dire che solo chi è stato a suo tempo migrante può capire, immedesimarsi, penetrare in quegli spiriti e in quei corpi ondeggianti, stipati, fragili, insicuri, spesso sfruttati e schiavizzati, talvolta sconfitti e spezzati. Ma: 1) purtroppo succede che talvolta la memoria diventi corta, anzi cortissima, sommersa magari dallo scintillìo dei beni di consumo; 2) e poi, la sympàtheia, quella conformità del sentire, quella vibrazione concorde, quel sentire e soffrire insieme, sentire all’unisono – un sentimento profondamente filosofico, che è un con-essere, un con-esistere, un con-vivere senza del quale si è perduti –, ebbene non sempre si attiva.

Gianni Biondillo nel suo ultimo romanzo, Il giovane sbirro, ha scritto una pagina straordinaria di sympàtheia che non posso non riportare per intero:

“C’era tutto il mondo in quelle file. Peruviani, magrebini, nigeriani, rumeni, ecuadoriani, cinesi, brasiliani, bulgari, senegalesi, pakistani. Tutto il mondo che premeva da anni alle porte dell’Italia e l’Italia che li raccoglieva a mazzi, senza un ordine logico, un po’ li distribuiva nelle cave di pietra, nei cantieri, nei campi di pomodoro, nelle fabbriche abusive, negli allevamenti di bestiame, per quattro soldi, senza sicurezza alcuna, lasciandoli dormire in stamberghe esattamente come era capitato due generazioni prima agli stessi italiani in giro per il mondo, additati a portatori di peste, di malattie, di degenerazioni umane e sociali, diffusori di fanatismo religioso, mangiacipolle, mangiaglio, mangiapeperoncino, puzzolenti delinquenti, assassini, accoltellatori, stupratori. E ora finalmente l’Italia si vendicava, ora che i soldi non venivano più dalle rimesse degli emigranti nelle Americhe, ora che ci si fregiava di essere una delle otto nazioni più ricche del mondo, finalmente poteva, da popolo sfruttato, diventare popolo sfruttatore, indice vero di ricchezza libertaria. Ed in fondo perché dimenticarlo? Forse che gli antichi filosofi ateniesi non avevano gli schiavi? Forse che i fondatori della carta costituzionale americana non avevano gli schiavi? Forse che la democrazia, perché funzioni come un grazioso carillon, non ha bisogno di nascondere sotto il tappeto tutta la sporcizia? Ed ecco, il-giovane-sbirro.jpgliberatorio, purgante quasi, finalmente giunto il momento di dare a qualcun altro l’epiteto di mangiacipolle, di stupratore, di fanatico religioso. Liberarsi dal sé, elevarsi a divinità. Prima che la marea – fatta di miliardi di delinquenti stupratori mangiacipolle – pressante fuori dalle porte del nostro giardino, con tutta la sua volgarità, distrugga lo steccato e tracimi definitivamente, in quel prato così ben rasato dal nostro amabile giardiniere filippino, che lui è come uno di casa, uno di famiglia, e io non sono di certo razzista, è che loro sono troppi, diciamocelo. E dunque, raccolti a mazzi e mandati a morire caduti dalle impalcature nei nostri cantieri edili, o bruciati vivi nei sottoscala a produrre falsi abbigliamenti griffati, ogni tanto il democratico popolo italico sentiva il bisogno di agguantarne, a caso, una manciata di questi ingrati giramondo per rimandarli al loro paese, come fosse l’offerta votiva da farsi, ogni tot, al Dio dei bei tempi andati, quando tutti ci si conosceva, si lasciava la porta di casa aperta e qui era tutta campagna. Qualche politico lombardissimo aveva alzato la voce ed era scoppiata una caccia al clandestino che a confronto una derattizzazione nelle fogne di NYC sembrava cosa da educande. Gli zelanti servitori dello Stato servivano, servi, e nulla spiegazione chiedevano. Questa è la potenza della legge, che ci sovrasta e ci permette di far dormire sonni tranquilli alla nostra coscienza. I servitori servivano, da giorni, con uno zelo peloso, raccoglievano tutto ciò che trovavano per strada e lo portavano nei CPT. E poi smistavano per città, per paesi, a Crotone, a Bari, a Bologna. Che qui, in via Corelli, si scoppiava da settimane. Altro che 120 persone di massima capienza. Non si sapeva più dove metterla questa feccia migrante…”

