COSUCCISMO

biberon.jpg

Dopo la poesia della nascita arriva sempre la prosa dei pannolini e del biberon. Devo quindi confessare ai miei cari amici neogenitori, cui ho più volte dedicato spazio in questo blog lodandoli per il coraggio filosofico di cui hanno dato prova riproducendosi, che insieme alla gioia che mi dà vedere i loro figli crescere, c’è anche inestricabilmente mescolato ad essa un elemento di terrore che a volte mi assale. Come dire: chiaroscuri. Cose da temere ed evitare, insieme a cose belle. Temo in particolare l’irrinunciabile “ci-ci-ci”, quel tipico rincoglionimento gestuale e linguistico cui ci si riduce quando si ha un pargolo per casa, con il profluvio di vezzeggiativi e di diminutivi… le cascate di nomignoli e moine… quell’aria melensa e sdolcinata fino alla nausea. Evito se posso i loro ritmi bambineschi fatti di poppate-sonno-pianti-ciucci-rutti per non dire d’altro; la famiglia, i consumi, le nonne, i parenti, i compleanni, i regali. E poi che dire di quel deprecabile-inevitabile narcisismo per cui il loro figlioletto è il centro del mondo. Guarda cos’ha fatto, cos’ha detto, che espressione ha assunto, e la manina, e il piedino, e il ciuffetto, ancora e sempre ci-ci-ci…

Un mio amico philosophe contrapponeva il tempo della storia (dell’impegno, della politica, dell’intelletto, insomma delle cose serie) alla quotidianità. E per rappresentare quest’ultima ebbe a coniare il termine “cosuccismo”. Il concentrato del cosuccismo si trova naturalmente in famiglia, al massimo grado quando ci sono pargoli in giro. Tutto viene trasfigurato/ridotto/piegato alle necessità del quotidiano. La storia esce dalla porta, ed entra il carrello del supermercato ricolmo di pacchi di pannolini. Heideggerianamente si potrebbe parlare di autenticità contro inautenticità.
Quel mio amico così pontificava allegramente, sbevazzando e citando ora la necessità di Spinoza ora la monadologia leibniziana; poi una sigaretta via l’altra con i massimi sistemi galileiani; e infine, prosciugando la bottiglia di whisky di pessima marca, la dialettica engelsiana e il Geist hegeliano.
Viva la storia, a morte il quotidiano.
Poi, qualche anno dopo, si ritrovò a scaldar pappe e cambiar patelli anche lui – in verità più la moglie che lui.
La ruota del destino stava compiendo il suo sardonico giro.
Ma io, che di figli non ne ho né intendo averne, ne raccolgo volentieri il testimone.
E da oggi mi proclamo profeta e vate di un neo-anticosuccismo.

p.s. Non me ne vogliano i miei amici neogenitori (che pure non sono così rincoglioniti come li ho tratteggiati sopra). E stiano pur certi che per avere i “chiari” qualche volta mi sorbirò volentieri anche gli “scuri”…

foto di ZiLiv

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37 Risposte to “COSUCCISMO”

  1. Sherasade Says:

    {Quel mio amico così pontificava allegramente, sbevazzando e citando ora la necessità di Spinoza ora la monadologia leibniziana; poi una sigaretta via l’altra con i massimi sistemi galileiani; e infine, prosciugando la bottiglia di whisky di pessima marca, la dialettica engelsiana e il Geist hegeliano.
    Viva la storia, a morte il quotidiano.
    Poi, qualche anno dopo, si ritrovò a scaldar pappe e cambiar patelli anche lui – in verità più la moglie che lui.}
    Mi suona familiare, non starai parlando di qualcuno che conosco?
    Un bacio.

  2. Ares Says:

    ARES

    Io per i bambini sono come un fiore per le api..

