LE GRAVI PAROLE TRA NOI GREVI

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In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

(Nazim Hikmet)

Quando Lemuel Gulliver, ad un certo punto dei suoi fantastici viaggi, visita la grande Accademia di Lagado, si imbatte in uno dei progetti più strampalati che un inventore o scienziato abbia mai concepito: quello, cioè, del linguaggio universale costruito attraverso l’esibizione diretta degli oggetti denotati. Questo l’espediente: “poiché le parole non erano altro che i nomi delle cose, sarebbe stato assai più comodo che ognuno si portasse dietro le cose delle quali intendeva parlare in ogni sua faccenda”. Così però sorge l’inconveniente che per affrontare lunghe discussioni, ci si dovrebbe caricare sulla schiena pesi enormi o, addirittura, essere accompagnati da servitori ben robusti.

Mia madre, che non ha mai letto Swift e neppure Primo Levi, mi ha sempre detto, fin da bambino, che “le parole sono come pietre”, talvolta ben più pesanti e dolorose di sonori schiaffoni, insegnandomi così con grande efficacia la cautela nel farne uso e, obliquamente, impartendomi una lezione preventiva sulla complessità del linguaggio.
Se noi unissimo tale saggezza popolare sulla “gravità” delle parole con l’ironica trovata dell’autore dei Viaggi di Gulliver, otterremmo effetti sociali piuttosto imbarazzanti quando non inquietanti.

Tanto per dire: sassaiole o lapidazioni generalizzate, la sommersione di tutto e di tutti a causa di frequentissime cadute di massi lungo le nostre strade, oppure il blocco della comunicazione per l’eccesso di pesi su lingue e spalle. E via immaginando.
Naturalmente il linguaggio è una delle facoltà costituitive della sfera umana, e non intendo qui nemmeno accennarvi. Nel linguaggio passa di tutto: simboli, segni, chiarificazione concettuale, ragione, ma anche passioni, rabbia, livore, non-sense, turpiloquio. Dire qualcosa è prima di tutto un gesto. Ecco perché bisognerebbe pensarci bene prima di farlo, prima di lanciare la pietra. Ma noi siamo animali razional-emotivi, dunque non sempre ci è possibile fare un respiro profondo o contare fino a tre prima di parlare/agire. Ci sarebbe poi la questione della responsabilità del dire (e anche dello scrivere), a seconda del ruolo e del pulpito da cui si predica.

Uno dei mali del nostro tempo è l’uso smisurato delle parole, con un effetto prossimo all’ossimoro: parole-macigni vengono quotidianamente scagliate con estrema leggerezza un po’ ovunque, prima di tutto nei salotti televisivi, sui quotidiani, nelle interviste, pacate o infuocate che siano, ma tutto ciò si riverbera anche sempre più spesso nella vita sociale e “reale”. Sembra una gara a chi la spara più grossa. Mi ero così proposto di raccogliere un bestiario, mucchi di rocciose insensatezze, e di esibirlo su questo blog. Ho cominciato qualche settimana fa, poi di fronte agli eccessi di materiali ho giudicato l’impresa impari alle mie forze (oltre che forse poco utile). Tuttavia metto qui in fila alcune delle cose raccolte, giusto per non buttare via del tutto il tempo già sprecato, e per fare qualche esempio:

-Jim Watson, lo scopritore del Dna, a Londra in ottobre per un ciclo di conferenze, ha dichiarato: “Sono pessimista sul futuro dell’Africa, perché tutte le nostre politiche sociali sono basate sul fatto che l’intelligenza degli africani, ma pure dei neri americani, sia uguale alla nostra, mentre tutti i test svolti in materia dicono il contrario”.

-Doris Lessing a ruota libera dopo il nobel per la letteratura: “L’undici settembre fu terribile, però se uno rilegge la storia dell’Ira, quello che è successo agli americani non è poi così terribile”.

-una “intellettuale” di destra di cui ho rimosso il nome critica à la Sarkozy il ’68, e si dichiara per il ripristino di valori quali l’autorità o le gerarchie!

-i Senatori della repubblica che in una seduta di ottobre disquisiscono della Rivoluzione russa…

-l’uso delle parole “rom”, “romeni” e “rumeni” dopo i noti fatti di cronaca (a tal proposito si legga l’intervento di Biondillo su Nazione Indiana di qualche settimana fa)

-infine, sulle parole che ho ascoltato dopo l’uccisione del povero Gabriele Sandri mi sono fermato al “compagno” Luca Casarini che invitava le tifoserie ultras a manifestare a Genova, dopo di che per un’intera settimana ho messo degli ermetici tappi di cera nelle orecchie…

P.s. Naturalmente la critica vale solo se si parte da sé, visto che il linguaggio ci attraversa, ne siamo “invasi” e, spesso, inconsapevolmente agiti. Un buon inizio potrebbe essere quello di respirare profondamente, e solo dopo parlare, scrivere, agire. Anche perché il pensiero, come sosteneva Lessing (il filosofo non la scrittrice), è la cosa più fulminea che caratterizza lo spirito umano. Se allenato, aggiungo io, è persino più rapido dell’impulso. Ma ancor più prezioso è il detto popolare “il silenzio è d’oro”.

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11 Risposte to “LE GRAVI PAROLE TRA NOI GREVI”

  1. Ares Says:

    Ares

    C’e’ una tecnica di scrittura “creativa” … che prevede l’uso istintivo della scrittura.. si dice “scrittura selvaggia”.. e’ una scrittura scevra da tutto cio’ che e’ pudore e controllo razionale di sè… la rilettura del testo cosi’ concepito dovrebbe essere fonte d’ispirazione..per una rielaboazione successiva.

    ..mah..

    E’ una tecnica che adopero’ raramente e mai per gli scopi che si prefigge: l’adopero quando qualcosa mi tormenta ma della quale non so darmi una ragione(non credo che si dovrebbe usare per questo scopo)… sembra una pratica liberatoria.. in realta’ si fa una gran fatica rimanere svincolato dal razionale .. lo stato in cui ci si ritrova dopo e’ piuttosto pietoso: si suda, si ha un accellerazione del ritmo cardiaco e si hanno nausee..
    .. e la qualita’ dello scritto e’ davvero “selvaggio”.

  2. Milena Says:

    Oggi mentre lavavo i piatti stavo pensando più o meno a questo.
    Che tutte le parole quando vengono espresse creano la realtà, e spesso vanno a formare un quadro troppo pieno – come gli schizzi di Pollok sulla tela? sarà per questo che da alcuni giorni soffro realmente di male alla schiena?
    Ma pensavo anche alla televisione come ad una sorta di Aleph (vedi Borges), dove tutto il mondo, o quasi, ha la facoltà di comparire contemporaneamente, e invade le nostre case. E anche lì, tutto quello che viene espresso, e visto e udito dal pubblico, diviene vero. E riempie di questi contenuti la coscienza di tutti, nello stesso tempo e persino alla stessa ora.
    Un Aleph alla rovescia però, dal momento che sentiamo parlare dell’aereo che si è andato a schiantare e mai dei diecimila aerei che atterrano indenni. Sentiamo parlare di omicidi e violenze, fatti orribili, incidenti, e quasi mai di avvenimenti sereni. Così che la realtà sembra fatta essenzialmente di brutalità, efferatezze crudeli. E queste sembrano prendere possesso della nostra vita.
    Sì, siamo letteralmente invasi da tutte questi fatti/parole.
    C’è un esercito di giornalisti nel fare il loro lavoro ci travolgono con il peggio che si trova in circolazione, raccontandoci anche un bel mucchio di bugie. E il guaio è che se non si sta attenti si finisce per credere a tutto.
    Sì, anche la mia nonna mi diceva sempre che ‘il silenzio è d’oro’. E lo diceva quando, allora, di silenzio ce n’era ancora in abbondanza e per parlarsi bastavano gli sguardi, e la parola era riservata soprattutto a chi non aveva ancora capito – visto che la parola serve per spiegare quello che non si capisce al volo.
    Non sarà per questo che oggi si parla tanto? perché capiamo poco? o capiamo poco perché si parla troppo?
    Però la parola può anche servire per dare speranza e fiducia.
    E se non ne siamo ancora capaci, dovremmo allenarci per imparare ad usarle in questo modo.

  3. Ares Says:

    Ares

    E’ solo un gesto
    che rumoreggia nel silenzio
    l’aria zitta

  4. fiak Says:

    bel tema il linguaggio…. Sono sicuro che un pò ti sei trattenuto e che avevi voglia di fare un post poco “tecnico”. Cmq carino come sempre…

  5. Milena Says:

    Sì, è vero, anche mia nonna diceva “Il silenzio è d’oro”, ed aggiungeva “la parola di piombo”.
    E ho anche sentito dire “se volte le parole avvicinano, a volte creano distanze che a fatica si riescono poi a colmare”.
    Oppure, che è meglio lasciare un po’ di vuoto fra una parola e l’altra, fra un pensiero e l’altro, persino fra un respiro e l’altro. Come è meglio smettere di mangiare quando si ha ancora fame.
    Ma se fosse stato zitto, se non avesse scritto…
    …come faremmo a vivere senza la poesia di Hikmet?

  6. md Says:

    @fiak: grazie; sì, penso proprio che occorrerà tornarci in modo più organico e teoretico, magari con una riflessione sul Cratilo di Platone…

    @Milena: ieri ho proprio pensato che in un tempo come il nostro solo la poesia, forse, è in grado di salvare/salvaguardare il valore essenziale della parola, del dire – il nostro che è un tempo quanto mai antipoetico

  7. Ares Says:

    Ares

    È uno stupore
    di parole sognate.
    Chiudo gli occhi

  8. Milena Says:

    @md
    io non avrei scritto “forse”, che del resto riesco solo a leggere poesie (del poco tempo che mi rimane dopo aver letto giornali e ascoltato la televisione) e dell’ultimo malloppo di libri sono riuscita a leggere soltanto le poesie di Michele Mari.
    E non smettere di segnalarci poeti e poesie…

  9. Milena Says:

    (scusatemi per quello che sto per dire, lo metto tra parentesi e non leggetelo! a meno che non abbiate meglio da fare, per esempio ascoltare la Parafrasi dal Miserere di Verdi diretto da Boremboim, o lavare i piatti… che è sempre un’ottima meditazione.
    Però, insieme a me, dovrete ammettere come negli ultimi due tre giorni l’Unto del Signore non sapendo più cosa escogitare abbia attentato seriamente alla nostra vita cercando di farci morire dal ridere – eh sì, quasi c’è riuscito.
    Su sua stessa ammissione sappiamo, infatti, come in una notte tenebrosa di questo novembre abbia avuto un sogno, che risvegliandosi la mattina successiva abbia detto alla cameriera filippina “Oggi fondo un nuovo partito” e come lei gli abbia sorriso porgendogli un té alle rose dopo avergli annodato il bavagliotto attorno al collo. Come nel pomeriggio col megafono abbia poi annunciato la lieta novella al Popolo Tutto che all’istante medesimo è andato in un brodo di giuggiole o di delirio simpatetico-sinestetico e per cui.
    Strano… dev’essere stata la stessa notte in cui io, povera crista, stavo sognando di trovarmi accodata a una lunga fila di uomini e donne che invano cercavano di espatriare, emigrare, andare in esilio, che ad accoglierci ci sarebbe stata solo la luna…
    Povera me, i miei sogni si interrompono sempre sul più bello, non trovo mai la via d’uscita, la chiave o la scala, od ho appena appoggiato il piede sul terzo gradino che un sisma di risate mi scuote e mi fa cadere dal luogo in cui credevo di poter procedere verso l’alto indisturbata.
    Non riesco mai a capire perché i miei sogni più belli si trasformino in incubi – forse non ho diritto di sognare?
    Ma io lo so, dev’esserci una sorta di filo diretto che collega me e l’Eletto attraverso i nostri sogni novembrini, per cui veniamo a conoscenza dei più intimi desideri l’uno dell’altro. Certo Lui mi sente, conosce le cose chiare e l’oscure, e sa di cosa anch’io ho bisogno per continuare a sperare. E dove io non posso, perché misera e tapina, Lui vede e provvede a darmi con la sua grande e lunga mano una spinta perché anch’io possa veder messo in atto – il primo atto di una nuova tragicomica farsa o fiction seriale, se vogliamo – fin quasi a sfiorare con la punta delle dita il verde melograno dai bei vermigli fior.
    Sì, è vero, dev’essere proprio una potente magia quando all’Eletto accade di trasformare incubi e turbe psichiche in realtà. Si apre il sipario e non posso che applaudire fino a scorticarmi i palmi delle mani. Felicitazioni. Clap clap.)

  10. Ares Says:

    Ares

    parole sante
    tuono nella notte
    cosi’ e’ il cielo

  11. mario Says:

    Al principio era il Verbo………………………

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