NIETZSCHE E L’OSPITE INQUIETANTE

lospite-inquietante-copertina.jpg

Durante il mio primo corso universitario di filosofia, nel lontano 1984, ricordo che al professor Piana piaceva infarcire le sue lezioni con bellissime metafore coniate dal filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Una di queste mi rimase impressa: è il bambino che “scarabocchia” sul foglio a dover chiedere all’adulto “dimmi che cos’è?”, e non viceversa. Il suo è una sorta di diritto filosofico innato alla significazione.
In linea con l’allarme sociale degli ultimi tempi a proposito di giovani e comportamenti “deviati”, violenza, bullismo, autodistruzione, deresponsabilizzazione e quant’altro, Umberto Galimberti ha recentemente pubblicato per Feltrinelli un saggio dedicato al “nichilismo e i giovani”, così come recita il sottotitolo. Devo subito premettere che il tentativo dell’autore è quello di andare al di là dell’approccio puramente “psicologico” (con l’assunto dell’inadeguatezza o della transizione) o “sociologico” (con l’attenzione puntata sulla categoria di “devianza”), per indagare le cause epocali, “ontologiche”, culturali ed esistenziali dell’attuale stato di disagio in cui versa il mondo giovanile.
La prima impressione che ho ricavato leggendo il libro è che, banalmente, se è vero che le giovani generazioni sono messe così, allora la responsabilità è da imputare totalmente agli adulti, alle famiglie, alla scuola, alla società. Senza eccezione alcuna. Non si può costruire una filiera per “polli di allevamento” (come cantava Gaber negli anni settanta), figli noiosi e annoiati, seriali, ripetitivi, inerti quando non glaciali, talvolta assassini potenziali, e poi lamentarsi del prodotto finale. Naturalmente il problema, come sempre, è quello della generalizzazione: se responsabile è il “sistema” (un po’ come la camorra), in realtà responsabile non è nessuno. Tout comprendre pour tout pardonner!

Ma se è vero quanto emerge dal cahier des doleances compilato da Galimberti, e cioè:
-paradosso di un’epoca della tecnica priva di scopi e deputata solo a “funzionare” con un anthropos ancora largamente umanistico e pretecnologico;
-il futuro che anziché promessa diventa minaccia;
-la scuola che, avendo abdicato alla sua funzione educativo/formativa si limita ormai ad istruire (poco, aggiungo io), e che quindi ha fallito su tutta la linea;
-il diffuso analfabetismo emotivo, prima ancora di quello linguistico o concettuale;
-la pornografia imperante, che non è più quella dei corpi ma quella tesa a denudare l’anima, con una vera e propria “trivellazione di vite private” volta a omologare tutto e tutti;
-la droga, le droghe (farmaci compresi) che, entro la logica dell’insaturabilità del desiderio, hanno la funzione di anestetizzare il dolore e la cura di sé;
-il suicidio come seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali (che a mio parere sono una forma differita di suicidio): 4000 suicidi all’anno in Italia, il 60% dei quali tra i 15 e i 25 anni;

basterebbe metà di questo elenco (che però potrebbe continuare con le psicopatologie degli omicidi senza movente, i sassi dal cavalcavia, le sette di Satana, ecc.ecc.), per far gridare, come fa Mario Lodoli, al “genocidio” di un’intera generazione: “a essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso di ogni società che vuole distendersi verso il futuro”.
Fin qui, però, si rimane ancorati alla visione psicologica o sociologica dei fenomeni. E dunque “senile”, cioè con gli occhi di chi produce quel mondo e vi è invischiato. Si deve tentare invece di penetrare oltre la cortina dell’apparenza, per indagare le cause, le radici del “male”. Mi pare che avere tirato in ballo il concetto di “nichilismo” possa essere ritenuto la chiave di volta della lettura di Galimberti. Non è un caso che l’autore forse più citato lungo il testo (che però difetta secondo me di un eccesso di citazioni), a sua volta ospite inquietante, è proprio Nietzsche, “il primo perfetto nichilista d’Europa”, come egli presentava se stesso, “che però ha già vissuto in sé fino in fondo il nichilismo stesso – che lo ha dietro di sé, sotto di sé, fuori di sé” (Frammenti postumi 1887-8).
Non posso qui nemmeno cominciare ad affrontare un tema così imponente, ma voglio provare lo stesso a schizzare qualche ipotesi. Nietzsche non solo dichiara la “morte di Dio”, cioè la fine dei vecchi valori, delle vecchie favole, dei vecchi sistemi ideologici produttori di senso, ma attacca tali sistemi come malattia a sua volta nichilistica: ciò che ci protegge dal “nulla” è a sua volta un “nulla”. La sfida è quella di passare ad un’epoca in cui il nichilismo sia forza “attiva”, “estatico/estetica”, produttiva di senso. In linea con la tesi marxiana dell’umanità come autoproduzione di se stessi e della propria storia, Nietzsche pensa che l’unica salvezza dall’abisso di insensatezze che si è aperto dopo la morte di Dio, sia un’assunzione estrema di responsabilità: è l’Übermensch, l’oltreuomo a doversi assumere l’onere e il compito di filare il proprio mondo e di costruirne senso e significato.
Detto ciò, molto all’ingrosso, mi vien da dire che chi oggi predica allarmato che non ci sono più i “valori” (dal papa a buona parte di una balbettante “sinistra”), sembra quasi voler tornare ai vecchi consunti dèi, cioè a ciarpame e cascami del vecchio mondo paranichilistico. Cosa che mi pare però essere l’alternativa fasulla e ideologica all’ancoramento e alla deificazione del presente: questo presente fatto di merci e di spazi già tutti occupati, di mitologie prodotte da un mondo adulto (che si finge eternamente giovane) esso sì incapace di amare, di sognare, di educare, di andare al di là del proprio ego, dei propri “progetti”, dei propri marci codici.
Il giochetto mi pare il seguente: ci si lamenta con frasi del tipo “oh! ma dove si andrà a finire con tutto questo lassismo, la perdita dei valori, queste nuove generazioni bacate e inerti, ecc. ecc. – bisogna assolutamente porvi rimedio, e quindi tornare ai vecchi valori – ma guai a mettere in discussione schemi e privilegi accumulati, quelli per carità no, non si toccano! (Mi pare il giochetto simile a quello costruito ad arte sulla pelle degli immigrati: vengono qui, ci occupano gli spazi, ci portano via il lavoro, aumenta la delinquenza, stuprano le “nostre” donne, ecc. ecc. – e allora bisogna cacciarne un po’ e magari rendere invisibili gli altri – quelli che ci servono per le fabbrichette, i campi di pomodori e i vecchiardi con l’Alzheimer).
Insomma, paura e allarme sociale, alti strali contro la “trasvalutazione dei valori”, purché l’unico vero valore che conta (quello di scambio) non venga mai messo in discussione.
Per tornare al nostro saggio (che, nonostante la tirata, non ho del tutto perso di vista), quando Galimberti prospetta di andare oltre il nichilismo a partire dalla metafora di Volpi della “filosofia di Penelope” o della sua (di Galimberti) “etica del viandante” – un andare senza meta, deterritorializzato, nomade, senza più confini, terre e proprietà – non mi pare si discosti molto dalla prospettiva nicciana e da quanto detto fin qui. Per andare oltre il nichilismo bisogna attraversarlo, fare a pezzi ipocrisie e sepolcri imbiancati, lacerare il velo soffocante di consuetudini, tradizioni, abitudini consolidate – traducibili spesso con “privilegi”. Ma occorre coraggio, direi anzi temerarietà, un’assunzione totale di responsabilità da parte degli individui e delle collettività: il contrario, cioè, d’o sistema.
Il riferimento nella parte conclusiva del saggio a due dimensioni simboliche del mondo giovanile densissime di implicazioni, quali la musica e la danza, hanno proprio questo significato: la “regressione” al linguaggio originario della musica, al ritmo del corpo e al battito del cuore, da una parte, e la danza sfrenata come fuga dai codici, leggerezza polisemica, e-motività dall’altra – entrambi questi fenomeni che tanta parte hanno nella vita giovanile, ci dicono la stessa cosa: il ritorno al grido degli inizi, il disporsi entro il cerchio originario delle possibilità, lo scioglimento del precostituito e dello stantio nel desiderio indeterminato di nuovo. Un grido che, però, rischia di perdersi nel vuoto e nell’abisso, e di rimanere soffocato.
E allora mi sa che li dobbiamo guardare in faccia, ogni tanto, questi ragazzi e adolescenti sfuggenti, ma ben diritto negli occhi, non obliquamente, e, soprattutto, dobbiamo ascoltare quel che hanno da dire, osservare con attenzione i loro “scarabocchi”, senza tacciarli di immaturità, irresponsabilità, incapacità. Fermiamoci, disattiviamoci, perdiamo un po’ del nostro prezioso tempo e mettiamoci umilmente all’ascolto. Il grido nella notte potrebbe farsi perforante.
I giovani, come sostiene Galimberti, non “transitano” nel mondo degli adulti, non sono degli ospiti, né quieti né inquietanti, sono semmai i costruttori di senso bisognosi di aiuto e di mappe per edificare il nuovo mondo. Noi avremo anche le mappe, ma il tesoro appartiene a loro. Sono i giovani, e non le vecchie generazioni avvinghiate al presente, ad essere utopici, dediti per essenza, costitutivamente, all’esercizio della speranza.
Intendiamoci: si può sempre decidere di tenerselo tutto per sé quel tesoro, ma allora, per piacere, s-m-e-t-t-e-t-e-l-a di fare figli!
(Mi verrebbe da concludere con un triviale eppur sonoro… eccheccazzo!)

Annunci

Tag: , , ,

96 Risposte to “NIETZSCHE E L’OSPITE INQUIETANTE”

  1. chiarac Says:

    aldilà del caso particolare dei “giovani”, mi trovo pienamente d’accordo con questa posizione. Dobbiamo riconoscere che dio è morto, che i vecchi valori ‘standard’, che andavano bene per tutti, non sono più validi. Abbiamo ucciso dio, e ora ci troviamo a vivere in un mondo senza dei. L’unica soluzione è diventare noi stessi i nostri dei, avere il coraggio e la responsabilità di forgiare i nostri valori e l nostra strada. Non ci sono più strade pre-disegnate che noi – o i giovani – possiamo seguire, dobbiamo tracciarle noi stessi, assumendocene ogni responsabilità. E questo non è un problema dei giovani, ma del nostro mondo moderno nel suo complesso.
    Mi stupisce un po’ trovarmi così d’accordo con Galimberti (che tra l’altro ho visto domenica notte su raiuno, per parlare giustappunto dei giovani con anche vincenzo cerami, stranamente una trasmissione interessante e meno banale del solito), che quando analizza la tecnica (vedi psiche e techne) è invece così “reazionario” e sembra persino creazionista. Una cosa che Galimberti diceva domenica su tecnica&giovani e su cui sono pienamente d’accordo è che la quantità di tecnica a nostra disposizione ci sopraffà, perchè non sappiamo come usarla. “I giovani” non sanno come usarne il potenziale e allora si lasciano usare.
    Ma un mondo diverso è possibile. 🙂

    mille volte perdono, ho di nuovo scritto troppo!