    ..eppure non faccio nulla per piacere loro.. anzi quando entro in una casa dove ci sono bambini piccoli.. ho una naturale predisposizione ad ignorarli.. e a parte i convenevoli del caso, appena entrato cerco sempre di star loro lontano.. se posso non li guardo neanche,questo per evitare di essere la loro vittima preferita; odio qull’odore di pannolino che si portano addosso.. mal celato dai kili di borotalco che le mamme gli riversano addosso…
    ..eppure loro sono sempre li, che mi ronzano intorno, io non sorrido loro.. mai(non sia mai che equivocassero); mai mi chino su di loro con la classica faccia da ebete che fanno gli adulti quando vezzeggiano un bambino…… eppure loro sono li che mi guardano e studiano il dafarsi…mi puntano…neanche fossi un omogenizzato…
    .. si avvicinano lentamente… increduli di non essere completamente al centro dell’attenzione.. la mossa successiva, di solito, e’ qualla di regalarmi uno dei loro giochi sbausciati, che io cerco di prendere con due dita e riporre il piu’ lontano possibile… a volte do loro delle piccole spintarelle per allontanarli da me…. niente… la mia e’ una condanna… si appiccicano, si strusciano…aspettano che io mi sieda per arampicarsi sulle mia bambe…arrivano presto alle mie orecchie e cominciano a stropicciarmele come se fossero di pongo.. poi attratti dai capelli, con le loro mani insalivate cominciano a toccarmeli e tirarmeli.. odio quando i genitori dicono:

    “non fa mai così, anzi normalmente e’ diffidente e fa il timidone”;

    ..bene sopprimetelo allora!! .. volete che cresca così?.. senza alcun rispetto per lo spazio individuale altrui!

  3. mario Says:

    Forse tutti quei ci,ci,ci tengono il posto di insegnamenti più importanti e più impegnatici. In quelle testoline esistono il doppio delle cellule che popolano i nostri crani e che aspettano soltanto di essere stimolate onde non morire troppo presto. Che sò,forse leggendogli qualche pagina di inglese o di francese o sia mai dell’oscuro Dante,giocando magari con quelle loro manine rapaci e per sommo sforzo e non curanza giocare alla matematica con dei birilli…Non si sa mai,potrebbe essere che li aiutiamo a gettare basi più solide per il loro futuro (oggi grandemente incerto). Se poi tra una cacatina e l’altra,tra un cambio puzzolente di pannolino e l’altro avessimo l’avventura di far ascoltare per sbaglio un pò di buona musica,hai visto mai che…Certo la vita oggigiorno è dura,la Fantasia difetta ma ripeto non si sa mai…

  4. Milena Says:

    Non so … a me i bambini piacciono molto, mi piace il loro profumo, la loro cacca non mi fa orrore.
    E’ vero che ormai non ho più l’incombenza di doverli accudire, non sono più “i miei figli”, sono figli di altri genitori, e a me rimane – quando capita, anche se non capita tanto spesso – soltanto il piacere di godermeli in pace. E qualche volta è puro piacere. E quando mi capita dopo tanto tempo di vedere un bimbo appena nato, mi commuovo fino alle lacrime. Non mi trattengo, non me ne frega niente. Piango se ho voglia di piangere, quando ho voglia di ridere rido. Mi siedo per terra, mi metto al loro livello e gioco con loro. Una ventata d’aria fresca a questa serietà adulta irrigidita che misura ogni minuto cosa è bene o male, giusto sbagliato, chiaro scuro. Essere come i bambini è come uscire dal tempo e, magari non tutti i giorni, ma almeno nei giorni di festa è bello poterlo fare. E se non lo sappiamo più fare, ecco che loro ce lo possono insegnare. Un gridolino di gioia di un bambino vale più di tutti i libri del mondo. Tanto, già domani bisognerà ricominciare a lavorare.
    Ciò che però è davvero indicibile, è il dolore dei bambini. Impossibile da sopportare

  5. md Says:

    @Sherasade: eh eh, non credere però che fosse l’unico a pontificare e a fare certi discorsi; anch’io ho pontificato e asciugato bottiglie a suo tempo… come dire, chi non ha peccato scagli la prima pietra… bacio anche a te!
    @Milena: di fatti, non sono i bambini a terrorizzarmi, ma le loro famiglie…
    E comunque proprio ieri non ho mancato di fare “ci-ci-ci” anch’io al piccolo Spinoza…

  6. Milena Says:

    ci-ci-ci al piccolo Spinoza? e chi è il piccolo Spinoza?

