IL CINESE DI KÖNIGSBERG

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Riccardo è il giovane liceale nella cui testa sto cercando di far entrare la filosofia kantiana. Capello lungo biondo, spalle atletiche, occhio azzurro sul quale la palpebra comincia inesorabilmente a calare dopo un’ora di “lezione”. Per due volte, quattro ore in totale, ho cercato di condensare le tre critiche, masticarle e farle diventare un bolo non indigesto per la sua giovane mente. Il problema – squisitamente kantiano anch’esso – è: quali sono le condizioni di possibilità, l’a priori trascendentale, affinché lui capisca per lo meno di cosa io stia parlando?
Intendiamoci: Riccardo è sveglio e intelligente, a scuola va abbastanza bene, e se ha preso 5 e mezzo nell’interrogazione di filosofia è perché il suo professore è stato molto esigente e si è mostrato insoddisfatto della sua competenza linguistica ed espressiva. In effetti, quando gli ho chiesto di spiegarmi con un esempio che cos’è un giudizio sintetico a priori, ho dovuto fargli notare che l’espressione che aveva usato sarebbe stata più adatta in salumeria che non durante una discussione filosofica.
Ma al di là di questo, cui si può porre facilmente rimedio, rimane il mio problema: che “c’azzeccano” le tre critiche kantiane con un diciottenne della nostra epoca? Kant è per lui un alieno, così come anch’io ho la sensazione di avere di fronte a me un alieno.
Come faccio a far incontrare due alieni?

Una cosa, tuttavia, è certa: sono io quello che si sta divertendo di più. La faccia meccanica e perplessa di Riccardo ogni volta che gli parlo di uno dei tanti dilemmi filosofici affrontati da Kant, mi ha consentito addirittura di penetrare ancor più nella filosofia kantiana, di intuirne alcuni lati che ad una lettura dei testi rimangono oscuri o lontani. Il “meccanismo” – la faccia meccanica del ragazzo – e la “libertà”, il lampo di comprensione che vorrei vedere comparire nel suo occhio: questo, in soldoni, il dilemma dei dilemmi che Kant affronta e cerca di risolvere. Nientemeno! Come è possibile che da meccanismi noiosi e ripetitivi, o quando va bene organizzati in perfette e autonome macchine viventi, si erga qualcosa che abbia in sé il barlume dello spirito e della libertà? Dove stanno il discrimine, la sutura, e però anche il nesso, tra necessità e libertà?

Kant sopravvaluta, e di parecchio, l’essere umano, gli conferisce uno statuto veramente speciale. Una macchina desiderante, un corpo che altro non è che un fascio di passioni e istinti, istituisce un “tribunale razionale” in grado di dirimere ogni cosa, di far luce sull’oscurità da cui quel corpo e quella macchina provengono: che cosa posso conoscere, che cosa posso pensare? Le risposte le ho tutte quante in testa: un bel congegno di intuizioni, categorie e schemi belli e pronti che mi permettono di afferrare in una sola rete la caoticità dell’esperienza. Il mondo è la mia rappresentazione, dirà giustamente Schopenhauer. Che soluzione elegante! Tutto qui? Certo che no. Questo basta solo a orientarsi e vivere un po’ meglio. Scienza e prassi tecnica. Fenomeni sotto controllo. Ma Kant chiede agli umani molto di più: nientemeno che di farsi legislatori di se stessi, della propria vita morale e spirituale. L’abbandono del meccanismo, che tanto funziona benissimo per conto suo, in maniera automatica. Che cosa devo fare? Di preciso non saprei – risponde Kant – so per certo però quello che non devi fare: comportarti come la macchina che sei, un groviglio di desideri e di passioni, così da ritornare all’animalità. Caro essere umano, tu sei libero, ma questo vuol dire che la tua responsabilità è insieme enorme e terribile! Devi comportarti sempre e comunque come se lo spadone di Damocle della libertà fosse appeso lì sopra la tua minuscola testolina confusa. Ti do un suggerimento – continua imperturbabile Immanuel – prova ad immaginare di avere sempre di fronte a te un altro te stesso, e dunque un fine non un mezzo… Ma poi, a ben vedere, che cos’è la libertà?

Succede però che, così come è fatto, l’uomo kantiano continua a sentirsi scisso, il solco tra le sue carni e quella cosa che ha denominato “anima” brucia come una ferita non rimarginata, talvolta persino purulenta. Che cosa gli è lecito sperare allora? Una serie di come se potrebbero essere un buon medicamento. Guardare un cielo stellato o un bel manufatto pensando che non gli servano a niente può farlo sentir meglio. Talvolta persino un pericoloso mare in tempesta può aiutarlo. Immaginarsi che la natura abbia un fine interno, un disegno (che magari porta dritto dritto a lui), anche questo non è male. Insomma: tutte quelle fole metafisiche che la sua ragione produce in continuazione e in continuazione allontana da sé – un’iperfetazione del suo io che non accetta confini né mortalità, i limiti dell’esperienza, e che vorrebbe farlo sedere sul trono divino – c’è modo di denaturalizzarle e di moralizzarle/estetizzarle. Anzi: visto che la legge morale è tanto dura, vuota e quasi disumana, perché non provare ad immaginare che il meccanismo sia bello, animato, organizzato e finalizzato? Una statua semovente…

Non temete, non ho spiegato Kant in questo modo al povero e meccanico Riccardo, né lo farei a un corso o a un seminario. Il suo professore, poi, mi darebbe 4. Sto solo cercando i mezzi e le strategie più consone ad animare la statua, a sciogliere certe rigidità, a far sì che l’azzurro occhio alieno sia un po’ meno vitreo e distante. Che provi a guardare in se stesso per una volta, e non solo alle righe sottolineate e chiosate a matita del libro di testo che ha di fronte, che ha memorizzato e ripetuto con estrema facilità, e che però gli parlano in una lingua esotica e remotissima, priva com’è di immagini, links, sms e cose facilmente digeribili.

