POST-CANNIBALISMO: UN ANNO DOPO

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E’ passato esattamente un anno da quando, sollecitato dal clima gioioso di una critical-mass e dall’esempio di Lorenzo, ho deciso di smettere di nutrirmi di cadaveri. Mi immaginavo una vita di rinunce e difficoltà, mentre così non è stato. E se ho superato l’”esame” siculo (anzi il doppio esame siculo, visto che nella mia zona, i Nebrodi, oltre all’onnipresente pesce c’è la miglior carne bovina, ovina e suina dell’isola e per di più il mio paese di nascita, Sant’Angelo di Brolo, è famoso per la produzione del salame), beh allora vuol dire che sono proprio vaccinato.

Ho già elencato in un precedente post i motivi per cui ritengo la scelta vegetariana giusta e razionale, senza con questo voler criticare chi non l’adotta: sono sempre più convinto che partire da sé sia molto più libertario ed efficace che mettersi a predicare e a sbandierare. Meglio la prassi dell’ideologia.

Detto questo, mi contraddico in parte e snocciolo qualche dato, che come tutti i dati (specie se statistici) non sono certo neutrali, asettici ed esenti dall’impronta ideologica, ma che hanno pur sempre la funzione di darci alcune indicazioni empiriche utili:

-il rapporto FAO del maggio 2007 mette al secondo posto, tra le cause dell’incremento dell’effetto serra dovuto ad attività umane, quella degli allevamenti (al primo le costruzioni, al terzo i trasporti);

-Jeremy Rifkin scriveva già nel 1992, in Ecocidio, che “i nostri consumi di carne sono il secondo fattore di rischio per la stabilità del clima”: nel mondo qualcosa come 1,3 miliardi di bovini, un’immensa mandria che occupa direttamente o indirettamente il 24% (!) della superficie terrestre, mangia cereali utili a sfamare centinaia di milioni di persone;

-ma il vero allarme viene dal paradosso alimentare che riguarda i paesi “in via di sviluppo” (o “impoveriti” a seconda dei punti di vista): 1,3 miliardi di persone (lo stesso numero dei bovini di prima) sovrappeso contro 800 milioni sottopeso, il fenomeno dell’obesità in costante aumento con tassi prossimi a quelli statunitensi. In una manciata di anni l’esportazione occidentale di stili di vita e modi alimentari ha profondamente modificato gli assetti sociali, economici e di salute di questi paesi, specie nelle aree metropolitane. La diffusione di supermercati, cibi di origine animale, oli di semi e dolcificanti, bibite gassate e simili ha dissestato i già fragili equilibri precedenti. Clamoroso il caso del Messico: nel 1989 solo il 10% della popolazione era sovrappeso, nel 2006 il 65%, con una vera e propria epidemia di diabete prima pressoché assente. La fonte di queste denunce non è il sito o la fanzine di qualche sovversivo gruppo no-global, ma la compassata e “neutrale” rivista Scientific American (si veda in proposito il numero 471 del novembre 2007 dell’edizione italiana, Le scienze, che contiene l’inchiesta speciale intitolata proprio “Il paradosso alimentare”).

Probabilmente il superamento dell’antica e barbara usanza di cibarsi di nostri simili – esseri senzienti, sensibili e dolenti, non automata come pensava Cartesio – non avrà luogo per consapevoli e virtuose scelte etiche, ma a causa di cogenti necessità sociosanitarie e ambientali. Ma, come si suol dire, di necessità virtù…

Per tornare al mio primo compleanno vegetariano, confortato anche dall’opinione di insigni epidemiologi della nutrizione, docenti ed esperti di politiche alimentari, endocrinologi, neuroscienziati e nutrizionisti con tanto di pedigree, questa sera festeggerò la ricorrenza con una bella, sana e colorata cena vegan tra amici!

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33 Risposte to “POST-CANNIBALISMO: UN ANNO DOPO”

  1. Milena Says:

    Auguri vivissimi per il tuo primo compleanno vegetariano e complimenti per la determinazione, che a parte tutte le motivazioni ecologiche scientifiche e razionali, è una bella prova di carattere.

  2. md Says:

    Grazie, Milena!

  3. fiak Says:

    Auguri per il tuo primo anno di vita sana, prima o poi troverò anche io la forza di abbandonare i piaceri della carne… O almeno lo spero!