  7. lealidellafarfalla Says:

    Asciugare bottiglie? Ditemi dove…

  8. Ares Says:

    ARES

    Questo post sta’ diventando il ritrovo per l’anonima alcolisti…. come ci siamo arrivati dal “COSUCCISMO” ??

  9. Ares Says:

    Ares

    Ci..ci..ci bimbo
    bimbino nel vasino
    botti di vino

  10. md Says:

    Il piccolo Spinoza è Matteo, il figlio del mio amico Marco, ingegnere-filosofo con cui da anni discuto, tra l’altro, di Severino.
    @leali: non ho più l’età per asciugar bottiglie (certamente non di whisky), ma al buon vino faccio ancora onore, e comunque ho ricordo delle più belle e accese discussioni filosofiche durante cene e bevute interminabili

    Qualcuno fermi Ares Basho…

  11. ro_buk Says:

    Qualche tempo fa tv e i giornali hanno dato la notizia di una bambina americana cha a 17 mesi già sapeva leggere. Ho immediatamente pensato…che tristezza.
    Anche a me fanno schifo i ci ci ci e affini. Quindi opto per dei ben più intelligenti auauuuuuu arrrrrg proooooot.
    E poi però Alice,mia figlia,anzi nostra figlia,mia e di Tiziana,ascolta anche i sonic youth(Mario sa di cosa parlo),Nick Cave o De Andrè.Sono convinto che più che i miei proooooot saranno i condizionamenti che riceverà che faranno di lei la bambina,donna che verrà.
    E poi,come comunicare con i bambini se non con dei versi?
    Le pappe? un inevitabile momento di scambio,un modo per conoscersi,per comunicare,per scoprire attraverso piccoli cambiamenti nei gesti la crescita di mia figlia.
    Quel che anch’io digerisco a stento sono le feste in famiglia,i compleanni,i ragali inutili che i bambini piccoli non possono capire…
    Ma questa è un’altra storia,una storia che assai poco riguarda l’essere genitori…
    Ciao a tutti!!

  12. mario Says:

    a ro_buk–Non devi comunicare,devi solo versare,semplicemente…

  13. md Says:

    @mario: ???

  14. mario Says:

    Comunicare con un bimbo di pochi mesi o al massimo di tre anni,per molti qualcuno di più,ritengo sia insensato. In linea teorica è come se fosse un contenitore. Egli stesso immette in se tramite i suoi sensi una marea di sensazioni che gli concretizzano il mondo che lo circonda. Se noi lo aiutiamo inserendo in lui delle cose che escono dai parametri usuali che lui conosce,egli comunque li recepisce,secondo un sistema che ancora oggi non si riesce a comprendere nonostante le ricerche fatte. I risultati però che si ottengono sono eclatanti e spingono i pedagoghi a percorrere questa strada. Io stesso ho avuto esperienze dirette di questi risultati. Ecco perchè della mia frase in risposta a quella di
    ro_buk “E poi come comunicare con i bambini se non con dei versi”,che tra lo altro faceva seguito a un mio precedente commento.

  15. Ares Says:

    Aaaaares

    versare?!…ahahahhahahahha

  16. mario Says:

    a Ares–Ridere fa bene all’anima.

