PATERFAMILIAS

paterfamilias.jpg

Uno dei gentili commentatori di questo blog, tempo fa aveva dichiarato di apprezzarne lo stile poco “accademico” e non astratto, vicino alla vita, alla prassi e alla “biografia”. Unire i concetti e la quotidianità, il “pubblico” e il “privato” (che però, come recitava un vecchio slogan, non è mai veramente tale), la teoria e la concretezza della vita era in effetti uno degli obiettivi che fin dall’inizio mi ero dato. Ora lo faccio spudoratamente.

L’uomo ritratto nella fotografia, ha aspettato di compiere – oggi – 79 anni, per raccontarmi una cosa che gli era capitata da ragazzo. Una piccola cosa, che però, oltre a farmi sbellicare dalle risate, mi ha reso orgoglioso: si era tra la fine degli anni ’30 e gli inizi degli anni ’40 (l’anno esatto non se lo ricorda), e poteva avere una dozzina d’anni. Durante un’adunata nella piazza del suo paese, a Mistretta, sulle montagne dei Nebrodi, un notabile aveva urlato ai convenuti “Viva il duce!”, come sempre accadeva in quelle occasioni. Al che quel ragazzo aveva risposto provocatoriamente “Viva la minchia!”, rischiando l’arresto da parte dei carabinieri presenti. Il notabile tempo prima aveva perquisito e vessato il padre del ragazzo, cosicché questi non si era fatto scappare l’occasione di rendergli la pariglia, generando involontariamente e ingenuamente un piccolo episodio di lotta antifascista e di classe. Nulla di eroico, trattandosi più che altro di una ragazzata, che però gli stava costando di finire in gattabuia.

Quel ragazzo era mio padre.

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20 Risposte to “PATERFAMILIAS”

  1. md Says:

    grazie! anche per la faccenda dell’ora, provvedo subito

  2. Ares Says:

    ahahahhahahahahhahahahhahahhahahahaahhahahahares

  3. Milena Says:

    che bel papà…
    ecco… quando si dice” tale padre tale figlio”!

    (md: devi tirare indietro l’orologio del blog di un’ora)

  4. ricky Says:

    auguri di buon compleanno a tuo padre da uno dei frequentatori (o per meglio dire ‘guardoni’) del blog a cui è bastato vedere la foto per intuire il ‘colpo di scena’ finale… 🙂
    un abbraccio, Riccardo

  5. md Says:

    Riccardo, che piacere sentirti!!! Grazie, ti scrivo presto!

  6. Milena Says:

    La solita storia della ciliegia che tira l’altra…
    Questa notte fra un haiku e l’altro mi sono ricordata di un episodio accaduto fra me e mio padre. Accadde poco prima che lui cominciasse le dialisi, quando ormai era chiaro che da lì a poco non le avrebbe potuto evitare.
    Un giorno mentre parlavamo al telefono, lui si mise a piangere. E io, che conosco tante parole ma che quando è il momento di usarle spesso non so quale scegliere, mi venne solo da dirgli, Fatti coraggio.
    Che poi sembra proprio essere un difetto che io e mio padre abbiamo in comune, quello di trovare le parole da dire quando ormai il tempo è passato per cui alla fine non possiamo che mangiarci le mani fino al polso anche se non abbiamo fame.
    Qualche tempo dopo, una domenica pomeriggio, siamo andati a pranzo in un ristorante dalle parti di Oleggio, io, lui, mia madre e un mio compagno, e tutti e quattro abbiamo ordinato il risotto coi funghi. Ma il riso era salato. Non un po’ salato, ma davvero troppo troppo salato.
    Tutti e quattro abbiamo convenuto, Il riso è salato.
    Nessuno ha protestato, però, non l’abbiamo mandato indietro. Per prima cosa non era il caso di trasformare una tranquilla domenica d’autunno in una giornata contraria soltanto per un piatto di riso salato, che si sa, che quando i camerieri ti guardano male riescono a rovinarti quel brandello d’armonia che ci può ancora salvare. E poi non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta che avremmo mangiato del riso salato, a ben ricordare tutte le occasioni in cui mia madre non si era fatta mancare di salare per due volte la minestra, per distrazione, e la dovevamo mangiare comunque, e non c’era verso di evitarlo. Che se no, Via a letto, sulla scia delle parole, O mangi la minestra o salti la finestra.
    Ma forse mio padre era più abituato di me alle minestre salate di mia madre, che infatti lui il suo riso salato l’aveva già finito, e non solo lui, ma anche gli altri, mentre io ero ancora lì a cincischiare con la forchetta nel piatto.
    Il riso salato mi rende triste, non c’è dubbio. Moltissimo.
    Seduto di fronte a me, mio padre vedeva bene la mia tristezza quando mi ha detto, con l’ironia assassina che gli conosco bene, Fatti coraggio.
    Quella frase, ripetuta, è stato un gong che ha risuonato nello spazio vuoto fra stomaco laringe faringe e interstizi polmonari e che ha innescato un riso che non sono riuscita a frenare.
    Infatti credete di sapere che io sia qui a scrivere, ma vi sbagliate. Sono ancora, là che rido e ancora adesso non mi riesco a fermare. E mentre rido sto aspettando che il cameriere venga a portarsi via anche il mio piatto, tale e quale come me l’aveva portato. Che il coraggio di mangiare quel riso salato io non ce l’ho ancora avuto…