Due note un poco facete in guisa di conclusione:
1) Per spiegare il mistero del noumeno che sta dietro al fenomeno il professore di filosofia di Riccardo ha utilizzato (se ho capito bene) la metafora della luna, del suo lato oscuro, quello che non si vede. Al che dico ammiccante al ragazzo : The dark side of the moon, hai presente? Faccia immobile, senza una piega. Pink Floyd, mai sentiti? Faccia ancor più pietrificata. Vabbè, dico io, andiamo avanti…
2) Era stato Nietzsche, in Al di là del bene e del male, a definire Kant “operaio della filosofia” e “grande cinese di Königsberg”, la sua città natale, in Prussia orientale. Non proprio dei complimenti… chissà, magari riuscirò ad entusiasmare un po’ il mio giovane studente quando gli parlerò del filosofo con il martello… o sarò io, magari, a portare il martello per vedere cosa si nasconde dietro quella scorza aliena… naturalmente scherzo, di questi tempi non si sa mai come potrebbe essere intesa una semplice battuta…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

91 pensieri riguardo “IL CINESE DI KÖNIGSBERG”

  1. Capisco un 18enne che non conosce o non digerisce Kant, ma un 18enne che non conosce The Dark Side Of The Moon è una cosa grave. Md raddoppiagli le ore di ripetizione e fagli anche una storia della musica che a mio avviso è fondamentale almeno quanto uno storia della filosofia!
    Ps Non ho potuto fare a meno di apprezzare il tuo stile in questo post!

  2. ma anche un vero peccato non poterla vedere…
    voglio dire l’altra faccia della luna.

    Però chi l’ha vista dice che sia rossa.

    come durante l’ultima eclissi
    quando era enorme e rossa porpora.

  3. Ares

    …si,si ..bravo ne’… bel post.. bello stile.. si si ..si sa’.. non lo dico… ma lo penso anch’io che sia un bel post!…. non aggiungo i miei complimenti agli altri, solo per non accellerare il processo di canonizzazione…so che la santita’ non e’ un traguardo da te ambito!..

    ..

    Trovo pero’ che tu abbia un problema… sei come il professore di Riccardo …. Riccardo “deve” apprendere nozioni da te…lo sguardo vitreo e’ la giusta punizione ..
    .. la verticalizzazione dei rapporti(discente/insegnante).. non produce mai nulla di buono… perche’ non vi fate una bella passeggiata(magari non retribuita) e ne parlate all’aria aperta.. chi sa mai che cambiando aria e situazioni ..la crosta aliena non si disciolga un po’……
    ..il problema degli insegnanti e’ sempre lo stesso: pensano sempre di dover mettere dentro qualcosa e non di doverla semplicemente tirare fuori… in bocca al lupo…

    Ti consiglio solo di fare infretta a capire il meccanismo… perche’ tra un po’ il tuo Riccardo… adottera’ tecniche di “illusionismo del discente” e lo avrai perduto per sempre..

  4. Ho ben presente il rapporto verticale di cui parli, così come ho presente l’attimo fuggente e dintorni; certo che mi è venuto in mente di passeggiare, ecc. ma lì mi scontrerei con le abitudini borghesi di una famiglia borghese e francamente preferisco dirottare le mie energie in altre cose; e poi, come ben sai, ho l’esperienze di filosofia “con” (e non “su/per/contro”) i bambini, ecc. ecc.
    Mettiamola così: offro a Riccardo (e a me stesso) un’occasione, però sta innanzitutto a lui di coglierla.
    Sulla verticalità/orizzontalità avrei però da dire un po’ di cosette (magari nel prossimo post), per esempio che a furia di essere orizzontali (evidentemente in modo sbagliato) si stanno producendo degli ignoranti totali e assoluti…

  5. Ares

    Pero’ l’esperienza con i bambini non ti aiutera’ …ANZI.. secondo me e’ nociva…. te ne accorgerai e prenderai dasolo le necessarie contromisure..

    ..Con i bambini la verticalita’ e anzi un ottimo ausilio se usata con parsimonia… per i pre-adolescenti e per gli adolescenti e’ la fne del rapporto ..le nozioni sono regole e le regole a quella eta’ devono essere discusse per essere condivise..

    .. te lo dico per esperienza personale stando prima da una parte poi dall’altra..

    … la verticalita’ “severa”.. forse puo’ produrre conoscenza: su 100 ragazzi ne forma 2.. ; i 100 hanno imparato a memoria e sono diventati ottimi espositori di nozioni(illussionismo del discente).. superata la maturita’ sono tuttora in giro per il mondo totalmente immemori…….

    ..poi c’e’ la verticalita’ “blanda” … quella a cui tu ti riferisci.. fatta da “insegnanti nozionisti” che pero’ ti trattano ipocritamente come un loro pari.. perche’ non hanno capito fino in fondo le lezioni di un pedagogo.. durante uno dei tanti corsi di aggiornamento…

    .. non parlarmi dell’attimo fuggente.. perche’ e’ uno di quei metodi che non condivido.. e che crea suicida o esiliati (esattamente come nel famoso film)..

    ..se proprio vogliamo adottare un rapporto verticale,che sia ne’ severo ne’ blando.. forse e’ bene far capire prima al ragazzo che la posizione piu’ in alto ce la meritiamo.. magari senza vomitargli addosso da subito la nostra competenza linguistica e nozionistica….. e’ un po come dirle “guarda come sono bravo voglio che diventi come me”…se la reazione e’ uella che vi aspettate, avrete fallito!!

  6. Per quanto concerne la filosofia, però, non è solo questione di nozioni, anzi in fondo non lo è per nulla, è più questione di “philìa” e di “sympàtheia”, e oggigiorno è pressoché impossibile ricreare socialmente quelle condizioni. Quando io avevo l’età di Riccardo ascoltavo le persone colte più grandi di me con venerazione e desideravo follemente essere come loro. Oggi magari li guarderei come dei poveri coglioni, dei perdenti, e i miei miti sarebbero altri. E comunque io per Riccardo sono un sofista, né amico né filosofo. Gli servo, tutto qui.

  7. @Aressssssssssss
    sei tornato! non ho ancora letto i tuoi commenti ma si sente fino a qui il sssssssssssibilo.
    per il momento ti invio soltanto il mio abbraccio virtuale… e non cercare di scivolarmi via tra le dita!

  8. Ares
    .. da li si costruisce..

    Caspita md… sara’ che io ho avuto solo insegnanti mediocri.. ma io non sono mai riuscito a vedere gli insegnanti con venerazione.. un po’ mi rattrista ripensandoci!!.. ricordo con piacere le numerose litigate e i rituali rinvii a settembre.. e il mio sadico piacere quando riuscivo ad evidenziare le loro contraddizioni in modo plateale…ero fiero della mia capacità di incassare le loro eventuali ritorsioni.. a volte subdole.