  2. fiak Says:

    Ho 25 anni e non mi sento poi così giovane… Tu citi Galimberti e il grido di dolore degli inizi e io penso alla mia musica che probabilmente tu chiameresti metal-casinara.
    Purtroppo non c’è molto da fare per il futuro, Nietzsche prospetta una trasvalutazione dei vecchi valori con l’imporsi di valori forti, che portino l’uomo ad amare la vita come dionisio ci insegna. Io credo che nella nostra società i valori siano già stati tutti distrutti e sostituiti. Non esiste più il valore cristiano, il valore famiglia, il valore politica etc etc. Questi valori sono già stati tutti distrutti, ne sono rimaste solo le loro macerie istituzionali. Il problema non è una tecnologia disumana, il problema è l’assenza di valori. In cosa si crede oggi? In niente!!! Non c’è un valore, esistono solo statistiche, cibi in scatola, droghe, passatempi che ti impediscono di pensare e lavori che diventano sempre meno dignitosi!
    Il valore ora è il divertimento, discoteche piene di disoccupati, ragazzi che a 16 anni spendono molto più di quanto potranno mai guadagnare! Il divertimento non è un valore forte, questa società è già in crisi, abbiamo fatto passare troppo tempo senza leggere Nietzsche!
    I ragazzi oggi non sono stupidi, o per lo meno non sono meno stupidi della società. L’intelligenza è un fattore comune che ha luogo in un determinato periodo spazio-temporale: scusatemi ma non vedo molte forme d’intelligenza nella mia società!

  3. Ares Says:

    Ares

    Mammamia che catastrofisti!!!!!

  4. Reiniku Says:

    Io penso che sarebbe più sano e “vitale” (perdonatemi il vocabolario nietszcheano) schiodarsi di dosso il nichilismo. Però per farlo bisogna prima, in un certo senso, sperimentarlo e pensarlo fino in fondo, provarne le conseguenze. Solo così ci si può muovere veramente, solo da lì è possibile il Nuovo, l’atto creativo, lo slancio verso la vita che è la sola cosa che è.
    Ci sono sempre troppi “paracaduti” e così si sta sempre a mezz’aria. Ma sia il cielo che il fondo reclamano attenzione

  5. Ares Says:

    Ares

    @Reiniku … cosa stai proponendo?………..di cominciare a scavare ?!?

  6. Ares Says:

    Ares

    Si… forse e’ meglio che smettiamo di parlare delle problematiche giovanili… e parliamo invece di “problematiche dell’adulto”…. che fino a prova contraria e’ l’unico responsabile dello stato di fatto delle cose..

  7. Ares Says:

    Ares

    cAUSE DEL DISFACIMENTO SOCIALE

    1)Risorse economiche sottratte al diretto produttore di capitale pubblico, utilizzato per scopi non approvati dal cittadino.

    2)Privilegi sociali ed economici rivolti a piccole minoranze dominanti

    3)privatizzazione delle risorse naturali FONDAMENTALI

    4)Stati occidentali che finanziano un sistema economico autoreferenziale e distruttivo ( energetico/alimentare) sempre uguale a se stesso.

    5)Politiche di controllo mondiale dei conflitti sbagliate.

    6)Mancato finanziamento di realta’ economiche emergenti rivolte al futuro (energie rinnovabili e pulite)

    7) incapacita’ per il cittadino di dotarsi di strumenti di protesta realmente efficaci.

    8)Politicanti..FURBI..IGNORANTI..SERVILI….INCAPACI… VECCHI(dentro)!!!

    9)Genio legislativo..INESISTENTE.

    10)Cultura media mondiale e nazionale.. BASSA!!

    11)…

    PERCHE’ NON FONDIAMO IL “PARTITO DI DIOGENE” ??!!??!! 😉

  8. lealidellafarfalla Says:

    Bello il post. Apre strade a molte sfaccettature di discussione. Sono d’accordo sul fatto che sono gli uomini che devono dare un significato alla propria esistenza e quando si recepiscono strutture, valori e significanze già impacchettati, nel caso in cui dovessero venir meno ci ritroviamo senza strumenti per porre rimediio al nichilismo. In Italia un freno al cambiamento ha anche radici storiche nelle controriforma che di fatto impedì, al contrario di quanto accadde nel nord europa, che nella società trovasse terreno fertile aperto al cambiamento, nonchè creatore di valori e significati, ma qui il discorso si allunga.
    ciao
    Fabrizio

  9. lealidellafarfalla Says:

    Intendevo “un pensiero” aperto al cambiamento…creatore di nuovi significati

    Scusa ma nel correggere il commento l’ho eliminato involontariamente.

  10. Ares Says:

    Ares

    Oziosa giovinezza a tutto asservita, per delicatezza ho perduto la mia vita.
        Ah, venga il tempo in cui i cuori s’innamorino!
        Mi sono detto: Lascia, e non ti si veda. E senza la promessa delle gioie più alte, nulla t’arresti, augusto ritiro.
        O mille vedovanze della sì povera anima, che ha soltanto l’immagine della Nostra Signora: si prega la Vergine Maria?
        Ho tanto pazientato che per sempre oblio; timori e sofferenze si sono involati per i cieli. E la sete malsana oscura le mie vene.
        Così la prateria abbandonata all’oblio; ingrandita e fiorita d’incenso e di loglio; al ronzio feroce di cento sudicie mosche.
        Oziosa giovinezza a tutto asservita, per delicatezza ho perduto la mia vita.
        Ah, venga il tempo in cui i cuori s’innamorino!

    Arthur Rimbaud

  11. Milena Says:

    in questi giorni sono così in fermento che non mi riesce di scrivere cose adatte al blog o al post, e ho ricominciato persino a dipingere e i giorni sono brevi.
    ma ora ho trovato questa poesia e interrompo il silenzio stampa.
    un abbraccio. milena

    Volti

    Chi ha steso braccia al largo
    battendo le pinne dei piedi
    gli occhi assorti nel buio del respiro,
    chi si è immerso nel fondo di pupilla
    di una cernia intanata
    dimenticando l’aria, chi ha legato
    all’albero una tela e ha combinato
    la rotta e la deriva, chi ha remato
    in piedi a legni lunghi: questi sanno
    che le acque hanno volti.
    E sopra i volti affiorano
    burrasche, bonacce, correnti
    e il salto dei pesci che sognano il volo.
    (Erri De Luca)

  12. Ares Says:

    Ares

    Non l’ho capita !! 😦

  13. Ares Says:

    Ares

    Come si intilola ??.. sentori di un sommozzatore ?!

  14. Ares Says:

    Ares

    “In Italia un freno al cambiamento ha anche radici storiche nelle controriforma che di fatto impedì, al contrario di quanto accadde nel nord europa, che nella società trovasse terreno fertile aperto al cambiamento, nonchè creatore di valori e significati, ma qui il discorso si allunga…”

    @Fabio-lealidellafarfalla… ma come chiudi cosi’ la questione ?? e non si fa cosi!!

  15. Milena Says:

    eh dai, Ares, fai un piccolo sforzo: il titolo è….(scritto in cima!)
    non sarà che vediamo solo quello che vogliamo vedere?
    e tutto il resto?
    siamo quasi, o del tutto ciechi?

  16. Ares Says:

    Ares

    ops!! mi era sfuggito.. 😦

    ..hem diciamo che non ho voluto vederlo!!

    ..

    dipingi Milena ??… che arte meravigliosa!!.. complimenti!!!!

  17. md Says:

    A parte che Fabio-lealidellafarfalla è Fabrizio (Ares, oggi non ne azzecchi una), concordo pienamente con lui sul fatto che la controriforma è stato uno dei mali peggiori della storia italiana, anzi, tanto per estremizzare, direi che la chiesa cattolica è “il” problema della storia italiana: avere il papa sempre tra le palle non ci ha certo giovato…

  18. Ares Says:

    Ares

    @lealidellafarfalla.. non mi pare che il nord europa sia messo meglio.. forse li e’ tutto piu’ ordinato…

  19. Ares Says:

    Ares

    uffffffffffffff non posso fare un errorino ogni tanto.. che subito vengo attaccato !!!! caspiterina!!! 😉

  20. Ares Says:

    Ares

    Secondo me attribuire i mali italiani alla chiesa e’ un’esagerazione… e rischia di spostare l’attenzione dai veri responsabili.

  21. Ares Says:

    Ares

    Che poi questi si accorpino e si proteggano a vicenda sotto la sottana papale e’ un’altra questione…

  22. Ares Says:

    Ares

    Chi sa se il papa porta le mutande?!?

  23. Ares Says:

    Ares

    Ops!.. md.. questa mi e’ scappata lo giuro !! 😮

    puoi cancellarla ?!!

  24. md Says:

    no, non la cancello Ares così impari
    e comunque, nonostante abbia portato a 10 la lista dei commenti recenti visibili, visto che i commentatori stanno aumentando e il dibattito si fa interessante, sono sicuro che posso anche portarli a 15 (che mi pare sia il massimo), ma non c’è verso, quando ti ci metti la fila è tutta tua lo stesso!

  25. Ares Says:

    Ares

    OOOOOOOOOooooooooooK!.. pero’, a mia discolapa: se io non provoco, qui la discussione non decolla!!…

    prometto !!, d’ora in poi ogni volta aspetto la risposta di qualcun altro… Uffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff!!!

    .. e poi ……… va be mi trattengo!! uffffffffffffffffff!!