    Forse però la storia è un po’ complicata, e chi capisce questo genere di umorismo è davvero bravo.

  7. Ares Says:

    Ares

    Io l’ho capito…. mi devo preocccupare? 😉

  8. fiak Says:

    E brava Milena che di notte scrive gli Haiku, bravo md che racconta le gesta eroiche del padre, ma soprattutto auguri a tuo padre md e tutti i miei elogi per la sua ragazzata. Per un gesto del genere ci voglio le @@

  9. Milena Says:

    No, no, Ares, non ti devi preoccupare: lo sappiamo tutti che sei bravo.

    Però oggi ho trovato un altro finale, a scelta: che in fondo quello era solo il primo piatto… che infatti ce ne sono altri, compreso il dolce, prima di arrivare alla frutta…
    Così va meglio. Lasciare un’alternativa non guasta.

    Così come non basta la minchia, ma ci vogliono anche le @@…. concordo con Fiak!

    (Però oggi siamo tutti troppo buoni e bravi: quand’è che ci rimettiamo a litigare? 😉 )

  10. Milena Says:

    Non so se mettere qui quanto sto per dire ora, o nel post successivo, quello del cimitero di Vendìcari. Fa lo stesso…
    Che mi sembrano ci siano più di un paio di cose che si intrecciano l’un con l’altra da quando abbiamo, per così dire, posato le armi, dal momento che ci siamo messi a raccontare i nostri struggenti ricordi personali e familiari dall’ultimo post sull’Eutanasia.
    Ed è stata “cosa giusta e buona” che di fronte al mistero della morte siamo rimasti indifesi come bambini. E non so voi, ma di sicuro a me fa questo effetto: mi lascio andare e mi vengono le ginocchia molli e non ho più voglia di lottare.
    Curioso anche che siamo proprio nel periodo in cui si commemorano i morti…
    E ai morti, si sa, a cosa serve lottare? ai fantasmi basta un lenzuolo per nascondere il vuoto.
    Ma poi, forse a meditare sulla morte e sulle parole rimosse e slegate come le ossa dei versi degli haiku, questa mollezza e dolcezza e arrendevolezza hanno incominciato a disturbarmi, a sentirle fuori luogo, e ancor prima di rendermene conto vi avevo chiesto, con il cuore in mano e i polsini lordi di sangue…. quand’è che ci rimettiamo a litigare?
    Che poi, a ben leggere il post di Vendìcari, che come dice md. è proprio un paradiso, nello stesso tempo ci dice, E’ anche un cimitero.
    Ed è vero che mi piacerebbe andare in quel paradiso, come negarlo… ma a farci cosa?
    E anche le genti che passano di lì, non vanno lì per restare in quel paradiso fra uccelli mirti e palme nane, ma per andare oltre, se ce la fanno, per approdare in mezzo agli uomini. Anche se la vita in mezzo agli uomini non sarà un paradiso di sicuro, ma una lotta. Una lotta per la vita.
    Ecco quello che volevo dire. Forse potrei scriverlo meglio, ma insomma, accontentatevi, fate un piccolo sforzo d’immaginazione e aiutatemi completare il puzzle.
    Che quegli uomini che arrivano fin lì, o qui, che ce la facciano o meno, hanno tutto il mio rispetto. E non solo rispetto, ma li invidio persino, e li ammiro, che riescono ancora a lottare, a tentare l’impossibile.
    Mentre da queste parti noi stiamo qui sprofondati nella nostra mollezza, dolcezza, arrendevolezza, nei nostri lussi e agi, e dovremmo imparare un po’ da loro come si fa a vivere e volerlo con tutte le forze.
    Che anche ora l’unico progresso che riesco a darmi è di essermi buttata alle spalle i miei morti prima ancora del giorno di commemorarli con fiori e zuccherini.
    Un solo un giorno guadagnato per iniziare a celebrare la vita.
    Per lottare, e litigare se necessario.
    E per avere un po’ più di @@, come ha detto fiak, che forse lui meglio di me conosce l’attrezzatura (materialmente parlando, s’intende), e che con la sua osservazione geniale ha ribaltato le cose.
    Ma sarà vero?
    Già, perché in questo spazio estetico è facile muovere le parole…

