“STELLE IO PERCEPIVO ATTORNO AL CAPO”

emily_dickinson.jpg

Ho ritrovato dopo anni, in mezzo alla mia raccolta dei “Millelire” di Stampa Alternativa (ve li ricordate?), un libretto di poesie di Emily Dickinson intitolato Dietro la porta. Erano state tradotte a suo tempo da Luciano Parinetto, filosofo di cui ho già avuto modo di parlare, e che aveva una particolare predilezione per questa poetessa. La coesistenza di opposti, l’immagine della porta quasi chiusa, la soglia, la metafora che si fa carne, la potenza immaginifica e la fuga di metafore, la dialettica finito/infinito, l’ansia di immortalità… questi ed altri gli elementi della poesia dickinsiana che non potevano non ammaliare il curatore e traduttore di questa piccola raccolta.

Ne trascrivo qui sotto due, dove la metafora del mare, forse abusata in poesia, è di grande efficacia. Sono versi straordinari, distillati poetico-filosofici – laddove poesia e filosofia convergono nell’arte di saper scegliere con cura le parole.
Di nuovo la cura.
La cura delle parole.
Le parole della cura.
Precisione e rigore essenziali per entrambe. Non ci si improvvisa filosofi (anche se tutti gli umani per costituzione lo sono), né tanto meno poeti (anche se tutti una volta nella vita lo sono stati o lo saranno). Del resto non ci si improvvisa nemmeno esseri umani.
Non c’è nulla come la poesia, però, ad aprire dinanzi a noi squarci di bellezza e di verità.

Di trave in trave cauta procedevo;
stelle io percepivo attorno al capo
e attorno ai piedi mormorante il mare.
Solo sapevo che il mio primo passo
l’ultimo passo mio sarebbe stato.
Quanto l’andare mi faceva incerto
esperienza
qualcuno lo proclama.

I stepped from plank to plank
so slow and cautiously;
the stars about my head I felt,
about my feet the sea.

I knew not but the next
would be my final inch, –
this gave me that precarious gait
some call experience.

***

Come se il mare
in due si dividesse
e un più profondo mare
disvelasse
e questo un terzo mare
ed essi fossero
solo un preludio
a mari innumerabili
mai da riva scrutati
e fosser proda
anch’essi a un mare:
è questo eternità!

As if the Sea should part
And show a further Sea –
And that – a further – and the Three
But a presumption be –

Of Periods of Seas –
Unvisited by Shores –
Themselves the Verge of Seas to be –
Eternity – is Those –

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25 Risposte to ““STELLE IO PERCEPIVO ATTORNO AL CAPO””

  1. Ares Says:

    S’ode ancora il mare

    Già da più notti s’ode ancora il mare,
    lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
    Eco d’una voce chiusa nella mente
    che risale dal tempo; ed anche questo
    lamento assiduo di gabbiani: forse
    d’uccelli delle torri, che l’aprile
    sospinge verso la pianura. Già
    m’eri vicina tu con quella voce;
    ed io vorrei che pure a te venisse,
    ora di me un’eco di memoria,
    come quel buio murmure di mare.

    Quasimodo

  2. mario Says:

    Belle,decisamente.Mettere in poesia la teoria delle pluri dimensioni e in quel modo
    sfriccica(verbo non proprio elegante,non compare sul dizionario,in compenso rende l’idea).

  3. apolide Says:

    solo un preludio
    a mari innumerabili
    mai da riva scrutati
    e fosser proda
    anch’essi a un mare:
    è questo eternità!

    Mare che contiene mare che contiene ancora mare. E il mare che è madre, ad aver ispirato questi splendidi versi.

    ciao

    Apo

  4. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Di fronte a versi come questi ci si può solo inchinare e leggerli.

  5. md Says:

    @Apolide: ciao a te! Ho dato un’occhiata veloce al tuo blog, lo visiterò senz’altro con più attenzione
    @Daniele: vero!

  6. Milena Says:

    davvero belle le immagini evocate dalla poesia di Emily
    “stelle io percepivo attorno al capo
    e attorno ai piedi mormorante il mare”
    come la realtà del mondo che ci lambisce e che sentiamo toccarci solo in piccola parte
    come la nostra vita, un solo piccolo passo ai margini dell’infinito
    l’eternità e il mare che comprende tutto, le stelle e ogni passo incerto sul bagnasciuga

    e grazie a Mario per averle ricordate
    sconfinata dolcezza in questo fine settimana

  7. Milena Says:

    grazie anche ad Ares per la bellissima poesia di Quasimodo.
    non c’è nulla che come la poesia e la musica riesca a unire gli uomini
    in un linguaggio comune antico come il mare
    e poco importa che sia “il mare” o “la mer”, che sia padre o madre

  8. md Says:

    “sconfinata dolcezza” suona proprio bene; poeticissima, Milena!
    E’ vero, è molto bella anche la poesia di Quasimodo. Echi, voci, lamenti, murmure: par di sentirli…

  9. Milena Says:

    Quel superlativo potrebbe mettermi in imbarazzo, Mario, e invece lo accolgo con gioia; anche perché una gioia condivisa è gioia doppia.