  26. Ares Says:

    Ares

    Si consumano
    in crepitanti falò
    secche parole

  27. Milena Says:

    Ho letto il libro del Galimberti. E per fortuna non me lo ricordo quasi più. Ormai ho la memoria a breve termine. Ma non mi dispiace, affatto: in questo modo evito di archiviare materiale a iosa. Tra l’altro proprio ieri sera l’ho visto in televisione il Galimberti e non mi è piaciuto troppo. Quasi niente. Perché è anche ovvio che in una società decadente, all’ultimo stadio dell’asfitticismo, la merda non possa che venire a galla, tutta sulla superficie. Da qui, per dissetare che sia solo e tutta merda bisogna esserci immersi fino al collo, turarsi il naso e andare a vedere che sia merda anche da qui fino sul fondo. Io non ci credo, perché ho smesso di credere a tutto quello che si sente dire in giro, e non mi sogno nemmeno di andarmici a tuffare per scoprirlo. L’unica cosa che mi ricordo di onesto, in tutto il libro, è l’ammissione di non poter proporre soluzioni; e l’unica cosa decente, è quando dice che bisogna re-imparare a vivere. L’arte della vita? Ma se vivere è un’arte, allora ha bisogno di passione, e questo lo aggiungo io. I giovani, ma non solo i giovani, bensì tutti coloro che vogliono vivere bene – stare bene – come dovrebbero vivere? questo non ce lo dice. Bisogna che lo si scopra da soli? Insomma, da parte mia ho deciso di rispolverare una ricetta ben collaudata che ho ampiamente utilizzato in passato, benché poi abbia smesso di usarla per un certo tempo. Faccio un piccolo sunto. L’ingrediente fondamentale è non farsi condizionare da tutto il pandemonio che gira attorno. E per sradicare i condizionamenti da cui siamo agiti, il primo passo è cambiare drasticamente alimentazione. E non dico alimentazione vegetariana ma, piuttosto, decisamente macrobiotica: grande vita, o vitalità! Eliminare zuccheri, alcolici, droghe, medicinali. Mangiare cereali integrali, legumi, frutta e verdura, malto e proteine di soia, ecc. Saltare un pasto la settimana. Fare attività fisica, meditazione ed esercizi di respirazione: vale a dire hata yoga e pranayama. Eliminare i profumi che non siano essenze naturali (attenzione: i profumi artificiali agiscono sul sistema simpatico e irritano i cavalli!). Fare bagni con essenza di rosmarino per tonificare il corpo. Abitare i ambienti non troppo riscaldati, meglio se freddini. Passeggiate al gelo, corse nei boschi a piedi a cavallo o in bicicletta, anche ballare, ma di certo non in discoteca. La piscina? io eviterei di immergermi dove si immergono tutti quanti. Ma di quando in quando una scopata con un compagno/a fidato/a non guasta. E farlo con passione come tutto il resto. Tutto questo per rimettere in sesto il primo cakra – muladhara. Non so se s’è capito, ma sto proponendo buttarsi a capofitto nelle pratiche yogiche – ascetiche e spirituali -come tecnica di amplificazione delle sensazioni corporee. Non so se qualcuno di voi ha mai sentito il fulmine (e non parlo del banale orgasmo), ma può davvero accadere – in particolari condizioni atmosferiche, beninteso, che alcune condizioni di fondo rimangono basilari. E, naturalmente, continuare a leggere Fichte. Se avete voglia di provarci… Fra sei mesi ci risentiamo.

  28. Milena Says:

    mi sono dimenticata di aggiungere che per gli altri cakra la faccenda è un po’ più complicata. ma si sa che chi bene inizia è già a metà dell’opera…

    (per il resto la scuola non serve “quasi” a niente, soprattutto non serve se gli uni e gli altri (leggi ragazzi e professori) non sta bene. e la chiesa con le sue dottrine soporifere se va bene è un dormitorio, se va peggio è un castratorio – anche se non esiste questa parola, ci siamo capiti)

  29. Milena Says:

    errata corrige:

    (per il resto la scuola non serve “quasi” a niente, soprattutto non serve se gli uni e gli altri (leggi ragazzi e professori) non STANNO bene.

    A prop. Ares:
    bello il tuo ultimo haiku!

  30. lealidellafarfalla Says:

    @Ares
    probabilmente il nord europa non è messo meglio. Volevo semplicemente dire che dove la controriforma ha attecchito maggiormente ci sono delle difficoltà maggiori al cambiamento.
    Sono stati imposti dei valori. Questi sono e questi devono rimanere, è stato il messaggio. Quindi tutto ciò che si diversifica (la novità) ogni forma di rielaborazione si scontra con barriere molto più solide. La crisi del cambiamento si accentua, e spesso il cambiamento non è proprio possibile; con il rischio che ciò che è diverso venga rifiutato, emarginato, addirittura discriminato.

  31. Milena Says:

    @leali della farfalla
    mi lascia per lo meno perplessa parlare di controriforma come se fosse qui appena dietro l’angolo. Che mi sembra ne sia passata di acqua sotto i ponti, e che di cambiamenti ce ne siano stati eccome, nel bene e nel male.
    Per di più mi sembra che la chiesa sia messa piuttosto malaccio di questi tempi. E che soprattutto in Europa, nel mondo civile, non si lascino abbindolare dalle pretese delle chiese e che si faccia una netta distinzione, per esempio, fra religione e diritti civili. Un esempio lampante è come hanno rispedito a casa il Buttiglione alcuni anni orsono, ma anche come non si accetti di porre le radici cristiane alla base della costituzione europea. Che poi non si riesca che a fondarla su altra cosa che non siano i diritti dell’economia, questo è un altro discorso. Non so quanto meno aberrante.
    Ad ogni modo sono convinta che solo a ciò che crediamo sia vero concediamo statuto di verità. Da parte mia su questo non ho dubbi: non è vero. E’ soltanto la percezione comune della realtà e appartiene anch’essa all’ambito del si dice. Ma chi lo dice?
    Diciamo qualcos’altro, allora, e quello diventerà vero!
    Voglio dire: cambiamolo il mondo, allora, invece di continuare a fare l’analisi interpretativa di come ci sembra che le cose siano.
    Quelli che non fanno che lamentarsi assomigliano tanto a quei bambini a cui hanno rubato il giocattolo preferito, o che si aspettano che mamma o papà gliene compri uno nuovo. Non funziona così: il giocattolo, se lo si vuole davvero, ce lo si deve prendere da soli! Che nessuno regala niente. O no?
    Certi “valori” esecrabili od esecrandi, se lo si vuole, vanno estirpati in primo luogo dalle nostre proprie teste. E delle teste degli altri, non me ne frega un beneamato c….!

  32. chiarac Says:

    @milena
    purtroppo la cultura che ci ha nutrito non si estirpa tanto facilmente, è radicata nelle nostre teste da prima che nascessimo. E se possiamo, certo, rifiutare col raziocinio i valori che col raziocinio non condividiamo, non possiamo impedirci di mantenere una visione del mondo che alla faccia di tutti i nostri credo e la nostra volontà deriva dalla nostra storia e dalla storia della nostra cultura. E il cattolicesimo ne è il principale artefice. Il modo in cui percepiamo i nostri meriti e le nostre colpe, i nostri doveri nei confronti del mondo e quelli del mondo nei confronti nostri, le circostanze in cui proviamo compassione… tutto ciò è strettamente informato dalla cultura cattolica, e non possiamo farci niente, se non – per lo meno – capirlo, saperlo, riconoscerlo.
    Sì, sono d’accordo, dobbiamo povare a cambiare il mondo. Ma individuare le cause storiche per cui la nostra cultura è come è, non è lamentarsi, ma piuttosto tracciare la mappa del campo minato da attraversare.

  33. Ares Says:

    Ares

    @lealidellafarfalla .. non riesco a convincermi che il ricco nord europa sia piu’ aperto “al cambiamento” solo grazie a un retaggio culturale e religioso non avverso legato alla controriforma.

    Secondo me sul piano civile alcuni cambiamenti non sono attuabili, in paesi che nascono poveri o pieni di debiti come L’italia.

    Secondo me la contro riforma ha fatto i suoi danni, ma non riesco ad attribuirre i mali italiani alla chiesa.. ricordiamoci che la chiesa e’ fatta da uomini e cittadini dello stato.

    Probabilmente se fossimo stati in possesso di risorse economiche adeguate avremmo gia’ ottenuto tutti i diritti che reclamiamo come singoli cittadini.

    Purtroppo pero’ le poche risorse disponibili, sono mal distribute , mal gestite e mal utilizzate da politici non adeguati e incapaci.

    Gli scontri sono inevitabili: concedere diritti civili a delle minoranze vuol dire sottrarre risorse alla maggiornanza, che poi ci si attacchi ad un ideologia religiosa per difendere o conservare i propri diritti gia’ acquisiti, e’ una conseguenza e non la causa.

    Usare l’ideologia religiosa e’ la conseguenza, e non la causa dei mali italiani.

    Occupiamoci piuttosto di sdradicare gli interetti di casta, e i poteri forti corrotti e immorali, e riformiamo il sistema economico in modo da avere piu’ risorse economiche per finanziare il diritto ad una vita migliore..

    .. o sdradichiamo il “dio denaro” l’unico vero dio che non si e’ mai provato a sdradicare.. e i sui adepti: esseri umani irrisolti, egocentrici, boriosi e fragili.

  34. Milena Says:

    (@ anche per chiarac)
    …naturalmente era una sorta d’esagerazione, come quando per fare un salto devi prendere un bel pezzo di rincorsa. E tornando al tema del post, ho proprio l’impressione che soprattutto in Italy le scuole primarie (asili, elementari ecc.) sono state e sono ancora in larga misura in mano alla chiesa, e se non dalla chiesa in carne ed ossa, l’insegnamento è affidato a personale formato in seno a scuole di impostazione cattolica (istituti magistrali, intendo). Senza contare che, se nelle scuole dell’Europa più civile per insegnare nelle scuole primarie occorre un’istruzione di maggiore e più approfondito livello specifico, nelle nostre scuole (la gran parte) i bambini sono in mano a degli incompetenti in materia metodologica-educativa. Insomma si va avanti ancora alla speriddio o a lume di naso! e con tutti gli studi che sono stati fatti da po’ po’ di professoroni.
    Ricordo ancora quando avevo i bambini piccoli e gli insegnati ci dicevano che l’insegnamento dei figli era una faccenda che spettava in primo luogo ai genitori. Ora, a me questo è sempre sembrata una bella ipocrisia e un bell’espediente per lavarsene le mani e fare il minimo del lavoro necessario, visto che i genitori sono occupati per quasi tutto il tempo a lavorare per portare a casa la pagnotta e il companatico, dopodiché anche la televisione e i telefonini ecc. e che per lo più fanno fatica a tenersi uno straccio d’anima tra i denti.
    Tutto questo, è ovvio, nel rispetto del principio fondamentale, d’origine giudaico-cristiana, che vede i figli come ‘possesso’ dei genitori. Siamo figli del padre, insomma, anche di un padre padrone, come il padre nell’alto dei cieli?
    Be’, io dico che semmai i figli sono figli ‘anche’ dello stato, e questo almeno per bilanciare in altro senso e apportare un po’ d’equilibrio. Che infatti, non è che lo siano davvero, ma perché lo stato deve garantire che ogni bambino sia ‘libero’ e che non sia un “possesso” di nessuno, nemmeno dei legittimi genitori. Ma perché anche ogni bambino sia libero bisogna che si mettano in atto delle azioni per sviluppare le capacità di ognuno secondo le proprie inclinazioni. E qui devo citare il Galimberti, quando parla di daìmon.
    Anzi, riporto la frase per intero:
    “ E se il rimedio fosse altrove? Non nella ricerca esasperata di un senso come vuole la tradizione giudaico-cristiana, ma nel riconoscimento di ciò che ognuno di noi propriamente è, quindi della propria virtù, o, per dirla in greco, del proprio daìmon che, quando trova la sua realizzazione, approda alla felicità, in greco eu-daìmonia”.
    (op. cit. pag. 14)

  35. Milena Says:

    @Ares
    mi sembra che stai facendo il solito giochetto interpretativo del tipo: è nato prima l’uovo o la gallina? oltre al fatto che sta dando troppa imprtanza al fattore politico.
    Proviamo a guardare le cose da un altro punto di vista: ovvero che il cambiamento è a portata di ognuno di noi, nel proprio piccolo, nelle mille azioni quotidiane, senza aspettarci che arrivino soluzioni politiche ad offrirci alternative come un deus ex machina che scende dall’alto dei cieli.
    Com’è, la responsabilità è sempre di qualcun’altro, dellla chiesa e del danaro che non basta? Che ognuno faccia la sua parte, insomma, e cerchi di farla bene, e la pretenda anche da chi abita vicino. Esattamente da ognuno che abita nella stessa casa, alla porta accanto, o incontra per strada, nel proprio quartiere paese città… senza andare troppo lontano, ovvero non più in là di dove arrivano le proprie mani gambe e voce.
    Che in tanto, se non ci puoi arrivare, che ne parli affare? per lisciarti le piume?