  4. Milena Says:

    Però, mi par di averlo già visto quel tipo che spunta di tra le verzure…
    Bel quadro, bella frutta e bei colori… e il frutto che preferisco è la zucca al centro.

    Poi ieri sera ho riletto Fichte – è stata una sferzata di vitalità, sul genere ginseng, ginco biloba o bagnoschiuma al pino silvestre vidal – e ora ho capito come riesci a fare a meno delle proteine! 😉

  5. md Says:

    Eh, eh…in verità avevo fatto anche delle foto con la zucca in testa, ma la zucca cadeva e la foto veniva mossa.
    Grazie fiak!

  6. Milena Says:

    eh… ma allora volevi proprio scopiazzare l’Arcimboldi?!

  7. Ares Says:

    Ares

    Si va be’…BRAVO!!..clap..clap…. intanto non ci hai invitato !!.. tzè.. 😉

    ..vado a farmi una bella pasta e cavolo bianco..

  8. Milena Says:

    … cmq… bella anche la noce in primo piano…

  9. Ares Says:

    Ares

    Zucche d’ottobre
    colorano i campi
    quasi d’estate

  10. lealidellafarfalla Says:

    Ammiro la tua determinazione, ma io credo che non riuscirò a privarmi della carne, è già tanto se sono riuscito a smettere di fumare.

    Ciao

  11. mario Says:

    Forse qualcuno pensa che quando estraiamo dalla terra i vari prodotti della terra o quando tagliamo le piante per le più varie necessità questi ballano il fandango per il piacere che ne ricavano, Ho i miei dubbi in proposito. Studi e ricerche in proposito anno evidenziato nella natura arborea emozioni simili a quelle che noi proviamo nelle più disparate situazioni. E quindi logico pensare che anche i vegetariani si nutrano di cadaveri. forse la mancanza di sangue,forse perche non urlano di dolore,quantomeno perchè non lo sentiamo,autorizzano questi signori
    a pensare di essere più santi. L’uomo è per natura onnivoro. Gli alimenti di cui si ciba presentano ognuno delle caratteristiche nutrizionali diverse che integrano con le loro sostanze li nostro fabbisogno. La mia esperienza personale è che proprio i vegetariani sono fra le persone più violente che io
    abbia conosciuto. L’approccio alla nutrizione deve essere,sempre a parere mio
    di tipo ringraziatorio. Il cibo che ingeriamo è fatto da cellule di vita che si donano per la vita di altre creature. E una cosa meravigliosa di cui bisognerebbe tenerne conto. Non per nulla prima del pasto si ringrazia per quanto ci viene offerto,questo anche fra le tribù da noi definite primitive.

  12. md Says:

    @Mario: ti rimando alle argomentazioni di questo mio precedente post:
    https://mariodomina.wordpress.com/2007/05/25/in-punta-di-piedi-sul-pianeta/
    Mi limito qui a due obiezioni:
    -è necessario nutrirsi di vegetali, non di animali, dunque limitiamo il danno
    -“l’uomo è per natura onnivoro”: non sono d’accordo, l’uomo diventa quel che decide di diventare, la sua vera natura è quella di modificare continuamente se stesso
    Non so quali vegetariani tu abbia frequentato (certo Hitler era vegetariano), ma non mi pare che si possa stabilire un nesso così meccanico tra violenza e abitudini alimentari, per lo meno non nelle odierne società complesse.

  13. Milena Says:

    Comunque anche Ghandi era vegetariano. Mi sembra che sia sua la frase che dice più o meno: si può misurare il grado di civiltà di un popolo dal modo in cui tratta gli animali.
    Ma anche a livello personale, nonché igienico, sono convinta che astenersi dal consumare cibo animale migliori la qualità della vita.
    Perché soprattutto con carne ingeriamo e accomuliamo tossine (cadaverina) che si sono prodotte dal momento in cui l’animale è stato ucciso. In un certo senso è come se ci nutriamo del loro dolore.

  14. Milena Says:

    E poi, si ritorna sempre qui, bisognerebbe intendersi su cosa è “vita”, ossia cosa è vivo.
    Una carota, una verza o un cavolfiore non sono “vivi”, perchè infatti per loro definizione sono “vegetali”.
    Una cosa però è certa: non è facile modificare le proprie abitudini alimentari perché fanno parte della tradizione alimentare. Ma ciò significa anche che non si sono radicate a livello genetico.
    E’ curioso come anche in fatto di alimentazione l’uomo abbia la possibilità di scelta.

