EUTANASIA

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Non enim vivere bonum est, sed bene vivere.

Poi, dopo una breve passeggiata, mi si sono chiarite le idee. Forse per effetto dell’aria luminosa e dei colori brillanti e dorati dell’autunno. E per quanto si possa avere le idee chiare in casi come questi. Ma a una conclusione sono giunto: l’eutanasia è un’ipotesi (chiamiamola così, per ora) applicabile solo in un ambito ben preciso di soggetti e a determinate condizioni. Innanzitutto solo chi è in grado di scegliere consapevolmente può invocarla. E’ eticamente inammissibile, quindi, esercitarla su soggetti non consapevoli o irresponsabili (bambini nati con gravi malformazioni o disabili gravi, ma anche, ahimé, malati terminali e incoscienti che non abbiano espresso volontà in proposito): in tal caso sarebbe omicidio, anche nei casi più “pietosi” si tratterebbe pur sempre di omicidio. Nessuno può decidere per me, ma io non devo poter decidere per altri non in grado di farlo. Ai medici, poi, deve essere vietato nella maniera più assoluta di intervenire nei casi di eutanasia. E’ ammissibile, infine, che io deleghi qualcuno a decidere per me nell’impossibilità eventuale che lo possa fare io. Questi sono i confini, mi pare al quanto ristretti, che per ora sono riuscito a tracciare.

(Due postille sono però doverose. L’inammissibilità etica a proposito di bambini malformati, non può essere estesa agli embrioni, dove prevale la priorità etica dell’autodeterminazione: la donna è un soggetto che crea vita, non un’incubatrice, e le spetta di diritto di decidere su di sé e sulla vita che è dentro di sé, che è ancora parte di sé. L’aborto non è mai un omicidio, ma la scelta di non far nascere. Seconda cosa: chi poi, una volta introdotto il doveroso testamento biologico, dovesse in tutta coscienza decidere di voler rimanere in vita grazie alle macchine per un tempo irragionevole, magari qualche decennio, dovrebbe anche porsi la domanda (etica né più né meno come la sua scelta) a proposito delle risorse sottratte ad altri; se però non se lo chiede, dovrebbe farlo la legge, magari preventivamente, non a cose fatte).

Detto questo, non credo che sui temi della bioetica ci possa essere intesa tra i due fronti – intendo quello cattolico e quello laico in senso lato, con la pluralità di tesi che lo caratterizza. Sono posizioni non mediabili, dato che da una parte si presuppone la sacralità, inviolabilità e indisponibilità della vita (si badi bene: della vita umana, non della vita in generale), vita che non appartiene agli esseri umani; mentre dall’altra si fa riferimento genericamente alla qualità della vita e dunque alla sua disponibilità ad essere modificata e gestita sul piano materiale, con tutte le varietà e differenze sociopolitiche annesse. Mentre nel primo caso l’autodeterminazione non è ammessa (dato che si è determinati da Dio), nel secondo caso è ciò che conta di più.

Seneca nelle Lettere a Lucilio affermava: “La vita, come sai, non sempre merita di essere conservata. Non è un bene il vivere, ma il vivere bene. Perciò il sapiente vivrà tutto il tempo che ha il dovere di vivere, non tutto il tempo che può vivere. Vedrà lui dove dovrà vivere, in quale società, in quali condizioni e in quali attività. Egli pensa sempre quale sarà la vita, non quanto debba durare. Se gli si presentano molte disgrazie che turbano la sua serenità, dà l’addio alla vita” (corsivo mio).

Con questo non si vuole qui fare l’apologia del suicidio. Sono già fin troppe le pulsioni di morte della nostra epoca. Ma l’eutanasia non va confusa con tali pulsioni. Essa è semmai, per lo meno concettualmente, il compimento buono di una vita buona. O, da un altro punto di vista, l’addolcimento (forse illusorio) di una condizione tragica. E’ comunque un’affermazione di vita, e non di morte. Ciò non toglie che sia un tema piuttosto complesso e delicato, che non può essere liquidato in poche battute (come del resto gran parte delle questioni etiche).

Mi pare che un buon inizio per inquadrare la discussione, sia partire dalle tesi del filosofo tedesco Hans Jonas, che non solo si dichiara cauto in tema di eutanasia, ma piuttosto restio a parlarne in termini di diritto. Perché – si chiede – dovremmo concepire un diritto di morire? Non è forse contraddittorio, rispetto alla logica affermativa e positiva dei diritti? In verità, ammette Jonas, l’eutanasia diventa un problema grave e inaggirabile nella società tecnologica proprio perché le possibilità che la tecnica medica ha aperto (e che sembrano moltiplicarsi in modo esponenziale di giorno in giorno) rendono urgente ridefinire i confini della vita e della morte, della dignità, della sofferenza, del dolore. Se non si tratta di riscrivere l’intera etica, poco ci manca: l’essere umano della Bioepoca non è ancora all’altezza (etica) delle trasformazioni che si stanno producendo. E’ come se lo spirito umano e la tecnologia fossero sempre più sfasati, con il pericolo di una divaricazione irrimediabile. Ecco perché i conflitti si vanno moltiplicando.