  36. chiarac Says:

    beh, si potrebbe provare lo stile sovietico… sul serio, non sarebbe male. Indottrinamento escluso, ovviamente.
    Ma per com’è fatta la nostra società oggi, credo anch’io che l’educazione dei figli sia in primo luogo compito dei genitori. Anche della scuola, certo, ma anche dei genitori. Hanno ruoli diversi. Solo i genitori possono insegnarti a guardare il mondo, a pensare, a non guardare la tv tutto il giorno, a non aspettarti che tutto ti sia dovuto…
    Certo, ci vuole tempo e pazienza. Se non cel’ho, non faccio figli.
    Scusate la brutalità, non vuole essere una provocazione per nessuno, è solo il mio personale modo di vedere la cosa.

  37. Ares Says:

    Ares

    @Milena l’uovo e la gallina non centano un fico!.. poi fattene una ragione i tuoi atteggiamenti quotidiani, le tue sconfitte e le tue scelte sono condizionate dalla politica che ti governa, “purtroppo”:
    ci sono legislattori che non dormono la notte per escogitare leggi e regolamentazioni che condizionino il tuo modo di agire..(nel bene e nel male)..
    Che il cambiamento debba partire dal basso, posso essere daccordo con te, che debba partire “solo” dal basso, visto che io mi sto’ dando certamente da fare in questo senso cercando di coinvolgere piu’ persone possibili, purtroppo e’ una strada lunga impervia e non basta.. non BA-S-TA!!.
    Ciascuno agisca nella direzione che gli e’ piu’ congeniale, ma non trascuriamo la direzione dall’alto.. perche’ qualunque tentativo fatto dal basso e’ facilmente sovvertibile e ostacolabile, annientabile…
    .. i citadini si devono associare per far valere i propri diritti, l’iniziativa del singolo e’ poca cosa – e’ nobile- ma non basta!!… e’ indispensabile… ma non BAS-TA !!

  38. Ares Says:

    Ares

    @chiara tutti dobbiamo fare la nostra parte, genitori compresi, ma che gli insegnanti capiscano che il loro ruolo, purtroppo, non e’ solo quello d’istruire, volenti o no sono dei punti di riferimento(degli esempi) per i ragazzi e devono essere all’altezza del ruolo… altrimenti che cambino lavoro nessuno li obbliga ad insegnare!.

  39. Milena Says:

    @chiarac
    come fanno i genitori ad educare i figli se loro stessi non sono stati educati? gli insegneranno ancora la loro morale stantia, oppure li lasceranno davanti alla televisione, come già fanno, o gli daranno in mano gli strumenti tecnici senza spiegar loro come e perché usarli. Non dico che non se ne debbano occupare, tutt’altro, ma prima di tutto bisogna osservare la condizione reale dell’esistenza in cui siamo immersi, e in questo caso, no, credo davvero che affidarsi alle buone intenzioni dei genitori non possa bastare. Soprattutto in una società dove il modello di famiglia unicellulare ha preso il sopravvento e i legami affettivi e sociali sono troppo scarsi. Non si può cacciare tutto sulle spalle dei genitori. I bambini hanno bisogno di tutti. I figli sono figli di tutti, della società nel suo insieme. I genitori non bastano, sono figure impoverite, ectoplasmi.
    Mamma televisione è l’unica vera potente madre, e con papà internet fanno una bella coppia. Coppia di picche! Credere ancora al potere dei genitori, rispetto al resto, è una pia illusione. Perché qui in realtà non c’è più nessuno che abbia potere, tranne ovviamente il famigerato due di picche.
    A meno che non si decida di riprenderselo nelle proiprie mani.

  40. Milena Says:

    @Ares:
    claro che non basta, ma per scalare una montagna si parte dal basso, non dalla cima.
    Perciò il primo passo è sempre sradicare la propria paura, dopodiché sai come si fa e puoi insegnarlo anche agli altri. Ma se rimani un coniglietto timido e tremi ad ogni foglia che si muove, dove credi poter andare, e a fare cosa? Se deleghi alla politica alta tutti i tuoi poteri, poi però non lamentartene. O accetti le cose come sono, oppure fai qualcosa per cambiarle. Ma fra qui e là c’è sempre di mezzo la possibilità di cambiare se stessi. E non è cosa di poco conto. Perché almeno non accada di perdere se stessi negli accadimenti storici che (sembra) ci sovrastano.

  41. Ares Says:

    Ares

    @Ares.. non so a quale coniglietto tu ti riferisca, credo che tu stia parlando del cittadino medio italiano?.. quello che lavora 12 ore al giorno e quando torna a casa, deve fare i conti con la fine mese che e’ lontana dall’arrivare e il denaro e’ gia’ finito da tempo…… direi che tu debba evere un po’ piu di rispetto per questa gente che ha ben altro a cui pensare oltre che pensare alla costruzione di se e dei propri figli.
    Siamo andati al voto per migliorare il nostro futuro grazie all’intervento di qualcuno che possa far valere i nostri diritti.. mentre noi ci arrabattiamo per arrivare “vivi” a fine mese. Le responsabilita’ della politica sono grandi e sono grandi anche le responsabilita’ degli intellettuali… e’ da li che deve esserci la scintilla…… io non ho TEMPO!… e’ gia’ tanto che io riesca a sfamare i miei figli!!!.

    Questo e’ qunto ti risponderebbe il cittadino italiano!!

  42. Ares Says:

    Ares

    Anche quest’anno
    Natale senza soldi
    ricchi silenti.

  43. Ares Says:

    Ares

    ops!!.. alla 41 mi sono caziato dasolo ?!? 😦 l’osservazione 41 era rivolta a Milena e’ lei ad aver parlato prima di coniglietti !!

  44. md Says:

    A parte i coniglietti, ringrazio tutti/e per il livello del dibattito.
    A proposito di figli e stato, Platone, da bravo reazionario filospartano, proponeva di toglierli alle famiglie e di farli allevare dallo stato. Il problema è: come dev’essere lo stato – o la comunità, o la società, o l’ambito collettivo – per arrogarsi tale diritto?
    Mi verrebbe da dire che una società è buona se ci sono delle buone “famiglie” – e viceversa (per famiglie intendo tutti quei nuclei che generano/allevano figli e che, secondo me, devono comprendere anche le coppie omosessuali), nel qual caso la formazione diventa un concorso convergente.
    Però: se ci fossero delle buone “famiglie” ci sarebbero dei buoni individui e se ci fossero dei buoni individui… non ci sarebbe bisogno dello stato.
    In Italia invece domina il peggio: familismo e statalismo becero, corporativismo, e – mi spiace Ares – l’ideologia cattolica più nefasta (che oggi come oggi è più diffusa tra i politici che tra i preti).
    Non ho poi capito quale sia il rapporto tra diritti ed economia…

  45. Milena Says:

    è ovvio che non stavo dicendo che i figli andrebbero tolti alle famiglie. fatto sta che in famiglia di già ci stanno molto poco. dopo cinque mesi una mamma deve lasciare il neonato e tornarsene al lavoro ecc. ecc. e via dicendo. ma se non stanno con i genitori, con chi stanno? stanno nelle istituzioni pubbliche. Ok, e li che ci satanno a fare? stanno lì giusto per toglierli dalla strada e per dare uno stipendio agli impiegati statali? ah, bene, mi sembra un buon motivo. Ma questi insegnanti: che fanno?

  46. Milena Says:

    e questi figli nel frattempo cosa imparano? Gli insegnanti danno la colpa ai genitori, i genitori alla scuola e tutti insieme danno la colpa alla società e lo stato sta a guardare?

  47. Milena Says:

    comunque, il problema fondamentale dell’educazione, e non solo – per uscire indenni da questo nichilismo che ci attanaglia tutti, grandi e piccini – il nodo primordiale attorno al quale si avviluppa il libro del Galimberti, secondo me sta tutto in questa sua frase che riporto di nuovo, se a qualcuno fosse sfuggita.
    “ E se il rimedio fosse altrove? Non nella ricerca esasperata di un senso come vuole la tradizione giudaico-cristiana, ma nel riconoscimento di ciò che ognuno di noi propriamente è, quindi della propria virtù, o, per dirla in greco, del proprio daìmon che, quando trova la sua realizzazione, approda alla felicità, in greco eu-daìmonia”.
    (op. cit. pag. 14)

  48. md Says:

    gli insegnanti sono piuttosto screditati e malpagati (certo che rimane il problema della loro formazione/selezione); in più mi pare siano anche “vecchi” e stanchi e non capiscano molto dei ragazzi; la responsabilità va equamente ripartita, ma mi pare che tutti abbiano poco tempo e scarichino sugli altri, molto all’italiana – così come molto all’italiana è la solita domanda: ma lo stato cosa fa? quando uno stato degno di questo nome qui non esiste

  49. md Says:

    non a caso ho parlato di Nietzsche, al Nietzsche che va alle spalle e alla radice della questione

  50. Ares Says:

    ARES

    ” [..]l’ideologia cattolica più nefasta (che oggi come oggi è più diffusa tra i politici che tra i preti). ”

    @MD .. sono daccordo con te, ma non facciamoci distrarre da come l’ideologia cattolica viene “usata” per conservare i propri privilegi: quel che si deve contrastare sono i privilegi, le caste e tutto il marcio che c’e’… questi usano l’ideologia cattolica a loro piacimento, travisandola e umiliandola.. ma con l’unico scopo di conservare i loro privilegi…. l’ideologia cattolica non e’ la causa e’ il pretesto…questo intendo!!

    “Non ho poi capito quale sia il rapporto tra diritti ed economia…”

    @MD ..come non l’hai capito ?