    A proposito di Ghandi, mi sono ricordata che non era un “pacifista”, ma qualcosa di decisamente superiore e diverso, ossia un “non-violento”.
    E trovo la cosa molto significativa, soprattutto quando giungo a comprendere che, come dice R. Girard, “la violenza è al tempo stesso lo strumento, l’oggetto e il soggetto universale di tutti i desideri … il significante del desiderabile assoluto”.

  15. Milena Says:

    Che sia Hitler che Ghandi fossero entrambi vegetariani è decisamente insignificante. Ghandi lo era per tradizione, mentre Hitler lo era per “gusto”, se non persino per ossessione.
    Naturalmente altra cosa ancora è scegliere di essere vegetariani per convinzione. Ma soprattutto quando ad un certo punto del proprio percorso diventa una necessità interiore: non scegli neppure ma smetti semplicemente di mangiare carne. Magari anche gradualmente, ma a poco a poco smetti.
    Ognuno di noi è diverso. Qualcuno con tutta le sue buone intenzioni non riesce a cambiare le proprie abitudini alimentari e tutti gli sforzi risultano vani. Qualcun’altro lo fa da un giorno all’altro e non torna più su i suoi passi. E qualcuno ancora ci arriva piano piano.

    Un giorno dicevo ad una mia amica (non-vegetariana) che mangiare carne rende aggressivi. Ma lei mi ha fatto osservare che poteva essere vero anche il contrario, e cioè che chi è aggressivo desidera mangiare carne. Sangue chiama sangue, insomma. Così come accade che nelle zone umide piova di più? O anche, come dice la Weil: “il contatto con la spada contamina comunque, che avvenga dal lato dell’impugnatura che da quello della punta”.

    Tra l’altro, se non erro, anche la bibbia racconta che l’uomo iniziò a mangiare carne dopo il diluvio universale quando rinnovò il suo contratto con Javhè. E da lì se ne cominciarono a vedere delle belle. Belle guerre, voglio dire.
    E comunque nell’intero racconto bibblico, e non solo quello ovviamente, è pervasa dall’idea del “sacrificio” per ingraziarsi Iddio. Tutti i popoli antichi facevano sacrifici animali, e persino umani.

    E il sacrificio di Gesù per lavare i peccati del mondo? E l’idea di bere il sangue del Cristo per rinsaldare la comunione? La religione del sacrificio che insegna che gli uomini sono tutti colpevoli e che devono soffrire e a sacrificarsi; se non lo fanno di propria sponte, ecco che ci pensano le religioni a scatenare guerre nel mondo. E non solo guerre con spade o bombe, ma anche guerre mediatiche di ultima generazione.

    Leggevo Ghandi negli anni ottanta e può darsi che ora sbagli persino a scrivere il suo nome. Ma la sua idea di non-violenza è una delle cose migliori che conosca. Forse è solo un caso che lui fosse vegetariano, ma se non lo fosse stato per tradizione sono sicura che uno come lui lo sarebbe diventato. Anche se era rispettoso delle tradizioni altrui.

  16. mario Says:

    Vi ho letto,ho considerato,risponderò più tardi,devo andare con la mia piccola a fare la spesa,comprerò fra l’altro bistecche di cinghiale con l’osso…fantastico.
    Anche le patate però non sono male.

  17. mario Says:

    A md. E necessario nutrirsi…secondo le proprie necessità. Gli interessi particolari
    delle grandi “famiglie” producono disastri,e lo sappiamo. Non per questo mi devo sentire colpevole,anzi,”in medio stat virtus”. Hitler per mia buona pace,non l’ho mai incontrato,in compenso ho incontrato parecchie persone,vegetariane,che anche sotto le mentite spoglie del perbenismo mettevano in atto violenze psicologiche di una sottigliezza e efferatezza tale che il “Perugino”diventava un imbrattatele. Vero è che non tutti grazie a Dio sono così,però…
    A Milena (e qui si fa dura) Ma il diluvio univerale perchè fu prodotto?…
    Se prima si cibavano solo di vegetali e poi gli fu comandato di di cibarsi anche di animali,ci sarà pure una ragione? La faccenda del sacrificio,per il momento la lascio da parte,mi porterebbe in una landa di desolazione e sofferenza,
    se me l’ho permetti ne tratteremo in altro post.
    Voglio porre invece alla tua attenzione su un altro fenomeno. Hai notato che a volte rifiutiamo alcune qualità di cibo e di altre ne limitiamo il consumo?…e di altre ancora non vogliamo neanche sentire parlare?…
    Per finire,ma perchè devo cambiare le mie abitudini mangerecce. Io amo cambiare,scambiare rinnovare,di tutta la vita a me piace gustare ogni frutto
    felice di assaporarne le differenze e da esse rendere ricco e variegato il mio pensiero. Dimenticavo,hai mai provato ad accostare una fiammella ad una pianta?…inoltre, come mai le piante producono tossine affinchè
    gli insetti vadano a farsi un giro da altre parti? Forse perchè sono morte?…
    Meditiamo gente,meditiamo.