  17. ro_buk Says:

    Mario,ti assicuro che Alice comunica eccome. Comunica il suo disagio ad esempio,piangendo.
    Quando ha fame piange,quando non la guardiamo da un pò emette dei versi che sono urla,quando vuole dormire si lamenta.Risponde addirittura ai nostri prooot e arrrrg!
    Mi farebbe tristezza pensare ad un rapporto muto dal primo giorno ai tre anni di vita.La nostra pediatra d’altra parte ci ha detto che con Alice bisogna parlare il più possibile.Che la nostra pediatra sia pazza?
    Poi è chiaro che il nostro comunicare non segue una logica ben precisa.Ma che non ci sia uno scambio è un assurdo.E se c’è uno scambio c’è comunicazione!
    E poi,rispetto a quello che tu dici sul versare non riesco a darti torto,il versare però è per forza casuale,Alice ascolta quel che noi ascoltiamo,ascolta quel che noi diciamo,segue i nostri ritmi,vede quel che noi vediamo…ieri ad esempio ha emesso dei uaauuu e ngheee davanti alle foto giganti di Richard Avedon,esattamente come se fossero delle porsone,esattamente come fa quando si trova davanti a delle persone reali.Ieri ha assorbito qualcosa,questo è sicuro,ma che effetto avrà sulla sua persona è ancora tutto da stabilire.

    Basterebbe riflettere su una cosa,io,noi e voi siamo quel che siamo non ostante i ci,ci,ci!

  18. Ares Says:

    Ares

    Se io avessi un figlio o una figlia piccoli… credo che quotidianamente mi siederei difronte a lui/lei (per 15 /20 minuti).. e comincerei a parlare di tutto cio’ che e’ importane sapere del mondo.. gli/le parlerei di tutto .. di quanto sia meraviglioso e crudele; lo farei in toni solenni, utilizzando anche vocaboli complessi ed inusuali.. e palerei con trasporto emotivo.. come se fosse un adulto ingrado di capire.. e ogni tanto le /gli chiederei se ha capito ..

    .. in modo tale.. da avere il tempo, quando sara’ piu’ grande, di ascoltarla/lo ..senza dover perdere tempo a parlargli del mondo..e darle/gli inutili consigli.

    Se un giorno dovvesse sbagliare.. o non tener conto di cio’ che le ho detto.. potrei sempre dire.. te l’avevo detto!.. non mi ascolti mai quando ti parlo!..

  19. mario Says:

    a Ares…..come al solito…Grazie

  20. Azira Says:

    Scusate il ritardo, tutti, ma se avessi saputo che l’argomento era così stimolante sarei intervenuta prima…
    C’è qualcosa di affascinante nei discorsi a proposito dei figli. Qualcosa di affascinante e di orribile, che in entrambi i casi agisce come un acido e scioglie le parole appena pronunciate. Prima di tutto, l’impressione sotterranea che sia come una specie di malattia incurabile: prima non avevi figli, adesso sì. E te li terrai tutta la vita (è questo è l’orribile). E poi l’affascinante, la stupefacente esperienza di guardare dentro quel pozzo senza fine fatto di amore smisurato, sdilinquimento, responsabilità inaudita, cambiamento totale, ineluttabile, eterno della tua vita e del rapporto con essa.
    Esagero? Sicuramente sì, sono una mamma terrona! E questo è il nocciolo duro dell’esperienza della maternità, anche se a ben vedere è un vecchio cliché.
    Ma mi incuriosisco sempre del perché certi cliché siano così fieramente radicati, monolitici, e sia impossibile evitarli quando si comincia un ragionamento.
    Se il cosuccismo raccoglie degnamente tutto il cliché del figliame, la domanda è: comè mai dalla nascita del pensiero non c’è mai stata alternativa a parlare ai figli in termini di ci-ci-ci? Che ci sia una tremenda verità dietro – il ‘lezioso’ è il grado zero del linguaggio dell’essere umano? E quindi anche il linguaggio-pensiero ha un grado zero da cui è impossibile prescindere?