Fotografia di ro_buk

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21 Risposte to “FECCIA MIGRANTE”

  1. md Says:

    Riporto una e-mail che ho ricevuto oggi (e che sottoscrivo pienamente) dalla mia amica Nicoletta, nella quale viene riportato uno schifosissimo brano razzista e xenofobo di Beppe Grillo.

    “Ciao, con estremo disgusto vi invio questo testo di Grillo, perché sia chiaro chi è il soggetto a cui molte/i stanno delegando la propria voce. Spero di cuore che chi ha ingenuamente creduto nel nazionalpopolare V-day ed è accors* a firmare le sue inutili petizioni oggi gli urli in faccia ciò che si merita.
    Allego vignetta di Vauro, che dedico soprattutto ai “grillini” che ancora resteranno tali.
    ciao, Nic

    Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi. Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. L’obiezione di Valium è sempre la stessa: la Romania è in Europa. Ma cosa vuol dire Europa?
    Migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all’altro?
    Senza la conoscenza della lingua, senza possibilità di accoglienza?
    Ricevo ogni giorno centinaia di lettere sui rom.
    E’ un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Si poteva fare una moratoria per la Romania, è stata applicata in altri Paesi europei. Si poteva fare un serio controllo degli ingressi. Ma non è stato fatto nulla.
    Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve, cosa governa? Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari. Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati.”

  2. ARES Says:

    Ma questo brano da dove e’ stato estrapolato?… ineffetti e’ raccapricciante.. non ho mai creduto al fenomeno Grillo..ma questa mi pare proprio lontana dall’idea che mi ero fatto..
    ma non sono parole di Calderoli ??

  3. md Says:

    Il testo è di Grillo, pubblicato sul suo blog:
    http://www.beppegrillo.it/2007/10/i_confini_scons.html

  4. milena Says:

    Proprio ieri sul Manifesto ho letto un bell’articolo di Alessandro Portelli, “L’antipolitica non esiste”: una attenta riflessione sul “caso Grillo”.
    Dice:
    “Mettiamolo subito in chiaro. L’antipolitica non esiste. Quello che chiamiamo antipolitica è solo politica che si esprime in luoghi e forme non convenzionali, e con contenuti talora altri rispetto alla politica abituale, talora affini. (….) Dipende. Dopo tutto il compito della politica è di distinguere.
    Se un Beppe Grillo denuncia i monopoli e le multinazionali, e cerca alternative ai consumi, è una cosa; se inneggia ai “sacri confini” della patria violati dall’ondata di rumeni e rom, è un’altra. (…). Ecc.

    E la vignetta di Vauro, “Grillo contro i rom”:
    – Ma perché ti frughi nelle tasche?
    – Vedo se mi è avanzato un “Vaffanculo” anche per lui”.

    (troppa notorietà deve avergli dato alla testa! bisognerebbe proporgli l’aureola di “Santo subito”…)

  5. milena Says:

    Vista la foto di ro_buk, oltre che immedesimarsi si potrebbe dire: provatevi a mettervi nelle loro scarpe!
    E con questo non voglio alludere al quasi omonimo film americano con Camerum Diaz, bensì al verso di una poesia di Brecht (mi sembra si intitolasse “A quelli nati dopo di noi”) di cui ricordo vagamente un frammento:
    “Infatti, camminavamo, cambiando più spesso paesi delle scarpe”, diceva, riferendosi al suo esilio in vari paesi, di quando anche lui “viveva in tempi bui”.
    I tempi però non hanno mai smesso di essere bui. E anche qui in Italia c’è un buio pesto.
    O almeno, per alcuni sono sempre bui, e per altri sono così ‘luccicanti’ da pregiudicare la vista, e il giudizio, di quello che realmente sta accadendo.