    Qualche anno fa ho beccato in metropolitava un mio insegnante di lettere.. non mi ha riconosciuto subito, o ha finto di non riconoscermi da subito.. una delle sue ultime domande e’ stata rivelatrice.. “ti sei calmato nel frattempo?”..
    .. la mia risposta e’ stata : “forse… ma ho sempre bisogno di capire”.. non credo che abbia capito.. era uno di quelli mediocri.. che ho avvicinato soltanto per rievocare in lui una spiacevole senzazione 😉

    Chi mi ha salvato forse e’ stata una vecchia insegnante 60 enne .. per niente severa.. che passava quasi inosservata.. considerata una santa donna da tutti, alunni e insegnanti; dall’aspetto demode’.. con un cipollotto tardo ottocentesco sul capo.. ricordo le sue lezioni con piacere.. tra gli inevitabili schiamazzi riusciva a fare breccia in alcuni di noi 3 o 4, in una classe da 20 e’una buona media,..riuscì a trasferirmi una certa passione per le lettere.. ricordo una fase “chiave” che ripeteva sempre, ad ogni lezione: “voi cosa ne pensate?”.. era una frase magica per noi, l’aspettavamo con ansia.. era abile nel non banalizzare mai le nostre osservazioni…..

    ..e’ un dettaglio un po’ cretino ma ve lo dico:..lei era una fumatrice appassionata.. fumava delle Merit lunghe e sottili..e anche se non c’era ancora una legge antifumo..fumava facendo attenzione che intorno a lei non vi fosse nessuno.. spegnendo immediatamente la sigaretta se, incontrandola in corridoio, qualcuno si avvicinava a lei..

    La chiamavo “Evelina” (lei non lo ha mai saputo).. il nome non lo rocordo, il cognome era Trentini.

  9. Col cavolo che lo taglio!
    Ares: bellissima l’attesa della frase magica “voi cosa ne pensate?”,
    cose che per noi “adulti” sono ovvie e scontate, per dei ragazzi sono, appunto, magiche. Esperienze formative di primaria importanza.

  10. @ Ares
    Cacchio! un complimento così non l’ho mai sentito. Mi sa che ora lo stampo e me lo incornicio.
    Però ti sei perso il post di “Marx”, quello su “I Mandanti”, e i rispettivi commenti. Soprattutto quello su Marx per me non è esaurito e appena posso ci tornerò ancora.
    Oggi però ho una specie di blocco mentale. Forse è colpa delle patate.
    Intanto fatti un ripasso! Ci si sente.

    I miei complimenti a Mario per il suo post non sono però un tentativo di beatificazione.
    Mi capita che quando li leggo mi danno gioia e lo esprimo in questo modo e come posso o riesco. Molte volte è una semplice emozione estetica, in cui altri giudizi non entrano in gioco. Forse si tratta di empatia? Qualsiasi cosa sia credo di potermelo permettere.
    E non fare l’invidioso. Che ognuno ha le sue proprie doti. O no?

  11. complimenti, md! apprezzo molto il tuo tentativo (oltretutto molto ben riuscito) di tirar fuori cosa c’è di veramente interessante in Knat, perchè dovrebbe interessarci, e interessare uno studente… Trovo che la filosofia insegnata a scuola manchi – salvo pochi casi di illuminati e talentuosi docenti – proprio di questo: della capacità di far capire dove sta l’importanza del pensiero che si studia.
    Quando studiai aristotele al liceo mi chiesi che diavolo ce ne dovesse importare di un tizio che parlava di 55 intelligenze angeliche (o quante erano). Non è quello che è importante, ma anche quello va studiato per avere una panoramica dell’autore, e i tempi sono stretti, gli insegnanti mediocri e frustrati e gli alunni imparano a memoria i paragrafi senza poter afferrarne l’importanza. Tragico.
    E’ anche vero che a molte persone, ocme probabilmente al tuo riccardo, non frega e non fregherà mai nulla di capire kant. e lì per quanto sia bravo l’insegnante non c’è niente da fare: perchè un conetto entri nell’animo serve dell’attività da parte di chi studia, e da parte sua quell’attività non ci sarà mai. Un buon insegnante ti apre una porta, ti getta gli appigli importanti. Poi sta a te prenderli o no. Tant’è che nella mia classe del liceo gli insegnatni più bravi erano i più odiati, perchè pretendevano un coinvolgimento intellettuale attivo che i più trovavano solo fastidioso.
    E poi sì… può sembrarci triste, ma tanti ragazzi di oggi e di ieri non hanno idea di chi siano i pink floyd e vivono benissimo così. l’ignoranza è una brutta bestia e credo che un po’ di storia della cultura contemporanea si dovrebbe sapere, ma vi immaginate un’interrogazione su “il rock negli anni 70: Pink Floyd e Led Zeppelin”?? il modo migliore per distruggere un mito!!

  12. Ares

    Secondo me partire con il presupposto che ad un adolescente d’oggi non freghi niente di Kant.. e’ gia’ un atteggiamento sbagliato……cosi’ come sono sbagliati tutti i pregiudizi sugli adolescenti..

    .. un insegnante che parte con queste convinzione.. e’ destinato a sbagliare ..

    .. poi una cosa che non mi piace e’ la generalizzazione che gli insegnanti adottano in classe…spesso non guardano negli occhi i loro alunni e mai sprecano una parola per ciascuno di loro.. e se ..”giustamente” vengono ignorati, loro e la loro materia,.. e’ perche’ se lo sono voluto..

    I miei insegnanti peggiori erano quelli piu’ severi.. la loro severita’ non era mai supportata da una vera e profonda conoscenza.. io credo nell’equilibrio dell’insegnante… e’ un segnale fondamentale per riconoscere la vera competenza.. che non necessita di eccessi.. per essere affermata..

    Gli insegnanti severi sono quelli che vogliono creare il mito di se.. e per me distruggerlo era una vocazione.

    I discenti in generale sono degli scanner… non te ne accorgi ma sei radiografato dal primo minuto all’ultimo di lezione.. e ogni tua osservazione , commento, proposta, azione deve essere all’altezza, dal primo minuto all’ultimo!…. se vuoi essere un buon insegnante…
    e se ti accorgi che durante la lezione hai avuto dei cedimenti.. devi prontamente recuperarli la lezione successiva e non pensare che gli errori relazionali si risolvano dasoli.

  13. Ares

    Hai ragione Milena…. ma il post su MArx.. devo avere il tempo di leggerlo con calma.. poi mi piacerebbe leggerne anche la “prima parte”.. e devo cercarla nel blog..uffi!!

    Su I MANDANTI avete scritto cose che condivido.. non avevo commenti da inserire ne’ contrarietà….cito solo un episodio e lo faccio qui: una volta ho scritto a un sito culturale Bulgaro.. perche’ ero interessato a conoscere qualcosa sulla cultura Bulgara in Italia.. non sono stati per niente esaustivi… e anzi quando hanno capito che ero un Italiano interessato alla loro cultura. mi hanno liquidato con risposte evasive…. bah! cerchero’ un altro sito.