  18. Milena Says:

    @ mario:

    “E necessario nutrirsi … secondo le proprie necessità”.

    Se permetti avrei qualcosa da dire su questa affermazione, anche se è rivolta a md, che tra l’altro, se non sbaglio, sembra abbia già risposto col post “Relativismo II°”.
    Che infatti, ci sono necessità e necessità. Ossia esistono necessità biologiche alle quali anche l’uomo nel suo essere animale difficilmente può oltrepassare. Mentre potrebbero esistere necessità, come ho già detto, di ordine interiore, o come dice md, culturale. E attraverso questo secondo ordine di necessità, interiori o culturali, l’uomo avrebbe la possibilità di superare le mera necessità biologica. Correggo: ha la possibilità di oltrepassare la necessità. Ovviamente se lo vuole, se giunge a sentirlo come un bisogno suo personale, prima di tutto. Perché è certo che nessuno può né dovrebbe costringere qualcuno a cibarsi diversamente da come si ciba per abitudine, o da come ha deciso di alimentarsi. Al massimo si possono ascoltare “consigli alimentari”, e magari, inizialmente anche solo per curiosità, provare a praticarli.

    Possiamo notare come nel mondo siano e siano state in uso le più svariate abitudini alimentari che qualche volta traggono o hanno tratto origine da vere e proprie necessità, nel senso che può essere che non ci sia, o non ci sia stato altro di cui cibarsi. Un esempio classico sono gli eschimesi del polo nord che decisamente ancora oggi non avrebbero altro modo di cibarsi se non di foche, pesci, ecc.. Ma ci sono anche tribù che considerano un prezioso contributo alimentare dei grossi e succulenti vermi che riescono a reperire solo in certe stagioni dell’anno, e se mancasse loro questo apporto di grassi e proteine sarebbero nei guai. Però ci sono i giapponesi che si nutrono di serpenti e persino del loro veleno come medicina, nonché una miriade di altre specialità alimentari. Così come ci sono i cinesi che mangiano cani e gatti. E, ora non succede più – forse – ma ci sono stati uomini che hanno mangiato altri uomini.
    Ora, di tutte queste abitudini alimentari, qualcuna è una necessità (forse) imprescindibile, altre sono abitudini che sono state apprese per tradizione dall’ambiente in cui quegli uomini sono nati e cresciuti. E non è un caso che noi considereremmo abominevole l’idea non solo di mangiare degli esseri umani, ma anche di mangiare cani e gatti.
    Quindi la tradizione culturale generalmente ha la meglio sulle nostre scelte alimentari.
    Ma, soprattutto nel nostro mondo occidentale opulento e ricco di ogni ben di dio e del diavolo, in cui possiamo avere a nostra disposizione praticamente tutte le più svariate specialità alimentari del mondo globale, non so tu, ma io mi faccio lo scrupolo di chiedermi cosa è giusto mangiare. E non soltanto per quanto riguarda l’aspetto salutistico mio personale e dei miei figli. Anzi, è soprattutto pensando ai miei figli che mi pongo il problema di quale dovrebbe essere la tradizione alimentare che lascerò loro in eredità. In che modo li sto facendo crescere. Ma anche in che modo sto crescendo io. Perché ritengo importante continuare a crescere e migliorare me stessa anche se sono di già cresciuta – fisicamente parlando, intendo, ma forse mai abbastanza in altro senso.
    Che infatti trovo che sarebbe augurabile che le mie scelte alimentari – e non solo quelle – non derivassero dalla tradizione o dal senso del “gusto”, ma da ben altri sensi.
    Poi, a proposito della tua idea di poter provare ogni frutto … guarda che se ci pensi bene è decisamente falsa. Particolarmente perché dilati l’idea di frutto fino a comprendere le bistecche di cinghiale con l’osso.
    Però c’è anche chi dice che nella vita bisogna provare tutto.
    Mentre a me sembra che “tutto” va a scontrarsi sempre con i limiti che ognuno di noi si pone o che ha eventualmente appreso come limiti dal mondo in cui vive.
    Un esempio limite. La mia coscia sinistra fa parte del tutto: ti piacerebbe assaggiarla?
    Ovviamente no, è chiaro.
    Ma se ti trovassi in un caso di necessità estrema … magari (?)