Ma torniamo a Jonas e al suo punto di vista. Tre sono le argomentazioni più interessanti del suo ragionamento:
a) la distinzione tra eutanasia passiva e attiva
b) il potere del medico
c) il rapporto tra etica e compassione

Mentre lasciar morire è un atto etico e razionale, quando non compassionevole, altro discorso è il prevedere la possibilità di procurare (o darsi) la morte in modo attivo. Un conto, cioè, è porre fine alla vita di un soggetto in uno stato terminale o vegetale, staccando la spina come si suol dire, altro è stroncare la sua vita in maniera attiva. In realtà la distinzione è così sottile e ambigua da risultare talvolta vano invocarla, ma tuttavia è una distinzione concettuale di cui tener conto.

Jonas rifiuta poi recisamente di delegare tale potere al medico: “Il ruolo dell’uccidere non deve mai competere al medico, in ogni caso il diritto non deve mai riconoscerglielo”, questo perché verrebbe a snaturare l’essenza stessa e il ruolo della medicina nella società. Il medico è il guaritore e lenitore della sofferenza, e non può trasformarsi nel boia del suo paziente.

Per quanto concerne infine il rapporto tra etica e compassione, da una parte Jonas sembra affermare la priorità della prima, e dunque che la decisione dovrebbe prevalere anche nel caso della sofferenza di un singolo, a salvaguardia della norma etica: il confine del lasciar morire, per quanto teorico, non deve mai essere varcato, anche se ciò provoca terribili sofferenze; d’altro canto egli afferma che “da ultimo e nelle situazioni estreme veniamo riportati alle decisioni solitarie dell’amore”. Come dire che in tali generi di decisione c’è un residuo insondabile e indecidibile, qualcosa di insoluto cui ci dobbiamo rassegnare con umiltà.

Mi pare che delle argomentazioni di Jonas siano senz’altro da accettare quelle relative al potere decisionale del medico, mentre del tutto assente è il principio, a mio avviso cruciale, dell’autodeterminazione. Del resto vent’anni fa non si parlava di “testamento biologico”, non almeno nei termini in cui se ne parla oggi. Quel che invece mi lascia perplesso nel ragionamento di Jonas, è la confusione tra suicidio ed eutanasia, due scelte che io trovo radicalmente diverse, per quanto entrambe attinenti alla sfera più intima (e insondabile) della vita individuale.

Nel suicidio c’è un elemento tragico che nell’eutanasia viene ad eclissarsi. Il suicidio è frutto dell’intollerabilità di una vita, mentre l’eutanasia dell’intollerabilità di una condizione di sofferenza – il morire, che non coincide con la morte – protratta al di là di ogni ragionevolezza. Il primo attiene più a condizioni e pressioni provenienti dall’esterno, l’altra a qualcosa che proviene dall’interno, e che, mi verrebbe da dire, ha a che fare con ciò che è più interiore e solitario, una forma estrema del pudore e della dignità che non vuole mostrarsi all’esterno. Sono entrambe vie d’uscita estreme, che personalmente ritengo di dover annoverare tra le possibilità che mi sono date. Del resto, si può essere più amanti della libertà che della vita, come ci insegnano Diogene di Sinope che morde il proprio respiro affinché non prevalga la necessità della morte, o lo stoico e repubblicano Catone Uticense, suicida virtuoso che il cristianissimo Dante mette a guardia del Purgatorio.

Rimane il fatto che, nonostante tutta la nostra spocchiosa protervia e l’ovvia constatazione che non siamo figli di Dio perché non c’è nessun Dio, alla fine a trionfare sarà comunque la morte, signora e padrona. Siamo esseri fragili, finiti e mortali, e per quanto artificiali e postnaturali ci vogliamo credere, la “natura” nella sua crudezza e brutalità, alla fine, torna sempre a chiederci il conto.

Riferimenti bibliografici:
Seneca, Lettere a Lucilio, lettera 70, Rizzoli
Jonas, Sull’orlo dell’abisso, saggio-intervista“Eutanasia e medicina”, Einaudi
Jonas, Tecnica, medicina ed etica, Einaudi
testimonianze su Diogene, nelle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, Laterza
Dante, La Divina commedia, canto I del Purgatorio, versi 71-75.

Iconografia: Trionfo della morte, Pieter Bruegel il Vecchio.

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45 Risposte to “EUTANASIA”

  1. ARES Says:

    Ares

    Mi riprometto di contestarti in un momento di maggior calma lavorativa.. ci sono una 50ina di punti che non mi vedono affatto in accordo..

    uno su tutti:

    ” [..] chi poi, una volta introdotto il doveroso testamento biologico, dovesse in tutta coscienza decidere di voler rimanere in vita grazie alle macchine per un tempo irragionevole, magari qualche decennio, dovrebbe anche porsi la domanda (etica né più né meno come la sua scelta) a proposito delle risorse sottratte ad altri; se però non se lo chiede, dovrebbe farlo la legge, magari preventivamente, non a cose fatte).”

    Con tutto lo spreco di risorse che si fa ??(inciso)..

    .. pero’ porcaccia la miseria md.. e’ una frase forte!!! concedimelo!!..e ti diro’…. pericolosa!!!!!!!!!!!!!!

