IMMUNITAS (breve excursus con domanda essenziale a concludere)

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Molti sono stati i tentativi di spiegare l’orrore nazista. Si discute ancora sulle cause, sulla particolarità e sulle parentele con altre forme di totalitarismo, sulla unicità della shoah. Molto è stato spiegato ma molto resta ancora da spiegare. Alcune cose non tornano. L’orrore, il nichilismo, il vortice distruttivo (e autodistruttivo) che si sono incarnati nel regime hitleriano presentano ancora aspetti oscuri e insondabili, non del tutto spiegabili con le categorie classiche della storia, della politica o della sociologia.
Trovo che chi più di altri ha cercato di guardare in faccia l’orrore siano stati Primo Levi e Giorgio Agamben. Opere come I sommersi e i salvati e Quel che resta di Auschwitz sono imprescindibili. Ora aggiungerei anche la ricerca ad ampio raggio di Roberto Esposito, in particolare a proposito di concetti quali immunitas, biopolitica e tanatopolitica.
Esposito non nega certo la “peculiarità” del nazismo, ma allarga l’orizzonte esplicativo inquadrando la logica di morte nazista entro un processo più vasto che riguarda l’intera modernità. Come a dire: il nazismo è un fenomeno parossistico, una malattia mortifera di una forma della politica che è tutt’altro che estinta, e che anzi è ancora alla base della nostra vita sociale.

Il concetto-chiave è quello di immunitas: lo stato moderno nasce entro una logica immunitaria, che fa cioè del “corpo sociale”, in special modo degli “individui” atomizzati e sciolti dalla comunitas che lo compongono, la vita da difendere contro i nemici esterni (i “batteri”, le “malattie”, i corpi estranei, i conflitti, la guerra, la morte), con l’effetto però di inoculare in essa dosi sempre più alte di tali nemici (specie nella forma della “paura” e dell'”ossessione”, aggiungerei io), un po’ come si fa con la vaccinazione. Non è casuale l’utilizzo del linguaggio biomedico: non solo di metafore si tratta, se è vero che la forma moderna di politica è in realtà quella biopolitica, cioè che assegna al potere (alla sovranità) il compito esclusivo di governo della e sulla vita (naturalmente l’accento su una o sull’altra preposizione è determinante).
Non posso qui dilungarmi sulla genesi e la storia della categoria di immunitas, da Hobbes a Nietzsche, e rimando senz’altro all’opera di Esposito (in particolare a Immunitas: protezione e negazione della vita e a Bios: biopolitica e filosofia). Vorrei qui solo dire due parole sul compimento di tale processo, che è appunto il “ciclo del ghènos” (cioè dell’ossessione identitaria nazional-razziale) che si dispiega nella “tanatopolitica” nazista.
Quando cade ogni diaframma, ogni forma di mediazione tra vita e politica, quando la biopolitica si fa integrale, le probabilità che si rovesci nel suo contrario – politica produttiva di morte – diventano altissime. Tanto più che i meccanismi immunizzanti si fanno sempre più potenti, fino al paradosso di provocare la morte del paziente che si vuole “curare”. Il nazionalsocialismo, sostiene giustamente Esposito, altro non è che “biologia applicata”. E non è un caso che la prassi e il linguaggio medico innervino lo stato nazista, e la gran parte dei medici tedeschi con una quasi unanimità impressionante diventino complici (e spesso artefici) dell’orrore. La biopolitica nazista raggiunge livelli estremi e paradossali: salutismo, campagne contro il cancro e il fumo, i pesticidi, i coloranti – Hitler era animalista e vegetariano! – da una parte, sterminio dei “nemici” del corpo sociale dall’altra. A Dachau, ci ricorda Esposito, mentre il camino fumava, si produceva miele biologico. Quella nazista può essere definita addirittura una “zoopolitica”: gli ebrei agli occhi dei loro biocarnefici non sembrano ma sono batteri, pidocchi, parassiti, e come tali vanno “disinfestati”. Il corpo sociale va poi preservato con campagne di “sterilizzazione” e di “eutanasia” volte a difenderlo da tutte le minacce degenerative. Il degenerato non è solo l’a-normale, ma colui che rientra nella categoria del “non-uomo”, con una sorta di atavico ritorno dell’animalità nella sfera dell’umano (non a caso un’altra fissa della “cultura” nazista, oltre a quella biomedica, erano gli studi antropologici: a proposito del problema del confine tra umano e non umano si veda senz’altro Agamben). La categoria dei degenerati si va poi sempre più estendendo: alcolizzati, sifilitici, omosessuali, prostitute, obesi, sottoproletari, vagabondi… In teoria, e per assurdo, potrebbe persino arrivare a coincidere con l’intero corpo sociale, nel momento in cui questo si mostri indegno della sua appartenenza biopolitica: l’Hitler dell’epilogo nel bunker, a pensarci bene, avrebbe voluto trascinare con sé l’intero popolo tedesco. L’autoimmunizzazione finisce per produrre la morte dell’immunizzato.