    In un sistema capitalistico anche lo stato e’ parte del sistema..il sistema.. “purtroppo” funziona se c’e’ capitale… anche i servizi e i diritti ad essi associati hanno necessita’ di capitale, se il capitale non e’ sufficiente, mancano i servizi e decadono i diritti; non dico che e’ giusto che sia cosi’, ma di fatto e’ cosi’…

    Lo stato purtroppo non e’ concepita come struttura sovra-economica, anche se potrebbe esserlo – ma in questo caso verrebbe accusata di essere una struttura assolutista e dispotica – e quando il capitale non e’ sufficiente, chi gia’ gode di diritti non li vuole vedere impoveriti e non vuole spartire il capitale con altri potenziali aqisitori di diritto.

    Un esempio su tutti, e con questo esempio mi ricollego al punto sull’ideologia cattolica (utilizzata come pretesto):
    la recente discussione sui DICO(DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi) che hanno visto contrapposte le famiglie “di diritto” e le famiglie “di fatto”… la vera questione non e’ spirituale ne’ ideologica, anche se i contendenti si attaccano utilizzando il “pretesto ideologico” piu’ comodo e inconcludente dell’ideologia.

    Il vero probema e’ che non ci sono i soldi per garantire a tutti e due i tipi di famiglia gli stessi diritti.. e chi ha gia’ dei diritti aquisiti(leggi “famiglie di diritto”)
    non vuole spartire, le gia’ esigue risorse economiche(leggi assegni familiari), con altri.

    Nessuno dei due contendenti ha torto, chi ha torto sono i loro rappresentanti: i nostri cari politici che non vogliono infilare le mani nel portafoglio di realta’ iperfinanziate – come le industrie d’armamento,industrie petrolifere, alle grandi industrie di settore, gruppi edili multinazionali – per rivolgerli verso l’estensione di un diritto civile sacrosanto.

    I paesi del nord sono certamente piu’ ricchi e possono permettersi di estendere il diritto anche ad altre realta’ familiari comprese quelle omosessuali.

  51. md Says:

    non è solo questione di paesi più o meno ricchi, ma anche di come la ricchezza viene distribuita, io una proposta però ce l’ho: finanziamo tutti i diritti negati dalla chiesa (e dai suoi delegati politici genuflessi) con le tasse dell’ICI (+ altri privilegi) che la stessa chiesa non paga!

    ma mi pare stiamo andando un po’ fuori tema…

  52. Ares Says:

    Ares

    correggette voi tuti gli errori.. uno su tutti “aquisire”.. che e’ un termine esistente che si usa quando si parla di “aquisizione del DNA”… ma che non e’ il verbo che volevo usare.. che INVECE necessita della “cq” aCQuisire!!!

    .. MAMMAMIA CHE SOMARO!!

  53. Ares Says:

    Ares

    Si, anche se quando non ci sono soldi.. e’ difficile distribuirli.

    ….anche loro difendono il pivilegio…

  54. Ares Says:

    ARES

    NON STIAMO ANDANDO FUORI TEMA!!!

    le scelte politiche condizionano il quotidiano!!, le scelte individuali e la morale comune.

    Una politica che non promuove, per mancanza di fondi(perche’ rivolte ad altro, le realta’ culturali e assistenziali – di cui i giovani sono principali fruitori- non possiamo pretendere che i giovani si auto risolvino.

    Le roblematiche giovanili non sono fini a se stesse, ma sono la conseguenza di un sistema che privilegia alcuni percorsi (anche esistenziali) a discapito di altri.

    Ricito la frase tanto cara a Milena:

    “ E se il rimedio fosse altrove? Non nella ricerca esasperata di un senso come vuole la tradizione giudaico-cristiana, ma nel riconoscimento di ciò che ognuno di noi propriamente è, quindi della propria virtù, o, per dirla in greco, del proprio daìmon che, quando trova la sua realizzazione, approda alla felicità, in greco eu-daìmonia”.

    Quando la politica smettera’ di occuparsi della “realizzazione” di alcune virtu’ a scapito di altre… forse potremmo parlare dei giovani in altro modo.

  55. Ares Says:

    Ares

    .. ma con questa frase Balimberti.. non ha reso totalmente inutile il suo aver scritto il libro ?????

  56. Ares Says:

    Ares

    Nel senso che non e’ possibile pensare alla realizzazione della propria virtu’ se si e’ nchilisti dentro….

  57. md Says:

    Segnalo l’interessantissimo articolo di Mario Rovelli “Una ferocia innocente” e il relativo dibattito su Nazione Indiana di oggi http://www.nazioneindiana.com/

  58. Ares Says:

    Ares

    La dissolutezza pulitica…. o ancor meglio la dissolutezza del’adulto.. spinge i giovani verso il “nichilismo negativo”.. quello che non permette la realizzazione di sè.. perche’ considerata cosa inutile!…

    Compito(d’emergenza) degli eduzatore e di trasformare il nichilismo latente (negativo) e autodistruttivo in “nichilismo positivo” inteso come ammissione d’umilta’ che e’ poi l’unica prospettiva per la rinascita.

    ….. che se ci pensate e’ il pensiero cattolico!…..

    .. e dopo questa frase.. si aprirono le acque e fu trafitto da un fulmine scagliato da mg !!!

  59. Milena Says:

    come al solito, difficile riprendere il filo. ma cercherei perlomeno di non mischiare l’economia all’argomento in questione, per ora, anche se è certissimo che c’entra eccome. Anzi, è la generatrice di tutti i guai del mondo, visto che la si mette sempre davanti al carro così che non si va più da nessuna parte che non abbia già lei deciso la direzione delle azioni. Generalmente. Ma ora si sta parlando d’altro.
    Quindi torniamo al libro del Galimberti: un’analisi per divulgare la preoccupazione di come e dove di questo passo il mondo sta andando, che anche senza tirare in ballo Nietzsche lo possiamo tutti constatare guardandoci attorno. E la preoccupazione riguarda soprattutto i giovani che saranno gli adulti di domani. Perciò è un problema di responsabilità che riguarda tutte le forze e i poteri in campo della società civile nessuna esclusa – famiglie, genitori, zii, nonni, insegnanti, clero, rappresentanti ed istituzioni statali.
    Per fare il punto della situazione il Galimberti espone le nefandezze più appariscenti che si sono e si stanno manifestando: i ragazzi del cavalcavia, la coppietta di Novi Ligure, l’uso di droghe e la discoteca come fuga dal reale, ecc. ecc. ecc.. E anche se non c’è dubbio che questi casi non siano rappresentativi di tutti i giovani – e sono abbastanza sicura che ognuno possa rappresentare solo se stesso, certo, se “è” se stesso – e benché sia certa che tutt’ora esistano pure dei ragazzi intelligenti e meravigliosi – così come famiglie, genitori ed insegnanti meravigliosi – i casi nefandi sono comunque un bel campione che non possono non farci riflettere. Ma ancor più della lista dei casi infami, mi ha fatto impressione la citazione di M. Lodoli (nota bene: Lodoli, non Lodi!) che denuncia il genocidio delle intelligenze.
    Dopodiche l’ovvia domanda che si pone è: cosa ci sta succedendo?
    Naturalmente se non si partisse dal presupposto idealista che in ogni caso sono/siamo tutti meravigliosi – bambini, ragazzi e adulti – e che tutti hanno/abbiamo le capacità di essere migliori di quello che dimostrano/dimostriamo di essere, non ci resterebbe che gettare la spugna e continuare il nostro dolce sonno od oblio dei sensi e delle intelligenze.
    Ora, il Galimberti, per quello che ho potuto capire leggendo anche “Psiche e Techne”, è uno che taglia i capelli non solo in quattro ma persino in sedici, che sa fare le dovute differenze e nel farlo tinge le cose del mondo a forti contrasti così che anche gli orbi le possano ben vedere – generalmente non è uno da acquerelli delicati, per intenderci, benché “L’ospite inquietante”, forse per lo scopo divulgativo che si prefigge, l’ho trovato persino una melassa, dato che non offre soluzioni a portata di mano, tutt’al più occasioni di riflessione.
    Per questo motivo questa sera in treno mi sono immersa a capofitto ancora in “Psiche e Techne” – massiccio tomo in edizione economica di ottocentododici pagine che, non per il numero bensì a ragion veduta, batte tranquillamente il confronto con la Bibbia – e a pag. 625, cap. 52, ho scovato la madre di tutti i mali del mondo contemporaneo. Il titolo è: Mass media e monologo collettivo. Dopo averlo letto sono rimasta di sasso, anche perché è un argomento che abbiamo già cercato di affrontare in questo luogo e su qui ero/eravamo arrivata/i alle stesse anche se non così precise conclusioni. E questo è uno dei problemi reali che quasi mi getta nel pessimismo più nero, per il quale non vedo altra soluzione che rintanarsi nel proprio eremo individuale, cosa che peraltro gli stessi media e relativi mezzi tecnici ottengono facilmente.
    Ora vi dovrei fare un sunto del capitolo, o di tutto i libro? Per il momento sono un po’ stanchina, ma vi anticipo che, secondo il Galimberti, ma non solo, a causa dell’evoluzione dei mezzi tecnici si sta verificando una “mutazione antropologica dell’uomo”, del suo modo di fare esperienza del mondo, del suo modo di esistere, comunicare, essere.
    Il problema quindi non è soltanto dei giovani ma di tutto il mondo comunicante.

  60. Milena Says:

    errata corrige: l’ultima frase sarebbe meglio scriverla al condizionale: ovvero:
    Il problema quindi non sarebbe soltanto dei giovani ma di tutto il mondo comunicante!

  61. Ares Says:

    Ares

    “mutazione antropologica dell’uomo” ???..ma non e’ una costante dell’evoluzione…nei secoli… ???????????????

    a volte questi pensatori mi pare che dicano cose scontate trite e ritrite!!
    ..anche SEVERINO, sara’ che non ho capito l’originalita’ del suo pensiero, ma non mi pare sto’ pensatore eccelso!!

  62. chiarac Says:

    è proprio quando dice queste cose che Galimberti mi è antipatico… come se dovessimo PREOCCUPARCI di una mutazione antropologica della nostra speciem che possa inficiare una qualche misteriosa ‘natura umana’ che dovrebbe restare sempre uguale a se stessa (anche se non abbiamo alcuna idea condivisa su in cosa essa consista)… ma grazie al cielo che di tanto in tanto mutiamo!!! come giustamente dice ares…. questo è sempre successo!
    non si tratta di gridare “al mutamento!” e cancellare tutto ciò che ci fa cambiare. Il cambiamento è sano e positivo. Si tratta di saperlo gestire, di imparare a conoscerlo.