  2. ARES Says:

    Ares

    Entro solo per un secondino:

    esiste un filosofo che, in qualche modo, ha teorizzato quelli che io chiamo “principi utopici”, ai quali si dovrebbe fare sempre riferimento cercando di non discostarsi troppo..quando si parla dell’umano???

  3. fiak Says:

    ahahah
    Io linkerei il post sull’autodeterminazione a questo, veramente un bel lavoro tutt’e due, complimenti! La tua esposizione è lineare e potente. Purtroppo temo che ti toccherà un altro scontro con ares, in bocca al lupo!

  4. md Says:

    grazie fiak! in effetti ho concepito i due post insieme, in parte anche grazie all’animata discussione della settimana scorsa

  5. mimhe Says:

    sempre ottimi post, ben scritti e molto acuti!

  6. ARES Says:

    Ares

    siete salvi solo perche’ non ho tempo !!! 😉

  7. ARES Says:

    Ares

    md..Cominci ad avere troppe persone che sono daccordo con te.. io comincerei a preoccuparmi.. 😉

  8. Milena Says:

    “Questi sono i confini, mi pare al quanto ristretti, che per ora sono riuscito a tracciare.”
    … sono gli stessi confini che hanno tracciato i giudici nella sentenza sul caso Englaro. L’hai letta?

    Anch’io sono giunta alle stesse conclusioni che, appunto, mi sono state suggerite dalla lettura della sentenza citata, e che non ho potuto che condividere.
    Qualche giorno fa avevo immaginato una sorta di “diritto al suicidio”, con una certa leggerezza, devo dire. Dopo averci ripensato, rettifico: in realtà per il suicidio non si può parlare né di diritto né di dovere, ma che se ne può parlare giusto nei termini di “scelta personale”. Col “diritto” il suicidio non c’entra proprio niente.

    “Il diritto è una realtà sociale, relazionale, per cui le norme giuridiche non si applicano a realtà personali che rappresentano un ambito di per sé al di fuori di quello giuridico. E’ lecito lasciarsi morire, perché è impossibile obbligare una persona a vivere; tuttavia è penalmente sanzionato l’omicidio del consenziente e l’istigazione al suicidio.”.

    Per questo si può affermare che l’Eutanasia passiva non ha niente a che vedere col suicidio, in quanto è piuttosto un lasciarsi morire da parte del soggetto che la chiede, e un’astensione a prolungare cure non richieste da parte dei medici.

    Infatti, sempre dalla sentenza citata, si può leggere che nemmeno il giudice può autorizzare che venga interrotta l’alimentazione e l’idratazione, così come non può ordinare al medico di farlo, né d’altronde può farlo il medico di sua iniziativa.
    Bensì, soltanto il tutore può autorizzare la sospensione dei trattamenti medici (e nel caso in questione sarà piuttosto difficile che riesca a dimostrare che Eluana avrebbe avuto la volontà di sospendere le cure).
    Oppure, nel caso vi sia un testamento Biologico, è lecito supporre che prima o poi se ne dovrà tener conto. (sarei curiosa di sapere se qui in Italia è già successo, o se invece è passato inosservato come abituale “desistenza terapeutica”)

  9. ARES Says:

    Ares

    Il suicidio non e’ un diritto ne’ un dovere.. e’ uno spreco

  10. ARES Says:

    Ares

    Tanto e’ vero che i promotori del testamento buiologico eutanasico tengono a precisare:

    * il mio corpo puo’ essere donato per trapianti
    * il mio corpo puo’ essere utilizzato per scopi scientifici e didattici

    a titolo riparatorio dello spreco fatto..

  11. md Says:

    ho troppo rispetto per chi si uccide per dare una qualsiasi qualificazione, né tantomeno un giudizio sul suo gesto, comunque “libertà va cercando che è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”…
    intenderei “libertà” nel senso più lato, anche il più terribile e abissale

  12. md Says:

    ma, appunto, eutanasia non è suicidio, è altra cosa

  13. ARES Says:

    Ares

    Anch’io ho rispetto per chi prende una tale decisione(non si e’ capito?).. ma non me la sento di stare in uno stato di concupita e inutile contemplazione di un gesto tanto rispettabile .. me ne sentirei responsabile..e forse in parte lo si e’..

    .tentare la dissuasione, non vuol dire mancare di rispetto.. trovo piu’ irrispettosa la contemplazione.. anche se rassegnata e impotente..

    ..un tentativo .. anche se consapevolmente impotente..

    .. a questo mondo ci sono talmente tante persone che hanno bisogno di noi.. se dobbiamo proprio annullarci e bene farlo dedicndosi completamente agli altri… chi sa mai che nel frattempo non si cambi idea.. 😉

    Eutanasia non e’ suicidio??.. a si? 😉

  14. md Says:

    no, non lo è

  15. md Says:

    è porre termine al morire, non al vivere

  16. ARES Says:

    Ares

    Ho trovato questa definizione discutibile:

    “È il gesto autolesivo più estremo, tipico in condizioni di grave disagio psichico, particolarmente in persone affette da grave depressione e/o disturbi della personalità di tipo psicotico.”
    ..
    ma lasciamo perdere la definizione..
    ..
    l’Eutanasia.. puo’ essere definito suicidio assistito..allora?

  17. ARES Says:

    Ares

    uffffffffff!!.. ok

  18. ARES Says:

    Ares

    definizione di eutanasia:

    L’eutanasia – letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) – è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.

  19. Milena Says:

    La definizione che hai scritto può andar bene per l’Eutanasia “attiva”. Mentre nell’eutanasia “passiva”, la morte non è “procurata”, ma si tratta invece del caso di sospendere i trattamenti medici che il malato rifiuta, e che ha tutto il diritto di rifiutare.
    Non è un “darsi la morte”, ma un “lasciarsi morire”. La differenza è sostanziale.

  20. ARES Says:

    Ares

    Milena e’ la differenza che c’e’ stata tra Piergiorgio Welby..e
    e Giovanni Nuvoli ?

  21. Milena Says:

    Non conosco esattamente il caso di Nuvoli. Ma se per morire lui avesse bisogno di una eutanasia attiva, allora sì, la differenza sarebbe questa.
    Comunque, se è così, mi sembra che in Italia lui, o chi si trovasse in una tale condizione, potrebbe anche chiedere l’eutanasia attiva, ma non mi sembra che al momento avrebbe modo di ottenerla.

    – In Italia, l’eutanasia attiva sarebbe suicidio assistito.

    – In Spagna, invece, l’eutanasia e il suicidio assistito sono legalizzati dal ‘95.

    – In Inghilterra, l’eutanasia e il suicidio assistito sono illegali. E’ invece consentito abbreviare la vita di quei malati tenuti in vita in modo artificiale.

    – In Francia, è stata approvata una legge che non legalizza l’eutanasia, ma che prevede che le cure mediche non debbano essere continuate con “ostinazione irragiopnevole”.

    – In Germania, l’eutanasia può essere autorizzata per le persone in coma irreversibile su espressa volontà del paziente e deve essere approvata dai tribunali tutori.

    – In Olanda, primo paese al mondo che ha ufficialmente legalizzato l’eutanasia, ha aperto la strada alla possibilità di autorizzare l’eutanasia anche per bambini malati inguaribili.

    – In Svezia, l’assistenza al suicidio è un delitto non punibile. Il medico può, in casi estremi, spegnere le macchine che aiutano la respirazione.

    – In Danimarca, in caso di malattia incurabile o incidente grave, si può chiedere di non essere tenuti in vita artificialmente con un “testamento”.

    Con questo voglio dire che è un problema sentito in Europa e in tutto il mondo occidentale, e diverse sono le risoluzioni dei vari paesi.
    Questo perché i progressi delle tecnologie mediche possono provocare degli “effetti collaterali” che talvolta sono più strazianti della morte.
    E anche i medici chiedono che si faccia chiarezza e che si pongano dei limiti al potere della medicina di prolungare indefinitivamente ed indiscriminatamente la “vita”.

  22. md Says:

    giusto Milena, effettivamente sarebbe molto importante sapere anche cosa ne pensano i medici, i quali diversamente dai singoli pazienti che, grazie a dio, si trovano lì occasionalmente, affrontano ogni giorno tali dilemmi

  23. ARES Says:

    Ares

    hem.. qualcuno ha informazioni sui CASI di risveglo da coma giudicato irreversibile ?

    “DOPO 15 ANNI SI RISVEGLIA DAL COMA”

    “RISVEGLIO DOPO COMA IRREVERSIBILE i medici NON ABBIAMO SPIEGAZIONE”

    “DALLO STUDIO SULLE CELLULE STAMINALI IN POCHI ANNI SI POTREMMO RICOSTRUIRE DELLE CONNESSIONI NERVOSE..IN CASI DI COMA IRREVERSIBILE”

    ..

    e’ giusto giudicare la Medicina Scenza Empirica ???

    be’ se e’ possibile, il testamento Eutanasico mi pare un’assurdità

  24. md Says:

    purtroppo non è possibile fondare l’etica e il diritto sui miracoli…

  25. ARES Says:

    Ares

    Credi ai miracoli ..md? .. io no!

  26. Milena Says:

    Il risveglio da un coma è possibile, ma non dovrebbe esserlo quando un coma è stato giudicato “irreversibile”.
    Su questo punto non ho dati certi. Per quanto ci ho capito, finora, non sono stati ancora chiariti i termini di coma “irreversibile”.
    La sentenza che ho citato, per esempio, parla di “standard scientifici internazionalmente riconosciuti”. Che non so se esistano.
    Veronesi dice che non sarà difficile “stabilire dei parametri certi rispetto alla irreversibilità del coma e alla perdita della coscienza di sé”.
    E la ministra della salute Turco ha deciso di “creare subito una commissione di alto profilo che fissi, come per la morte cerebrale, la soglia del coma irreversibile”.

    Dal mio punto di vista “personale” si tratterebbe comunque di fare una scelta del minor male. Ossia, scegliere di essere tenuta in vita magari per decenni con la possibilità di un “miracolo” per intercessione della Vergine Maria o di padre Pio, o di togliere il disturbo senza troppo clamore, quando è giunta la mia ora.
    Ma ripeto: sarebbe la mia scelta personale, che potrebbe essere esaudita più facilmente se lasciassi delle volontà anticipate.
    Il discorso gira sempre attorno al diritto dell’autodeterminazione, come vedi.

  27. ARES Says:

    Ares

    uffffffffffffffffffffffffffff .. ma come e’ conciliabile questo tipo di autodeterminazione con il desiderio un giorno di sconfiggere la NON VITA e la morte(mrf. a md.. commento 65 in “Testamento biologico”)??

  28. md Says:

    ci puoi arrivare da solo, senza che te lo dica io…

  29. ARES Says:

    ARES

    FACENDO UN ATTO DI RASSEGNAZIONE..

    ..siete insopportabili!!!

  30. fiak Says:

    questa volta non mi intrometto

  31. Milena Says:

    (Voglio andare decisamente sul personale, ora, non sul generale ed astratto, ma sul particolare che ho vissuto in modo indiretto, da spettatore, ma ero presente.)

    Mi sono ricordata di quando è morta mia nonna.
    Avevo dodici anni. A dodici anni mi sono successe molte cose importanti.
    Qualche anno prima mia nonna aveva avuto un ictus che le aveva paralizzato l’intera metà destra del corpo. Quindi, quando si era quasi ripresa e aveva imparato a trascinarsi in giro col bastone, a sessantaquattro anni è stata colpita da un secondo ictus che l’ha paralizzata per l’intera parte sinistra del corpo. Così che si è trovata completamente paralizzata in un letto d’ospedale, con lo sguardo vigile e desto, ma senza poter muovere un solo muscolo del corpo.
    Non poteva mangiare né bere né parlare, nemmeno ammiccare. Respirava.
    Pensava? Secondo me era cosciente.
    L’unica cosa che i medici allora potevano fare, era di darle acqua e zucchero e non so quali medicinali via flebo. E’ rimasta in ospedale sulle sue piaghe da decubito per quaranta giorni, accudita dai familiari che non la lasciavano sola neppure di notte. Anch’io volevo passare una notte con lei, ma non me l’hanno permesso.
    Allora hanno deciso che era il momento di portarla a casa. Tanto le cose non miglioravano e ormai era ridotta ad un mucchio d’ossa.
    Eppure quando io entravo nella sua stanza ero sicura che mi volesse dire qualcosa. Ma non poteva, era murata viva dentro al suo corpo. E ricordo ancora le ossa del suo bacino che spuntavano come due pietre tra le lenzuola.
    Ma i suoi occhi, soprattutto, quando ci penso ancora adesso mi viene il magone. Era uno spettacolo da spaccare il cuore. Mentre il cuore della nonna ancora resisteva.
    Per qualche giorno hanno continuato ad idratarla per mezzo della flebo.
    Poi, un giorno, io ero presente, ho visto mia zia, che adorava sua madre, prendere le flebo e scaraventarle nel cesso. E gridare. E nessuno gliele ha più attaccate.
    E’ stata qui ancora due giorni e poi è spirata.
    Avrebbe potuto vivere più a lungo?
    O la sua agonia avrebbe potuto essere più breve?
    Al funerale qualcuno saltò fuori col dire che persino ai cavalli fanno uno sconto. Chissà perché l’ha detto, cosa voleva dire. Ma forse era solo un imbecille, che lo sanno tutti che il bel tacere non sarà mai scritto. Che quella sì è saggezza, quella vera…
    Comunque un mese dopo è nato mio fratello e gli hanno dato il nome di mia nonna: Stefano. Infatti la nonna si chiamava Stefana – attenzione, non Stefania, ma proprio Stefana, che forse all’anagrafe qualcuno aveva sbagliato a scrivere il suo nome.
    Ma ad ogni modo, sbaglio o non sbaglio, si è portata quel nome fino alla fine.
    Anche se noi veramente la chiamavamo Stefanina.

    (Mi sembra di capire che se succedesse la stessa cosa a me, adesso, potrebbero riuscire a tenermi in “vita” fino agli ottant’anni, e festeggiarmi il compleanno con torta cotillon e candeline. Bella roba! Che a me non piacciono quel genere di feste, anche perché fra i miei sogni di bambina immaginavo che non fosse male andare a morire come gli indiani, o gli elefanti.)

  32. Ares Says:

    Ares

    Se avete voglia vi consiglierei la lettura de ‘La Ginestra’ di Giacomo Leopardi..

    E’ la sua poesia forse più famosa della maturità, vi e’ espresso da un lato il sarcasmo più feroce per la demagogia progressista del suo tempo ..

    ..”Dipinte in queste rive – son dell’umana gente – le magnifiche sorti e progressive”..

    .. ma dall’altro anche l’appello alla solidarietà umana “nella lotta comune” contro le leggi crudeli della sofferenza e della morte..

    … “Tutti fra sè confederati estimo gli uomini, negli alterni perigli e nelle angosce della guerra comune”..

    ..Leopardi fu un genio sfortunato che seppe guardare la realtà drammatica della condizione umana.. rifiutare le facili ricette di salvezza e felicità dei demagoghi della politica e della “religione”..

    MA anche credere con tutta l’anima nella necessità di una lotta comune del genere umano in una sorta di Rivoluzione Cosmica!

    Se voi decidete per la morte.. mi lascerete solo!!

  33. md Says:

    Nessuno qui ha deciso per la morte, Ares. Adoro quella poesia, ed è oltretutto da parte di Giacomo, grande amante della vita, un lascito filosofico impareggiabile.

    Milena, quel che hai raccontato è davvero toccante.

  34. Ares Says:

    Ares

    1) la nascita e la morte sono eventi dei quali l’uomo conosce poco o nulla: nulla si sa’ su il perche’ l’evento nascita o morte avvengano, quali leggi cosmiche sottendono a questi eventi… nessuno sa dare risposta alla domanda ” perche’ di nasce? “… in egual modo nessuno sa rispondere alla domanda ” perche’ si muore? ”

    2) L’intervento umano ad ostacolare o agevolare tali eventi e’ del tutto arbitrario e non ragionevolmente giustificabile: come si puo’ agire su questi eventi se non se ne conosce le ragioni della loro esistenza ?, sarebbe un atto arbitrario, imprudente, rischioso,fitto d’insidie, che nasconde un indole tesa alla megalomania.

    3) quel che sarebbe auspicabile, e’ invece l’assistenza.. l’assistenza all’evento della nascita e della morte, l’umano dovrebbe avere l’umilta’ di assistere all’evento ed assistere il soggetto oggetto dell’evento .. sarabbe un atto di umilta’ oltre che di lealtà verso altro individuo che e’ altro da se’.

    4) l’uomo dovra’ preoccuparsi di assistere appunto questi eventi senza ostacolarli ne’ accellerarli, quel che e’ dato e’ quello di intervenire tempestivamente offrendo la propria assistenzanza (da considerare in senso lato), tesa ad ostacolare quegli eventi esterni, agli eventi in oggetto, come ad esempio la sofferenza morale e la “malattia” evento – quest’ultimo – anch’esso incomprensibile ma di ostacolo alla nascita, oltre che alla vita(intesa, saquest’ultima, come evoluzione della nascita) e accelleratore dell’evento della morte.

    5) In ogni societa’,comunità, tribu’ che vuole definirsi civile, deve considerare il concepimento e la morte, momenti fondamentali degni di assistenza devota non che’ eventi prioritari rispetto ad ogni altro.

    6) Ogni soggetto interessato da questi due eventi, dev’essere confortato, assistito, aiutato dalla comunita’ , che dovra’ considerarlo al centro di ogni sua azione.

    7) una società che vuole definirsi civile, deve prima fare in modo che questi due eventi avvengano senza ostacoli esterni, verso questi ultimi si dovra’ intervenire, per rimuoverli.

    8) nel caso in cui questi eventi esterni(agli eventi in oggetto) non possano essere rimossi o ostacolati e questi eventi abbiano la meglio sull’umano intervento e l’assistenza non sia ingrado di lenire l’eventuale sofferenza del soggetto , si potra’, ma solo in seconda e ultima istanza, far decidere al soggetto o a un suo fiduciario( in caso di incoscenza del soggetto), se l’intrvento umano di difesa e assistenza possa essere sospeso.

    9)Nel caso in cui il soggetto o chi per lui decida che ogni attivita’ di difesa e assistenza siano interrotte, la comunita’ intera dovra’ fare autocritica, consultarsi e studiare nuove e piu’ efficaci sistemi di difesa e assistenza.

    N.B. direi che siamo lontani da tutto questo… e ogni legge eutanasica o abortista che non preveda l’assistenza e la difesa attiva contro gli eventi esterni, e’ una legge sincronica, d’emergenza, oltre che di ostacolo.

    p.s. appena ho tempo vi racconto la morte di mio nonno ..un esperienza bellissima, con un epilogo tragico, ma devo avere il tempo di scriverla; in qualche modo centra anche la legge sull’aborto.. l’eroismo di una donna negli anni ’70 e la morte assistita.. insomma c’e’ tutto!. 😉

  35. Ares Says:

    Ares

    Allora… il bel racconto di Milena mi ha fatto tornare in mente la morte di mio nonno Felice.. Felice e'(era) il nome del mio nonnino.. ed e’ anche il mio secondo nome..del quale vado fierissimo!!

    la storia e’ un mix di ricordi, miei e di mia madre che, chi sa perche’, stanno venendo fuori anche in questi giorni in casa mia..

    io avevo 6 anni , quando mio nonno colto da un ictus notturno rimase semi paralizzato a letto, dico che era un ictus.. perche’ mia madre dice che poteva essere stato quella la causa scatenante di una strana malattia, che impediva a mio nonno di parlare, deambulare e fare movimenti coordinati degli arti e della testa..
    l’unica cosa che funzionava veramente erano le palpebre.. ma andiamo con calma.. perche’ devo mettere in ordine i ricordi..

    .. cappero devo fare prima delle premesse..

    mia madre nacque in una provincia pugliese, nel ’34, prima della seconda querra mondiale, da una mamma, Filomena, dotata di una discreta cultura, per quegli anni, figlia di notai.. che fu ripudiata dalla famiglia perche’ si innamoro’ di un giovanotto piu’ grande di lei di 10 anni, orfano di madre, analfabeta, figlio di un bracciante .. il giovanotto era mio nonno Felice appunto.. .