La domanda che però sta alla base di tutta l’analisi, densissima, di Esposito è così sintetizzabile: perché la biopolitica minaccia continuamente di rovesciarsi in tanatopolitica? Perché un’attenzione così esclusiva nei confronti del bios rischia di diventare la sua radicale negazione? Se poi è vero che le dinamiche immunitarie, al di là degli esiti estremi del nazismo, sono ancora a fondamento della vita politica e le minacce che le accompagnano sono sempre operanti, allora la domanda è cruciale. “Vitale” a tutti gli effetti. Siamo tuttora esposti al rischio della catastrofe: del resto cos’è la “guerra preventiva” se non un altro dei tanti frutti della logica immunitaria? Scrive Esposito: “L’idea – e la pratica – di guerra preventiva costituisce il punto più acuto di questo avvitamento autoimmunitario della biopolitica contemporanea. Nel senso che in essa – nella figura autoconfutativa di una guerra volta ad evitare la guerra – il negativo della procedura di immunità si raddoppia su se stesso fino ad occupare l’intero quadro: la guerra essendo non più il rovescio sempre possibile, ma l’unica realtà effettuale, della coesistenza globale” (Bios, 161). D’altra parte “che cos’è un terrorista kamikaze, se non un frammento di vita che si scarica sulla vita altrui con l’intento di portarvi la morte?”. Sembra quindi non essere la morte, ma la vita la più seria minaccia per se stessa.

Come se ne esce?
Filosoficamente, secondo Esposito, chi può aiutarci ad uscire dalle dinamiche immunitarie è ad esempio Spinoza, il quale ha una concezione del rapporto tra “norma” e “vita” non verticale, ma di reciproca immanenza: la vita non deve essere “normata” ai fini della sua conservazione, ma trova solo in se stessa la sua regola: “non svolgendo né un ruolo trascendente di comando né una funzione prescrittiva rispetto alla quale stabilire conformità e difformità, la norma si costituisce così come il modo singolare e plurale che di volta in volta la natura assume in tutta la gamma delle sue espressioni” (Bios, 204). C’è un passo importantissimo in tal senso nel Trattato politico di Spinoza: “Se dunque in natura qualcosa appare a noi ridicolo, assurdo o cattivo, ciò deriva dal fatto che conosciamo le cose solo in parte e ignoriamo l’ordine dell’intera natura e la coerenza del tutto”. Mi pare che tale concezione possa essere avvicinata alla categoria di “autodeterminazione”. “L’uomo normale – dice Canguilhem – è l’uomo normativo, l’essere in grado di istituire nuove norme”. Le forme di vita, plurali e in divenire, si danno le loro proprie norme.

Politicamente, a mio modesto parere, uscendo da tutte le logiche di potenza e dalle ossessioni identitarie, che però sono coimplicate proprio nelle dinamiche biopolitiche: eccessi di politica della/sulla vita moltiplicano tanto a livello individuale quanto a livello statuale e globale la “volontà di potenza”. Se ogni mio potenziamento vitale è a discapito di altri, se maggior vita e quindi potenza dei membri immunizzati di uno stato (a sua volta più potente) equivale a minor vita e minor potenza di altri – è la guerra a prevalere. E nuove possibili catastrofi all’orizzonte. Tutte le forme di vita hanno eguale dignità, e non possono essere normate dall’esterno, tanto meno da meccanismi immunizzanti. Non di immunitas si ha bisogno, ma di comunitas.
Si capisce quindi che la domanda cruciale da farsi a questo punto, e che non è per nulla scontata, è: che cos’è la vita? Sfido tutti, a partire ovviamente da me stesso, a rispondere.