  6. md Says:

    Qui si può visualizzare l’efficace vignetta di Vauro:
    http://www.ilmanifesto.it/oggi/vignetta.htm

  7. ro_buk Says:

    Quante di queste vite migranti ho conosciuto? Non tantissime,ma alla fine quasi tutte con la stessa storia.Una storia fatta di viaggi disperati,lavori sottopagati,in nero e pericolososi.Persone costrette a vivere in fabbriche dismesse su materassi recuperati nelle discariche,discariche che noi italiani riempiamo di roba vecchia.Vecchia per noi.
    Cacciati da un luogo,costretti ad occuparne un altro per esserne cacciati non appena il “fuori” si accorge di loro e protesta.
    Sulla supposta emergenza immigrazione clandestina son sempre tutti d’accordo,politici di destra e di sinistra,giornalisti di destra e di sinistra,escluse poche mosche bianche.Perchè Grillo dovrebbe essere diverso?
    Bello il brano tratto dall’ultimo libro di Biondillo,ci ricorda senza mezze parole che una volta,in altri luoghi e non eravamo noi l’emergenza.Ma in fondo noi chi?Non è proprio per questo noi e di conseguenza loro che non percepiamo più le persone in quanto tali e basta?

  8. Antonio Says:

    Se non si trovano bene che se ne tornino da dove sono venuti, non li trattiene nessuno. Mica l’ha prescritto il medico di bighellonare e bivaccare in Italia. Questa valanga di terzomondisti deve essere fermata, l’immigrazione selvaggia, il concedere tutto per forza, il buonismo stanno compromettendo igiene, decoro, sicurezza di noi padroni di casa. Le nostre belle città sono diventate dei dormitori maleodoranti a cielo aperto pieni di criminalità importata (ci basta quella locale di cui occuparci) e degrado. Immigrare dove si vuole non è un diritto divino, ognuno deve restare a casa propria, ne abbiamo abbastanza di scrocconi, lercioni, delinquenti, spacciatori, arroganti, ubriachi… che fanno comodo solo agli imprenditori disonesti, alla criminalità, alle sinistre che vorrebbero dar loro il voto e ai produttori di birra. Basta con la demagogia dei poverelli ai quali non si può dire di no, bisogna prendere atto della necessità di decoro e legalità ed attuare espulsioni massicce di chi non lavora, sporca, da fastidio, infrange la nostra legge, altro che accoglienza! Basta fare i fessi, ci stiamo facendo invadere da feccia di bassissima qualità, mentre i cervelli fuggono e gli altri paesi “importano” medici, ingegneri, informatici, imprenditori e ricercatori di qualità che portano progresso noi ci becchiamo pezzenti, lavavetri, questuanti e zingari ubriaconi che non servono, delinquono e costano cari (tanto paga Pantalone!), mentre il denaro pubblico dovrebbe essere usato per noi cittadini e per aiutare gli Italiani in difficoltà: anziani, disoccupati, famiglie numerose ecc… non per regalare case e welfare ad extracomunitari e rom! Sfido che vengono tutti quì, grazie alle coccole dei buonisti! Ma svegliamoci, basta migranti, non è razzismo, è realismo e pragmatismo! Gli Italiani prima, poi se avanza qualcosa si vedrà…

  9. Andrea Says:

    Ciao Antonio,
    che brutto Natale che devi aver passato… coraggio, vedrai che ci saranno tempi migliori.