  14. Ares, su insegnamento, scuola e adolescenti dimentichi una cosa importante: per quanto sia vero che alcuni conflitti e schemi siano identici (contestazione dell’autorità, incapacità di relazionarsi, verticalità del rapporto, problemi strutturali della scuola, ecc.), mi risultano difficilmente paragonabili anche solo quelle di 5-6 anni fa con la realtà di oggi. La scuola e gli insegnanti hanno perso per statuto sociale, direi ontologicamente, ogni autorevolezza e capacità di interessare i ragazzi. Questi sono stati a loro volta, direi ancora ontologicamente, trasformati dalla digitalizzazione della loro vita. Hanno in mano strumenti eneormi e potenti che nessuno (a partire dagli insegnanti) sa loro insegnare ad usare. Ma basta, come già anticipato, tornerò sull’argomento con considerazioni un po’ più ragionate.

  15. Ares

    Uffffffffffffffff!!.. secondo me si sta’ mitizzando il digitale.. e si sbaglia a farlo !! soprattutto quando lo si fa davanti a loro.. ammetendo indirettamente di non conoscerlo ….. il digitale e’ un mezzooooooooooooooo!!!! RIDIMENSIONATELO VI PREGOOOOOOOOOOOO!!!…

    Anche con me questi giovincelli ci provano a farmi credere di avere sul palmo della mano il mondo…. peccato che io sia diplomato proprio in informatica.. e sono sempre stato convinto che fosse solo un mezzo e non un fine, anche a 17 anni… e anche per loro e’ cosi!!..credetemi.. non pensano di esere migliori.. state tranquilli.. solo che cercano interlocutori e non li trovano!!

    Non sono cambiati gli adolescenti sono gli insegnanti che sono pigri e pensare che siano cambiati e’ comodo.. per poter poltrire dietro le personali convinzioni!!… io mi sono diplomato 17 anni fa’… e la situazione era la stessa!!…. gli insegnanti ci giudicavano dei caproni che avevano interessi diversi…e non si sforzavano..di devodificare i nostri atteggiamenti… magari recuperando il loro essere stati adolescenti;
    .. banalmente erano loro a sentirsi non adeguati.. e rinunciavano senza nemmeno provarci.. NON E’ CAMBIATO NIENTE..
    I valori da trasferire sono quelli, sono da rielaborare e migliorare … ma sono quelli..

    IO NON VEDO NESSUNA DIFFERENZA TRA ME, 17 ANNI FA, E SIMONE(uno dei miei attoruncoli) ..stessa curiosita’(apatica), stessa maturita’, forse lui e’ piu’ educato!!

  16. ragazzi, oggi non sono con voi, sto andando a Milano.
    se vogliamo incontrarci questa sera intorno alle sette e mezza sono in piazza della scala, con un cappotto nero e la sciarpa rossa.
    giusto per finirla un po’ con tutto questo digitale, possiamo andarci a bere un té?

  17. Non sono affatto d’accordo con te Ares. I ragazzi sono sono l’avanguardia dell’enorme problema che la nostra epoca deve affrontare: umani eticamente ancorati all’epoca antica greco-romana-cristiana con corpi proiettati nella bioepoca (o bioconvergenza come la chiama Schiavone). Bambini che hanno in mano giocattoli piuttosto potenti, preumani in corsa verso il transumanesimo, ecc.ecc.

  18. Ares

    Ma cosa c’entrano sti poveretti che stiamo cercando di rendere liberi e critici (adesso!!)… cosa facciamo?, solo perche’ la direzione e’ il transumanesimo.. ci facciamo perdere l’occasione di renderli liberi e critici.. rinunciando a capirli??..

    Il transumanesimo.. non mi pare una cosa cosi minacciosa e non disciplinabile… cominciamo a lavorarci senza sentirci a priori inadeguati ….. svegliamoci e cerchiamo di essere all’altezza!!

  19. Ares

    Poi secondo me…. tra mezzo secolo.. avremmo gia’ spiccicato il nostro muso.. contro i nostri limiti..intellettuali..

    .. e saremo in giro per le galassie a cercare un nuovo pianeta..

  20. Ares

    Il transumanesimo.. non e’ una cosa nuova.. c’era anche ai miei tempi… vi ricordate CAPITAN ARLOCK.. il cartone animato ?? .. bellissimo !!

  21. Ares

    Aspettate no!!! era l’ORIENT EXPRESS !!!…. la storia di un ragazzino in viaggio su un treno galattico, l’ oriente express appunto, per ottenere il suo corpo MECCANICO!!

  22. Ares

    Oddio l’idea di poter incrementale le mie abilita’ umane attraverso un artificio concepito da un umano… un po’ mi inquieta….. sara’ che non sono cosi ottimista sul livello raggiunto attualmente dalla nostra biomedica…

    poi il bio incremento deve essere autorizzato in modo sovranazionale e soprattutto deve essere accessibile a tutti!!..
    .. ma sicuramente qualcuno vorra’ GUADAGNARCI…. come mi faccio schifo di appartenere agli esseri umani…… vedi ..md.. mi hai messo di malumore!!! 8)

  23. Ares

    Ma scusa .. md .. ma quando sostieni:

    ” [..]I ragazzi sono sono l’avanguardia dell’enorme problema che la nostra epoca deve affrontare: umani eticamente ancorati all’epoca antica greco-romana-cristiana con corpi proiettati nella bioepoca ”

    sostieni implicitamente che l’etica antica greco-romana-cristiana .. non serve piu’?..

    ma esse stesse si rifano all’etica tribale primitiva.. pur essendo delle inevitabili evoluzioni.. che non negano totalmente la loro origine… la nuova etica inevitabilmente fondera’ le sue basi su quelle antiche… come e’ sempre stato…..tendo da conto anche un po’ di trascendente.. giusto perche’ l’uomo non prenda il sopravvento anche su se stesso… hem.. no ?! 😉

  24. Mamma mia quanti commenti, md inventati qualcosa perchè qui si fa fatica a stare dietro a tutto.
    Poi noto con piacere che questo sta diventando anche un blog di incontri ahahahah
    @ares Ora prima di parlare di argomenti seri per favore spiegami che cosa è un HEILANDER? Forse un abitante della terra degli hei?
    @ares La digitalizzazione non è solo un mezzo, è piuttosto un mezzo che influenza i contenuti. Md ne è l’ennesima dimostrazione, un blog è un mezzo veloce, simpatico, ma è difficile trattare argomenti seri, come ad esempio Marx, su una struttura come il blog, vero md?