    Ieri ero alla Feltrinelli di via Piemonte, di fronte agli scaffali dei libri di filosofia, proprio al centro, alla lettera “s”, tra Severino e Spinoza. E fra libroni da spavento, tra Oltrepassare e l’Etica spinoziana che non osavo quasi prendere in mano, c’era libretto davvero minuscolo al confronto, che senza timore ho afferrato e aperto nel mezzo come capita capita, e all’istante vi ho letto che “la bellezza non è tanto la qualità dell’oggetto contemplato, quanto un effetto che si produce in chi contempla quell’oggetto”. E in seguito che “le cose, prese in se stesse o in rapporto a Dio, non sono né belle né brutte”.
    Pensi sia un errore adottare lo stesso giudizio nei confronti della poesia? Ossia che la poesia non è tanto – o perlomeno non solo – in chi la produce, ma deve già essere tale chi la legge?

    (aggiungo che in mancanza d’altro, adotto spesso questo metodo infantile per capire se un libro mi può interessare – se vale la pena di acquistarlo, portarlo a casa, leggerlo, dedicargli il mio tempo, se mi sarà utile, se mi farà crescere, se contiene le risposte che vado cercando: apro un libro a caso e qua o là, fra l’inizio e la fine, deve esserci una frase, anche solo una parola che mi colpisce – e ieri mi è andata proprio bene.
    Il libretto, di non più di cento pagine, s’intitola “Lettere sugli spiriti”, di Baruch Spinoza (con testo latino a fronte, ed. il melangolo, € 9,00). Trattasi di una breve corrispondenza intercorsa fra Spinoza e un tale Boxel, che chiese al filosofo se credesse all’esistenza degli spettri. L’argomento apparentemente banale diventa però occasione perfetta per accostarsi alla smagliante intelligenza di Spinoza e al suo pensiero. Senza contare che proprio nella forma della lettera si ha l’impressione di ascoltare la sua voce, lo stile del nostro, il suo modo squisito di porgere.
    Una prima lettura non prende più di un’ora, e in cambio può dare veramente molto.
    Quindi non giudicatemi troppo venale se considero che questo libretto offra un ottimo rapporto qualità/prezzo.)

  10. Milena Says:

    mi ero dimenticata di aggiungere, su quel piccolo libro, che se vi capita, non perdetevelo!

  11. Milena Says:

    Oppure, chissà, può anche darsi che leggendolo, a uno o due, tre, cinque, otto, o a tredici, ecc. (è questa l’inizio dell’esatta serie dei numeri di Fibonacci, non l’altra), non dica proprio nulla e non cambi di una virgola il mondo.
    Magari anche solo perché qualcuno ha le scarpe strette o la cinta che gli stringe alla vita, o preferisce ascoltare Crozza e farsi una bella risata liberatoria sulla miseria della politica.
    Come può anche darsi che – perché no? – incuriositi dalle mie lodi qualcuno desideri averlo con tutte le proprie forze e non riesca più a respirare liberamente finché non ne è entrato in possesso e non lo abbia fra le mani.
    E, ancora, magari per accorgersi una buona volta di non riuscire a trovarci affatto ciò che credeva di incontrare, dal momento che immaginazione talvolta fa rima con illusione ed essere ben lontana dalla realtà delle cose quotidiane.
    Che infatti è anche ovvio che se una cosa a me “parla” ad un altro potrebbe non dire proprio niente, o scoprire di non aver nessuna voglia di ascoltarla.
    Oppure potrebbe anche essere che le passioni nascondono a noi stessi la cosa desiderata.

    Tant’è che vi debbo confessare che le cose dolci mi piacciono solo di quando in quando: nei giorni di festa, per esempio, o quando ci sia un buon motivo per cui festeggiare.
    Sconfinatamene dolci, poi, potrebbe essere davvero troppo anche per un giorno di festa, tanto da dar l’effetto del tipo “botta in testa”. E tanto da farmi subito desiderare qualcosa di sconfinatamene salato per compensare.
    Infatti, come l’estremamente amaro può essere compensato dall’estremamente dolce, così viceversa.

    E’ per questo che nei giorni “normali”, quotidiani intendo dire, quando ci tocca di lavorare e di aver a che fare con le cose semplici del mondo, quando è sufficiente stare sulla collina per sentirsi in salvo, in pace e sereni, senza dover andare a tutti i costi a fare gli eroi sulle vette più alte, preferisco le cose moderatamente dolci e moderatamente salate, in una miscela di dolce e salato che si avvicini possibilmente al neutro, o al delicatamente insapore. Diversamente la vita risulterebbe oltremodo faticosa, dolorosamente ci consumerebbe come in fuoco.

    Per questo – non so se sarà cosa gradita – riporto qui una nuova semplice ricetta che ho sperimentato domenica. E’ solo una ricetta di cucina, ma che ho trovato essere molto vicina a ciò che intendo per giusto mix di dolce e salato, e che ognuno , se vuole, può sperimentare.
    Ecco, è la “crema di sedano“.
    Ingredienti:
    un bel cespo di sedano verde e fresco;
    qualche fetta di polenta avanzata dal giorno prima (oppure alcune fette di pane integrale);
    acqua quanto basta; olio extravergine d’oliva; formaggio parmigiano (oppure germe di grano).

    Mettete mezzo litro d’acqua in una pentola di coccio sul fuoco. Separate i gambi di sedano eliminando le foglie più dure o rovinate, e lavarlo per bene sotto l’acqua fredda e corrente. Dividetelo in pezzi lunghi circa un dito e gettateli nell’acqua quando ha raggiunto il bollore. Nel frattempo tagliate le fette di polenta non più spesse di un centimetro o giù di lì. Poggiatele sul tagliere e ricavatene dei quadratini (oppure, se volete inserire un tocco estroso, potete ritagliare piccole stelle, o fiori, con gli appositi stampini). Fateli quindi rosolare in una padella antiaderente spennellata con un filo d’olio e teneteli al caldo in disparte.
    Scolate il sedano (che non dev’essere troppo cotto, ma appena scottato e al dente per mantenere il suo bel verde brillante) e frullatelo con una parte dell‘acqua per ottenere una crema della giusta consistenza, non troppo liquida né troppo densa.
    Riversate la crema nella pentola di coccio e servite in tavola accompagnandola con i quadratini di polenta dorati (o le stelline o i fiori) di cui ognuno si servirà a piacere.
    Io non aggiungo sale in creme essenziali di questo tipo dove il gusto leggermente amaro del sedano combacia come d’incanto con la dolce polenta di farina di mais. Ma di una spruzzata di parmigiano non riesco ancora a farne a meno.
    Aggiungo che questa è una crema adatta ai giorni in cui fa ancora freddo. Se dovesse far più caldo, allora sarebbero più indicati i crostini di pane al posto di quelli di polenta.

  12. Milena Says:

    Ah, dimenticavo: un filo d’olio alla fine non guasta, meglio se extravergine d’olive taggiasche.
    E a parte il gusto moderatamente dolce e amaro, credo che anche l’accostamento dei colori, il verde tenero e il giallo, sia formidabile. Tanto è vero che qualche volta capita di sentirsi sazi anche solo con quello che entra attraverso gli occhi. Ma è anche vero che poi la fame ricomincia a farsi sentire, se ciò non basta.

  13. Milena Says:

    “E ti credo che non basta, se mangi solo così!”, avrebbe detto mia nonna.
    “E ti credo che poi vedi le stelle”, avrebbe continuato.
    “Suvvia, nonna”, le dico io allora, “non mangio solo questo”.
    E vedendo che mi scruta con sospetto la rassicuro dicendole “Che ne dici di un bel piatto di orecchiette appena fatte condite con sugo di pomodori freschi e salsa di basilico?”.
    “Con un bel bicchiere di vino rosso?”.
    “Perché no”.
    “Sì, così va meglio. Ci vogliono tutti i colori nella vita, anche il rosso”.
    Ma non sembra ancora del tutto contenta. Infatti mi chiede “E per finire?”.
    “Per finire … ti accontenti di una torta di ricotta all’arancia con le uvette e il tè verde?”
    “Sì, quella non è male”, dice la golosona, “con un vino dolce però, moscato”
    “E ora vuoi che ti scrivo le ricette?”.
    “Per l’amor del cielo, certo che no. Staresti lì a scrivere fino a pasqua dell’anno prossimo … e fai prima se ti metti a cucinare.”
    Sì, forse è meglio.
    E meno male che Spinoza aveva detto che gli spiriti non esistono.
    Mentre è proprio vero che io ho sempre qui mia nonna che mi spia da dietro la porta.
    Non lo credo neppure io, ma è proprio così.
    Spiriti di tutti i tipi, che ti dicono cosa devi fare, cosa devi pensare, quando sublimare, quando non sublimare, quando è ora di scopare

  14. Milena Says:

    ops, scusatemi. non sono io ad aver scritto queste cose, ma lo spirito di Emily che si rivoltava nella tomba
    non ci credete?
    va bene, ci riprovo: non so se potrete perdonarmi.
    qualche volta è più forte di me e vien fuori questo mio aspetto dissacrante
    pensate che dovrei contrastarlo? o assecondarlo? o soffocarlo? o?