  10. md Says:

    Sì Andrea, hai ragione, tutto quel rancore e quel livore il giorno di Natale… povero Antonio! Probabilmente avrà passato la sua giornata a immaginare nuovi forni da aprire dove bruciare un po’ di feccia… ma bisognerà costruirli belli grandi, dato che ci sono alcune decine di milioni di italiani in giro per il mondo, magari qualcuno dei “padroni di casa” si ricorderà che anche loro hanno rovinato il decoro e pisciato sui muri per decenni, e chissà mai che in tempi di crisi ce ne voglia rimandare indietro un po’…

  11. Luciano Says:

    Salve.
    Probabilmente il giudizio di Antonio è dato “di pancia”, qualcosa che gli è uscito fuori senza il filtro del perbenismo di cui un po’ tutti siamo circondati. Però un errore che alcuni troppo spasso fanno è quello di ridicolizzare quel che gli altri pensano. Anzi, devo dire che il tono pietistico (“povero stupido, senti questo sub-umano che cosa dice”) del commento alle sue parole non credo sia migliore delle parole stesse. Io non lo conosco, Antonio, non so dove vive, però so che quanto afferma lo pensano in molti. Per esempio lo pensano tante donne che non riescono a trovare più da lavorare ad ore presso le famiglie, oppure lo pensano quelli che rientrando a casa trovano l’extracomunitario ubriaco che piscia accanto al portone quando non nell’androne del palazzo. O ancora, quelli che vedono gli zingari circondare la gente, distrarla e poi rubare dalle loro borse. O peggio ancora aggirarsi per le vie del centro delle grandi città con un pezzo di cartone in mano, il ferro del mestiere, e guardare le persone come fanno i leoni con i branchi di gazzelle in attesa di abbeverarsi.
    Io sono stato fortunato, ad esempio. Nel mio quartiere ci sono persone che provengono da varie parti del mondo: a fianco del mio portone c’è un negozio gestito da due cinesi simpaticissimi che mi salutano non appena mi vedono (e che io ricambio con cordialità) ed hanno una bambina, Alessia in italiano, deliziosa. Poi non troppo lontano da casa c’è un bar, proprietario cingalese, baristi italiani e nordafricani. Entrare è un piacere perché la gentilezza è di casa. Nel mio stesso palazzo abitano una coppia, moldavi, che ogni volta che mi incontrano mi sorridono e mi salutano come se ci conoscessimo da sempre.
    Però a volte capita, come stamane di vedere degli zingari uscire da una frutteria con della frutta (banane) sbucciarla, dividersela e buttare le bucce per terra. Oppure frugare nei secchioni della spazzatura e rovesciarne il contenuto per terra.

    Di episodi così (sia quelli buoni che quelli cattivi) ciascuno ne potrebbe raccontare a decine se non a centinaia. Il problema dell’emigrazione è complesso e ovviamente non sarà risolto né dall’ “accogliamoli tutti” né dal “rimandiamoli tutti a casa loro”.

    La logica per cui noi siamo stati emigranti quindi adesso zitti e mosca non regge, e non regge per il semplice fatto che le nostre condizioni economiche non sono come quelle dei paesi in cui andavamo (e infatti noi siamo spesso soltanto un paese di passaggio). Tenendo conto della attuale situazione ( uso sempre più cospicuo di cassa integrazione, licenziamenti) è possibile che chi arriva da noi lasciando un inferno di povertà possa cadere in un inferno peggiore perché viene dalla disillusione di una vita migliore. Tralascio poi la differenza di trattamento a cui venivano sottoposti gli italiano quando andavano in Svizzera, in Germania, negli USA. Da noi questo avviene in misura minore (sarebbe ipocrita dire che vengono accolti bene), forse anche grazie alle organizzazioni laiche ed ecclesiastiche che tentano di occuparsi di loro. Spesso non ce la fanno e questo è il motivo della presenza sulle nostre strade di ragazzine che sono costrette a vendersi per far mangiare qualche schifoso. Una parola su questi delinquenti. Dietro di loro ci sono sempre gli italiani, è ovvio. Nessuno fa fare il padrone ad un altro in casa sua. Per cui se questi delinquono lo fanno per conto o comunque con il “permesso” dei delinquenti locali.