  63. Milena Says:

    certo mi aspettavo le vostre obiezioni, ed è ovvio che il mutamento sia inevitabile.
    Però: di quale mutamento si sta parlando?
    Non credete che il problema potrebbe sussistere una volta appurato, dagli effetti che vediamo prodotti, che il mutamento non è proprio positivo, ovvero che ci sono molti poteri e mezzi che ci stanno sfuggendo di mano?
    mezzi che prendono il sopravvento sui fini? mezzi tecnici che non sono neutrali… ecc. ecc. Il problema andrebbe sviscerato un po’ più in profondità, per poterne parlare.
    Vi ricordo comunque che il tema è sempre: cosa ci sta succedendo? e perché? e cosa sta succedendo ai ragazzi… Se questi sono gli effetti che vediamo prodotti, be’ allora credo che ci siano buone ragioni per preoccuparsi.
    Siamo sicuri che è proprio lì che vogliamo arrivare? sempreché si possa far qualcosa per evitarlo…

  64. Ares Says:

    Ares

    “cosa ci sta succedendo? e perché?”

    @Milena be’ quando ho cercato di parlarne tu e md mi avete detto che ero fuori tema!!

    Mettetevi daccordo!!

    In ogni caso ribadisco che il problema non e’ dei ragazzi e la direzione non la danno i singolo.

    poi il tema di fondo non e’ : “cosa ci sta succedendo? e perché?”

    ma quanto il fondamento nichilista dell’occidente lo sta’ rovinando !!!

    uffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff !!!!!!!!

  65. md Says:

    Giusta la precisazione di Milena: era Lodoli, non Lodi.

  66. Milena Says:

    @ md
    eh, ma allora leggi quello che scrivo?

    cmq, sulla mia stessa affermazione che “ci siano buone ragioni per preoccuparsi”, mi vien da pensare che in fondo “preoccuparsi” non serve a molto. Visto che, come dicono i cinesi, forse, “se c’è una soluzione, perché preoccuparsi? e se non c’è una soluzione, perché preoccuparsi?”.
    Ma certo non possiamo non considerare il libro del Galimberti un grido d’allarme, e anche se siamo talmente bombardati da tanti e tali gridi d’allarme sui più svariati problemi così che spesso ce li lasciamo scivolare addosso, rimane pur sempre il fatto che queste grida dovrebbero essere ascoltate da chi può dare risposte e fare tentativi per porre qualche rimedio ai danni.
    Lo dico senza crederci molto, ma lo dico. E dopo averlo detto una prima volta, comincio a crederci e a dirlo più forte. Così dico che bisogna opporsi, contrastare, fare resistenza a come stanno andando le cose.
    Perché come al solito corriamo il rischio di lasciar accadere le cose e accorgerci delle tragedie quando si sono già realizzate. Limitandoci a contare i morti, per finire.
    Non era accaduta la sessa cosa quando Hitler prese il potere? che gli intellettuali che lanciarono grida d’allarme rimasero per lo più inascoltati? persino gli stessi ebrei non potevano credere a quello che stava accadendo, che era in atto un tentativo per sterminarli. Mi vien da pensare che uno dei problemi dell’uomo è che non riesce a credere al male – così banale – ossia che preferisce non vedere e considerare qualsiasi azione, o mezzo che lui stesso produce, come necessario se non persino innocente. E invece non c’è nulla d’innocente, o che non produca conseguenze a catena, così come non possiamo prevedere tutte le conseguenze delle nostre azioni e dei prodotti della scienza e della tecnica.
    Ora però non voglio considerare solo le grida del Galimberti, ma soprattutto le grida dei ragazzi, che coi loro comportamenti e reazioni ci stanno dicendo a chiare lettere che le cose non vanno bene, che loro stanno male e che stiamo tutti male, e che non possiamo continuare ancora per molto su questa strada.
    Assumerci la responsabilità di ascoltarli e guardarli negli occhi, sì, questo sarebbe un segno che qualcosa può ancora cambiare in opposizione all’indifferenza dominante.
    Ieri sul treno ho osservato un ragazzo che ascoltava musica con gli auricolari, completamente isolato dal mondo attorno e dalle persone con cui stava viaggiando, isolato persino da se stesso e dalla possibilità di creare un pensiero. Un momento di pausa, forse. Ma ho pensato che ci sono i ragazzi che gridano e i ragazzi che imbrattano i muri, ma ci sono anche i ragazzi che decidono di non dire più niente, di non sentire più niente tranne il rumore sordo delle macchine, alle quali non hanno bisogno di dare alcuna risposta. In nessun senso.

  67. Ares Says:

    Ares

    @Milena …Si.. ma come Galimberti non stai dando soluzioni.. e tu lo hai criticato per questo!!!

    D’ove e’ il problema? e dove e’ la soluzione?

    Il retaggio cultrale Nietzschiano e Heideggeriano e’ il fondamento del “disagio” ?

    Il nichilismo occidentale e’ la causa dei nostri mali ?

    Da dove bisogna cominciare perche’ in primo piaso ci sia il nostro bebe e il bene dei nostri figli ?

    ..che sono quelli che sopravviveranno quando noi saremo tornati nel nulla?.. anche se poi ci seguiranno ?!?

  68. Ares Says:

    Ares

    @Milena … si,si md legge tutto solo che ama fare il Grande fratello della situazione.. “domina” tutto dall’alto.

    Occhi silente
    Domina la tua notte
    paroe sorde

  69. Ares Says:

    Ares

    Occhi silenti
    Dominano la notte
    parole sorde 😉

  70. Milena Says:

    Mi dispiace di aver dato l’impressione di aver criticato il Galimberti. Forse c’è stato un momento in cui ho detto che non mi era piaciuto quasi niente? Ma, sai, anch’io sono soggetta alle leggi del divenire e ho bisogno di un certo tempo per conoscere le cose, le idee, e le persone da cui provengono. Però quando mi ci metto alla fine mi riesce difficile non appassionarmi, a modo mio, e cercare di capire cosa ha da dire.
    D’altronde il Galimberti stesso dice che “le pagine di questo libro non indicano un rimedio di facile e immediata attuazione”, e ancora, “Che fare, non lo so. Che dire, ci provo.”
    Così oggi, tanto per cominciare mi sono fatta due belle chiacchierate a tu per tu con i miei figli, uno alla volta e in separata sede, dando loro tutta la mia attenzione. Questa è già una piccola soluzione messa in atto. Non trovi?
    In fondo, dimmi se sbaglio, le soluzioni bisogna provare a metterle in atto. E a volte è molto più semplice di quello che poteva sembrare.
    Chi sono io per trovare delle soluzioni che possano essere utili per il mondo intero? Neppure i Galimberti, che di sicuro è più intelligente e più sapiente di me, ha osato proporne in modo esplicito, anche se leggendo attentamente il suo libro di soluzioni ne offre a iosa, soluzioni che comunque devono essere portate alla luce da ognuno di noi in misura delle sue proprie possibilità e opportunità di cambiamento della situazione in cui si trova a confrontarsi nell’interrelazione con i ragazzi, così come con tutte le “persone”. Che probabilmente il nocciolo di tutta la questione si aggira attorno all’educazione emotiva, la capacità di creare legami affettivi, la stima di sé, la fiducia di base ecc.
    Ma scusa, ma perché non ti leggi il libro? così abbiamo una base di partenza comune dalla quale partire. O vuoi un sunto completo? Io non sono mica così brava, sai…
    Va be’, ti riporto qualche altra frase, da leggere a seguito di quella che ho già citato.

    “In questo caso il nichilismo, pur nella desertificazione di senso che porta con sé, può segnalare che a giustificare l’esistenza non è tanto il reperimento di un senso vagheggiato più dal desiderio (talvolta illimitato) che dalle nostre effettive capacità, quanto l’arte del vivere (téchne tou bìou) come dicevano i Greci, che consiste nel riconoscere le proprie capacità (gnothi seautón, conosci te stesso) e nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura (kata métron).
    Questo spostamento dalla cultura cristiana a quella greca potrebbe indurre nei giovani quella gioiosa curiosità di scoprire se stessi e trovare senso in questa scoperta che, adeguatamente sostenuta e coltivata, può approdare a quell’espansione della vita a cui per natura tende la giovinezza e la sua potenza creativa.
    Se proprio attraversando e oltrepassando il nichilismo i giovani sapessero operare questo spostamento di prospettiva capace di farli incuriosire di sé, “l’ospite inquietante” non sarebbe passato invano.”
    (op. cit. pag. 14)

  71. Milena Says:

    (Post-scrictum al commento inserito Mercoledì 28 Novembre 2007 a 10:35 pm
    Non avendo fornito spiegazioni, e per non lasciarvi pensare che sono impazzita come la maionese – cosa per altro anche possibile – preciso che quando ho parlato di “fulmine”, avevo in mente il film “Un’altra giovinezza”, tratto dall’omonimo romanzo di Mircea Eliade (fenomenologo delle religioni, studioso di yoga e di sciamanesimo, filosofo e saggista, autore tra gli altri di “Yoga, immortalità e libertà”, testo fondamentale per chiunque abbia interesse per le filosofie, religioni e pratiche spirituali ed ascetiche della cultura orientale), che tratta del ringiovanimento improvviso di un uomo settantenne colpito da un fulmine.
    Il protagonista, mediante questo fenomeno elettrico che non consuma, qualcosa di simile al fuoco dionisiaco, subisce una trasformazione psico-fisica radicale e talmente profonda da lasciargli un corpo completamente ringiovanito ed una serie di inedite sorprendenti facoltà mentali.
    Una bella favola, insomma, decisamente in linea con la ricerca dell’immortalità e della libertà esplorata dal pensiero orientale, come da quello occidentale d’altronde. Ricerca che però approda a soluzioni, proposte e pratiche differenti. Ma è decisamente troppo complicato parlarne in questa sede, oltre che un tantino fuori tema)

  72. Ares Says:

    Ares

    @Milena….uffffff.. come sei materna!! SMAKK@T@!!

    uffffffffffffff.. non riesco ad attaccarti quando fai cosi’!!

  73. lealidellafarfalla Says:

    Premetto che non ho letto il libro di Galimberti, ma mi sento di dargli ragione sulla modificazione antropologica. Aggiungere che lo sviluppo tecnologico, che ha un ritmo velocissimo, non va di pari passo con lo sviluppo della natura fisica dell’uomo. Cerco di spiegarmi meglio: da punto di vista fisico e organico noi siamo gli stessi di quelli che popolavano la terra qualche secolo o oddiruttura millennio fa, ma il mondo che abbiamo costruito intorno a noi ci fornisce stimoli diversi, forse troppi e con un ritmo a cui no siamo abituati a reagire. Siamo dei disadattati a ciò che abbiamo costruito.