    Per quanto riguarda il diluvio universale, ritengo che non sia un “prodotto” ma un evento realmente accaduto, vale a dire un’alluvione o qualcosa di simile verificatasi con buone probabilità nella regione tra il Tigri e L’Eufrate (se la memoria non m’inganna), non so esattamente quando.
    Mentre ritengo che il “prodotto” sia l’interpretazione che la bibbia dà di quell’evento.
    Interpretazione che ovviamente non condivido.

  19. mario Says:

    Hai preso un pò troppo alla lettera la mia frase,(come tutti i vegetariani),il senso non era così drastico e totalitario anche se…Per la tua coscia sinistra(sempre che sia il tuo profilo migliore) mbeh,un pensierino,,,unaddentatina solo,per assaggiare,sempre con il tuo permesso,sia chiaro. (emoticon ridente) Con simpatia. Apprezzo comunque il tuo tentativo moderativo,è considerato apprezzabile. Per quanto riguarda le interpretazioni bibliche,come tu sai è materia ostica che non intendo più o meno confutare. Una parte è materia di fede religiosa,per un’altra è indagine storica,per un’altra ancora viene lasciata al libero arbitrio interpretativo e così via. Se ne è dibattuto per secoli e tutt’ora è fonte di
    studio e a volte di aspre polemiche. Personalmente stò a guardare,quasi convinto che la parola fine non verrà mai messa. Comunque di diluvi ce ne sono stati parecchi,non solo nella zona dell’Eufrate. In quasi tutte le civiltà conosciute c’è più di un accenno a cataclismi di questo genere. Dopo di ciò
    c’è solo…il diluvio. Emoticon sorridente. Sempre se me lo consenti.

  20. mario Says:

    Ne ho lascito un pezzo sulla tastiera. A milena.
    Nella tua furia di rispondere a quell’assatanato divoratore di bistecche di cinghiale con l’osso,grondanti di sangue e spezie hai omesso forse di commentare quelle quattro righe riferentesi:hai notato che a volte…Non so se hai omesso o non considerato,mi sarebbe piaciuto una tua osservazione. Comprendo che la cosa potrebbe essere soggettiva,non tutti hanno le stesse esperienze,non tutti danno peso a queste o ad altre sensazioni. Se mi vorrai cortesemente porre attenzione sarò lieto di conversare. “occhio”,potrebbe essere campo minato.
    Emoticon sorridente e perplesso

  21. Milena Says:

    @mario:
    E invece io ti faccio notare che frasi del tipo

    “proprio i vegetariani sono fra le persone più violente che io abbia conosciuto” e,
    “hai preso un pò troppo alla lettera la mia frase,(come tutti i vegetariani)”,

    sono frasi intrise di pregiudizio, genericità e luoghi comuni. E che, oltre ad indicare un atteggiamento di chiusura, denotano ostilità personale, mancanza di rispetto ed inimicizia.
    Infatti, se qualcuno invitato a casa mia (e per casa intendo lo spazio privato dove ognuno esercita il diritto alle proprie scelte etiche su se stesso, sul proprio corpo, stile e filosofia di vita) ed esprimesse critiche di questo tipo sulle mie scelte etiche (anche alimentari) e, dopo avergli seriamente spiegato le mie motivazioni continuasse a celiare su di esse, non ci avrei alcun dubbio: sarei costretta ad accompagnarlo alla porta.
    Se quel tale, infatti, non riesce a comprendere il limite del rispetto personale, che ci sta a fare insieme a me, a casa mia? Il mondo è grande e quel tale può trovare altri luoghi dove poter scherzare allegramente sulle scelte etiche altrui.
    Il fatto che tu abbia fatto esperienza di vegetariani violenti, poi, mi fa sorgere un dubbio. Non è che per caso tu ti sia comportato come quel pachiderma che pestando la coda al gatto non se ne accorge nemmeno … e quando il gatto lo graffia poi dice: “Però, com’è violento questo gatto”?