    Azira

    P.S. Dubito che un neonato comprenda le cosa importanti della vita narrate con proprietà di linguaggio da suo padre, ma dubito anche che le sappia il padre :-))) soprattutto se non cambia i patelli e non gli fa il solletico sulla pancia belando come uno scimunito ‘Ticchi Ticchi Ticchi ecco la formichina’…

  21. md Says:

    @Azira: molto interessante quello che dici a proposito del “grado zero” del linguaggio. In effetti prima ancora di essere “concetto” e “astrazione” il linguaggio è gesto, voce, corpo – urla e grida, ma anche gridi, e sussurri, e bocche che masticano, e labbra arricciate, e sputi, e baci schioccati, ecc. ecc.

  22. Milena Says:

    Ma il “grado zero” del linguaggio è anche quando uno non ti risponde proprio. Anzi, quello è lo “zero assoluto”. Forse soltanto perché è convinto che chi gli rivolge la parola valga anche di meno.
    Alla faccia di tutte le belle parole e sentimenti umanitari che è solito esprimere per chichessia

  23. md Says:

    @Milena: parli di qualcosa o di qualcuno in particolare? perché non vedo proprio il nesso con l’intervento predecente…

  24. Milena Says:

    bè, allora prova ad immaginare …
    perchè stupido non ti credo proprio …

  25. md Says:

    e invece no, sono molto stupido, perché se è vero che un tempo si sosteneva che il pubblico è privato, e a ragione, perché è proprio vero che siamo fatti tutti quanti delle stesse cose, che quel che siamo è socialmente determinato, che il nostro piccolo e miserrimo “io” è solo il pallido riflesso di un ben più corposo “noi”, è anche vero che tanto quell’io quanto quel noi sono tra le altre cose fatti di fango, piccinerie e, appunto, cosuccismo… questo per dire che si può discutere di tutto, si può “piazzare” e “pubblicare” quello che si vuole, ma che si dovrebbe sempre avere l’accortezza e la sapienza di saper distinguere tra una sfera (il politico, il sociale, la maschera che si decide di indossare) e l’altra (l’intimo, il pudore, quel che si decide di tenere per sé). E bada che non c’entra niente con l’ipocrisia (questa è roba che lascio alla “vecchia piccola borghesia”… a proposito di classi). Bisogna stare ben attenti a non fare confusione e a non incorrere in abbagli comunicativi: questo spazio è e rimane una piazza virtuale di discussione e io qui sto come espressione di scrittura e di pensiero. Punto e basta. Altre relazioni hanno luogo in altri ambiti e con altre modalità, e ne restano inevitabilmente separati. Altrimenti si rischia di scivolare nel ridicolo.
    E, per quanto mi riguarda, la schermaglia finisce qui.

  26. Milena Says:

    Ollallà … ma allora sono molto più stupida io, perché ora non riesco a capire cosa abbia scatenato la tua ira, e se per caso ti sei riconosciuto in qualche mia affermazione, me ne dispiaccio, ma temo che tu abbia fatto tutto da solo. Che infatti non credo davvero di meritarmi questa tirata. Ed inoltre, se volevi preservare la sfera privata, potevi tu stesso decidere di comunicare con me privatamente, invece di …
    Ma forse ti fa bene arrabbiarti un pochetto, e non preoccuparti, che a me non tocca proprio …
    Anzi, ti ringrazio per la gentilezza e cortesia dimostrata.

  27. Milena Says:

    Però sono anche un po’ dispiaciuta per questo svilimento dell’io individuale cui accennavi, perchè, non so te, ma del mio (IO) non ho alcun dubbio, è un meraviglioso uccello di fuoco
    non ha bisogno di nessunissima maschera per mettersi in mostra
    ma gli basta essere ciò che è

    My life is brilliant.

    My life is brilliant
    My love is pure.
    I saw an angel.
    Of that I’m sure.

    La la la la la la la la la

  28. Ares Says:

    Ares

    @Azira … hem.. a proposito del tuo P.s….. rileggi quel che ho scritto.. e ti renderai conto che il tuo P.S. .. ne e’ la parafrasi 😉 .