    Una parola sul luogo comune”fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Non è vero. E’ chiaro che arrivando in un paese che non conosco, senza soldi, senza parlare la lingua, se voglio sopravvivere devo fare qualsiasi lavoro. Molti di loro hanno titoli di studio non riconosciuti qui in Italia quindi è ovvio che siano costratti dalla contingenza della loro condizione a svolgere le mansioni più umili. Difatti non appena stanno in condizioni migliori cercano di aprire un’attività commerciale.

    Chiaramente, chi ha un buon lavoro nel suo paese, qui (o altrove) non ci viene. Questa è un’ovvietà per dire che chi arriva da noi lo fa perché ha bisogno. E’ nostro dovere aiutarli nei limiti delle nostre possibilità, ma non percé anche noi siamo stai migranti, ma per il semplice fatto che sono esseri umani.

    Allo stesso tempo bisognerà cooperare con i paesi di provenienza per alleggerire, se non eliminare, le cause che generano il flusso migratorio.

    Però, ripeto, non credo sia la mossa giusta affrontare la discussione su questo come su molti altri temi non riconoscendo la stessa dignità ai giudizi altrui quando non sono come i nostri. Le opinioni sono sempre molteplici e a meno che non incitino all’azione violenta contro qualcuno, vanno rispettate. Si possono e si debbono confutare con la forza dei propri argomenti, non trattando chi li esprime come se fosse un povero idiota. Con l’atteggiamento “adesso spiego alla tua povera testolina come stanno le cose, ammesso che tu possa capirlo” non andiamo da nessuna parte.

    A presto.

    Luciano

  12. md Says:

    caro Luciano, non ho in questi giorni energie sufficienti per discutere di una cosa così complessa come l’immigrazione, di cui peraltro mi occupo da circa vent’anni (non a parole, ma nei fatti, visto che ho ospitato immigrati, fatto corsi di lingue, organizzato attività, ecc.);
    il tono di Antonio non era affatto interlocutorio, e non vedo come altrimenti gli si potesse replicare… non credo nel dialogo ad ogni costo, specie se l’interlocutore parte dal presupposto che esistono umani di serie A e umani di serie B; detto questo, siccome non penso nemmeno che Antonio sia un subumano (perché non esistono subumani, ma soltanto umani talvolta troppo umani), gli è sempre concesso il diritto di replica…

  13. Luciano Says:

    Salve.
    @MD
    Non mi riferivo infatti al tuo commento, che appunto ricalca quello che dicevo nel mio intervento.
    Il problema è più generale, ma il fatto che tu ne sia immune è contenuto già nella tua risposta.
    A presto.

    Luciano

  14. Andrea Says:

    Mannaggia quanto è utile avere qualche (buona) lettura filosofica alle spalle…
    Kant, Per la Pace Perpetua, Terzo articolo (il diritto cosmopolitico):
    “Ospitalità significa il diritto che uno straniero ha di non essere trattato come un nemico a causa del suo arrivo sulla terra di un altro”. Il “diritto di visita…spetta a tutti gli uomini… in virtù del diritto della proprietà comune della superficie terrestre, sulla quale, in quanto sferica, gli uomini non possono disperdersi all’infinito, ma alla fine devono sopportare di stare l’uno a fianco dell’altro”.
    E soprattutto (da mandare a memoria): “NESSUNO HA PIU’ DIRITTO DI UN ALTRO AD ABITARE UNA LOCALITA’ DELLA TERRA”, per via del “DIRITTO ALLA SUPERFICIE CHE APPARTIENE IN COMUNE AL GENERE UMANO”.
    Sono felice di pensarla con la testa di Kant.

    Su una cosa concordo con Luciano: il rispetto ai migranti glielo si deve in quanto esseri umani.
    E se qualcuno a dato del subumano a qualcuno – cioè non riconoscendogli pari dignità – questo non sono io.