    I due giovani ebbero ben 8 figli, quattro maschi e quattro femmine l’ultima delle quali era mia madre.. nel ’51, tutta la famiglia si rasferi’ a Milano, perche’ nella provincia pugliese in quegli anni non si riusciva a sfamare 8 figli. L’arrivo a Milano non fu incruento, per quanto fosero ospitali i Milanesi partivano prevenuti verso una famiglia del sud tanto numerosa; ma grazie a Dio mia nonna e mio nonno erano riusciti ad educare i propri figli a dovere(anche se il piu’ fortunato aveva frequentato al massimo la terza elementare), e dopo le prime difficolta’ per trovare un alloggio in affitto, la famiglia si integro’ perfettamente in una corte storica milanese abitata solo da milanesi, in zona navigli.

    Mia madre negli anni successivi trovo’ un lavoro come sarta ..anzi come sartina, le sartine erano quelle giovani ragazze del sud.. che in quegli anni venivano arruolate con pochi soldi dalla nascente industria della moda Milanese.

    ..ma non divaghiamo troppo..

    Negli anni successivi, mia madre si innamoro’ di un bel poliziotto Milanese, di 10 anni piu’ giovane .

    Dopo una lunga frequentazione, all’insaputa dei genitori, che chi sa perche’ non li giudicavano adatti per il matrimonio, io fui concepito..

    .. sara’ stata la giovane eta’(bah!), sara’ stato il fatto di non sentirsi pronto ad essere padre e l’ostilita’ dei genitori che non vedevano di buon occhio un matrimonio “misto”, resta il fatto che il bel giovane poliziotto ottenne il trasferimento e lascio’ sola, e con me in grembo, mia madre.

    Quella concomitanza di eventi, creo’ un putiferio famigliare, mia madre fu cacciata di casa e ripudiata soprattutto dal padre.. il caro nonno Felice (bracciante analfabeta); la reazione perggiore pero’ l’ebbero i figli maschi della famiglia che cacciarono definitivamente mia madre dalla casa mafiliare, quando lei si RIFIUTO’ di abortire, vista come unica soluzione al disonore.

    Mia madre che e’ donna minuta ma di gran carattere, come sua madre, uscita di casa “con le sole mutande” (questa e’ l’espressione onnicomprensiva che dice spesso mia madre), si rimbocco’ le maniche e cerco’ un lavoro piu’ remunerato, fece i lavori piu’ faticosi, finche’ fortunatamente trovo’ un lavoro che gli permise di vivere sola con il suo bambino.

    Era il ’77 quando suo padre ebbe l’ictus, tutti i fratelli e sorelle si erano sposati ed avevano lasciato casa, mia nonna ormai anziana non riusciva ad occuparsi di lui, e per qusto stava per essere portato in un ricovero, mia madre saputo l’accaduto, si offri di ospitarli a casa nostra, mia nonna gli rispose che era meglio di no, perche’ poi i fratelli non si sarebbero permessi di venire a trovarlo – fu un espressione che mia madre non capì- in un primo momento, perche’ e’ una persona di carattere mite e buono, mia nonna voleva dire che i fratelli , che avevano dimostrato tanta levatura morale in passato, si sarebbero vergognati a mettere piede in casa di una sorella che era sta da loro CACCIATA in un momento di difficolta’.

    Dunque , mio nonno fini’ in un ricovero, mia madre e i fratelli non si incrociavano mai, tutte le sere, dopo essersi alzata alle 5:45 del mattino, per portarmi a scuola e recarsi poi al lavoro – per poi venirmi a riprendere al doposcola e ripartire(senza macchina perche’ non ha la patente), magari carica di borse della spesa, perche’ magari quel giorno era un venerdi – mia madre si recava al ricovero. Stavamo li tutte le sere dalle 19:30 alle 22:55(perche’ alle 23:00 c’era l’ultimo tram per prendere l’ultimo treno per tornare a casa fuori Milano).. io spesso mi addormentavo sulla sedia, mentre mia madre si occupava di suo pade. gli passava il sapone “Sole” sulle paighe da decupito, gli parlava e gli insegnava l’alfabeto -perche era l’unica dei figli che si era accorta che poteva sbattere le palpebre avendone un certo controllo – si era intestardita e aveva creato una tavola di conversione, con accanto alle lettere dell’alfameto, il numero di battiti di ciglia che il nonno avrebbe dovuto eseguire per poter comunicare.
    Mio nonno grazie a mia madre imparo’ l’alfabeto e mia madre – dopo un anno di assistenza – divento’ talmente brava che riusciva ad anticipare alcune parole; tra un dormivegli e un altro capivo che i due si tavano parlando sentivo spesso mia madre dire” non di preoccupare papa’.. si, si.. l’acqua?.. anche io ti voglio bene.. si lo so, lo so ” .. poi si avvicinava al tavolo per accarezzarmi o coprirmi meglio.. e tornava da suo padre.

    Una sera il dialogo tra i due doveva essere stato tanto emozionante che piangevano entrambe; ho un ricordo vivissimo degli occhi di mio nonno che sbattevano ripetutamente e si illuminavano ogni volta che mia madre ed io entravamo nella stanza.. e mia madre metteva la mano di mio nonno sulla mia testa.. e mi dice di mandare i “bacini” al nonno.

    Una sera strana piovosa e cupa arrivammo nella stanza e mio nonno era strano, per niente reattivo, mia mamma continuava a dire ” parlami, parlami, perche’ non mi parli papa’ ?”…. chiamo’ le infermiere e un dottorino di turno.. che gli dissero che i medici, in accordo con i suoi familiari,.. avevano deciso di dare a suo padre della morfina..era inutile lasciarlo soffrire.. perche’ era stato agitato tutto il giorno.. si lamentava.. ;
    Mia madre nervosa ripeteva : ” come si lamentava? ma ieri sera stava bene!!.. ma cosa faceva? … ma i miei fratelli cosa dicevano?..ma lui ha detto che stava male?”
    ..tutte domande alle quali le infermiere e il dottorino non sapevano rispondere..
    Mia madre allora usci all’aperto sotto la pioggia per telefonare dai un telefono pubblico(allora non esistevano i cellulari), la potevo vedere dalla finestra della stanza; telefono’ a mia nonna che non sapeva nulla, rientro’ sempre piu’ nervosa.. con i medici che cercarono di tranquillizzarla.. e ci riuscirono.

    Andammo a casa come al solito, mia madre si addormento’ tardissimo, la sentivo rivoltarsi nel letto… il giorno dopo mi venne a prendere a scuola alle 11:00.. perche’ suo padre era morto la mattina. Non credo che abbia mai perdonato i fratelli.

    p.s. correggete voi gli errori ortografici scusatemi non ho il tempo di farlo

  36. Milena Says:

    Hai fatto benissimo a scrivere questa storia… i tuoi ricordi, Ares. Bravo!
    Ma ti rendi conto che hai scritto forse più di 100 righi? Che ti succede? ti sei proprio sbottonato…
    Ma lo sai che anche mio nonno si chiamava Felice? e che diceva di esserlo di nome e non sempre di fatto?
    Adesso, facendo due conti, sappiamo che all’incirca sei nato nel ‘71… O sbaglio? Però non so ancora come ti chiami.
    E’ qualche giorno che non sto troppo bene, perciò scusami se non trovo le parole…
    E speriamo che md. per la prossima settimana ci offra argomenti più lievi.
    Magari un po’ di poesia… ma è sempre un mistero cosa passa nella sua testolina… (bella testolina!)

    @ md:
    grazie md… però l’aggettivo ‘toccante’ l’avevo già usato io…
    che poi dipende sempre da chi tocca cosa e cosa tocca chi… e non tocca a tutti allo stesso modo… e si sa…

    (forse dovrei ricordarmi di non scrivere necessariamente, se non ho niente da dire, … ma giusto un saluto per dire che sono ancora viva…)
    Ciao… e buon fine settimana…

  37. fiak Says:

    @ares
    ma i tuoi commenti sono più lunghi del post

  38. Milena Says:

    sì, sì… io e Ares facciamo a gara a chi scrive di più…
    …ormai è una sfida…
    … e pensa che io riesco a scrivere anche solo con due dita…

  39. Ares Says:

    Ares

    Cappero, non mi ero reso conto di aver scritto quel malloppone.. prometto! non lo faccio piu’!..senza parlare degli errori ..uno su tutti “decupito”(ahahahah!!).. va be ormai siete diventati bravissimi a correggere i miei errori.. 8)

    Milena, non ci provo neanche a competere con te, perderei in fase di partenza…. 😉 comunque questo restera’ il mio pezzo piu’ lungo.. . Ale 😉

  40. Milena Says:

    guarda che ho controllato: il tuo pezzo è solo leggermente più breve del mio più lungo, finora!
    …il tuo pezzo più lungo? … non promettere, Ale, è sempre meglio non legarsi le mani sul futuro… …non si sa mai…
    sulla competizione: magari potrei provare a sfidarti sugli errori… ma non credere di poter vincere di sicuro…

  41. Ares Says:

    Ares

    “[..] la donna è un soggetto che crea vita, non un’incubatrice, e le spetta di diritto di decidere su di sé e sulla vita che è dentro di sé, che è ancora parte di sé.”

    Proprio perche’ non e’ un incubatrice,una macchina quindi.. dovrebbe assumersi la RESPONSABILITA’..di quel che ha in sè e che e’ altro da sè (e’ una parte di sè)…. la “natura” sembra “simbolicamente” darmi ragione: la “placenta” che protegge e isola il nascituro.. e’ un prodotto embrionale (dell’embrione)… una madre affetta da HIV potrebbe non trasmettere la malattia al nascituro, se durante il parte non avvengono delle lacerazioni premature della placenta.

    Comunque la posizione femminista mi e’ chiara.. ed e’ condivisibile… anche se significa per me ammettere, per l’ennesima volta, di appartenere ad un’umanita’ non ingrado di tutelare se stessa, in perenne stato di emergenza non rivolta al futuro ma al contingente.. uffffffffffffff che desolazione!! 8)

  42. Ares Says:

    Ares

    A MIA MADRE (haiku 5+7+5)

    amore nacque
    in te già senza fine
    per me nel ventre

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