    Quindi, per finire, tanto vale che prima di consigliare agli altri di meditare, provassi prima ancora a meditare su te stesso e su come ti muovi.
    Perché, se è vero che tu non accetti ingerenze sulle tue scelte alimentari, e non saresti disposto a rinunciare al piacere della carne, d’altra parte c’è chi non è disposto ad accettare ingerenze sulle proprie scelte etiche.
    Spero di essere stata chiara

  22. mario Says:

    a Milena OK Non volevo assolutamente criticare le tue,vostre,loro scelte alimentari,me ne guardo bene. Le mie erano solamente osservazioni dettate anche
    da esperienze personali. Le ironie che giustamente hai notato erano solo motti scherzosi,mai mi sarebbe venuto in mente di offenderti e poi perchè? Comunque il mondo è grande come tu hai fatto giustamente osservare…L’esempio dell’elefante mi è piaciuto. grazie e scusa di nuovo

  23. Milena Says:

    A “mario”.
    anch’io ti ringrazio, e scusami se sono stata troppo severa. E ti ringrazio perché questa breve discussione su questo argomento apparentemente insignificante mi ha fatto scoprire il limite oltre il quale la tolleranza diverrebbe rassegnazione. E la rassegnazione non è una bella cosa, perché significa non conoscere il limite seppure piccolo ma essenziale dei propri diritti, e non saperli difendere se necessario. Perché purtroppo qualche volta è necessario farlo.

    E mi scuso ancora perché so di aver interpretato la nostra piccola discussione molto al di là delle tue intenzioni, che non credo affatto fossero quelle di offendermi. Che infatti non mi sono offesa, ci vorrebbe ben altro. E mi sarei messa anche a scherzare se non mi fosse accaduto di riflettere su tutte le occasioni in cui mi sono trovata in situazioni di questo tipo (molto più gravi, ovviamente – che anch’io, sai, sono un piccolo essere umano con le mie proprie esperienze), dove non sono riuscita a difendere i miei diritti, mi sono rassegnata e me li sono vista calpestare. Diciamo che qualche battaglia in più avrei dovuto tentarla – e non solo io, ma anche tutti quelli che si sono trovati in situazioni simili – in questa guerra dei trent’anni.

    Come ha efficacemente espresso md. nel post Relativismo III°, se non riuscissimo ad assumere un’ etica minima condivisa, ci troveremmo continuamente in lotta l’uno contro l’altro.
    Perché anch’io ho una speranza, sai (e con questo mi riferisco ad un tuo precedente commento in cui accennavi alla speranza) – forse è anche un sogno, oltre che speranza. Che ci sia la pace tra gli uomini, in un mondo dove la parola tolleranza non avesse neppure più bisogno di essere pronunciata o invocata, dove basterebbero la comprensione la solidarietà e l’affetto.

  24. Milena Says:

    Come avevo detto, ecco il menù di oggi:
    cucina frugale-curativa: riso integrale ed erbette.
    Ingredienti:
    Riso integrale (biodinamico Rosa Marchetti delle cascine Orsini, non troppo lungo), una tazza;
    Acqua, tre tazze;
    Erbette, due mazzi;
    Semi di sesamo, tre cucchiaini;
    Un po’ di sale integrale fino;
    Una umeboshi, non indispensabile, anzi, inizialmente ne farei a meno;
    Volendo, un filo d’olio, ma non è strettamente necessario.