Categorie: Bioepoca, Memoria storica, Politica
Tags: biopolitica, nichilismo, razzismo, violenza
Bibliografia: R. Esposito, Bios: politica e filosofia, Einaudi 2004
R. Esposito, Immunitas: protezione e negazione della vita, Einaudi 2002
P. Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi
G. Agamben, Quel che resta di Auschwitz: l’archivio e il testimone, Bollati B. 1998
B. Spinoza, Trattato politico, Laterza 1991
Immagini: Ingresso di Auschwitz; batterio Listeria monocytogenes.

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37 Risposte to “IMMUNITAS (breve excursus con domanda essenziale a concludere)”

  1. Ares Says:

    Ares

    Che figata di post..

  2. Ares Says:

    Ares

    La vita è la condizione che distingue gli organismi animati da quelli inanimati. termina con la morte.

    La vita assume importanza anche in quanto esistenza, ampliando così il suo significato dal campo puramente biologico e scientifico a quello filosofico e religioso.

  3. Ares Says:

    Ares

    La vita umana rappresenta un valore che richiede attenzione in termini di diritto.
    Questioni di tipo etico determinano le scelte circa la difesa e la salvaguardia della vita, quando questa è messa in discussione da altri tipi di scelte, come la pena di morte, l’aborto o l’eutanasia.

  4. Ares Says:

    Ares

    .. la manipolazione genetica

  5. Ares Says:

    Ares

    Qualcuno parla anche di “vita” dopo la morte… ma per ora e’ considerato un pensiero pericoloso… e a tratti dispotco.

  6. md Says:

    Ares, non hai risposto ancora alla domanda: la vita è una “condizione”? cioè? animato/inanimato: cos’è l’anima?: un protozoo ce l’ha; organismo: non è un concetto già troppo complesso? la vita termina con la morte: ma anche la morte termina con la vita…;
    e la vita umana come si costituisce? che cosa la differenzia dalla vita in generale? E perché poi sarebbe un “valore”? che cosa ne fa un valore, che so, superiore a quello di un battere? non è alquanto “relativo” questo valore?
    ed è solo l’inizio del domandare…

  7. Ares Says:

    Ares

    … uff… si aspetta ci arrivo piano piano..io non ho mica il cervllo che pesa 10 kg come te !! …ufffffffffffffff…

    .. rispetta i tempi di questa vita semplice ed essenziale.. ha il tuo stesso diritto di vivere….. non la tua vita … ma la sua… con i suoi limiti… o le sue peculiarita’.

  8. Ares Says:

    Ares

    ma quando parli di “condizione” cosa intendi .. uno “stato di fortuna” ?…. se e’ cosi.. si, la vita e’ una condizione.

    I protozoi sono vita elementare..

    La “vita umana”…per noi umani e’ un valore.. certo..
    ..e se non lo e’ dovrebbe esserlo…

    Tu vuoi che io parli di vita in termini assoluti e totalizzanti?.. che utilita’ ha ??..
    ..poi non credo che sia possibile farlo..
    .. credo che sia necessario fare delle sotto o sopra classificazioni…ma che richiederebbero .. tempi non umani.. pergiunta, tu mi insegni, noi umani abbiamo delle limitazioni imprescindibili..

    ..md.. pero’ sto Esposito non mi convince molto…. sostiene una sorta di processo di auto distruzione inconsapevole dell’uomo… sembrerebbe un desiderio inconscio che ha il fine di proteggersi ottenendo l’effetto opposto…

    .. pero’.. un esempio su tutti..

    .. le guerre preventive non servono a proteggersi.. ma ad arricchirsi.. di alcune umanita’ a discapito di altre…

    … viaggiare per massimi sistemi… secondo me porta il pensiero’ umano lontano dal lreale e dalle motivazioni “bieche” che stanno dietro le scelte umane..

    Io caposco che questo lavoro intellettuale.. sia gratificante per chi li fa… ma sposta l’attenzione dal reale e dal contingente…. non sei tu che sostieni l’aborto.. come estrema panacea per risolvere una problematica contingente….. e poi ti lasci affascinare, di contro, da Esposito Roberto…

    … va be! .. lasciamoci rapire…

  9. Ares Says:

    Ares

    Scolliamoci di dosso freud…

  10. Ares Says:

    Ares

    Dell’interpretazione di Esposito posso condividere la biologizzazione del pensiero e delle scelte umane, che ultimamente sta’ prendendo direzioni discutibili e pericolose; rimangono pur sempre pensieri dettati da ragioni biecamente economiche.. che nulla hanno a che fare con conclusioni tanatologiche inconsce; e che devono essere osteggiate e combattute ad ogni livello.