    Grazie per il tuo intervento inteligentissimo…. credo anch’io che i ci-ci-ci e la comunicazione non verbale… siano, soprattutto quest’ultimo, il “grado zero + ” (0+) del linguaggio.

    Concordo anche con lo zero assoluto a cui faceva riferimento Milena.. che e’ di fatto “la non comunicazione”

  29. Ares Says:

    Ares

    Che a suo modo, puo’ essere piu’ elecuente.. di qualsiasi comuncazione pero’…

  30. md Says:

    Sì certo, le parole sono oggetti strani, velano e svelano allo stesso tempo. Ma “physis kryptesthai philei”, la natura ama nascondersi, sentenziava Eraclito. E, parafrasando Calderon de la Barca, la vita (digitale) è sogno…
    E, cara Milena, non credo esista un Io senza maschere (ammesso che l’Io sia un concetto sensato, intendo un concetto dietro cui ci sia effettivamente un oggetto…). Sono più propenso ad immaginare un fascio fittizio di pulsioni, forze ed esperienze molteplici che cerchiamo di comprimere in un’identità. Ma credo comunque che (come l’Essere) sia un molteplice non sintetizzabile, ben lontano dal limitarsi ad essere semplicemente ciò che è.
    Mentre è certo che esista un corpo individuale.

  31. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Parlavate di bambini…. mi devo essere perso qualche puntata :-)))

    Questione maschera, premesso che non ho letto tutti i commenti fino in fondo: credo che ognuno di noi abbia una maschera esteriore verso gli estranei per impedire anche a costoro di invadere la nostra sfera personale. Credo che la maschera diventi negativa se invece è un modo per far credere di essere in un modo diverso da cio che si è realmente anche con altre persone a noi più vicine.

    Scusate se forse sono magari andato fuori tema o, non leggendo proprio tutti i commenti fino in fondo, o frainteso il tema della discussione sulla “maschera”

  32. Ares Says:

    Ares

    ..hem in Italiano non e’ “elocuente” ma “eloquente”….e’ che sto’ studiando lo spagnolo.. e mischio i vocaboli….ufffffff.. sto’ invecchiando male… e i 4 neuroni rimasti non reggono..

  33. Milena Says:

    Ma è proprio la parola “maschera” che non mi sognerei neanche di usare. E’ così lontana dai miei pensieri, dal mio modo di essere e di voler essere. E’ ovvio che talvolta si è costretti ad assumere comportamenti codificati, per esempio se vado ad un funerale non mi metterò a ballare ma mi comporterò secondo le convenienze, come lo esigono il tempo e il luogo, anche se starò pensando che è un’ipocrisia e vorrei essere altrove.
    Ma, al di là dell’io individuale, credo che siano i rapporti umani a creare la realtà, a farla uscire dallo stato di sogno.
    Anzi, credo che siano proprio le dinamiche relazionali ad avere il potere di accrescere, sostenere, incoraggiare i vari io individuali, in modo che possano esprimere il meglio di sé, e comporre tutti (insieme) anche un bellissimo “noi”.
    Oppure, viceversa, annientarli, abbatterli, scoraggiarli, e formare un insieme impazzito come la maionese.
    Ovviamente io preferisco la prima opzione, sia per quanto riguarda me che per quanto riguarda ognuno.
    Essere semplicemente ciò che si è, credo che sia una cosa difficilissima, non per questo non ci provo ogni giorno, ogni istante della mia vita. E quello che sono oggi sarà semplicemente diverso da ciò che sarò domani. E meno male! Sarebbe una noia essere come quegli uomini tutti d’un pezzo, monolitici.
    Ma le maschere no …. non le avevo considerate ….