    Misurate una tazza da té di riso (circa 250 g.), versate il riso in un colino e lavatelo sotto il getto dell’acqua fredda e corrente in senso circolare, eliminando se volete qualche chicco malato.
    Versatelo in una pentola a pressione ed aggiungete tre tazze d’acqua, una umeboshi, e un pizzichino di sale. Mettete la pentola sul fuoco vivo mentre scaldate un rompifiamma su un fuoco accanto.
    Quando il contenuto della pentola ha raggiunto il bollore, spostate la pentola sul rompifiamma e chiudetela ermeticamente, e dal momento in cui inizia a sibilare abbassate il fuoco al minimo.
    Lasciate cuocere per un quarto d’ora, venti minuti.
    Non so dirvi esattamente quanto tempo occorra, perché non guardo mai l’orologio e d’altronde queste sono cose che si imparano con l’esperienza, dato che il tempo può variare a seconda del tipo di riso o del clima.
    Se qualche volta vi capiterà di bruciarlo, non disperate, salvate il salvabile, e andrà meglio la prossima volta. Comunque se volete che sia curativo deve essere molle e molto ben cotto.

    Nel frattempo pulite le erbette e lavatele per bene in acqua fredda cambiando l’acqua almeno due volte. Mettetele in una pentola grande con la poca acqua che trascineranno con loro durante la scolatura, e fatele cuocere coperte e a fuoco medio per il tempo necessario ad ammorbidirle. Non devono essere né troppo cotte né troppo crude. Scolatele quando i gambi risultano appena teneri e tenetele coperte in disparte.
    Quindi preparate il gomasio con i semi di sesamo.
    Mettete in un pentolino basso mezzo, o anche meno, cucchiaino di sale integrale fino. Lasciatelo asciugare sulla fiamma, quindi aggiungete tre cucchiaini di sesamo e fatelo tostare a fuoco basso mescolando o muovendo il pentolino in modo che la tostatura sia il più possibile omogenea. Se il fuoco dovesse essere troppo forte i semi comincerebbero a scoppiettare come il mais e non va bene.
    Prendetene qualcuno tra le dita per verificare il giusto grado di tostatura, quindi versate il tutto nel suribashi, ( è una ciotola di porcellana con l’interno zigrinato), e ruotatare il pestello di legno per il tempo necessario e sufficiente a frantumare i semi .

    Quando tutto è pronto, servitevi della quantità di riso che vi sembra possa bastare, conditelo con il gomasio e, se proprio non ne potete fare a meno, un filo d’olio extravergine d’oliva. Accanto disponete le erbette e mangiate.
    Per finire un tè bianco potrebbe andare bene. Ma anche tè bancha di tre anni.

    (e qui ci vorrebbe Ares a dire “uffff che faticaccia“. Ed invero è più difficile scriverlo che farlo!)

  25. mario Says:

    a Milena uauuuuuu!!!! mi ci ficco, la cosa è intrigante,specie per la preparazione,penso che con mia moglie ci divertiremo un sacco.(non ho usato termini filosofici) ma quando c’è vo c’e vo. sono quasi tentato di darti la mia e-mail,(per non affollare il blog con queste epicuree cose). a meno che md non metta un tag filosofico culinario! cordialmente

  26. md Says:

    oh mamma (come direbbe Ares), adesso nel mio blog qualcuno ha aperto surrettiziamente una rubrica di cucina…

  27. Milena Says:

    A md.
    oh paparino (come direbbe Ares), non è cucina ma è medicina, ed alle spalle c’è una sperimentata filosofia … e, a parte gli scherzi …
    leggendo in questi giorni degli antichi filosofi, mi è venuto spontaneo immaginare che all’epoca non avessero grandi problemi di salute. Che per loro, insomma, era più facile essere in salute ecc..
    Quindi non mi sembra un problema da poco, anzi, secondo me dovrebbe essere parte integrante di quella “nuova etica” di cui si stava parlando i questi giorni, di cui ognuno deve assumersi la responsabilità, è ovvio.
    Ma se non se ne parla, se anche questo non è conosciuto, se crediamo che nel mondo esistano solo le farmacie, gli ospedali e i depliant dell’Auchan, continueremo ad alimentarci di spazzatura e ammalarci anziché affrontare una possibile prevenzione connessa ad un nuovo stile di vita ecc.
    Non credo di trovarti in disaccordo su queste questioni, ma fammi sapere
    :
    A “mario”: mi chiedevi del kuzu. A parte che se t’interessava davvero potevi trovare notizie su google. Qui, per esempio http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/cibi_orientali.html
    Ed oltre a queste informazioni, il kuzu ha un effetto alcalinizzante sul sangue. E’ stato usato da secoli per curare problemi intestinali (lenitivo e stimolante di tutto il tratto intestinale, svolge attività trofica e tonificante sul colon), contro il raffreddore e la tosse, per controllare la febbre e molte altre evenienze. Eccetera eccetera

  28. mario Says:

    a Milena-Andare un pò meno di clava..?sorriso. In effetti dopo aver chiestoti ci siamo resi conto della stupidaggine.Ci siamo recati sulla rete e ci siamo resi edotti sia sul kuzu sia su altri termini che non conoscevamo,nonchè dove avremmo potuto acquistare tali sostanze,(non a noi del tutto conosciute)intendendo come tipologia di negozio.Ti informeremo appena eseguita e assaggiata la mistura(scherzoso)selle nostre impressioni. Buona Domenica
    Nota-ringrazio per l’informazione da trarre su internet.

  29. Milena Says:

    a “mario”. sono dispiaciuta che tu abbia inteso le mie parole per “clava”.
    forse avrei dovuto mettere qualche sorriso qua e là, ma devo chiedere ad Ares di riscrivermi la punteggiatura, che infatti è rimasta nel vecchio computer.
    spero comunque che fra persone intelligenti siano particolari superabili, e che la sostanza possa venir riconoscita valida al di là della mera della forma. ma anche la forma è importante, non ne dubito, semprechè non sia vuota forma.
    del resto, devi sapere che anche nel mio “lavoro” di madre, con i miei figli tendo ad usare il metodo Montessori. ossia proporre loro le cose senza costringerli a mangiare.
    nello stesso tempo non posso portare in tavola ciò che so che di certo non fa bene, anche se il mondo è zeppo di cose che fanno poco bene e loro le possono trovare ovunque. e che quindi ciò che loro sceglieranno di fare dipenderà dal loro “destino”.
    e poi, se credi davvero che sia stato per stimolo aggressivo che io mi sia messa a scrivere per circa un’ora per darti un’idea di cosa s’intende per cucina-curativa, forse sei fuori strada, e forse io mi sento di essermi sprecata un pochetto.
    senonchè, siccome è un’idea che mi sta frullando in testa, rassicurati perchè non lo faccio unicamente a tuo beneficio.
    ad ogni modo buona domenica e buon inizio settimana a te, a tua moglie, e alla vostra bambina. un bacione

  30. mario Says:

    a “Milena”

    OK, bacino

  31. Ares Says:

    ARES

    Misericordiaceppola!!.. che discussione!!

    .. dico solo una cosina:

    io da circa due anni ho deciso di ridurre i mio consumo di carne… nel senso che mangio una bistecca al mese, un uovo ogni 15 giorni, pesce.. 1 volta ogni 20 giorni…raramente mangio formaggi stagionati..(e’ una valutazione approssimativa); non riesco a diventare un vegetariano integralista .. però, piano piano cerco di farcela…. uso anche il fruttosio al posto dello zucchero classico.. che pur avendo le stesse caratteristiche organolettiche ha una concentrazione di glucosio inferiore…

    Devo dire che mi sento meglio, prima di assumere questo regime alimentare mi capitava di sentirmi appesantito per piu’ giorni di seguito… periodicamente avevo dei cerchi alla testa -nulla di eccessivo -ma avevo la senzazione di avere la testa confusa… soprattutto dopo un pasto a base di carne… o di formaggi stagionati… mi sentivo periodicamente gonfio;..non eccedevo, nonostante questo, le senzazioni erano ricorrenti.

    Ora mi sento piu’ leggero, sono migliorate le funzioni intestinali… il gonfiore e’ cosa rara, ho come la senzazione che sia migliorata l'”attenzione” e che anche tutte le funzioni vitali siano migliorate: sia la vista che l’odorato, il palato o gusto si e’ raffinato ed e’ piu’ attento ai sapori.. in generale mi pare di essere piu’ sereno…

    .. e vi assicuro che non ho cominciato a fumare vegetali di alcun genere 😉

  32. mario Says:

    a Ares-Come al solito tu intervieni con saggezza e ironia. quello che tu hai scritto ricalca ciò che avevo scritto in precedenza,forse è sfuggito. I cambiamenti in qualsiasi tratto della nostra vita hanno bisogno di tempo,di ascolto e di attenzione,gli è che qualcuno non ha molta pazienza.(aiaiaiaiaiaiai)

  33. Milena Says:

    e qualcun altro piglia fischi per fiaschi ….
    e neppure un bocca-bocca riuscirebbe a farlo rinvenire …

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