  74. Ares Says:

    Ares

    @leali .. a si?…siamo dei disadatti ? … fai degli esempi piu’ precisi…
    .. perche’ per or’ora non mi sento disadatto… mia madre avolte dice.. che non capisce piu’ niente delle cose del mondo … ma appena gli spiego il funzionamento di alcune cose.. come internet lei capisce…. certo che per spiegarglielo faccio un po’ di fatica perche’ io le spiego anche il codice binario e gli impulsi eletrici e le onde elettromagnetiche.. e tutte le leggi informatiche ed elettroniche che ci stanno dietro, per sommi capi ovviamente…pro’ lei il concetto generale lo capisce…

  75. Ares Says:

    Ares

    Milena dove e’ finita ???

    PATATOOONAAAAAAAAAA ?1?

    …non ditemi che si sta’ leggendo l’intera opera di Galimberti ?! 😦

  76. Ares Says:

    Ares

    Visto che non ho il tempo di contestare tutte le idiozie scritte da Galimberti scritte nell’articolo “La Solitudine di Internet”.. mi limito a contestarne solo uno stralcio :

    “E cosi’ sotto la falsa rappresentazione di un computer personale (personal computer), cio’ che si produce e’ sempre di piu’ l’uomo massa per generare il quale non occorrono maree oceaniche, ma oceaniche solitudini che, sotto l’apparente difesa del diritto all’individualita’, produconocome lavoratori a domicilio beni di massa e consumano come fruitori a domicilio gli stessi beni di massa che altre solitudini hanno prodotto. A questo punto le considerazioni di Gustave Le Bon sulle situazioni di massa che alterano l’individuo sono ampiamente superate perche’, grazie ai personal computer, oggi si procede a domicilio a questa degradazione dell’individualita’ e al livellamento della razionalita’. ”

    Ci sono individui che lavorano per 40 anni a stetto contatto con altri individui, con i quali hanno condiviso,rinchiusi fra’ le 4 mura di un ufficio, dalle 9 alle 10/12 ore lavorative (l’ 80% delle ore del giorno); . bene non mi e’ mai parso di vedere nessun tipo di interazione umana tra persone che lavorano a cosi’ stretto contatto: quando ne muore uno, che non ha avuto il tempo di arrivare alla “FOTTUTA PENSIONE”, non mi e’ ..mai parso di vedere dell’inquietudine fraterna; qundo uno di questi si ammala, per qualche ragione di una lunga malattia.. non mi e’ mai parso di vedere un atteggiamento solidale ed umano.. se qulcuno e’ in uno stato emotivo fragile e’ osteggiato e “punito”

    Ma di cosa sta’ parlando Galimberti?.. non e’ forse meglio lavorare in totale solitudine presso il prorio domicilio superando questo modo ipocrita e mortificante di relazionarsi ? .. non attribuiamo agli attuali “mezzi” tecnologici un potere che non possiedono autonomamente.. e interrogiamoci invece sui motivi dell’attuale stato delle cose, le origini di una problematica che non verra’ peggiornata ne migliorata dagli attuali mezzi a disposizione ma solo assecondata.

    Ancor prima di prefigurare uno scenario peggiore forse e’ bene interrogarsi sul processo in atto, che e’ indipendente dal livello tecnologico raggiunto, e pensiamo a sviluppare alternative valide, che aiutino l’integrazione tra individui.

    Proprio Internet e’ forse il mezzo meno demonizzabile….per il solo fatto che e’ un mezzo di comunicazione planetario.. autonomo…. dove l’utente e’ utilizzatore attivo e non semplicemente un fruitore.

  77. Ares Says:

    Ares

    vi riporto l’articolo di Galimberti: http://sra.itc.it/people/avesani/var/galimberti.html

  78. Milena Says:

    non so, ma non mi sentirei di dire che sono idiozie, anche viste nel più ampio schema della sua riflessione sulla tecnica. Forse come diceva chiarac, è piuttosto antipatico, come poteva risultare antipatica una Cassandra ai troiani, che infatti hanno deciso che quello che diceva erano soltanto idiozie da non prendere in considerazione.
    Comunque tengo a precisare che il Galimberti non nega la realtà delle cose al punto in cui sono giunte, e non pensa nemmeno che ci si possa rifugiare in un mondo diverso o rimanere ai margini, dato che non ritiene che esistano nemmeno margini liberi dall’invasione della tecnica che ormai ‘è’ il mondo che ha cambiato il mondo, per cui saremmo usciti dalla fase del potere capitalistico ed economico, per trovarci ora nella fase dell’era tecnologica di terza generazione. Insomma, ciò che prima era già alienazione dell’uomo, lo sarà sempre di più col progredire della tecnica.
    Nel post sulla ‘mimesi dell’era tecnologica-digitale’, avevo già sospettato, senza ancora aver letto il Galimberti o altro, che la metodica dell’utilizzo della rete, per esempio, riuscisse ad ottenere di immobilizzare le potenzialità creative dell’uomo nella realtà concreta di relazione con altri uomini. Se non addirittura, cosa che Adorno ai suoi tempi imputava all’industria mass-mediatica, risulterebbe un ennesimo mezzo istupidente funzionale al sistema stesso. Detto in parole semplici, se la “televisiun t’indormenta com’un cojun”, l’uso indifferenziato e acritico della rete non farebbe che concludere l’opera: coma profondo. A me sembra che qui, anche tentando una comunicazione, ciò che viene passato da una parte all’altra sono solo idee astratte che non ci portano da nessuna parte. E’ un passarsi la palla in un moto senza fine e senza scopo. Ping-pong. Ping-pong.
    Da poco ho scoperto che anche la libertà, come noi la intendiamo, come la intendeva Hegel, è solo un’astrazione. Mentre per i greci, per esempio, era una cosa concreta, che significava che qualcuno era realmente libero grazie alla schiavitù di qualcun altro.
    Mentre oggi tutti siamo in possesso dell’idea astratta di libertà ma nessuno è più libero, tranne i prodotti della tecnica che sono l’“a priori” di questo mondo.
    Ma allora che senso ha parlarne?
    Non ne sono molto sicura, e siccome di solito faccio pasticci con le parole, ti propongo questa frase che trovo significativa:
    “Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche interpretarlo. E cioè, precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi.” (Anders)

  79. Ares Says:

    Ares

    Giusta e bella frase di Anders ..

    meno mi piacciono le frasi :

    “[..]dall’invasione della tecnica che ormai ‘è’ il mondo che ha cambiato il mondo, per cui saremmo usciti dalla fase del potere capitalistico ed economico, per trovarci ora nella fase dell’era tecnologica di terza generazione.”

    Dalla fase capitalistica ed economica non siamo affatto usciti .. anzi ci siamo nel bel mezzo…il motore dell’evoluzione tecnologica e’ proprio l’economia capitalista.

    “A me sembra che qui, anche tentando una comunicazione, ciò che viene passato da una parte all’altra sono solo idee astratte che non ci portano da nessuna parte. E’ un passarsi la palla in un moto senza fine e senza scopo. Ping-pong. Ping-pong.”

    Io non riferisco idee astratte, e non mi pare che lo faccia neanche tu.. anche se a tratti entrambe ci lasciamo prendere la mano.
    Questo ping-pong mi e’ urtile anche per formare il mio pensiero, e aspetto il contraddittorio proprio per cambiare o smussare le mie convinzione, che ammetto, a volte sono un po’ rigide.
    Io sto’ usando questo mezzo, come sto’ utilizzando ogni tuo intervento -ma anche quello degli altri- per migliorarmi sempre di piu’ un po’.

    Se ti aspetti che io come md ti dica .. che fai degli interventi inteligenti, usi metafore appropriate e hai uno stile invidiabile.., forse non sono la persona giusta dalla quale aspettarsi queste afermazioni.

    Se per te questo contraddittorio e’ infruttuoso e’ un peccato, ma forse non dovresti attribure al “mezzo” un’inutilita’ che non ha… e’ semmai inutile l’uso che se ne fa…se non se ne riesce a sfruttare tutte le occasioni di apprendimento.. non se ne puo’ attrbuire al “mezzo” la colpa.

  80. Milena Says:

    ti do atto che, forse, come noi abbiamo usato questo mezzo è un pochetto al di sopra della media, a partire dai post di md.
    però Ares, il fatto che tu mi usi, non è mica tanto bello. Che infatti preferirei che tu mi amassi, cosa che per altro non mi aspetto, come non mi aspetto di essere gratificata con apprezzamenti di sorta. Ma abbiamo già visitato questo lato della faccenda, e avevamo constatato come questo mezzo di per se stesso escluda una bella fetta dell’esperienza.
    E guarda caso anche questa è una critica del Galimberti: noi non facciamo più esperienza del mondo andando nel mondo, ma il mondo ci viene direttamente in casa, con suoni immagini parole idee. La televisione soprattutto, dico io.
    E a parte tutto, siccome il tempo a disposizione di ognuno è quello che è, se faccio una cosa non potrò farne un’altra.
    Comunque, oggi pensavo che anche un malato di cancro preferirebbe di gran lunga non sentire la diagnosi dal medico, quando glielo dice. Poi un altro problema è riuscire a dire le cose con le parole giuste, visto che, per esempio, se la lingua è diversa il medico dice “é cancro”, e l’altro capisce “è varicella”. Oppure quando lo capisce apre la finestra e si butta di sotto. E inoltre, il medico potrebbe aver sbagliato la diagnosi. Ma anche, il malato va in pellegrinaggio a Lourdes e guarisce.
    Come vedi non escludo alcuna possibilità… ma la vita è breve

  81. Ares Says:

    Ares

    Milena ma lo sai che ti AMOOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!, non posso ripetertelo ogni voltaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! 😉

  82. md Says:

    Continuo a non capire questa critica della tecnica utilizzando quella tecnica delle tecniche che è il linguaggio: non c’è altro modo di rapportarsi al mondo se non attraverso tecniche (linguistiche, gestuali, intellettive, amatorie, ecc.). Mi verrebbe da dire: tutto è tecnica. Dunque proprio non capisco.
    Il problema non è tanto l’uso delle tecniche (che, ovviamente, non è mai neutrale), quanto l’accesso e l’educazione alle tecniche: oggi come oggi è questo il nodo della “paideia”, della formazione.
    Per quanto poi concerne il rapporto con il mondo quel che a me preoccupa di più è la riduzione/semplificazione. Oggi è la televisione che semplifica, ma nei tempi passati non è che le zolle, le fabbriche o i tuguri d’Europa dessero molte possibilità di conoscenza e di apertura al mondo. Il problema, poi, è che c’è sempre qualche grande “sofista” che con la sua retorica (di nuovo una tecnica) ci annebbia lo sguardo e le facoltà.