  25. Intervenire a questo punto è un po’ complicato. Siete andati molto lontani e non so come agganciarmi al vostro treno. Soprattutto Ares si è messo a badilare carbone a più non posso. Mentre md. mi ha ricordato un po’ lo spadone di Damocle che solo di quando in quando viene a sfiorarci la testa.
    Ma forse… ecco… ho trovato l’aggancio.
    In realtà tutto il discorso sui ragazzi di oggi, proprio l’ultima generazione, è piuttosto distante dal mio campo d’indagine, non ho contatti particolari.
    Leggendo il post, invece, ciò che aveva attirato la mia attenzione era stato proprio lo spadone. Tant’è vero che anche oggi mi ha accompagnato per tutto il pomeriggio.
    Ed infatti siete arrivati proprio allo stesso punto: a parlare di etica, o morale – non riesco mai a capire la differenza fra i due termini: sono sinonimi?

    Cmq., mentre tornavo questa sera stavo pensando che qualsiasi cosa sia questa morale a cui obbediamo, da qualunque parte derivi o ci sia stata propinata, molto spesso non ci è possibile modificarla durante la vita in corso.
    Insomma, voglio dire, ad un certo punto ognuno di noi, per come si è “formato”, è quello che è, non ha più modo di fare grandi modifiche, i grandi schemi sono fuori questione. Tutt’al può fare piccoli aggiustamenti. O cercare di morire bene?
    (Forse è questo, in parte, che chiamiamo destino. In India credo lo chiamino karma.)

    Però, benché non riusciamo a modificare la nostra morale, allo stesso tempo si modificano in modo estremamente rapido le condizioni esterne dell’esistenza. I mezzi tecnici divengono sempre più potenti, ed è come se fossero ‘giocattoli pericolosi in mano a dei bambini’, come dice md..
    E i mezzi, le cose, il mondo materiale, esteriore, può facilmente prendere il sopravvento sul mondo interiore, spirituale, sul fine, che – scusatemi se qui sono idealista – dovrebbe essere l’uomo. E quindi la “morale” va a ramengo, senza che si abbia avuto il tempo di sostituirla con un’altra morale. Ed è qui che nell’uomo sorge il conflitto.
    Così come scaturisce il conflitto sempre più aspro e serrato fra le generazioni. Forse.
    O, magari anche il conflitto fra chi riesce a disfarsi della ‘morale’ antica e farsene una nuova, e chi rimane ‘ancorato’ – perché di fatto ‘è’ ancorato – a quella vecchia. Non c’azzeccano! E tutto questo nella stessa comunità: come fosse una torre di babele in cui ognuno parla una lingua diversa.

    Ora è tardi e vado a nanna. Ci si sente domani.
    Un baciotto.

  26. @ Fiak smettila di fare lo scemo. Che sei pure laureato. E guarda che io ho un’età che potrei essere tua madre. E poi non sono gli argomenti ad essere seri o non seri, ma è il “modo” in cui li si vuole trattare che può essere serio, se lo si vuole, anche sul blog.
    E non so tu, ma io sono molto seria anche quando scherzo! Tranne quando decido di non volerlo essere.

  27. Riporto un esempio pratico di come i mezzi possono diventare il fine di un’azione, esempio che tra l’altro si riaggancia al post ‘I mandanti’.
    Dal Manifesto di ieri, nell’editoriale di Rossanda, verso il fondo, si legge:
    “La direttiva europea del 2004 confessa sfacciatamente che la libera circolazione dei cittadini comunitari è un ‘diritto primario del mercato del lavoro’ invece che dei lavoratori in carne ed ossa.”.
    Sottolineo: INVECE CHE DEI LAVORATORI IN CARNE ED OSSA!
    E aggiunge che “Devono essere stati distratti i deputati europei che l’hanno approvata.”
    !!!

  28. Ares

    @Fiak … anche un blog e’ un mezzo.. e non condiziona la realta’..non si puo’ parlare di MArxs ?… chi l’ha detto? .. e anche se fosse vero.. e’ un limite del “mezzo blog”.. non di chi ci scrive……. anche se nel mio caso il limite sono io.. perche non ho il tempo materiale per leggermelo e colmare delle lacune… nel giro di qualche ora o giorno…

  29. @ Ares
    Sì, il blog è un mezzo, e come ogni mezzo può sfuggire di mano, come ci si può lasciar sfuggire di mano il volante dell’automobile. Oppure può diventare così importate da farci andare in giro a zonzo come dei cretini, quando sarebbe meglio andare a farci una passeggiata nel bosco o un giro in bicicletta.
    Io non so esattamente cosa sia il transumanesimo, però mi sembra che neppure l’umanesimo sia stato ancora realizzato.

  30. Ares

    l transumanesimo infatti e’ la conseguenza del non pompimento dell’umanesimo….. o meglio del compimento “parziale” dell’umanesimo..

  31. Ares

    caspita, eppure la “p” e la “c” sono distanti… secondo me ho un problema neurologico… tra gli altri!! … c’e’ un medico on-line ? 😦

  32. Ares

    comunque non abbandoniamo questo argomento sugli adolescenti.. che anche questo mi interessa….

    allora sono dei COGLIONI o dei GENI INCOMPRESI.. o cos’altro???

  33. @Ares
    no, non sono stata a teatro. Il giovedì pomeriggio vado ad un corso di giornalismo alla Fertrinelli tenuto dalla Bruna Miorelli e Scaramucci. Per ora ho incontrato solo loro.
    Ma ci saranno anche Assunta Sarlo, Oreste Pivetta, Andrea di Stefano.
    Non che praticamente mi servirà a molto, fare questo corso. Però ci vado per uscire un po’ da questo cul de sac della periferia. Mi piace ascoltarli, imparare. Anche se la maggior parte delle cose che dicono non sono niente di nuovo. Mi sembra di imparare più dal loro modo di essere, che dalle cose che dicono. Che comunque sono importanti ed è sempre un buon ripasso.
    E poi, alla mia età, non ci provo nemmeno a mettermi a gareggiare con quei ragazzi, i corsisti, intendo, che qualcuno lavora già in qualche giornale, e altri ci sperano.
    Io? oggettivamente sarà un po’ dura. E non ho più l’energia nemmeno per immaginarmelo.
    Poi mi piace andare a Milano, a piccole dosi. Per me è come andare sulla luna.
    La cosa più incredibile, che ogni volta mi lascia sbalordita, è girare in messo a tutta quella gente che non si guarda mai in faccia.
    Però nello stesso tempo è anche una sensazione di libertà, visto che nessuno ti sfiora, e nessuno è necessitato ad essere coinvolto, neppure per scambiarsi un saluto. E’ come se non esiste nessuno. L’impero del non-essere esteriore.
    Lì vivo pienamente la sensazione di estraniamento, o alienazione.
    Ieri sera mi sono seduta in piazza di fronte al duomo, mi sono fumata una sigaretta, ho osservato il fiume della gente di passaggio. Poi un piccione si è appoggiato su una sedia lì vicino e ci siamo fatti l’occhiolino.
    Sì, alla fin fine credo di essere più in affinità con quel piccione.

  34. Io credo che siamo tutti potenziali vittime di questo sistema. E solo raramente abbiamo qualche spiraglio per evadere da questa condizione oggettiva. Che anche quando ne hai preso coscienza, il problema rimane sempre: Che fare?
    Certo che prenderne per lo meno coscienza ti fa guardare le cose in un tutt’altro modo. Ma diventa anche più doloroso.

  35. Ares

    non dimentichiamoci che c’e’ sempre la resurrezione… hem cioe’.. volevo dire…. la possibilita’ del cambiamento!!… per usare un assonanza si potrebbe dire che c’e’ sempre la rivoluzione.. purche’ ragionata..

  36. E quando si comincia ad essere consapevoli, non è che si possa tornare indietro.
    Si può solo andare avanti. Tiremm’innanz!
    E’ un po’ come nascere ad un’altro genere di vita.
    Non è che poi non si commetano errori, anzi, gli errori sono perfino funzionali, e da essi si può imparare molto.

  37. Ares, c’è un problema di tempi nella nostra comunicazione. Quando io rispondo tu hai già inserito un’altra osservazione. E quindi la mia ultima sembra slegata dalla tua ultima, che va infatti collegata alla precedente. Io sono più lenta.

  38. @Fiak:
    va bene. Quando ieri sera ho letto il tuo commento ironico sugli incontri, mi è saltata la mosca al naso, perché, visto che è chiaro che alludevi a me, al mio invito ai ‘ragazzi’’ – in generale – avrei preferito mi avessi rivolto l’osservazione direttamente in faccia, e non come mi è sembrato tu abbia fatto, ossia dietro le spalle. Insomma, non mi è piaciuto.
    Accetto anche scherzi, anche pesanti, se proprio vogliamo, ma diretti e in faccia. Perché, anche se tu non la vedi, io ce l’ho una faccia.

  39. @milena
    I’m sorry. Non volevo in alcun modo offenderti, e naturalmente non volevo sparlare alle tue spalle, altrimenti non l’averei fatto qui… Cercavo solo di prendere un pò in giro md sugli sviluppi del suo blog. Per quanto riguarda il vedersi in faccia io sono confinato nel profondo sud abruzzese quindi….
    ps sono laureato ma non in filosofia, la laurea in filosofia la sto conseguendo…
    Scuse accettate milena?

  40. Ares

    Ma dai Fiak.. non mi e’ sembrato sfacciato.. era in buonafede anche se ironico… Milena non cominciare!! a interpretare male!! .. uffffffffffffffff

  41. Ares

    @Milena ormai ho imparato ad apprezzarti cosi’ come sei “permalosissimaaaaaaaaa”…. sarai sempre la mia PATATONA!! anche quando in futuro ti ri-incazzerai con me!! ehehehheheheheh

  42. Ares

    @Milena

    Il transumanesimo (a volte abbreviato con >H o H+) è un movimento intellettuale e culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento.

    ..Anche se non basta per definirlo… cerco sul web se trovo qualche informazione in piu’ 😉

  43. Ares

    Trovato!!..

    Il termine “transumanesimo” fu coniato da Julian Huxley nel 1957, innestandosi nel solco della tradizione illuminista, immaginando scenari di emancipazione dell’umanità; nell’originaria utopia di Huxley, transumano è: “l’uomo che rimane umano, ma che trascende se stesso, realizzando le nuove potenzialità della sua natura umana, per la sua natura umana.” La definizione fu poi utilizzata a partire dagli anni ottanta con un significato diverso, non più legato a traguardi sociali ma orientato da un maggiore individualismo, sopratttutto ad opera di Natasha Vita More e del suo compagno. L’attuale definizione, attribuita a Max More, concepisce il Transumanesimo come: “una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana. Il Transumanesimo condivide molti elementi con l’Umanesimo, inclusi il rispetto per la ragione e le scienze, l’impegno per il progresso ed il dare valore all’esistenza umana (o transumana) in questa vita. […] Il Transumanesimo differisce dall’Umanesimo nel riconoscere ed anticipare i radicali cambiamenti e alterazioni sia nella natura che nelle possibilità delle nostre vite, che saranno il risultato del progresso nelle varie scienze e tecnologie[…].”

    Sono state suggerite anche altre definizioni come quella di Anders Sandberg (“Il Transumanesimo è la filosofia che afferma che noi possiamo e dobbiamo svilupparci a livelli , fisicamente, mentalmente e socialmente superiori, utilizzando metodi razionali”) o quella di Robin Hanson (“Il Transumanesimo è l’idea secondo cui le le nuove tecnologie probabilmente cambieranno il mondo nel prossimo secolo o due a tal punto che i nostri discendenti non saranno per molti aspetti ‘umani'”) o, ancora, secondo la dottrina del Cerchio di Orione che si sta sviluppando all’interno della Golden Dawn: “la realizzazione della transizione tra l’attuale condizione animale e una nuova dimensione della coscienza, per mezzo di un graduale cambiamento del supporto fisico entro il quale si svolge l’esistenza.”

  44. (Oggi ho scritto questo: era meglio che preparavo una torta?)

    Il fatto è che può capitare che schermati da questo mezzo di comunicazione, ci si senta più forti, magari più spregiudicati o liberi di dire cose che se avessimo la persona di fronte non avremmo il coraggio di dire. A volte può essere un vantaggio, ossia un mezzo liberatorio, oppure utile per indagare i nostri limiti e quelli degli altri, per capire quali e quante cose possono venire innescate nel libero processo dialogico, quando è il momento di dire e quando è meglio tacere, e spero, per affinare la nostra sensibilità.
    Quando dico limiti, non mi riferisco ai limiti che possono esserci imposti dall’esterno, ma ai limiti e alla direzione che noi stessi vogliamo dare alle nostre parole e alle nostre azioni.
    Le parole che diciamo, o scriviamo, le azioni che compiamo, se da una parte possono modificare il gradimento o il giudizio nei nostri confronti da parte di altri, e le relazioni che intercorrono tra gli interlocutori, prima ancora devono essere in corrispondenza con quello che ognuno di noi è. Dato che siamo noi stessi i primi giudici delle nostre parole/azioni.
    Ma essere adulti, possibilmente liberi, non significa avere, e formarsi anche un bagaglio di esperienze e spero anche di certezze, seppur relative, sul quale poter continuare a costruire il proprio essere, la propria vita?
    E se così non fosse, che senso avrebbe tutto questo dibattere? Sarebbe un insulso sbattacchiare le ali, come falene fluttuanti attorno alla luce delle candele.

    Essere liberi, insomma, è una responsabilità. E non credo nella libertà senza limiti.
    E’ anche vero che ognuno di noi è in evoluzione, in divenire, per cui si ha sempre la possibilità di rettificare, chiarire, spiegare ecc. E sbagliare, d’altronde. E cosi via.
    Inoltre nel rapporto dialogico c’è una sorta di magia, visto che non si può sapere cosa l’altro risponderà, e qualche volta è del tutto diverso da quello che ci si aspettava. E che quindi non si può prevedere in anticipo neppure la risposta che ognuno di noi darà.
    Un dialogo è un evolversi di figure. Come nel teatro-immagine, quando alla posizione che prende il corpo del nostro compagno spettattore, rispondiamo con una nostra presa di posizione, mantenendo un punto di contatto.

    Io credo che anche scrivere e comunicare attraverso un blog, può essere un’esperienza formativa. Anche un’occasione supplementare, se usata bene.

  45. Tornando al problemino che non ci si può vedere in faccia, a riguardo mi sento come uno di quegli omini di Magritte, con bombetta, abito scuro, forse anche l’ombrello. Che poi è la stessa sensazione che provo quando cammino in giro per Milano.

    E poi c’è il vezzo di nascondersi dietro un nick-name: e credo che ad un certo punto andrebbe superato. Quale motivo valido, e necessario, esisterebbe per non presentarsi col proprio nome? Il nome è importante, ci identifica. Quale motivo dovrei avere per portare la mascherina?
    Io dico: Eccomi, questa sono io. Lo dico qui, e lo dico anche nella vita.
    Usare un nick-name, se all’inizio può sembrare un gioco innocente, in realtà può provocare una specie di schizofrenia.
    In passato ho adottato alcuni nick-name, qualcuno li usavo anche contemporaneamente, come una sorta di gioco letterario alla Pessoa. Tutto si può fare, forse, ma ora sono contenta di firmare col mio vero nome. Anche se ho anche un secondo nome e persino uno sanscrito.
    Lo volete sapere? No, non posso, è segreto! lo rivelo soltanto ad amici intimi.
    Be’, poi c’è Ares che mi chiama patatona, come la mia maestra mi chiamava cipollina.
    Una serie di ortaggi che vanno benissimo per fare un bel minestrone.

  46. Ares

    Milena.. ufffffffffffff .. lo sapevo che prima o poi avresti fatto questi ragionamenti.. ma non si fanno…. ufffffffff.. il bello di internet e’ proprio il gioco… la possibilita’ di indagare nuovi modi di porsi, d’essere e di comunicare… il bello e’ la sperimentazione di se nel virtale…
    Se ci si parla di persona.. ci sono tutta una serie di convenzioni, tutta una comunicazione non verbale che aiuta/disturba la comunicazione; adesso ne dico una GROSSA: secondo me il web permette di riconoscere i propri errori nella comunicazione, permette di affinarla e di sperimentare… senza che la comunicazione non verbare disturbi o aiuti la comunicazione…
    Incontrarsi adesso.. trovo che sia prematuro…non ho ancora finito di giocare e sperimentare in questo blog Filosofico.. io non ho mai scritto in in blog filosofico.. e soprattutto non mi capita mai di confrontarmi con persone con piu’ esperienza di vita di me.. e anche piu’ preparate di me.
    Nella vita “reale”, le mie frequentazioni non mi consentono di ragionare su temi importanti come quelli che abbiamo affrontato qui; ci ragiono su questi temi.. ma in modo solitario.. mi madre direbbe che “io me la canto e me la suono”.. al limite verifico le mie convinzione leggendo saggi.. di “pensatori” noti.. ultimamente non mi basta.. mi sembra che siano fuori strada…. e poi non puoi fare domande ad un libro, non puoi innescare una discussione con l’autore, non puoi contraddirlo.. giusto per capire un po’ di piu’.. in un blog del genere si..

    Non sono molto daccordo quando dici che il nick-name e’ una “mascherina” da indossare e sotto la quale nascondersi.. io lo uso per “rivelare”… per riassumere il carattere o l’atteggiamento che voglio assumere in una determinata situazione comunicativa; il nick-name dovrebbe esere “parlante”.

    Il mio nome “Alessandro”… e’ un nome e basta, non dice nulla di piu’di me, probabilmente adotterei come nickname il mio nome, solo nel caso in cui io stia parlando con qualcuno che mi conosca.
    Io non me la prendo mai quando una persona che incontro per la prima volta, mi chiama per errore con un altro nome.. trovo che il nome non abbia importanza tranne quella di soddisfare il proprio proprio bisogno di essere identificato.

    Che “La Ginestra ” l’abbia scritta Lepardi o qialcun’altro non e’ importante .. e’ importante che qualcuno l’abbia scritta;
    “la rosa non avrebbe forse lo stesso profumo anche se non si chiamasse rosa” W.S.

    Io scrivo i miei testi teatrali.. e spero che qualcuno ricordi quel che ho scritto, o che abbia nella testa le immagini o le suggestioni che ho voluto creare .. poi se non ricorda il mio nome .. poco importa.. per me!

  47. @ Ares
    naturalmente in quello che ho scritto, riguardo al nome, ho espresso soltanto una mia esigenza, e non voglio affatto dire che debba valere per tutti allo stesso tempo e modo. Ma, benché sia solo un’inezia, ribadisco che ho scoperto che mi piace essere chiamata col mio nome. Tutto qui.
    Comunque, la mia riflessione era partita dai timori manifestati da uno psichiatra intorno ai mondi immaginari che alcuni giovani tendono a creare in rete, al punto di inventare degli alter ego sostitutivi del reale, provocare dipendenza e favorire una sorta di schizofrenia, dove la realtà e l’immaginario si intrecciano in modo incontrollato, finché la realtà immaginaria prende il sopravvento.

    Rispetto alla tua osservazione ‘GROSSA’, forse non mi ero ero espressa male, ma comunque avevo detto la stessa cosa nel commento inserito alle 7:16, quando alla fine dico che comunicare attraverso un blog può essere un’occasione supplementare (sei sicuro di aver letto anche quel prec. commento?).

    Però è vero che quando ci si parla di persona entrano in gioco particolari che possono sia aiutare che disturbare la comunicazione.
    Mentre la comunicazione scritta riesce ad essere più precisa e meditata, se vogliamo. In genere si ha più tempo per riflettere prima di rispondere, anche nel caso si stia scherzando. Però forse per questo può essere anche un po’ artefatta. Può essere, ripeto, non necessariamente.
    Comunque, Ares, il tuo nik-name mi dice poco. Piuttosto sei tu, indipendentemente dal nome, è ovvio, a dirmi qualcosa. E spero di riuscire a dirti qualcosa anch’io indipendentemente dal fatto di chiamarmi Milena.

    @md
    Invece non ho capito cosa vuoi dire, Mario, quando scrivi che sei “quasi” d’accordo con Ares.

  48. Ares

    Beh! tra.. Ares e Alex…ci trovo una bella differenza comunicativa!..va be’ ma magari e’ una mia licubrazione.. pero’ direi che Ares annuncia il “modo” o il “carattere”… e’ sicuramente meno “muto” di Alex.

  49. @Ares, come al solito, fai un po’ quel cappero che ti pare. Però, quando dici di voler affinare il tuo modo di comunicare, mi sembra che oggi ti sia perso per strada.
    Prova a rimetterti in carreggiata, se vuoi, naturalmente. Magari domani.



    E tanto per divagare anch’io in modo un po’ faceto (queta parola l’ho imparata da poco) copio-incollo quanto avevo scritto a sproposito l’altro ieri.

    Qualche giorno fa stavo immaginando questo luogo dove ci incontriamo a parlare, riflettere, scherzare, come un castello con tante stanze. Un castello che non smette mai di crescere di stanza in stanza. Il perimetro, l’altezza, la profondità di ognuna, la posizione e l’ampiezza delle finestre, viene decisa dal costruttore del castello, Mario, che le aggancia una all’altra settimana dopo settimana. E noi – vale a dire gli habitué che da qualche tempo vi si ritrovano – entriamo per intonacarla, dipingerne le pareti, riempirla di parole. Qualche volta qualcuno porta un tappeto, qualcuno un quadro, un tavolo, o un divano. Qualche volta anche un vaso di fiori, té, torte o pasticcini. Quasi a tutte le ore, giorni festivi esclusi. Durante il week-end si va in giardino a passeggiare, che prendere una boccata d’aria certo non guasta. E quando ricomincia la settimana si fa ritorno.
    Siamo tutti qui ad aggirarci tra queste stanze. Peccato non vederci in faccia, ma si sa che così va il mondo, ed è il meglio che possiamo fare per ora.
    Talvolta qualcuno non ha voglia di chiacchierare e rimane solo in un locale o recita monologhi davanti allo specchio. Oppure ci si fa eco da una stanza all’altra per incontrarsi nel corridoio.
    Ad essere sincera di tanto in tanto penso di avere nostalgia dei salotti in stile ottocento.
    Così che, dico – Mario, perché per lo meno non crei un piccolo spazio dove possiamo appendere i nostri dagherrotipi? Almeno per gli habitué che lo desiderano, o che non hanno nulla in contrario a mostrare la loro faccia?
    Ah, un’altra cosa – se puoi – ritaglia le finestre più grandi, che in certi giorni la luce del sole è un po’ scarsa. E poi davvero non riesco a capire perché non si possano mai aprire. Non sarà come negli ospedali, dove le tengono serrate per paura che qualcuno le apra per buttarsi fuori?
    Lo so, non vuoi darmi retta. Ma se siamo in democrazia, si potrà pure avanzare qualche proposta, ti pare?

  50. Ares

    ..Si signora maestra… ufffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff !!!!!

  51. ah, dimenticavo, Mario, appena puoi… perché non installi anche l’aria condizionata?
    … che questi ventilatori… fanno un vento…

  52. Spiegare il noumeno è semplice. E’ sufficiente prendere lo sport che preferisce: l’atletica per esempio. I più grandi centometometristi sono tutti di colore. Questo è un fenomeno. Sono tutti di colore perchè hanno le fibre muscolari più adatte allo scatto breve: questo è il noumeno (almeno una parte di esso). Gli piace il nuoto; bene. Non ci sono nuotatori neri; questo è il fenomeno. Le persone di colore hanno un peso specifico delle ossa maggiore, quindi affondano. Un noumeno. Da qui dovrebbe essere più semplice, poi, appassionarsi alle sfaccettature concettuali dei vari filosofi, almeno me lo auguro.

  53. @lealidellafarfalla: Grazie per il consiglio: proverò proprio col tennis, di cui ho visto sei piuttosto esperto, e visto che so che il mio “allievo” lo pratica

  54. Grazie, con il tennis è un po’ più complicato, ma non troppo. C’è di mezzo anche la fiscia, e il concetto di complessità, perchè un piccolo particolare consente di ottimizzare un tennis migliore. Sport sensibile alle condizioni iniziali, ma oggi viviamo in un modo che trtitura tutto troppo in fretta, e non facciamo attenzione ai particolari.
    Per altri sport basta indagare.

  55. @md Comunque non tutti i fenomeni sono indagabili nella loro complessità, altrimenti l’uomo sarebbe onniscente. Ciò che non riusciamo a spiegare ci lascia la possiilità di avere libere interpretazione sul concetto di noumeno. Riusciremo a conoscere tutto o c’è qualcosa che rimarrà sempre superiore al nostro intelletto, al di là di noi e delle nostre capacità di capire e rappresentare. Se dico bischerate (non sono ironico) fermatemi perchè non sono un filosofio e il mio è un approccio da letterato, divulgativo, e forse troppo semplificante.

  56. Mi pare che sia una delle possibili letture del concetto kantiano di “noumeno”: il limite dell’esperibile. Noi siamo finiti e possiamo conoscere (più o meno bene) solo ciò di cui facciamo esperienza, ma il nostro cervello è strutturato in modo da forzare di continuo i limiti. Oltre il limite c’è il noumeno: un territorio vuoto da riempire di nuovi concetti, oppure semplicemente una chimera.
    Il punto è: dietro le cose ci sono solo le cose o c’è dell’altro? Potrebbe essere poco interessante occuparsi di una “cosa in sé”, cioè senza di noi, ma la nostra curiosità finisce sempre per debordare e finire da quelle parti: dio, l’infinito, l’assoluto, l’incondizionato…

  57. Mi saprebbe spiegare perché lo chiama il “grande cinese di Königsberg”? Per via della sua concezione delle virtù considerate come” semplici prodotti del rispetto di fronte al concetto generale di <>” ?

  58. vi è nulleggiare parlante noumena parlante è di per sé L’eveNto. L’interevento “È noumenevento parlante è crisi dell’essenza categorica dall’essere è Crisi della ragione metafisica in sé è crisi della Fondazione dell’Essenza o ontologiaparlante interontologica della crisi della fondazione e costruzione metafisica.

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