  11. md Says:

    Esposito si pone ad un livello “biopolitico”, cioè lui analizza come gli stati moderni si rapportano alla categoria di “vita”, o meglio in che termini questa viene gestita (sottomessa, controllata, potenziata, ecc.). L’asse fondamentale non è più quello della “comunitas” antica, ma il rapporto verticale tra potere e suddito (o cittadino, fa lo stesso: l’in-dividuo, cioè la persona atomizzata, sciolta dalla comunità, ecc.). In tale concetto di “vita” sta anche, ovviamente come centrale, la questione economica: non è un caso che il ragionamento di Esposito parta proprio da Hobbes.
    Il “valore” della vita viene stabilito in primo luogo proprio da questa relazione (che è anche economica), e si modifica storicamente con il modificarsi dell’assetto statuale, politico, giuridico, ecc.
    Il discorso, naturalmente è molto più complesso: qui mi interessava mettere in rilievo come il nazismo non fosse solo uno stato di “eccezione”, ma qualcosa di interno alla dinamica biopolitica moderna, che ne contiene quindi i semi che, se alimentati, possono sempre dare i loro nefasti frutti anche in futuro (anche questa è una metafora biologica…)

  12. Ares Says:

    Ares

    .. non capisco dove inserisce le “dinamiche immunitarie”..e la conseguente tasformazione delle stesse in dimnamiche tanatologiche”…

  13. Ares Says:

    Ares

    non spiegare… ora o messo ordine e ho capito!!…ok!

  14. Ares Says:

    Ares

    “ho” 🙂

  15. Ares Says:

    Ares

    hem.. scusa md.. se oggi rompo piu’ del solito:

    ..ma Esposito in tutto questo cita, direttamente o indirettamente, anche l’aborto e l’eutanasia, e se si.. come li colloca in tutta questa metafora biologica?

    .. la mia non e’ una domanda tendenziosa, anche se puo’ sembrarlo e pura curiosita’!!

  16. md Says:

    Ares, ma lo sai che su 1345 commenti 293 sono tuoi? Sono quasi il 22%, sei un utente modello del blog…

    Su aborto ed eutanasia: Li cita solo in relazione all’uso che la bio(tanato)politica ne fa: ad esempio i nazisti (ma anche gli americani e gli svedesi, specie nel secondo dopoguerra) fecero campagne di sterilizzazione. In questo caso, però, aborto ed eutanasia non sono scelte (dolorose) individuali, ma forme di controllo del bios imposte dal potere. Nel caso del nazismo si tratta di metodi per immunizzarsi definitivamente dai nemici-batteri che infestano la purezza del bios statale-razziale (ebrei, ma non solo, l’elenco è lungo e piuttosto noto). Ecco perché qui la biopolitica si rovescia in tanatopolitica. Ma l’esempio di politiche immunitarie da parte di altre nazioni “democratiche” ci mostra come quella nazista non sia un’eccezione.

  17. Ares Says:

    Ares

    … si va be’ ma dei 22%..il 15%.. sono totalmente inutili ..eheheheh… utente modello mica tanto 😉

  18. Ares Says:

    Ares

    scelte?..mah….

  19. md Says:

    Se una donna sceglie di non far nascere quello che sarebbe il proprio figlio (qualora lo volesse), tu come la chiami?
    Sarebbe semmai costrizione e suprema violenza sul suo corpo obbligarla a mettere al mondo una creatura non desiderata. O no?

  20. Ares Says:

    Ares

    Uuuuuuuuuuuffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff…

  21. Ares Says:

    Ares

    Ma quindi siamo arrivati a una definizione di vita ??

    Io dico che e’ uno “stato di fortuna”:

    e’ quello stato in qui un organismo, che e’ costituito da un insieme di elementi che sono in relazione tra loro,che si sviluppa, si determina e si mantiene da solo secondo un progetto contenuto nel DNA, nasce per casualità fortuita o per intervento esterno al suo volere.