  15. Luciano Says:

    Salve.
    @Andrea
    “..che brutto Natale che devi aver passato… coraggio, vedrai che ci saranno tempi migliori.”

    Io come al solito ho esagerato, soltanto per provocare una reazione. Però, al di là del fatto se concordi con te o con Antonio, quello scritto sopra è il tono pietistico di cui parlavo. Certo nessuno dà del subumano a nessun altro, ma il tono mi sembra chiaro. “Poverino, hai avuto dei brutti problemi e allora nella tua testolina si formano tutte quelle scemenze che tu credi idee perché non sei avvezzo ad averne…ma vedrai che passerà”.

    E tanto per rinfocolare una polemica, voglio sperare che non ti serva la testa di Kant per avere buone idee… Voglio dire l’avresti pensato anche tu da solo, no?

    A presto.

    Luciano

  16. Andrea Says:

    Non era affatto quello il senso del mio commento.
    Come ha osservato anche md, notavo solo che erano parole piene di livore e rancore.
    Il “pietismo” e tutto il resto ce l’hai visto solo tu, mi sembra.

    Tra l’altro, non ho capito come la pensi. Cerchiamo di prendere posizione, senza demonizzare nessuno. Sei d’accordo o no con Antonio? Dal tuo intervento non si capisce, a parte il fatto che quasi quasi dai a me del razzista.
    Tu dici che non sei né con l'”accogliamoli tutti” né col “rimandiamoli tutti a casa loro”. Questo è cerchiobottismo.
    Ad esempio, sei d’accordo sul reato di immigrazione clandestina? Cioè che si diventa criminali soltanto per la “colpa” di aver avuto in sorte di nascere in un certo luogo della terra e in un dato momento storico? Per me è aberrante. Secondo te? (“il tuo dire sia sì o no – dice il vangelo – il resto è del diavolo”).
    Confrontiamoci su aspetti concreti, senza fare il processo alle intenzioni.

  17. md Says:

    Mi ha sempre colpito quella parola italiana (derivata dal latino) che è “ospite”, una parola davvero ancipite: l’ospite è sia chi ospita sia chi viene ospitato, come a voler ricordarci la radicale comunanza del nostro provenire e della nostra condizione sulla terra.
    Ma magari prima o poi ne scriverò più diffusamente.

  18. Luciano Says:

    Salve.
    @Andrea
    Non mi sottraggo mai ad una domanda. Davanti ad un problema così complesso che coinvolge non soltanto la sfera privata (le mie concezioni etiche) ma anche quella pubblica (la mia nazione, il mio popolo, storia, lingua tradizioni) sarebbe quanto meno ainappropriato prendere una posizione come tu mi chiedi. Partiamo dall’ininzio.
    Chi intraprende un cammino come quello dei migranti non lo fa per gusto personale, ma perché vede realmente minacciata la sua sopravvivenza nel paese che l’ha visto nascere. Per questo io dico che l’unico modo per affrontare il problema è intanto valutare seriamente quale quota parte di questa immigrazione siamo in grado di accogliere in modo che possa vivere dignitosamente. e poi mettere in atto dei veri programmi di cooperazione con i paesi di provenienza perché si stabiliscano anche lì le condizioni per una crescita sociale, culturale e quindi anche economica. Con l’Africa abbiamo un debito immenso che probabilmente non colmeremo mai. Si potrebbe iniziare da lì. Non soltanto dando qualche razione di cibo, ma favorendo lo sviluppo della cultura (sia loro che nostra). E’ inutile fare i buoni samaritani con le parole per lavarsi la coscienza. Far morire di fame una persona qui invece che nel suo paese non ci rende migliori perché lo abbiamo accolto. Questo lo considero immorale. Per cui, come già ho detto chi soffre deve essere aiutato, e aiutare non vuol dire soltanto vieni ma anche ti insegno a fare. D’altra parte non posso non tener conto che se anche dal punto di vista genetico apparteniamo ad un’unica specie, la cultura ci ha suddiviso in popoli omogenei per lingua, storia, tradizioni e territorio (parlo ovviamente in generale, non dello specifico italiano). Detto questo, io amo il mio paese, la mia gente, la mia storia. Provo emozione ogni volta che sento un immigrato che parla la mia lingua e rabbia quando la sento storpiare da chi arriva qui convinto di essere il padrone. Io sono convinto che nel momento in cui si vuol diventare parte di un popolo si debbano rispettare le leggi che quel popolo si è dato. Poi esistono pure scempiagini legislative come il reato di immigrazione clandestina. Però non si deve sconfinare nell’assurdo che chiunque possa entrare come gli pare. Ricordati caro Andrea che un principio vale per tutto, non solo quando ci fa comodo.

