PHILÍA

amici.jpga Marco
φιλος εν
φιλοσοφια
φιλοσοφος εν φιλια

Ho sempre avuto un culto particolare per l’amicizia. Nella mia prima giovinezza coltivavo le amicizie come si fa con le piante preziose di un giardino botanico. Ne avevo una cura maniacale. Ricordo che prima di addormentarmi, la sera, passavo in rassegna gli amici e le amiche che avevo incontrato o sentito durante la giornata, ne riassaporavo i volti, le parole, i gesti, il calore, la vicinanza, gli insegnamenti e pregustavo gli incontri del giorno dopo o dei giorni successivi. La distanza tra un incontro e l’altro mi sembrava sempre eccessiva. Catalogavo le amicizie e gli amici, non perché volessi costituire gerarchie – anche se la tentazione dell’amico o dell’amica più importante a tratti l’ho avuta – ma perché mi beavo di quella straordinaria diversità. E talvolta mi chiedevo: com’è che io, che sono un solo individuo, posso essere amico di persone così varie e diverse tra loro? La risposta mi appare ovvia oggi, ma allora non lo era. Mi sarebbe poi piaciuto che tra loro si conoscessero, mi piaceva immaginare giochi alchemici, reazioni, talvolta anche amori possibili. Il mio ideale era quello della koiné, una sorta di vita comune tra amici. Ho poi sempre reputato l’amicizia una forma superiore di amore rispetto ad altre, specie all’eros e all’attrazione sessuale in genere. Non che nell’amicizia non ci sia una componente erotica: non si può essere amici di persone da cui non si è attratti anche fisicamente. Ma l’amicizia disdegna per sua natura l’antagonismo o le complicazioni implicite nei giochi amorosi e di coppia. E’ più agape che eros, per dirlo con la lingua greca. Gore Vidal raccomandava giustamente di non fare mai sesso con gli amici, a meno che non se ne voglia mettere a repentaglio il rapporto. Ma non voglio qui occuparmi dei risvolti psicologici o sociali. Mi preme invece puntare l’attenzione sulla valenza filosofica dell’amicizia. Occorre qui rifarsi ad Aristotele, il primo pensatore che abbia trattato in maniera sistematica il tema dell’amicizia da un punto di vista filosofico.

Lo fa nell’Etica nicomachea, verso la fine, nei libri VIII e IX. Sono pagine straordinarie, di rara finezza psicologica e di grande eleganza intellettuale, chiare, ben scritte e leggibili da tutti. Aristotele distingue l’amicizia in tre specie: le prime due, caratterizzate dall’utilità e dal piacere, sono rette da motivazioni esteriori, e dunque sottoposte a fattori accidentali e caduchi. Non sono vere amicizie, come è facile desumere dall’esperienza. Al contrario, “l’amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù”: ci si vuole bene reciprocamente per se stessi, per come si è, per la propria virtù, e non per il tramite di cose esterne (la ricchezza, la bellezza, l’attrazione fisica, il calcolo, il desiderio, la goliardia, ecc.). Si è veramente amici di qualcuno quando lo si ama per quello che lui è nella sua intima essenza, in maniera pura e disinteressata. Tale genere di amicizia è sempre basato sull’eguaglianza e sulla reciprocità. Potremmo anzi dire che l’amicizia è l’unico vero rapporto democratico e orizzontale, che dovrebbe essere preso ad esempio anche dalla politica e dai cittadini.lamico.jpg

Detto questo, Aristotele si spinge oltre e cerca di penetrare nella dimensione più filosofica, potremmo dire “ontologica” dell’amicizia. Lo ha notato Giorgio Agamben, in un breve e però intenso testo intitolato L’amico, edito da nottetempo nella collana “i sassi”, che il mio carissimo amico Marco ha avuto l’accortezza di donarmi qualche tempo fa. Commentando proprio queste pagine dell’Etica nicomachea, Agamben si sofferma sulla definizione aristotelica di heteros autos – l’amico è un altro se stesso – e la collega alla pura sensazione dell’esistere, all’aisthesis dell’esistenza, al piacere di sentirsi vivere ed esistere. L’amicizia ha il significato profondo ed originario della condivisione di questo sentimento. E’ un co-esistere in quanto è un con-sentire. Agamben sottolinea opportunamente come si sia qui al di là, o meglio al di qua, dell’intersoggettività: non ci sono un io e un tu, due soggetti, oppure un altro io; nient’affatto, qui c’è un altro se stesso, il riconoscimento di una comunanza originaria, di un essere radicati nella stessa realtà ontologica: esisto, sono, vivo e in questo esistere essere vivere sento profondamente di essere come te, riconosco in te il mio stesso sentire. Penso che Rousseau, ripreso poi da Levi-Strauss, non si riferisca a qualcosa di molto diverso quando parla della forma originaria di pietas: il sentimento dell’esistenza che accomuna ogni vivente. Come dire che all’origine non c’è guerra, lotta per il riconoscimento (secondo quel che pensano Eraclito, Hobbes, Hegel), ma philìa, e che solo la rimozione di questo sentire originario genera i conflitti e l’inimicizia. Agamben ne ricava una categoria peculiare della comunità umana, una sorta di “sinestesia politica originaria”, il cui stremarsi nella storia umana è, appunto, un’altra storia.

Il fatto poi che la “philìa” sia alla radice stessa della filosofia, contenuta fin dentro la parola che la definisce, non può che aprire ulteriori scenari di riflessione. Non è un caso che Aristotele riformuli e arricchisca ulteriormente la definizione di amicizia, da intendersi come convivenza e comunanza di discorsi e di idee, vicendevole correzione, frequentarsi per migliorarsi, reciproco perfezionamento. Su una base ontologica e irriflessa, si viene così a costruire un percorso di crescita virtuoso e razionale, che però mantiene sempre il dato originario della communitas.
Mi sembra a questo punto di poter azzardare che così come il filosofo verrà descritto nell’ultimo libro dell’Etica nicomachea (il libro decimo che non a caso tratta del tema della felicità) colui che dedicandosi all’attività contemplativa è felice, perché ama la conoscenza per se stessa, allora anche l’amico che è amato per se stesso in quanto altro me stesso non può non avere attinenza filosofica: amare l’amico è come amare la filosofia, perché è un condividere all’origine il piacere di esistere, così come amare la filosofia è esperire quell’amicizia originaria che è consonanza con le cose, con-essere. Pura gioia.
La differente declinazione dei soggetti e degli oggetti è allora l’inevitabile frazionarsi dell’essere, senza del quale non ci sarebbe divenire, conflitto, storia. Forse nemmeno “evoluzione”. Ciò non toglie che tra le radici del nostro esistere la philìa rimane una risorsa sempre disponibile, una opportunità, un ritorno che è forse possibilità di ricostruire la storia in altro modo, un’altra storia appunto. Un tornare alle origini dell’essere per ripartire. Guardare alle cose, agli altri e a se stessi con quell’unico sguardo e sentimento colmo di pietas e di sympàtheia – amor di sé e non amor proprio come ci ricorda di nuovo Rousseau – che è poi ciò che ci lega ad un comune destino. Come a dire: il luogo da cui si proviene non è diverso da quello verso cui si va. Frantumarsi nel gioco multiforme delle soggettività e delle identità non ce lo deve far dimenticare.

Avevo dichiarato in passato che la felicità è una chimera o, quando compare, qualcosa di passeggero. Forse non è così, se si è in filosofica compagnia di un amico.

Bibliografia:
Aristotele, Etica nicomachea, in Opere, vol. 7, Laterza 1983
G. Agamben, L’amico, nottetempo 2007
J.J. Rousseau, Discorso sull’origine della disuguaglianza, varie edizioni
C. Lévi-Strauss, Razza e storia e altri studi di antropologia, Einaudi 1967, si veda in particolare il saggio “Jean-Jacques Rousseau”

Foto: opera del Museo Pagani di Castellanza

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30 Risposte to “PHILÍA”

  1. Milena Says:

    bello questo post dedicato al tuo amico Marco, e se l’ha letto immagino che ne sarà stato felice
    buone vacanze
    Milena

  2. md Says:

    grazie! era il suo compleanno qualche giorno fa e in effetti mi ha detto di avergli fatto il miglior regalo possibile; buone vacanze anche a te Milena

  3. Ares Says:

    Ares

    Sto pensando a tutti quei poveretti che si definiscono miei amici… aahahah non ci posso credere che vedano in me loro stessi… ahahahha sono conciati proprio male allora 😉

  4. Ares Says:

    Ares

    Ma quindi se una persona ha pochi amici.. vuol dire che nessuno si riconosce in lui ?…o viceversa lui non si riconosce in qualcuno ? ….. mi devo preoccupare??? 😦

  5. Ares Says:

    Ares

    Ma quindi i cosiddetti “selettivi” sono delle persone piene di sè e non riescono a riconoscere nell’altro se’ stesso, perche’ troppo alta e’ la perceszione di sè?.

    E’ giusto dire ti offro la mia amicizia?

    Ma e’ proprio vero che c’e’ attrazione erotica tra amici ?.. no e’ che sto’ pensando ai miei amici… e di erotico non hanno proprio nulla… sono straordinari esemplari di esseri umani pensanti… ma di erotico proprio nulla… ma nulla, nulla!!

  6. lealidellafarfalla Says:

    Post eccezzionale, talmente elegante, chairo e empatico nell’esposizione che sembra di poter toccare il concetto di philia.
    Mi verebbe da ribadire che il sentire comune sta sempre più svanendo e che il confronto è stato sotituito dal conflitto, dove si cerca solo di affermare se stessi e non di milgiorarsi reciprocamente, ma non c’è bisogno, considerato quanto è esauriente il tuo post.

  7. Ares Says:

    Ares

    e’ cosi’ esauriente da non poterne parlare ?.. caspita md .. sei davvero un fenomeno!!

  8. Ares Says:

    Ares

    Non fare piu’ post del genere .. “cosi’ perfetti e condivisibili” altrimenti qui non hai interlocutori.

    Succede come quegli amici che la pensano talmente allo stesso modo, che la noia del confronto determina la necrosi del rapporto.

  9. lealidellafarfalla Says:

    Noumeno! noumeno!

  10. md Says:

    grazie lealidellafarfalla (Fabrizio, per meglio dire)

    @Ares: l’elemento “erotico” dell’amicizia non è qualcosa di definito o di “sessuale”, pensavo da una parte all’eros greco, nella fattispecie platonico, ma più genericamente al fatto che si diventa amici di qualcuno per un’attrazione non solo concettuale, ma anche gestuale, espressiva, per certi aspetti “fisica”;

    il mio post non è affatto esauriente, e comunque un conto è la teoria un altro la prassi: io, ad esempio, non sono sempre un amico così attento o perfetto

  11. Ares Says:

    Ares

    Ma dai!!, vuoi dire che il mio amico Dario …ha un aspetto erotico?

    UUAAAAAAAA 🙂 non ci posso pensare!!.

    Bisogna dire che lui piace molto alle donne, ma io proprio… non riesco a pensarci..UUAAAAA 🙂 , anche se mi impegno!! ahahaahahh

    non riesco a trovargli un aspetto erotico o sensuale…ahahahah

    Ah!.. no aspetta una cosa c’e’ l’ha… come muove le mani e’ quasi pretesco!…. e’ un movimento fluido..non sembra casuale eppure lo e’… sono mani serene.. sempre rilassate..

    imnotiche… per uno come me che invece le muovo per contraddizione..

    Si va be ma per il resto.. con l’eros ..proprio non centra nulla!!

    Le donne ci vedranno quello che ci vedono.. ma per un amico e’ inguardabile . 😉

  12. md Says:

    scusa Ares, ma leggi quello che scrivo? e poi: che concezione ristretta hai dell’eros e dell’attrazione fisica… oltretutto mi pare che tu ragioni secondo schemi un po’ rigidi (ad esempio quello del ruolo maschile/femminile), che con la mia concezione dell’amicizia c’entrano ben poco

  13. Ares Says:

    Ares

    md.. guarda che lo hai scritto tu questo :
    “[..] si diventa amici di qualcuno per un’attrazione non solo concettuale, ma anche gestuale, espressiva, per certi aspetti “fisica” “

  14. md Says:

    bene, ora rileggi quel che hai scritto tu e dimmi se c’entra

  15. md Says:

    come vedi, il modo per discutere, dissentire e non annoiarsi lo si trova sempre…

  16. Ares Says:

    Ares

    hem.. io ho riletto.. e non trovo incoerenze.. le mani non fanno parte della fisicità umana?

  17. Ares Says:

    ares

    Concordo.. motivi per discutere e dissentire ce ne sono 1000.. a partire dalla concezione platonica dell’eros.. che tiricordo e’ un dio nato da Poros e Penia, ossia di Espediente e Povertà

    Si desidera soltanto quello che non si ha, e l’uomo tende ad una conoscenza della quale è in realtà povero.

    I miei amici sono molto diversi da me e in loro cerco, “non me stesso” ne il “proprio amore”… ma l’altro il diverso… altro da me.

  18. md Says:

    ma io cercavo il fondamento della philìa in quel che ci accomuna, non in quel che ci differenzia, e questo appunto è altra cosa dalla dinamica erotica, o conflittuale, o relazionale – è prima della relazione, in una dimensione quasi mitica

  19. Ares Says:

    Ares

    In realta’ quando ho scritto :

    “Non fare piu’ post del genere .. “cosi’ perfetti e condivisibili” altrimenti qui non hai interlocutori.”

    la mia era una provocazione nei confronti di lealidellafarfalla

    era una provocazione l’affernazione che il post fosse perfetto..

    Grazie a dio non lo e’…. e’ meravigliosamente imperfetto e contraddittorio.

    ..la perfezione non si puo’ discutere.. anche perche’ chi puo’ dire di aver veduto mai qualcosa di perfetto!..

  20. Ares Says:

    Ares

    ho capito perfettamente quel che intendevi scrivere nel post…. ma poi ti sei contraddetto.. e questo mi ha autorizzato a spostare la discussione su un piano differente ..meno teorico.. che e’ poi il piano che preferisco..

  21. Milena Says:

    Sono un po’ stanca in questi giorni di fine d’anno, tempo d’inventari.
    Così mi ritrovo tra le mani frammenti di pensieri frasi ricordi cose, mentre tento di metterli insieme come tasselli di un puzzle senza riuscirci. Forse dovrei rinunciare e lasciarli divisi, guardarli per quello che sono, per forma e colore.
    Per comodità catalogativa ad ognuno di questi frammenti assegnerò un numero.
    1) avevo scritto dei percorsi del cuore, variabili e non sempre dello stesso tono. E anche adesso non oso pensare ad un affetto come qualcosa sempre uguale a se stesso, dove amicizia eros e amore non si fondano l’uno nell’altro nel corso del tempo. E che senso o utilità abbia volerli disgiungere non lo riesco a capire.
    2) ieri notte però è affiorato un ricordo strano. Quando ero bambina e capitava che qualcuno – chiunque fosse senza esclusione – si facesse male e vedevo il suo sangue la sua ferita, sentivo dolore come se quella ferita fosse la mia con brividi terribili lungo la schiena fino alla nuca. Poi col tempo ci si abitua. Si diventa meno sensibili e si sceglie verso chi destinare il proprio amore, in varie forme, ma ognuna non può non essere intessuta di passione.
    3) mi sono ritornati in mente questi versi che devo aver letto non so dove, forse sono di un mistico sufi. “Ho pensato a te così spesso/ che sono diventato te./ A poco a poco tu ti sei avvicinato/ e a poco a poco io sono scomparso.”.
    4) eh sì, fra tutti, mi sono messa poi a cercare per casa il Piccolo principe. Dovrei averne due copie ma per ora non ne ho trovata neanche una. In google però si trova quasi tutto.

    “(…) “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
    ” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    ” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
    “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. (…)”

    E, non so perché, ma il piccolo principe mi piace forse più di Platone e Aristotele messi insieme.
    5) per finire, se non chiedo troppo, vorrei che si mettesse a nevicare e che non ci si potesse più muovere per un pezzo. Chiusi in casa, tutto fermo, farsi una sudata spalando neve insieme ai vicini. Finire la scorta di legumi secchi e impastare il pane. E sperare che non si sciolga troppo presto. Anche se temo ci sarà lo stesso inverno arido dell’anno scorso senza pioggia fino ad aprile o maggio.
    (ma se Mario me ne dà il permesso, farei un copia-incolla di un altro brano del Piccolo principe. Sempre che come al solito non chiedo troppo.)

  22. md Says:

    permesso accordato! (ovviamente non c’era bisogno di chiederlo…)

  23. Milena Says:

    (e invece sì che c’era bisogno, visto che lo invio per intero e per fortuna ho trovato solo questo…)

    Da “IL PICCOLO PRINCIPE”
    di Antoine de Saint-Exupery

    In quel momento apparve la volpe.
    “Buon giorno”, disse la volpe.
    “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….”
    “Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…”
    “Sono la volpe”, disse la volpe.
    ” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
    “Ah! scusa “, fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    ” Che cosa vuol dire addomesticare?”
    ” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?”
    ” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
    ” Che cosa vuol dire addomesticare?”
    ” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso!
    Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
    “No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
    ” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
    ” Creare dei legami?”
    ” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
    ” Comincio a capire”, disse il piccolo principe. ” C’è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…”
    “E’ possibile”, disse la volpe “capita di tutto sulla terra…”
    “Oh! Non è sulla terra”, disse il piccolo principe.
    La volpe sembrò perplessa:
    ” Su un altro pianeta?”
    ” Sì”
    ” Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
    ” No”
    ” Questo mi interessa! E delle galline?”
    ” No”
    ” Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe.
    Ma la volpe ritornò alla sua idea:
    ” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me.Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita, sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
    fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
    ” Per favore …..addomesticami”, disse.
    ” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però.
    Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”.
    ” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
    ” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
    ” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
    ” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”
    Il piccolo principe ritornò l’indomani.
    ” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
    ” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
    Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
    ” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
    ” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.
    ” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
    Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
    E quando l’ora della partenza fu vicina:
    “Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
    ” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
    ” E’ vero”, disse la volpe.
    ” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
    ” E’ certo”, disse la volpe.
    ” Ma allora che ci guadagni?”
    ” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.
    Soggiunse:
    ” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”.
    “Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”.
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse.
    ” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
    Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me l’unica al mondo”.
    E le rose erano a disagio.
    ” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe.
    ” Addio”, disse.
    “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
    ” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    ” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
    “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    ” Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
    Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
    ” Io sono responsabile della mia rosa….” Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