  83. Milena Says:

    non so se sono in grado di spiegare ciò che forse non ho capito neppure io, oltre al fatto che probabilmente tu capisci molto più di me. Ma come faremmo a fare una critica alla tecnica non usando il linguaggio? Forse tu proponi di usare un martello?
    Però, se non volessimo fare una critica alla tecnica, saremmo forse disposti ad averne una fiducia incondizionata? Non mi sembra il caso, almeno se non vogliamo sostituire la fede in Dio con la fede nella tecnica!
    Tu dici tutto è tecnica, e va bene.
    Però quando io parlo di tecnica mi riferisco soprattutto al mondo delle sue macchine e dei suoi prodotti, e a come esse/i ci condizionano. Se uso una matita per scrivere non scriverò nello stesso modo, forse neppure le stesse cose, di quando uso un computer, e forse col tempo disimparerò ad usare la matita. Se userò una calcolatrice per fare i conti, potrò fare una quantità maggiore di conti in brevissimo tempo, ma dopo un certo tempo diventerà un’abitudine e disimparerò a fare i conti a mente, così che diventerò dipendente dalla calcolatrice. Senza contare quanto potere di controllo sulle nostre vite possono avere certe macchine che immagazzinano i dati. Macchine per le quali l’uomo è un semplice dato, un numero tra gli altri, e che sono azionate da semplici funzionari a cui non è richiesto altro che di farle funzionare. E tutto questo in modo rapido, produttivo ed efficace.

    E ancora. L’uso di messaggiare coi telefonini sta portando soprattutto i ragazzi, ma non solo, a forme sempre più stringate di comunicazione. Sicché sembra essere questo uno dei motivi per cui hanno difficoltà a concentrarsi a leggere più di due o tre righe. L’importante comunque è che ne possano fare in gran quantità e velocemente.
    Inoltre tutti i mezzi tecnici hanno dominio sulla natura in modo piuttosto devastante, finora, e forse neppure la fiducia nel progresso degli stessi ci può far sperare che riusciranno a raggiungere uno stato d’equilibrio in cui riusciranno a non essere devastanti, inquinanti, distruttivi.
    Oggi leggevo sul manifesto che persino i server attivi 24 ore su 24 hanno consumi tali da danneggiare l’ambiente a livello globale. Complessivamente il settore informatico è responsabile del 3-4 per cento dell’anidride carbonica delle attività umane, senza esserne consapevole.
    Ma che dire dell’importante conferenza Onu sul clima, a Bali, dove si stanno recando in massa organizzazioni ambientaliste e umanitarie, mobilitando al seguito un esercito di accompagnatori, giornalisti, lobbisti e attivisti, che solo per i trasporti aerei emetteranno 100 mila tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente annuale delle emissioni di CO2 di un’intera nazione africana come il Ciad? Eccetera Eccetera?

  84. Milena Says:

    Ora, tu parli di “sofisti” che con la loro retorica ci annebbiano lo sguardo e le facoltà.
    Forse è per questo che Nietzsche prevedeva che un giorno potremmo essere esonerati dal pensiero, così come siamo stati esonerati dalle funzioni inferiori, quando scriveva “La coscienza ha un ruolo di secondo piano, è quasi indifferente, superflua, forse destinata a sparire e a far posto a un completo automatismo.”, e può darsi che prima o poi andrà proprio così.
    D’altronde sono consapevole che il mondo delle mie credenze non sia la verità ma solo ciò che ritengo vero. Ma ho il piccolo problema che finché non sono del tutto un automa, ma sono ancora in possesso di una coscienza o pseudo-coscienza, mi tocca fare i conti con questi dati razionali, nonché con quelli interiori, col mondo psichico e simbolico, che forse ho solo l’illusione di poter controllare. Sennonché, non so come, anche a naso mi accorgo se una cosa mi garba o meno.
    E in soldoni mi accorgo che l’uso delle macchine allontana l’uomo dall’uomo. E lo dico in senso molto concreto. Ossia che l’uso invasivo delle macchine estranea, allontana la possibilità di intrecciare legami affettivi, tanto per cominciare. Ma forse potrebbe anche accadere che la smettiamo di odiare, oltre che ad amare. In una parola a non avere più sentimenti. E forse sarà proprio per merito di quella famosa facoltà mimetica che impareremo, se non fosse che stiamo già imparando, a comportarci come delle macchine. E prova a dire che non è vero!
    Tra l’altro ho letto da poco qualcosa a proposito dei neuroni specchio – dei quali sarebbero dotati uomini e primati – per merito dei quali una scimmia vivendo tra gli uomini non ha potuto riconoscersi scimmia quando è entrata in rapporto con altre scimmie, perché vivendo tra uomini aveva imparato a comportarsi e a riconoscersi come uomo.
    Forse un giorno anche noi, avendo contatti solo con le macchine, impareremo ad essere macchine e riconosceremo solo le macchine? Certo, non è detto che sia peggio
    Comunque io ho il sospetto che il problema sia talmente vasto e così complesso da sfuggire alla nostra possibilità di comprensione (la mia sicuramente) e di poter incidere in qualche modo una svolta a quello che sta accadendo, che tanto vale non fare niente, non parlarne neppure, e occuparci allegramente del tempo che ci resta da vivere. Poco e male.

  85. md Says:

    Milena, condivido gran parte di quel che dici, solo che non riesco più a sottoscrivere critiche generiche alla “tecnica” (così come a categorie generali ed onnicomprensive). Preferisco critiche – ed anche martellate – più mirate e circostanziate. Quel che intendo dire è che criticare la “tecnica” equivale a criticare il linguaggio, la natura umana, il mondo, il divenire… insomma, tutto e niente.

  86. Ares Says:

    Ares

    Ieri ho rivisto una vecchia insegnante di italiano che non vedevo da 15 anni…..MI HA RICONOSCIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOO… si ricordava ogni cosa di meeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ahahhahahha.. mi ha fatto piacere …. be’ non centra nulla con il post, ma questa dovevo dirla hahahahahhahahahhah…. si e’ anche ricordata della mia tesina sul tema “Pedagogia della resistenza”… che per un diplomato dell’ I.T.I.S. non e’ affatto male…..

    Si e’ fatta 40 anni di lavoro in trincea sta povera donna.. finisce quest’anno e va in pensione.

    quante discussioni costruttive, l’ho tirata scema porella!!

  87. Ares Says:

    Ares

    🙂

  88. alessio Says:

    Il nichilismo non riguarda solo i giovani. Basterebbe dare un’occhiata a quanto accade nei circoli degli anziani per rendersi conto che, come diceva La Rochefoucauld, “pochi sanno essere vecchi”: tresche amorose, scenate di gelosia, alcool, fumo, e ben poca saggezza. Il problema secondo me è dunque generale. I giovani rappresentano il segmento più colpito forse perché non ci sono più risorse materiali e chi ha acquisito fonti di sostentamento se le tiene. Le guerre che hanno sempre dato una rimescolata all’acqua stagnante della storia, non solo non sono più combattute ma non vengono più dichiarate da nessuno. Nietzsche scrisse che “in tempo di pace l’uomo guerriero distrugge se stesso”. Forse però è Malthus piuttosto che un filosofo come Nietzsche a meritare un’attenzione particolare in questo genere di problemi. Io ho ventisette anni, non mi spaventa non avere valori, mi spaventa piuttosto non riuscire a sopravvivere, e, dunque, a non sentirmi padrone della mia vita. Ai valori ci penserò poi…

  89. Ares Says:

    Ares

    Non e’ la prima volta che leggo che una guerra farebbe solo bene a un umanita’ stagnante…io non credo che sia una cosa sana da dire e da pensare…..se vi sentisse mio nonno…vi guarderebbe con compatito sdegno. Lavoriamo piuttosto , affinche le cose cambino, e facciamolo per prima noi givani associandoci.

    Comunque posso capire il tuo sdegno alessio.. e trovo che sia prioritario garantire la sopravvivenza di chi non ha le risorse necessarie per sopravvivere… ma questo pensiero non sottende forse un valore?..

    ..la solidarieta’ umana non e’ forse il un valore ?

  90. Ares Says:

    Ares

    va be’ ..le virgole mettetele voi.. 😉

  91. alessio Says:

    Mio bisnonno fece la campagna di russia. Se però lasciamo da parte le frustrazioni personali (le mie intendo) dobbiamo convenire che il sovrappopolamento mondiale, sia esso causa o effetto non importa, è determinante per l’innesco di certe dinamiche nelle quali i pensatori individuano a posteriori fenomeni di tipo nichilista. Per quanto riguarda la guerra essa è certamente deprecabile, sopratutto nella sua versione moderna in cui, come osservò Junger, un fesso alla mitragliatrice può eliminare in un minuto venti uomini valorosi, eppure è una realtà con la quale si dovrà fare i conti prima o poi.
    La solidarietà è un valore, ma non deve essere confusa con la promiscuità e l’invadenza che agiscono sotto mentite spoglie per scopi di controllo e di potere… quando qualche sprovveduto si rende conto di cosa si nasconde dietro a questa solidarietà esplode la violenza nella sua versione più immediata e brutale. Credo fosse Guy Debord, un autore marxista, ad aver scritto che il terrorismo non è accidentale ma è una componente organica delle democrazie. Il problema è se siano possibili transizioni morbide verso un miglioramento come dici tu. Bisogna ammettere che a volte non è possibile.

    Dici che sono forse uscito dal seminato?

  92. Ares Says:

    Ares

    Siamo passati dalla guerra.. al terrorismo .. sono sempre piu’ preoccupato !!

  93. alessio Says:

    Tranquillo. “Can che abbaia non morde”. Comunque non mi hai detto ancora nulla sull’analisi di “Ritornare a Parmenide” che ti ho postato nella parte del blog dedicata a Severino. Ti è piaciuta?

  94. Ares Says:

    Ares

    si si, mi e’ piaciuta… sto’ cercando di trovare “Il Dio possibile” di Vitiello.. per capirci un po’ di piu’…

    Certo e’ che Severino comincia a piacermi.. anche se non lo trovo per niente originale…. il suo pensiero mi sembra un compromesso tra il pensiero nichilista e positivista – teologico…

    Per uno come me che non ha mai studiato filosofia neanche ,sul bignami, e’ un po’ faticoso avere un pensiero alternativo… e saperlo esprimere usando gli stessi strumenti linguistici..

    ..adesso sto rivolgendo la mia attenzione alla biologia molecolare…e alle politiche internazionali orientali.. magari l’anno prossimo tornero’ su Severino… nel frattempo mi leggo Vitiello.

  95. md Says:

    @ Ares (2 risposte in una): sul transumanesimo: per ora ti devi accontentare di quel che ho scritto sul post dedicato al libro di Schiavone “Storia e destino”; in compenso sto leggendo l’ultimo librazzo di Severino (Oltrepassare), e al momento, arrivato a pagina 100, non ci trovo niente di nuovo o originale. Il tema centrale mi pare quello della morte e dell’immortalità, ma mi riservo di scrivere qualcosa di più organico quando lo avrò terminato.

  96. Myrea Says:

    Per me Galimberti è proprio un moralista, e anche tanto bacchettone. Saluti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: