IL RESPIRO DELL’ESSERE

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Se si potesse rappresentare qualcosa come il “respiro dell’essere”, forse le sinfonie di Anton Bruckner ci riuscirebbero alla perfezione. Bruckner è musicista e sinfonista un po’ meno noto di Beethoven e di Mahler: venerava il primo al punto da modificare la numerazione della sua produzione sinfonica, per il sacro terrore del numero nove, che non doveva essere superato (e di fatti riammise una delle sue sinfonie come Die Nullte, la numero zero!); e verrà considerato dal secondo un maestro. Quasi un medium tra i due, e perciò considerato un po’ meno di quanto la sua arte lo richiederebbe. Ma lascio queste faccende agli esperti di storia della musica, dato che in questo campo sono un profano – e di quel che non si conosce è sempre bene tacere.
Quel che invece mi affascina delle sinfonie di Bruckner è proprio quella faccenda del respiro. Sarà per la grandezza, la complessità, la vastità che circola nelle sue opere. Il prendersi tutto il tempo che occorre. Il non avere nessuna fretta di concludere. Questo succede ad esempio nella Quarta sinfonia (che ho avuto l’immenso piacere di ascoltare ieri sera all’Auditorium di Milano), più nota come “Romantica”, specie nel poderoso quarto movimento, che si apre e si chiude con il ritmo, la cadenza e il suono che ho così interpretato – respiro dell’essere, la pulsazione lenta ed eterna delle cose, e il nostro stupore di fronte a tutto ciò. Ma la stessa sensazione si ripresenta in altre sinfonie: ad esempio nell’Ottava, ed ancor più in quella Nona che, per una sorta di amaro destino, rimarrà incompiuta, sancendo così fino in fondo la reverenza dovuta all’inarrivabile Ludwig. Il primo movimento si chiude proprio con la poderosa evocazione della lenta, ed insieme profonda e inesorabile, pulsazione e vibrazione delle cose. Dico poderosa non a caso, dato che il soffio è in realtà forza e potenza dell’essere. Fiati, archi e timpani, l’orchestra tutta, vibra all’unisono nel rappresentare quella sorgiva e immane potenza. Il Gesamtkunstwerk, l’idea wagneriana di opera totale, ha certo a che fare con tutto ciò. Ma, di nuovo, lascio queste faccende agli specialisti.
Mentre per quel che mi concerne, mi limito a registrare la mia personale esperienza estetica ed estatica. Lo stupore, la commozione, la vertigine. Una sensazione che perdura, e non se ne vuole andare. Una specie di basso continuo. Precordi che non smettono di vibrare. Alla radice dell’essere, appunto. Ma ora basta, forse sto eccedendo. Sarà perché sublime e dismisura vanno a braccetto…

(Mi sono comunque chiesto, dacché l’ho ascoltata la prima volta, come sarebbe stato il quarto movimento di quell’ultima incompleta sinfonia – rimasto purtroppo nella testa e nel petto del suo autore. Un po’ come un fiato mozzato).

L’immagine è stata “rubata” da Rafaledevent

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14 Risposte to “IL RESPIRO DELL’ESSERE”

  1. Ares Says:

    ARES

    Da quel che so Anton Bruckner con la quarta sinfonia volle rappresentare la “natura tutta” .. non solo la sua parte “viva”,il respiro: il movimento ondeggiante che pervade tutte le parti del lavoro sinfonico, nei passaggi da forte a piano, da veloce a lento, inducono nell’ascoltatore la senzazione di ascoltare qualcosa che vive…”respira” .. …..pero’ l’opera e’ ben piu’ complessa e le intenzioni di Bruckner erano ben piu’ velleitarie: lui volle rappresentare la natura nella sua interezza.. che e’ fatta anche di natura non vivente,la fissità delle rocce scalfite dal vento ad esempio, e anche l’inafferrabile e incomprensibile grandiosita’ degli eventi naturali…. l’afflizione e il conforto che e’ possibile provare posti difronti a tali eventi..

    Il corno e gli ottoni che si sentono all’inizio..conducono lo spetattore come su di una rupe, il punto di osservazione dal quale egli assistera’ allo svelarsi della natura..

    .. che gli si fa difronte in tutta la sua potenza

    ..sono gli stessi corni ed ottoni che sentiamo nella terza parte della sinfonia.. quasi un richiamo alle snorità campestri e alla caccia..(che non ho capito cosa centra!)

    La quarta parte e’ annunciata da una cupa introduzione che pervade lo spettatore di una senzazione misteriosa, nebulosa e inquieta.. che viene improvvisamente sconvolta da contrasti dinamici tra gli strumenti.. che sembrano reciprocamente affrontarsi…. se non ricordo male.. c’e’ anche una poderosa corale(spero d non confondermi con schiller).. poi il tutto magicamente “lentissimamente” torna quieto, benché forse solo apparentemente.

  2. Ares Says:

    ARES

    La quarta sinfonia fu chiamata dallo stesso autore “Romantica” … puo’ essere cosa di interesse filosofico .. capirne il perche’…

  3. Ares Says:

    ARES

    Secondo i filosofi come Schopenhauer che si rifanno in parte a Johann Gottlieb Fichte, l’uomo, essere finito, tende all’infinito, cioè è alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nel mondo finito e naturale a sua disposizione non trova che risorse limitate. Questo fa sì che l’uomo senta un vuoto, una mancanza, che lo relega in una inevitabile situazione di infelicità.

    La contempazione della natura, e la sua celebrazione in toni invalicabili dei propri limiti, sono un’indiretta ammissione d’impotenza.

  4. Ares Says:

    ARES

    Sono riuscito a rovinare l’effetto della frase finale.. GRUNC!!

    ..rifo…

    La contemplazione della natura e la sua celebrazione in toni invalicabili , sono un’indiretta ammissione d’impotenza.

    TATAAA!!

    va be’ compatitemi! 😉

  5. md Says:

    @Ares: mmm, non c’è nessuna poderosa corale nel quarto movimento; e non ho capito cosa c’entra Schiller…
    comunque a parte questo, le tue osservazioni sono pertinenti

  6. mario Says:

    a md La vorrei invitare ad ascoltare Gimnopedy di Sati,musicata da Debussy.
    Gradirei un commento,come emozione.Di questa partitura io conosco i primi tre movimenti.

  7. md Says:

    @mario: grazie per l’invito

  8. Ares Says:

    ARES

    mm..il lei…mario…il lei si puo’ evitare in internet.. poi md e’ un giovane uomo… non e’ un anziano!! 😉

  9. Ares Says:

    ARES

    Per poderosa corale.. intendevo una corale strumentale… dove tutti gli strumenti, nessuno escluso, suonano contemporaneamente..dovrebbe esserci anche un organo..

    ..hem.. Schiller non centra nulla.. .. solo che stavo cercando la Maria stuarda di schiller e mi e’ rimasto il suo nome tra le dita.. intendevo Wagner

  10. mario Says:

    Excalibur:vietato ai guerrafondai.Non oso immaginare…

  11. md Says:

    @Ares: Wagner c’entra, ma l’organo non c’è. E comunque non è strano che gli strumenti suonino tutti all’unisono, nelle sinfonie capita… Grazie per il giovane uomo, eh eh

  12. Ares Says:

    ARES

    Certo capita che tutti gli strumenti suonino contemporaneamente CEEERTO!!!.. non intendevo dire che fosse un eccezione o una novita’… ma semplicemente ricordavo, vagamente, che la corale partisse improvvisamente dopo un preludio quieto(poderosa).. quindi l’impatto e’ piu’ efficace proprio per la modalità della partenza, che non e’ progressiva ma imperativa

    ..pero’ secondo me continuo a confondermi – perche’ ricordo un organo? – devo ritrovare il CD, chissa’ dove sara’ finito..

    ..comunque anche Schiller centra con la musica e con le sinfonie.. infatti molti musicisti si ispirarono alle su stritture poetiche e teatrali per le loro composizioni
    … nella nona sinfonia Beethoven si ispiro’ a una poesia di Schiller per comporre “l’inno alla gioia”.. ad esempio.

    ..Mi sa che sul finale ho in testa un bel marmellone di ricordi legati ai musicisti “romantici”.. devo riascoltarlo… o forse ho in mente la nona sinfonia…va be’ la soluzione c’e’: ritrovare il cd

    comunque Anton Bruckner.. doveva avere un buon carattere..

  13. Alta quota « La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] musicale in sé), sia in termini percettivi e soggettivi. Ho già avuto modo di parlare di Bruckner e del grande respiro che promana dalla sua produzione sinfonica. Avere avuto l’occasione, […]

  14. Dio in frantumi « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] all’essere supremo (“al buon Dio”), lo è più di ogni altra (ne avevo accennato qui, tempo fa). A chi la ascolta dal vivo – a me è capitato oggi – pare di inoltrarsi in […]

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