    Ho cercato di essere piu’ laico possibile. 😉

  22. Milena Says:

    Considero sussista un’eguaglianza totale tra essere umano e animale, sotto ogni aspetto, quindi che la vita umana valga esattamente quanto quella animale, cioè nulla: siamo noi a doverle conferire un valore, a nostra reciproca salvaguardia.
    Considero la vita umana una forma qualsiasi del vivente, un’accezione della biosfera, né peggiore né migliore di tante altre, presenti passate e future, e che non esista nulla che sia migliore o peggiore di qualcos’altro, se non in rapporto ad un sistema di riferimento, mai in assoluto.

  23. Ares Says:

    Ares

    Ma non puo’ essere qualcosa di cosi’ fragile…

    Se cambia il “sistema di riferimento” cambia il valore della vita?..

    Quindi se sale al potere uno sterminatore..e fa delle leggi che soddisfino la sua natura sanguinaria, finche’ lui regna, e’ giusto che massacri ogni vita umana o animale che sia?..

    ..??!!.. c’e’ qualcosa che mi sfugge ?!?

    Nel periodo Nazzista e’ successo cosi’!!!! ayo!!.. ma che ti sei calata oggi?

  24. Milena Says:

    Hai detto bene … la vita è fragile
    E non succede sempre che il valore della vita cambi?
    E la storia dell’umanità non sta ad indicare che l’uomo può essere crudele e spietato, come nessun animale può essere, visto che l’animale non ha coscienza delle sue azioni ed agisce per puro istinto, mentre l’uomo “dovrebbe” avere coscienza, cuore e ragione?

  25. Ares Says:

    Ares

    Le generalizzazioni non le condivido, ci sono uomini e uomini, umanita’ e umanita.. ora siamo arrivati ad un livello culturale tale che non e’ piu’ tollerabile che esistano ancora delle crudelta’ umane nei confronti della vita…E DELLA VITA UMANA IN PARTICOLARE.

    Ti prego Milena le intelgenze come la tua non possono soccombere, ma anzi devono lottare con ogni mezzo e a ogni livello, senza potersi permettere mai di cedere allo sconforto o alla rassegnazione..CAPPERO!!

  26. Milena Says:

    quando ripenso alle crudeltà perpetrate nella storia dell’umanità, in occasione della giornata appena trascorsa della memoria dell’olocausto e dei crimini nazisti, per esempio, mi accorgo che il tempo che passa non riesce e non può lenire l’orrore di fronte alle impossibili crudeltà di cui l’uomo è capace. Anzi, col passare del tempo – quanti anni avevo quando ho cominciato a sentir parlare di questi fatti? ero alle scuole elementari, forse avevo dieci anni – il sentimento di orrore diventa più profondo, immenso e difficile da sopportare. Eppure non sono mai stata nemmeno mai sfiorata dai fatti e dalle persone che hanno provocato, visto o subito l’orrore.
    Per questo riesco a capire benissimo Primo Levi, se la mia interpretazione non è errata, quando ha deciso di non riuscire più a sopportare di ricordare quell’orrore. Orrori che non hanno mai smesso di ripetersi nella storia dell’umanità.
    Bisognerebbe compilare una lista degli orrori, appenderla in tutte le scuole, in tutti i luoghi pubblici, in tutte le chiese. E invece l’uomo, e l’umanità, preferisce dimenticare, rimuovere, magari confessarsi e lavarsi le mani e la coscienza, che risulta pulita soltanto perché spesso non è mai stata usata.
    Tu dici, C’è umanità e umanità. Ma a me sembra ci sia un’umanità sola, e una sola storia, anche se le interpretazioni possono variare – ma di quanto? E in fondo, non discendiamo tutti dalla stessa cellula originaria iniziale che ha dato vita a tutto questo? un’infinita e combinatoria serie di “preziose” individualità.
    Tu dici, Ci sono uomini e uomini.
    Va bene, esistono le singole “preziose” individualità, ma, per quanto possiamo essere individualisti, siamo individui solo in piccolissima parte.
    Tu dici, La vita umana in particolare.
    Infatti la vita umana, nella terrificante profondità del Tempo da cui proveniamo e di cui, insieme alle altre specie, siamo il prodotto, è solo un particolare, che di fronte alla storia – ma anche alla preistoria e alla dopo-storia – è un istante infinitesimo quasi privo di significato.

    Se oggi ho dato il peggio di me, non farci caso. Anche questo conta molto poco.

  27. Milena Says:

    hai deciso di bloccarmi i commenti, Mario?
    se non è così, cancella il qui presente, grazie.