  15. Milena Says:

    e/o: le stelle stanno a guardare

  16. Milena Says:

    Mi spiego meglio. Non so se potrete concordare sul fatto che, se “ignoro quali siano i luoghi più alti o più bassi“, come direbbe Spinoza, “di quel che possiamo concepire della materia infinita”, ovvero non esistono cose più vicine o lontane a Dio, dacchè siamo noi umani a giudicare una cosa più sacra o divina dell’altra, allora ogni cosa può essere sacra e divina nello stesso modo.
    E lo sono, infatti. Non è più sacro lo spirito del corpo, o il cuore della mente, ma spero proprio di riuscire a considerare sacri ognuno di questi aspetti dell’uomo e della natura.
    E se qualche volta può capitare di dividerli e analizzarli, non significa che per questo debbano restare o essere divisi

  17. Milena Says:

    Oggi è un giorno splendido. Il nuovo verde risplende sugli anneriti resti di prima. E ogni anno si rinnova. Il ritorno ciclico di questo evento forse è necessario. Perché se non lo fosse non avrebbe senso. La dimenticanza e la memoria si rincorrono. Una oltrepassa l’altra ogni anno di nuovo all’infinito. Su una strada senza fine. Sto pensando ad una retta, non necessariamente priva di curve come la intende la geometria. Ma una retta che potrebbe svilupparsi come una spirale, giusto per far contento qualcuno se proprio ci tiene. Ma comunque una retta è pur sempre l’asse di una spirale. E’ difficile per noi immaginare una retta, poiché per definizione essa non ha inizio né fine. Mentre noi conosciamo solo ciò che è finito, che ha un inizio ed avrà una fine. Ma se proviamo ad immaginare l’inimmaginabile, ecco allora la retta che non ha inizio né fine. Forse non la si potrà toccare con mano, ma è reale.

    Quest’anno il parto non è stato difficile, forse un po’ laborioso ma non più di tanto. Oggi camminerò nel bosco lasciandomi dietro alle spalle il dolore. E per un po’ di tempo non prenderò in mano un libro, almeno per dodici ore. Sono tranquillamente felice

  18. Milena Says:

    E si può dire di una retta che abbia un basso e un alto, un sinistro e un destro, una direzione giusta e una sbagliata? Se corre all’infinito, chi lo può dire?

    Il mio caro amico Vita però un giorno mi ha detto: “ma tu ti fai le domande e ti rispondi sempre da sola” (?) – e non so neppure se la sua fosse un’affermazione o una domanda.
    E io gli ho detto: “Per forza, visto che quando faccio le domande non mi risponde mai nessuno”.
    Non so però se sia esattamente così, perché tutto parla risponde e fa domande, basta aprire bene gli occhi la mente e il cuore e leggere quello che incontriamo sulla strada, quello che ci viene incontro mentre procediamo cauti posando i piedi tra una pietra e l’altra. O sulla riva del mare, fra le stelle e piedi nudi sul bagnasciuga. E anche il sole è una stella. Come si dice “amor che move il sole e tutte le altre stelle”.
    Però, Mario, almeno un saluto potresti lanciarmelo, dalla tua postazione siderale. Suvvia, appena puoi … batti un colpo

  19. Ares Says:

    Ares

    ho fi..ni..to.. ufffff che faticaccia!!!

  20. Milena Says:

    Grazie Ares. E scusami per la faticaccia. Certo che sono proprio scema a scrivere queste scemenze quando c’è il petrolio che va alle stelle. Sarà che anche lui, il petrolio, ci tiene.
    Comunque io mi sono divertita, è stato un bel giro sulla giostra. Ora però, per un po’ è meglio che me sto calmina.
    Ma c’è una cosa che volevo sempre dirti e non ti ho ancora detto, Ares, se non ci fossi bisognerebbe inventarti. Ciao, un bacione
    E md., spero che non si sia spaventato. Mah … certo che è dura la vita.
    Sono sempre io, Milena. Niente è come prima e tutto è come prima.

  21. Ares Says:

    ARES

    @Milena 🙂

  22. bardo Says:

    è infinitamente più affascinante e misterioso, ciò che per il suo mistero e la sua grandezza, non si riesce a possedere, (nel senso conoscitivo), il mare appunto!

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