  24. Milena Says:

    Mi sono dimenticata di aggiungere buona lettura, o ri-lettura. Non se qualcun’altro la rileggerà, ma io ho riletto con piacere questa favola scritta per bambini e per “grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati”.
    Questo piccolo principe – il “bambino del cuore”, come amava definirlo l’autore, un candido bambino dai capelli d’oro come il grano, proveniente da B 612, un asteroide sconosciuto e lontanissimo dai quarantatre tramonti, che prima di approdare sulla terra ha vagato negli spazi di asteroide in asteroide, di pianeta in pianeta, di viaggio in viaggio alla ricerca di amici – che guarda, ascolta, fa domande e trova risposte. E sulla Terra avviene l’incontro più significativo, quello con la volpe, che gli insegna il significato che bisogna dare alla vita mediante i riti, talvolta trascurati o dimenticati dell’amicizia e dell’amore, che consentono di “addomesticare”, cioè di creare dei legami e quindi di conoscere realmente le cose

  25. Milena Says:

    Qualche giorno fa leggendo i diari di Susan Sontag vi ho trovato queste sue osservazioni.
    “(1) In California uno sconosciuto è un (potenziale) amico fino a quando non dimostra il contrario;
    (2) a New York uno sconosciuto è un nemico fino a quando non dimostra il contrario.”.
    E per quanto trovi questa idea abbastanza strana e non ami catalogare, non ho potuto fare a meno di chiedermi come io guardo le persone, ossia se sono più californiana o newyorchese.
    Naturalmente sono italiana e lombarda, e sono quella che sono. E se vi dicessi che sono più simile al caso n. 1 sarebbe mettere in mostra quelle piume che non ho nemmeno visto che sono implume, ma a volte posso essere anche spinosa come un cactus del deserto della California.
    E le spine qualche volta servono, è vero, ma qualche volta fanno cagare (a Roma direbbero cacare – ho appena rivisto Ecce Homo di Moretti!).
    Fatto sta che avrei voluto chiederVi cosa ne pensate, nel caso ci fosse ancora qualcuno in giro a smanettare sul computer invece di stare tutti quanti a gozzovigliare tra panettoni spumanti e tacchini ripieni di castagne lesse mele pere noci e salsicciotti che strabuzzano da ogni dove. Come se potessimo ancora vivere nell’abbondanza e come se niente fosse.
    Certo che – io per prima – potremmo provare ad essere un po’ più californiani, nel senso di considerare qualsiasi sconosciuto un potenziale amico, anche senza aspettarsi che dimostri il contrario.
    E chissà cosa ne pensano i siciliani, i toscani, gli umbri, abbruzzesi, genovesi, pugliesi, samaritani, turchi, libanesi, ecc. ecc..

  26. Ares Says:

    Ares

    Oh dio mio !!..Il Piccolo Principe nooooooooooooooOOOOO!!!..

    E’ un racconto cosi’ odioso…oleoso.. disgustoso…. skifit!!..skifit!!.. sput ..sput…..uffffffffffffffffff..

    ..quel racconto e’ zeppo di fandonie perbeniste e antisociali…il dominio che il piccolo principe ha sulla rosa…

    .. la volpe.. e la cavolata dell’addomenticare che vuol dire “creare dei legami”…

    .. ma chi la detto che sia una cosa positiva….”un legame” e’ un legame.. “una violenza”..un vincolo teso alla limitazione della libertà!!..

    In generale un legame è un “vincolo” (una costrizione direi) che collega due o più persone o cose ……uffffffffffffff… ma ti pare che io mi metta ad addomesticare qualcuno ?!…ma neanche un animale vorrei mai addomesticare !!!… perche’ accostare questo termine terribile alla parola amicizia o amore..

    .. Noooooooooooooo!! e’ immorale!!

  27. Milena Says:

    bonjour finesse!

  28. Ares Says:

    Ares

    .. sono stato brutale ??… mi scuso!!!!

  29. Secondo lunedì: éros e agàpe | La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] una vera e propria teoria dell’amicizia nell’Etica Nicomachea: ne avevo parlato qui). Philìa va a comporre, tra le altre cose, la parola philo-sophìa, che pare sia stata coniata da […]

  30. Una compenetrazione di anime | La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] è Étienne de La Boétie, amico che ricalca alla perfezione la definizione aristotelica di heteros autos, l'amico come altro se […]

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