  28. md Says:

    non sia mai, ci potrebbe essere stato qualche problema sul server, è successo anche a me un paio di volte in questi giorni

  29. Milena Says:

    Ammetto di non essere riuscita a leggere il post, quando Mario l’aveva pubblicato. L’ho letto solo ieri sera. Alcuni punti non mi sono del tutto chiari e cercherò di approfondire, ma anche domandare spiegazioni.
    I miei commenti precedenti perciò hanno attinenza solo con l’ultimo commento di Ares. Tengo a precisare, però, che quando scrivo che “la vita animale vale quanto quella animale, cioè nulla”, quel “nulla” è da leggere in senso ironico, visto il valore che diamo alla vita animale e “naturale” comunemente intesa. E che, in ogni caso, la vita è una condizione fragile, complessa e precaria. Un soffio, un alito di vento, un boccone di pane.
    Oppure, se proviamo guardare la vita e la storia umana con uno sguardo molto “da lontano”, allora può apparirci davvero un nulla – la qual cosa può essere persino una consolazione.
    D’altronde mi son fatta l’idea che ogni cosa ha differenti livelli di comprensione e rappresentazione. E’ un po’ come guardare e descrivere le cose, o le idee che ci facciamo di esse, riprendendole con un obiettivo impostato su una diversa distanza. Per questo motivo, come ho detto “la vita è nulla”, posso anche dire che “la vita è tutto”, senza per questo trovarmi in contraddizione. Dipende dal punto in cui mi metto ad osservare.
    E infatti lo dico: per me, come essere individuale, così come per tutti gli esseri, la vita è tutto.
    Ma non si potrebbe anche dire che “fra tutto e nulla si verifica/attua/realizza la vita”?

  30. mario Says:

    Ho letto attentamente l’argomento iniziale e vorrei porre un quesito:perchè non vediamo il problema sotto un profilo diverso? Ho il sospetto che sarò sospettato.
    Personalmente questa triste pagina di storia in un modo più prosaico. Fondamentalmente l’individuo che la provocò voleva appropriarsi di beni altrui per fare i fatti propri. Non dimentichiamo che queste atrocità sono state commesse da imperatori e re che l’hanno preceduto ai danni della chiesa e di intere popolazioni,
    e che tutt’ora accade; non nascondiamoci dietro al dito. Tornando ad una diversa ottica e esaminando la genia che l’ha prodotta non possiamo non osservare che questi individui fanno parte di ceppo a se dell’umana natura. Essi sono freddi,spietati,non conoscono tentennamenti,dei veri automi umani.
    esaminando le varie generazioni che si sono succedute sulla terra notiamo
    che queste creature sono comparse a squadroni nei diversi momenti storici.
    Dico bene? Che ne pensate?

  31. md Says:

    sì, ma non si tratta di “alieni”, si tratta di “umani”, e, come diceva Levi, poiché è stato può ancora essere – l’ossessione identitaria e la guerra sono tra noi, non sono qualcosa di estraneo;
    eviterei poi di “personalizzare”, la storia funziona in maniera un po’ più complessa, mi pare

  32. mario Says:

    dall’ultimo commento di md mi rendo conto che sono incapace di chiarire i miei pensieri,mi prende lo scoramento,ma la colpa è mia. Do per scontato che gli altri hanno la mia stessa quantità e qualità di esperienze,che in un certo senso possono già sapere ciò ce io già so e del quale in amabili conversari in epistola ce ne rendiamo edotti. Non è così e quindi cercherò di essere più esplicativo.
    Non intendevo dire che queste creature sono degli alieni,così scrivendo ne limiterei la loro responsabilità. Se ci guardiamo intorno notiamo che l’umanità si distingue in razze aventi differente colore di pelle,in ognuna di esse vi sono delle caratteristiche morfologiche, di lingua, di pensiero, di religione che le contraddistinguono. In ognuna di esse poi vi sono eccezioni che riguardano le stesse caratteristiche prima enunciate. In ognuna di esse,razze,esistono questi stessi squadroni mortiferi. E vero non sono qualcosa di estraneo. Esaminando la nostra natura personale non possiamo non riconoscere in noi stessi queste diverse caratteristiche. Abbiamo nella pluralità dei nostri pensieri razze diverse,impulsi diversi eccezioni continue,solo la continua educazione limità l’insorgere devastante di alcuni e l’espansione di altri,sovente in concomitanza con stimoli esterni. Così nel piccolo,così nel grande. Solo con l’attento esame delle azioni che si svolgono in noi stessi potremo costruire una storia diversa dalle precedenti,noi e solo noi stessi siamo in prima linea per determinare la nostra evoluzione personale e quindi quella della società.
    Per quanto riguarda la personalizzazione devo precisare che questa è dovuta all’esame stesso che che io ho fatto osservando i vari cicli storici. Dobbiamo innanzitutto prendere coscienza della curva degli eventi. Nascita,evoluzione,stasi,corruzione e decadimento di ogni civiltà;questa è comune a tutte. Nella nascita guarda caso,è il singolo che accorpando altri individui fa nascere il fenomeno storico. Singolo,famiglia,nuclei famigliari,
    paese,comune,regione,stato,aventi interessi e idee condivise.
    E a questo punto che purtroppo è nata costantemente la tragedia umana.
    Il campo del vicino è sempre più verde. Non la condivisione,non l’aiuto reciproco non il comune sforzo di crescere insieme,migliorare,accrescersi in
    conoscenza. Ciò che stava al di la dell’orizzonte era comunque un nemico,predabile e distruggibile per affermare se stessi. L’IO che ritorna implacabile,diseducato e omicida. Se vogliamo che l’osservazione di Primo Levi
    non ritorni ad essere riscritta dobbiamo ritornare a noi stessi,alla nostra educazione,sollevare finalmente il nostro capo scoprendo che il fiero pasto è limitativo alla nostra condizione di UOMINI.

  33. Milena Says:

    Ho trovato il file in pdf delle prime venti pagine di “Immunitas” di Esposito, l’introduzione e le prime pagine del primo capitolo.
    Qui:
    http://www.einaudi.it/servlet/einaudi.AllegatoServlet?tipo=null&isbn=978880615326&codSoc=87&categObj...

    Non sono sicura però che l’URL (si dice così, forse) sia attivo.
    Ad ogni modo basta digitare in GOOGLE le parole “Esposito Immunitas Einaudi” per rintracciare il file. E, se si vuole farsi un’idea più precisa, leggerle. Molti spunti interessanti …

    Inoltre, anche una bella relazione di una conferenza di Esposito, di Rita Benigno, qui:
    http://www.csdim.unical.it/ospiti/oralocale/29benigno.htm

  34. mario Says:

    Buon dio. Mi rendo conto che in questo blog abbiamo più o meno le stesse idee circa i disastri storici che si sono susseguiti e si susseguono attualmente.
    Oggi come allora uno sparuto gruppo si è allertato per contrastare questi fatti incresciosi,ma le masse hanno sempre obbedito a questi truculenti. Come mai?
    Quale è il motivo che ha spinto tutte queste genti a seguire queste direttive,possibile che non abbiano valutato gli aspetti negativi che ne derivavano?
    Ricordo una fotografia scattata durante una manifestazione. Vi erano dei giovani che infilavano dei fiori nelle canne dei fucili dei militari che erano andati a contrastarli,ricordate infine Tienanmen,il carro si fermò. Ma perchè uno solo,perchè non molti,tutti. Quando abbiamo un pustolone(così nel piccolo,così nel grande) forse che lo guardiamo conpatendoci? No,andiamo dal dottore che lo estirpa,farà male,d’accordo,ma è l’unico sistema per guarire……

  35. mario Says:

    Chiedo scusa per il fraintendimento (mio)ed averti riconosciuto un moto gentile dell’animo. Gli è che otto commenti fa ho letto mario nel contesto della tua domanda e dato che mariodomina si firma md ho frainteso. Nel contempo sono scomparsi alcuni miei commenti,di qui l’ambaradan. Scusami!

  36. IL CONFLITTO E LA NUDA VITA « La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] Comincio con un articolo di Roberto Esposito, filosofo della politica, autore di testi fondamenti sulle categorie della biopolitica; tra i titoli più recenti: Immunitas, Bios, Terza persona (ne avevamo parlato qui). […]

  37. Trilogia del lato oscuro – 1. L’ossessione « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] tema, discusso da Esposito in diversi suoi testi, tra cui Immunitas e Bios, e di cui già avevamo parlato qualche tempo fa: il meccanismo identitario dell’immunità. L’altro è il virus che va […]

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