DORATI SILENZI E PIGOLIO DI STELLE

by-coinsquolino.jpg

a Michele,
segmento di futuro e di speranza
lungo una linea di insensatezze
alle ragazze e ai ragazzi
anestetizzati da asfittici tempi
affinché nella musica trovino
tracce di significato
viatico emotivo
lenimento e gioia


Adoro la musica classica e adoro in particolare ascoltarla dal vivo. Ho già parlato in un altro post dell’approccio filosofico alla musica e di quello musicale alla filosofia. Qui voglio però solo accennare all’esperienza puramente estetica, sensibile, immediata dell’ascolto della musica, al suo ambito emotivo, “sentimentale”, talvolta surreale.

Domenica scorsa ho assistito al mio consueto concerto mensile di musica classica, presso l’Auditorium di Milano. Prima della poderosa settima di Bruckner è stato eseguito un concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, per la precisione il nr. 5 in Mi bemolle maggiore op.73, “Imperatore”. Il pianista, tale Gianluca Cascioli, un tipo molto asciutto, impeccabilmente in nero, scuro di carnagione, si è seduto al suo posto e ha cominciato a pigiare i tasti. Ma “pigiare” non è il termine giusto: le sue mani hanno preso a volare sulla tastiera, le dita si intrecciavano in danze sinuose e armoniche, le falangi, le nocche, i polsi, i polpastrelli (che però, data la distanza, ho solo immaginato), tutto contribuiva a creare movimenti di inusitata grazia e perfezione. In alcuni momenti ho persino avuto l’impressione che le mani si staccassero dal corpo e che si animassero, come dotate di vita propria. L’anima del pianista, o la sua ragione, o il suo sentimento o non so cos’altro, in quel momento si erano trasferiti in massa lì, in quelle dita. Per gran parte del tempo dell’esecuzione i miei occhi sono rimasti fissi su quelle mani, immobili, impietriti, senza riuscire a staccarsene.

Ed è allora che ho capito che la musica è un’esperienza quanto mai sinestetica: è sì ascolto, audizione, percezione sonora, ma anche visione, persino tattilità, tutto il corpo ne viene investito, e vibra insieme al suo vibrare. I sensi, di fronte alla musica, si confondono, si mescolano, si attorcigliano. I suoni emanano dal luccichio dei fiati e degli ottoni. Puoi accarezzare con le dita il pizzicato delle violiste e dei violoncellisti. Salta agli occhi, magari con un colore cupo e violaceo, la forza in crescendo dei colpi di timpano. La musica, poi, è anche madeleine: una frase musicale può evocare il ricordo di un’emozione, ma anche di un sapore, di un colore. La musica è legata ai luoghi: ascoltarla li rievoca, e anche nel tornarci sembra che le note siano sospese ancora in aria – processo enormemente facilitato oggi dai supporti che ci possiamo infilare nelle orecchie, ovunque e in qualsiasi momento. Ma in realtà, queste sono solo emozioni di secondo grado, sbiadite se paragonate all’esecuzione dal vivo. La musica, certo, è molte altre cose: ritmo, armonia, matematica, persino ragione. Ma è dal suo fatto sensibile che si deve partire per comprenderne l’impatto sul corpo e sullo spirito. Persino come “cura” (prima o poi farò una ricerca sulla teoria di Posidonio di Apamea in proposito, filosofo musicoterapeuta della media Stoa).

Voglio concludere con una annotazione curiosa: la partitura della settima sinfonia di Bruckner prevede l’intervento di un piattista e di un triangolista (ma si dirà così?) una sola volta in tutta la sinfonia, durante il secondo movimento (mi sono sempre chiesto se gli strumentisti in questo caso: 1) non s’annoiassero a morte; 2) fossero o no pagati come gli altri – ma immagino di sì); ebbene quando i due tipi si sono alzati, hanno raggiunto la loro postazione e fatto quell’unico, singolo, solitario, intervento, sono riusciti a produrre in me un brivido che mi ha scosso da capo a piedi. Subito dopo mi sono ritrovato un piatto in bocca e un triangolo appeso al naso…

Note:

-il “pigolio di stelle” è una sinestesia di Pascoli, i “dorati silenzii” di Dino Campana

la foto e la mano sono di coinsquolino

-per approfondimenti: http://home.comcast.net/~sean.day/Ricco2003.pdf

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40 Risposte to “DORATI SILENZI E PIGOLIO DI STELLE”

  1. Michele Says:

    Awww grazie, quasi mi commuovo 🙂 non mi merito tanto..! Grazie mille, della fiducia nel mio futuro e della splendida dedica.. A presto!

  2. lealidellafarfalla Says:

    Bello e interessante, complimenti.
    Ti ringrazio per avermi aggiunto tra i blog interessanti, ma bastava una volta sola 😉
    Non so perchè ma ci sono due link.

  3. md Says:

    @lealidellafarfalla: grazie anche a te; si vede che sei molto simpatico a wordpress, comunque ora c’è un solo link

    @michele: sì, c’è un gran bisogno di fiducia e di futuro, mi fa piacere che la dedica ti sia piaciuta, a presto!

  4. Ares Says:

    AhAhAhAhAres..

    md… durante il concerto sei stato “vittima” di Beethoven…anche tu soggiogato dalla sua speculazione intellettuale ..
    .. e pensare che la musica e’ solo una scansione di suoni e silenzi.. prodotti in modo variabile nel tempo.. tu pensa quanto e’ potente quest’arte!!

  5. Ares Says:

    Ares

    Disolito suonava, non so che diavolo di musica, ma piccola e… bella. Non c’era trucco, era proprio lui, a suonare, le sue mani, su quei tasti, dio sa come. E bisognava sentire cosa gli veniva fuori, non c’erano dubbi nelle sue mani, e i tasti sembravano aspettare quelle note da sempre, sembravano finiti lì per loro, e solo per loro. Sembrava che inventasse lì per lì: ma da qualche parte, nella sua testa, quelle note erano scritte da sempre.

    Ora aveva deciso di sedersi davanti ai tasti bianchi e neri della sua vita e di iniziare a suonare una musica assurda e geniale, complicata ma bella, la più grande di tutte. E che su quella musica avrebbe ballato quel che rimaneva dei suoi anni. E che mai più sarebbe stato infelice.

    Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato, infelice. Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Non ti veniva da pensare che c’entrasse qualcosa con la felicità, o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile. Lui e la sua musica: il resto, non contava.

    .. “Non devi pensare che io sia infelice: non lo sarò mai più.”

    Mi lasciò secco, quella frase. Aveva la faccia di uno che non scherzava, quando la disse. Uno che sapeva benissimo dove stava andando. E che ci sarebbe arrivato.

  6. Ares Says:

    Ares

    Moribondi asfittici dissensi
    gravi quiescenti
    vibridi acuti d’infanti piangenti
    ridolii nascenti
    di frigide veroniche
    Lignei stridori
    fuochi infernali
    dissonanti bronzei rintocchi
    risvegli demoniaci di liutai d’ebano.

  7. Milena Says:

    (oggi mi ero chiesta)

    che suono ha la luce di questo pomeriggio di novembre?

    ci sono momenti perfetti senza
    aver bisogno di aggiungere
    o riempire lo spazio con altro suono
    o altra cosa che non sia
    lasciarla essere

    come la luce che sta
    entrando in questa stanza

    (ora però è già sera)

    domenica 18 novembre 2007

  8. Ares Says:

    Ares

    Muto silenzio
    tenebrosa notte
    falde di neve

  9. Ares Says:

    Ares

    Il tempo trascorre in modo variabile a seconda delle disposizioni intime del soggetto e degli avvenimenti che colpiscono la sua coscienza. L’attesa, la noia, l’angoscia, il piacere ed il dolore, la contemplazione appaiono così come categorie diverse fra le quali trascorre la nostra vita ed ognuna determina un processo psicologico speciale, un “tempo” particolare.
    Queste variazioni del tempo psicologico sono percepibili solo in rapporto alla sensazione primaria, cosciente o no, del tempo reale, del tempo ontologico…

    … qualsiasi musica per quanto legata al corso normale del tempo o per quanto ne sia distaccata, stabilisce una relazione particolare, una specie di contrappunto fra lo scorrere del tempo, la propria durata ed i mezzi materiali e tecnici attraverso i quali questa musica si manifesta.

    Suvcinskij (filosofo russo) fa apparire così due tipi di musica: uno che si evolve parallelamente al processo del tempo ontologico e vi penetra, facendo nascere nella mente degli ascoltatori un sentimento di euforia e per così dire di “calma dinamica”. L’altro precede oppure contrasta questo processo. Non aderisce al momento sonoro. Sposta i centri di attrazione
    e di gravità e si stabilisce nell’instabile, il che lo rende adatto a tradurre gli impulsi emotivi del suo autore. La musica in cui domini la volontà di espressione appartiene a questo secondo tipo.

    … La musica legata al tempo ontologico è generalmente dominata dal principio di somiglianza. La musica che sposa il tempo psicologico procede spesso per contrasto.

    A questi due principi che dominano il processo creatore, corrispondono le nozioni essenziali di varietà e uniformità….

    … Procedendo per giustapposizione di toni fortemente contrastanti, posso produrre una sensazione immediata e violenta, se invece mi ingegno ad accostare colori simili arrivo meno direttamente ma più sicuramente allo scopo…

    … La consonanza, spiega il vocabolario, è la fusione di più suoni in un’unità armonica. La dissonanza risulta dallo scompiglio di quest’armonia tramite l’aggiunta di suoni che le sono estranei…

    … nel linguaggio scolastico, la dissonanza è un elemento di transizione, un insieme di suoni oppure un intervallo sonoro che non basta a se stesso e che deve risolversi, per soddisfare l’orecchio, in una consonanza perfetta. Ma, così come l’occhio completa in un disegno le linee che il pittore ha volontariamente trascurato di raffigurare, l’orecchio può ugualmente essere chiamato a completare un accordo e a supplire alla risoluzione non realizzata.
    La dissonanza, in tal caso, ha il ruolo di un’allusione.
    Tutto ciò presuppone uno stile in cui l’uso della dissonanza crea la necessità di una risoluzione. Tuttavia niente ci obbliga a ricercare costantemente la soddisfazione nel riposo e, da oltre un secolo, la musica ha moltiplicato gli esempi di uno stile in cui la dissonanza si è emancipata…

    da “la poetica musicale” di Stravinskij traduzione di ???????

  10. Ares Says:

    ARES

    Quale campana
    di quel suo pensiero
    suoni lontani.

  11. md Says:

    Ares, sei in vena di poetizzarci?

  12. Ares Says:

    ARES

    Oddio!.. no, no.. ma e’ che non riesco a fermarmi.. e’ incredibile!, una volta capito il meccanismo degli haiku .. sono come le ciliege. uno tira l’altro.. e’ poesia popolare !!

    Gioco coi versi
    li trasforma in poesia
    così da sempre

    … miiiiiiiiii sono un mito… un mitocondrio!! 😉

  13. Ares Says:

    Ares

    .. “trasformo”.. non trasforma ….

  14. Ares Says:

    Ares

    Ho fatto un haiku dedicato a Severino.. nel post corrispondente pero’..

  15. Ares Says:

    Ares

    Peccato!, che il virtuosismo non abbia valore artistico 😦

  16. Ares Says:

    Ares

    Pero’, vedi .. sono cumunque bravo perche’ anche se sparo una marea di cazz.. volate… riesco sempre a stare all’interno del tema del post proposto ! 😉

  17. md Says:

    difficile trattenersi eh?

  18. Ares Says:

    Ares

    Allora io vado
    nel sentiero del bosco
    sono a casa

  19. Ares Says:

    Ares

    Ora io vado………… e’ piu’ corretto!! i versi sono 5+7+5

  20. Filippo Says:

    …tutto dipende dai primi 45 mesi di vita : 9 mesi nella pancia della mamma e 36 mesi dopo la nascita . In questo spazio c’è il futuro di ciascuno .
    Riuscendo a ricordare quell’epoca, trasformando le memorie tattili in memorie cerebrali ,sei in grado di capire chi sei e perché sei così . Prova . Filippo

  21. Ares Says:

    Ares

    Cosi’ come ?? 😦 .. non vado bene cosi’ ???

    ..sto filippo e’ inquietante !!

  22. tango Says:

    Immaginiamo: l’e(in)voluzione della specie umana, a causa dell’inquinamento acustico, nell’anno 3581, porterà alla scomparsa dell’apparato uditivo dell’uomo. Niente padiglione auricolare, niente timpani, niente di niente, sordità assoluta. Cosa accadrà della nostra amata musica?

    Forse diverrà concetto, come concettuale è un determinato tipo di arte. Forse sarà un nuovo( o più evoluto ) linguaggio capace di esprimere concetti e suscitare emozioni più di ogni altro linguaggio conosciuto: ”la quasi perfezione del linguaggio”.
    Oppure, la musica ed in generale il suono, saranno dimenticati e cancellati dal “non udente” uomo del futuro? Che sorte toccherà agli spartiti delle sublimi composizioni, agli strumenti sudore di sapienti liutai, ai tecnologici cd, mp3, e ai vecchi vinili?

    Ancora più intrigante sarebbe indagare sul periodo transitorio, cioè nella fase in cui coesisterebbero esseri umani che hanno memoria del suono ed esseri umani che non hanno mai udito un suono.

    Si potrebbe scrivere un romanzo su una simile ipotesi, analizzando le diverse sfaccettature e guardano il fenomeno da diversi punti di vista.

  23. md Says:

    Non so dire se siano scenari suggestivi o inquietanti. Comunque è proprio un buon soggetto per un romanzo…

  24. Ares Says:

    Ares

    e’ uno scenario irrealizzabile:

    non dimentichiamo che ci saranno bio-protesi… cellule ricostruttive.. di qualunque apparato fisico…

    .. potremmo decidere noi quando morire..
    .. le attuali leggi eutanasiche ci sembreranno delle ovvieta’..

    .. tutto questo se non ci estinguiamo prima… ovviamente!!

  25. Ares Says:

    Ares

    .. se non ci si estinguesse…

  26. tango Says:

    Irrealizzabile, ma immaginabile!
    Si parte da un’ipotesi (assurda in questo caso, come del resto molte dimostrazioni matematiche) e si cerca di suffragare una tesi. Poi, e su questo punto vorrei il vostro parere, tutto ciò che sta in mezzo, a seconda che si utilizzi la ragione o il sentimento, o per meglio dire più ragione o più sentimento, potrebbe essere un buon esercizio filosofico o letterario.

  27. Milena Says:

    @tango
    guarda caso qualche tempo fa ho letto “Cecità” di Saramago, nel quale viene descritta una simile ipotesi che però, come si può capire dal titolo, riguarda la perdita della vista. Un’umanità che progressivamente, persona dopo persona, giorno dopo giorno diventa cieca. Certo, anche la perdita del senso dell’udito potrebbe essere indagato… oppure anche la perdita del tatto, o del gusto o dell’olfatto. In fondo qualcosa di simile ci sta già accadendo, chi più chi meno, col passare del tempo si perdono per strada pezzi di sensibilità. Ma si potrebbe anche provare a descrivere il contrario: perché no? con la narrativa, a differenza di altri campi, si possono fare i più arditi esperimenti senza provocare danni ingenti

  28. Ares Says:

    Ares

    Gli esercizi di stile non li amo…

    ..condivido e aprezzo pero’ il pensiero di chi ama addentrarsi in ipotesi futuristiche “non plausibili”, usate come metafora dell’esistente.

    Le ipotesi futuriste “non plausibili” utilizzate come esercizio di stile, sono inutili:

    Non si puo’ speculare su una previsione che e’ negata dall’attuale livello tecnico scentifico raggiunto, almeno che, ripeto non si usino come metafora grottesca dell’esistente.

  29. Milena Says:

    …ma per fortuna la letteratura (forse… ossia per quanto riguarda il momento creativo) sfugge all’attuale livello tecnico, e può navigare al largo nei mari della metafora e dell’immaginazione
    Comunque “cecità” di Saramago è un libro bellissimo, che ho difficoltà a definire “romanzo”, perché è qualcosa di più e di nuovo, compreso lo stile
    e a volte la letteratura, come ho già sentito dire, riesce ad ‘agire’ su chi decide di abbandonarsi al viaggio che ci propone l’autore, in modo delicato ma che ha effetti a lungo nel tempo, perché sviluppa l’immaginazione anche visiva di chi legge in mille particolari che messi insieme ci riconsegnano un mondo altro, vivo e differente. E davvero può capovolgere la visione delle cose del mondo. In realtà un libro è un mondo a parte. Ma certo non tutti i libri sono la stessa cosa.
    Sarebbe bello se potesse esistere un bibliotecario ‘curatore d’anime’ che a seconda del livello raggiunto da ognuno, ci consigliasse il libro adatto a ognuno di noi in un dato momento della nostra evoluzione. Invece il più delle volte scegliamo i libri a caso, ci lasciamo guidare dalla suggestione del titolo, dell’immagine sulla copertina, o iniziamo un percorso di letture scegliendo come fossimo più o meno ciechi, appunto, come più o meno accade per tutte le altre scelte. Ma vivere è anche accettare il caso che non si può controllare, come non si possono controllare i mutamenti atmosferici. Questa mattina c’è il sole

  30. Ares Says:

    Ares

    “…ma per fortuna la letteratura (forse… ossia per quanto riguarda il momento creativo) sfugge all’attuale livello tecnico, e può navigare al largo nei mari della metafora e dell’immaginazione”

    ..non mi riferivo a tutta la letteratura… ma solo di quella letteratura che pretende di delineare scenari futuri…uffffffff

  31. tango Says:

    @Ares:
    è letteratura una qualsiasi opera scritta in prosa o in versi? No, nemmeno se l’opera è scritta secondo la più raffinata tecnica. Affinché un’opera possa dirsi letteraria essa deve avere valore o intento artistico. Proprio qui sta il punto: l’arte concepita come attività umana volta a creare opere a cui si riconosce un valore estetico, per mezzo di forme, colori, parole o suoni: l’arte della scultura, della pittura, della poesia, della musica. Voglio spingermi oltre, e md obietterà cacciandomi dal blog(!?), anche la filosofia è un’arte liberale di ordine intellettuale, forse la madre di tutte le arti.
    E’ l’arte sempre razionale? Non direi; l’arte è anche, o soprattutto, sperimentazione e ricerca, perciò quando tu, @Ares, affermi: ‘Le ipotesi futuriste “non plausibili” utilizzate come esercizio di stile, sono inutili: Non si puo’ speculare su una previsione che e’ negata dall’attuale livello tecnico scentifico raggiunto, almeno che, ripeto non si usino come metafora grottesca dell’esistente’, non penso che sosterresti anche che inutili sono, solo per citare alcuni esempi, “La metamorfosi” di Kafka”, “I viaggi di Gulliver” di Swift, tutte gli autori del teatro dell’assurdo tra cui Beckett, Ionesco, Genet, Vian, Audiberti, Adamov, Tardieu.

  32. Ares Says:

    Ares

    @Tango.. gli autori che citi non hanno mai fatto “lezione di stile” fine a se stessa.. hanno sempre avuto un fine…pertanto hanno valore artistico.. certo!

  33. Ares Says:

    Ares

    Il processo creativo dell’opera.. puo’ essere irrazionele(benvenute le avanguardie e la ricerca)il prodotto ottenuto no!!

    Ti concedo pero’ che un opera “casuale” come ad esempio “l’opera della natura” puo’ essere considerata cosa artistica(ache se ad altro livello)..

    In generale l’arte Casuale o Irrazionale.. che non prevede una fase razionale di riordino.. e caos … e se l’artista non ha l’intento “razionale” di creare “caos”… allora la sua opera e’ inutile… pertanto NON ARTISTICA

  34. Ares Says:

    ARES

    Tengo precisare pero’, che ritengo l’irrazionale o il casuale un elemento fondamentale per gli artisti che fanno ricerca.. che ultimamente sono cosi’ utili e preziosi.

  35. Milena Says:

    qualcuno mi potrebbe spiegare il significato di “fine a se stessa”?
    dietro ogni azione di un “uomo” c’è sempre uno scopo, condivisibile o non condivisibile, a meno che si tratti di un atto ripetitivo meccanico, come quando un oggetto viene prodotto in catena di montaggio, per esempio, dove lo scopo non è nell’orrizzonte di senso di chi compie l’atto meccanico della produzione.
    certo che anche qui, in questo luogo, non si capisce più il senso di continuare a parlare. non sarà per caso anche questo “fine a se stesso”?

  36. tango Says:

    Anche io vorrei capire il senso di “fine a se stessa”.

  37. Ares Says:

    Ares

    “fine a se stessa” … dicesi: di cosa che si fa con l’unico scopo(fine) di “farla”…. e’ cosa -forse- utile a se stessi .. per appagare -in modo esclusivo- il proprio ego.. .

    Per me l’arte e’ cosa che deve essere riversa all’esterno.. oltre che all’interno.

    Non so se avete notato la “forma” dei post di questo blog e gli interventi che fa il suo autore.. “sono rivolti all’esterno”… per questo , questo blog e’ cosa “artistica” (come dice Tango v.31).

    @Milena cerca di essere piu’ rispettosa del tentativo altrui di comunicare, anche se non usa la tua stessa tecnica di comunicazione.

  38. Ares Says:

    Ares

    Dagli albori del secolo si discute

    se la poesia sia dentro o fuori.

    Dapprima vinse il dentro, poi contrattaccò duramente

    il fuori e dopo anni si addivenne a un forfait

    che non potrà durare perché il fuori

    è armato fino ai denti

    (da Quaderno di quattro anni, 1977)

  39. Ares Says:

    Ares

    .. Montale… ovviamente!

  40. md Says:

    La dialettica interno/esterno mi ha sempre interessato, è una delle questioni esistenziali e filosofiche più importanti. Naturalmente “si tengono”, non c’è un interno senza un esterno, e viceversa, tutta la dialettica degli opposti deriva dai presocratici, e da Eraclito in particolare.
    Molto bella la lettura poetica data da Montale.

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