  11. fiak Says:

    @milena
    Scusa ma mi sono perso per strada la mia(?) osservazione geniale, quale era?

  12. Milena Says:

    @fiak
    ma tu… leggi le prime due e le ultime tre righe… o tutto il “pezzo”?
    Niente di male, sai, che anch’io dell’Ulisse (di Joyce) ho letto i primi quattro e l’ultimo capitolo (il fondamentale),… che il tempo di leggermelo tutto non ce l’ho mica.

  13. Ares Says:

    Ares

    Milena !!… MOLLEZZA!!…ma parla per te!! (giusto per cominciare a litigare.. cosi’ ti tiri su e viene fuori la Milena che mi piace )

    Io ultimamente sono cosi’ incazzato con il mondo… che neanche te lo immagini!!… comincio con il contestare una tua frase.. poi ritorno a lottare:

    ” [..] Che quegli uomini che arrivano fin lì, o qui, che ce la facciano o meno, hanno tutto il mio rispetto. E non solo rispetto, ma li invidio persino, e li ammiro, che riescono ancora a lottare, a tentare l’impossibile.”

    Questi poveretti DEVONO

  14. Ares Says:

    LOTTARE.. credo che ne farebbero volentieri a meno!!!!

  15. Ares Says:

    Ares

    Se mi devi rispondere Milena( ma non e’ obbligatorio) fallo nel post dopo .. che qui con il faccino del papa’ di md che mi guarda.. mi sento fuoriposto!!!

  16. fiak Says:

    @milena
    Le prime due e le ultime due? fossi matto: di solito leggo solo l’ultima frase.
    No scherzi a parte volevo solo scherzare un pò, a voi piace litigare, a me piace scherzare!

  17. Milena Says:

    @Fiak
    ma certo, qui si sta “anche” scherzando… che l’arena della lotta è nella vita. E’ ovvio.
    Ma il gioco non è fine a se stesso, e tanto meno è per divertimento, che allora avrei meglio da fare che stare a giocare con gli aquilotti… ops… volevo dire aquiloni.
    E poi cosa dovevo risponderti? sarebbe stato imbarazzante ripetere per la quarta volta la stessa frase.

    @ Ares
    “LOTTARE.. credo che ne farebbero volentieri a meno!!!!”

    probabilmente “tutti” ne faremmo volentieri a meno. Il guaio è che ne facciamo a meno anche quando sarebbe necessario tirar fuori le @@. Ma quando mai non è necessario?
    Comunque è ovvio che parto sempre dai miei dati esperienziali, e che la critica la rivolgo prima di tutto a me stessa. La critica al rammollimento generale.
    Secondo il parere di qualcuno persino uno “scontro di civiltà” potrebbe infine risultare utile a questo nostro continente vecchio stanco e rammollito.

  18. Milena Says:

    Mi sono accorta che con tutte queste @@
    ormai questo post sembra un albero di natale.
    Spero che il papà di md non se la prenda a male
    che anche a me, come a Fiak, piace scherzare.
    E per puro divertimento aggiungo una fila intera di
    @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
    come decorazione.

  19. Reiniku Says:

    Immaginavo fosse tuo padre. Si capisce da come ti guarda…

  20. Ares Says:

    Ares

    A MIA MADRE

    amore nacque
    in te già senza fine
    per me nel ventre

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