    A presto.

    Luciano

  19. Andrea Says:

    Luciano, ti ringrazio della risposta sollecita, e mi fa piacere che anche tu ritenga ingiusto il reato di immigrazione clandestina.

    Però quando dici di provare “rabbia” quando senti “storpiare” l’italiano “da chi arriva qui convinto di essere il padrone”, pensa allo sforzo che deve fare una persona ad usare una lingua che non è la propria (l’avrai provato andando all’estero); che il “barbaro” etimologicamente è chiamato tale perché non parla la mia lingua e quindi “balbetta”, fa bar-bar, in pratica neanche parla, emette suoni inarticolati. E poi, quanto all’essere “padroni”, io credo che su questa terra, la nostra casa comune, ogni uomo da dovunque venga abbia lo stesso mio diritto ad esserlo.
    E anch’io amo la nostra cultura, la cui parte migliore penso di seguire quando dico queste cose. Penso per esempio all’umanesimo di Terenzio che diceva “homo sum, nihil humani a me alienum puto”.

    Md, belle le tue considerazioni su “ospite” e sulla reciprocità che implica. Mi auguro di poter leggerne presto.

  20. Luciano Says:

    Salve.
    Probabilmente mi sono spiegato male. Quelli di cui parli tu sono semmai quelli che mi emozionano, quelli che vengono convinti di essere padroni sono altri, hanno studiato e in tasca hanno i soldi, ma pensano di essere superiori non si sa per quale ragione (o meglio si sa ma non è questo il luogo per parlarne).

    “E poi, quanto all’essere “padroni”, io credo che su questa terra, la nostra casa comune, ogni uomo da dovunque venga abbia lo stesso mio diritto ad esserlo.”

    Ogni uomo è uguale a me come essere umano, questo è ovvio.
    Ma nel momento in cui si costituisce una comunità regolata da leggi proprie ci sono cose che sono possibili soltanto agli appartenenti alla comunità. Se ci pensi bene è ancora una volta il dilemma tra nomos e physis. Ma c’è un piccolo particolare di cui non si può non tener conto: Homo Sapiens Sapiens è un mammifero territoriale, e dalla territorialità, secondo me, discendono vari concetti quali quello di nazione e quindi di frontiera e non ultima la proprietà privata. Quindi non sarei così sicuro che chiunque possa essere padrone ovunque vada.

    Ma anche di questo ci sarà modo di parlare ancora.

    A presto.

    Luciano

  21. md Says:

    @Luciano: certo che Homo Sapiens Sapiens è territoriale, ma se già la biologia non è destino figuriamoci la “cultura” e tutti i processi ad essa legati (comprese le costruzioni identitarie, che sono sempre storicamente determinate). Sono molto fiducioso nel fatto che dalle identità, quando sono ingombranti e inibiscono la crescita comune e la comunicazione intraspecifica, ci si possa sempre liberare. Detto questo anch’io amo molto i territori, la lingua, i dialetti (che sono lingue), persino gli usi e costumi locali anche quando sono un po’ bizzarri – ma sono sempre stato curioso di attraversare tutti i confini. La mia identità ideale è quella di attraversarne il più possibile.

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