  34. md Says:

    Il latino “persona” viene dall’etrusco “phersu”, che significa “maschera”. Ci piaccia o no siamo maschere, nel senso di volti cangianti esposti all’altro, ora in un modo ora in un altro. E anche l’altro è cangiante in relazione a noi (certo, la relazione è l’elemento centrale). Grave sarebbe se fossimo solo maschere neutre – e di fatti l’esperienza delle “maschere neutre” nel laboratorio teatrale cui partecipai due anni fa, mi fece una certa impressione, direi anzi che fu piuttosto inquietante – ma forse su questo Ares ci saprebbe dire di più…

  35. Ares Says:

    Ares

    La “maschera neutra”(in Italia) e’ una definizione che raccoglie tutti quegli esercizi
    teatrali che prevedono l’uso di una maschera intera, bianca e senza espressione.. neutra appunto.

    La maschera neutra viene usata come valido strumento per approfondire l’espressione corporea: nella vita quotidiana, siamo soliti privilegiare la mimica facciale per esprimere emozioni e sensazioni. Quando siamo chiamati a fare esercizi teatrali, la tendenza è quella di ricalcare questa abitudine esagerandola(soprattutto in Italia); in realtà è però tutto il corpo ad esprimersi, dalla testa ai piedi.
    Indossando una maschera inespressiva, ci priviamo di quel mezzo di comunicazione privilegiato, e fondamentalmente più facile da usare, che è l’espressione del volto e siamo quindi costretti a prestare maggiore attenzione al resto del corpo come veicolo di comunicazione.
    Solitamente quando si utilizza la maschera neutra è escluso l’utilizzo della voce.

    La maschera ha inoltre una funzione protettiva che ci aiuta a superare le inibizioni di fronte ai compagni di lavoro e favorisce la spontaneità.

    La maschera neura e’ una tecnica importata dall’oriente.. e quando e’ giunta in Italia la sua funzione si e’ un po modificata e banalizzata..e ci si e’ un po’ dimenticati che la maschera neutra in oriente e’ un indispensabile ausilio che consente agli attori di “costruire” un personaggio “destrutturando” se stessi.

    La maschera neutra e’ utilizzata in oriente dal teatro no e kabuki..che sono le due forme teatrali piu’ note ed antiche che si rifanno, ancora oggi, alla tradizione seicentesca che ne ha visto i natali. I personaggi del teatro no e kabuchi sono personaggi codificati da secoli.. sempre uguali a se stessi.. ogni attore dedica la propria vita professionale al ruolo e il ruolo viene tramandato da padre a figlio.. e la maschera neutra e’ un utile ausilio che ha la funzione di neutralizzare le 1000 maschere cangianti dell’individuo.. per privilegiarne una sola.. quella del ruolo.

  36. Walter Says:

    Ti stimo Mario per i tuoi post… ma non condivido l’essenza di quanto hai scritto… ”io che figli non ne ho e non intendo averne” ecco che ti sei dato la risposta… i ci ci i vezzeggiativi.. li puoi capire solo quando ti trovi di fronte al figlio.. generato insieme alla tua compagna, moglie o fidanzata che sia… non ci vedo una forma di rimbecillimento, ma una forma di stupore che di fronte a uno sguardo intriso di un ”tutto” primigenio non si manifesta a parole nel genitore… anzi credo che il ”ci ci ci” sia una spontanea forma di reciprocità tra bambino e genitore e non una forma di rinconglionimento come tu scrivi.. non essere genitore.. e non avere l’intenzione di averne, di figli, ti fa sostenere questa una forma non comprensibile e credo che non si possa ”tacciare” questa una forma di rincoglionimento” da puro osservatore esterno… sopratuttto in una relazione cosi originaria come quella tra bambino e genitore… cordialmente

    Walter

  37. md Says:

    @Walter: forse ti è sfuggito il lato ironico del post, oltre al fatto che parlo di “chiaroscuri”.
    Il “ci ci ci” poi, specie nella modalità del rincoglionimento, viene usato più spesso e volentieri dal parentado e dagli amici, che non dai genitori.
    Spero sempre che prima o poi qualche bimbo un po’ troppo vezzeggiato tiri fuori per tutta risposta un bel pugno dalla culla…
    (e grazie per la stima)

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