IL MORSO DI ZARATHUSTRA

vipera-r.jpg

Leggo da una notizia Ansa dello scorso 19 marzo quanto segue: “Bucarest. Un romeno di 22 anni di Timisoara e’ sopravvissuto al morso di una vipera che si era messo in bocca per fare una bravata. Il giovane si era portato il rettile dalla montagna, adottandolo come animale di compagnia e poi durante una festa con gli amici, dopo qualche bicchierino in piu’, si e’ infilato in bocca la vipera che lo ha morso in gola mentre veniva ingoiata. Portato subito in ospedale lo studente si e’ salvato grazie alla somministrazione rapida dell’antidoto”.

Mi è subito venuta in mente la pagina di Nietzsche del Così parlò Zarathustra intitolata “Del morso della vipera”. Ora, se è difficile immaginare il processo psichico che ha portato il giovanotto rumeno ad infilarsi in bocca la sua vipera di compagnia, riuscire a penetrare nella mente del filosofo con il martello è un’impresa cento volte più ardua. La vipera che morde la gola a Zarathustra e che si preoccupa per l’effetto letale del suo veleno, si sente impassibilmente rispondere di non preoccuparsi affatto, perché “Quando mai è morto un drago per il veleno di un serpente?”. Non solo: Zarathustra la invita a riprendersi il suo veleno, povera vipera, lei che non è affatto ricca. Ma, chiedono i suoi discepoli, qual è il significato, la “morale”, di questa storia? Il punto, naturalmente, è un altro, e cioè se c’è più una morale sulla terra. Se non è forse il caso di mettersi a maledire, e colpire più forte, a sputare più veleno, a farsi draghi con pelli impenetrabili e bocche di fuoco ancor più devastanti.
La chiusa del passo è ancora più misteriosa e impenetrabile, come ci viene peraltro suggerito dalla metafora utilizzata: l’eremita-drago “è come un pozzo profondo. E’ facile gettarvi dentro un sasso; ma una volta che il sasso abbia toccato il fondo, chi vorrà ripescarlo? Guardatevi dall’offendere l’eremita! Ma se l’avete fatto, allora uccidetelo anche!”.
Siate, cioè, più drago di lui?

(A proposito: che fine avrà fatto la povera vipera rumena strappata alle sue amate montagne?)

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19 Risposte to “IL MORSO DI ZARATHUSTRA”

  1. Ares Says:

    Ares

    Nella tradizione classica il serpente e’ segno di rivolta contro il Dio: nell’ambito della tradizione mitica greca due rettili nati dal sangue dei Titani si ribellano a Zeus;
    altri due serpenti li vediamo addirittura artefici del tentativo di uccidere un altro dio, quale era Ercole: provarono a soffocarlo dentro la culla.

  2. Ares Says:

    Ares

    .. a dire il vero l’affermazione di Zarathustra .. mi ha evocato un immagine bibblica.. recentemente festeggiata..

  3. Ares Says:

    Ares

    Comunque secondo me, non si puo’ capre l’ultima affermazione di Zarathustra(del Drago e del pozzo) senza aver chiaro il significato delle affermazioni che la precedono:

    [..]Zarathustra, una volta, narrò ciò ai suqi discepoli, questi gli chiesero: “E quale, o Zarathustra, è la morale di codesto racconto?” Zarathustra così rispose:
    “I buoni e i giusti mi chiamano l’annullatore della morale: il mio racconto è immorale.
    Ma se voi avete un nemico, non rendetegli bene per male: ciò lo farebbe vergognare. Bensì dimostrategli che egli vi ha fatto qualcosa di bene.
    E piuttosto andate in collera con qualcuno, che farlo vergognare! E e qualcuno vi inveisce contro, a me non piace affatto che voi vogliate benedire. Meglio che inveiate un po’ anche voi!
    E se vi hanno fatto un grosso torto, subito ricambiatelo con cinque piccoli! È terribile lo spettacolo di colui che, tutto solo, è oppresso dall’ingiustizia.
    Sapevate già questo? Un’ingiustizia condivisa è come una mezza giustizia. Prenda su di sé l’ingiustizia colui che può sopportarla!
    Una piccola vendetta è più sopportabile che nessuna vendetta. E se il castigo non è anche un diritto e un onore per il trasgressore, io non so che farmene dei vostri castighi.
    È più nobile darsi torto che darsi ragione, particolarmente quando si ha ragione. Però, per far questo, bisogna essere molto ricchi.
    Io non voglio la vostra frigida giustizia; dietro l’occhio dei vostri giudici, io intravedo sempre il boia e la sua fredda mannaia.
    Dite, dove si trova la giustizia che sia amore con occhi aperti?
    Inventatemi dunque l’amore che sopporti non solo ogni punizione, ma anche ogni colpa!
    Inventatemi dunque la giustizia che assolva tutti, tranne il giudice!
    Volete ascoltare anche questa? In colui che vuole essere giusto fin nel profondo, anche la bugia diviene gentilezza verso gli uomini.
    Ma come potrei io essere giusto fin nel profondo?
    Come posso io dare a ciascuno il suo? Mi basti questo: io do a ciascuno il mio.
    Infine, fratelli miei, guardatevi dal far torto agli eremiti. Come può un eremita dimenticare? Come può contraccambiare?
    Un eremita è come un profondo pozzo. È facile gettarvi dentro una pietra; ma, quando questa è arrivata al fondo, dite, chi mai potrebbe riportarla fuori?
    Guardatevi, dall’offendere l’eremita! Ma se l’avete fatto, allora abbiate anche il coraggio di ucciderlo!”

    Così parlò Zarathustra.

    … non so se e’ normale, ma a me l’ultima affermazione evoca un immagine bibblica..

  4. Milena Says:

    Davvero inquietante questa storia.
    Ho letto il post ieri sera tardi, prima di andare a coricarmi; quindi ho trascorso una notte agitata e mi sono svegliata piangendo. Non so di certo se è stato il post con l’immagine della vipera, o due ovetti di cioccolato Lind … o forse entrambi: vipera e cioccolato, miscela conturbante.
    Ora, se difficile immaginare il processo psichico del giovane rumeno, e impresa cento volte più ardua penetrare la mente di Nietzsche (se proprio vogliamo farlo) per lo meno mi piacerebbe sapere da md cosa l’ha spinto a riprendere questa storia. E poichè trovo questo post piuttosto ermetico e non riesco ancora a capirlo, chissà se md ha voglia di raccontarcelo, allegare qualche altro indizio, spiegazione …

  5. Milena Says:

    Nel frattempo ho trovato il “Così parlo Zarathustra”, qui:
    http://www.rodoni.ch/busoni/nietzsche/zarath1.html

    E mi sono ricordata che in un altro episodio, “La visione e l’enigma”, Zarathustra scorge un pastore agonizzante, soffocato da una serpe nera che gli è entrata in bocca durante il sonno, cerca di strapparla via e non riuscendoci lo esorta a morderne la testa. Il pastore segue il consiglio, sputa il pezzo e balza in piedi salvo e ridente.

    “Vidi un giovane pastore che si torceva, soffocava, si contraeva convulsamente, stravolto, ed una lunga serpe nera gli pendeva dalla bocca.
    Ho mai visto tanto ribrezzo e livido orrore su un volto? Forse dormiva? Poi il serpente gli si introdusse nelle fauci e vi si attaccò forte coi denti.
    Tirai forte allora il serpente con la mano: invano! essa non riuscì a strappare il serpente dalla gola’. Allora gridai: ‘Mordi! Mordi!
    Staccagli la testa! Mordi!’ Così gridava in me il mio orrore, il mio odio, il mio ribrezzo, la mia pietà, tutto il mio bene e tutto il mio male gridavano in un sol grido in me.
    Voi, arditi, intorno a me! Voi cercatori, tentatori, e chi di voi si imbarcò sul mare inesplorato con vele astute! voi appassionati di enigmi!
    Scioglietemi dunque l’enigma, che io allora vidi, spiegatemi dunque la più solitaria visione!
    Poiché fu una visione e una previsione: che cosa vidi allora in simbolo? E chi è colui che deve ancora venire?
    Chi è il pastore, nelle cui fauci penetrò il serpente? Chi è l’uomo a cui penetrò nelle fauci tutto ciò che è più pesante e più nero?
    Ma il pastore morse, come gli consigliò il mio grido; morse con saldo morso! Sputò lontano da sé la testa del serpente: e si alzò d’un balzo.
    Non più pastore, non più uomo: un trasfigurato, un illuminato, che rideva! Mai sulla terra un uomo ha ancora riso come lui!
    O fratelli miei, io ho udito un riso che non era un riso d’uomo; e ora mi divora una sete, un desiderio che mai non si estingue.
    Il mio desiderio di quel riso mi divora: oh, come sopporterò di vivere ancora! E come potrei sopportare di morire ora?”
    Così parlò Zarathustra.”

    “Il serpente in primo luogo è simbolo dionisiaco della vita che porta in sé la morte. Il pastore simboleggia la malattia storica dell’uomo moderno, indebolito dal pessimismo e dal dubbio.
    La metamorfosi del malato riguarda la sua interiorità, non gli avvenimenti della società o il tempo storico.Il pastore viene risvegliato dal veleno a un tempo balsamico e mortifero. Chi l’assapora e lo supera ne è immunizzato, passa per una morte alchemica e purificatrice.
    L’incontro con il serpente trasforma il pastore in senso opposto a quello di Adamo, lo porta al di là del bene e del male e gli fa ritrovare il gusto di vivere nell’esposizione rischiosa rivelandogli la perennità della natura attraverso la morte individuale. Rinascita della vita ritrovata e accolta così com’è dopo l’esperienza del disgusto e del pericolo, ritorno a qualcosa che non è differente da prima ma ora è amato perché lo si vuole ancora e per sempre.”

    Ho tratto la precedente interpretazione qui:
    http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010707h.htm

  6. Ares Says:

    Ares

    Secondo me c’e’ tutto quel che serve….. che bello fare il primo della classe ogni tanto!! 🙂

    .. anche un po’ il lecchino!.. ihiihihhi

  7. Ares Says:

    Ares

    …mmmm.. pero’… mi chiedo puo’ essere utile citare un altro episodio … per comprendere il primo?… a questo punto riproduciamo l’intera opera…. e cominciamo dal principio…..

    MilenaaaAAAAA….. se md ha citato quell’episodio e’ su quel perno che i discorsi devono ruotare..

    ..devi fare sempre la prima della classe.. ufffff

  8. mario Says:

    permettetemi una dissacrazione.Erano ambedue ubriachi o quantomeno il secondo soffriva di adenoidi.
    detto questo e entrando nel vivo mi piace più commentare la seconda parte dell’espresso di md,”se c’è più una morale sulla terra”.
    C’è e come se c’è! Le leggi sempiterne che governano la società degli uomini non possono essere scalfite da torme di malnati,essi possono solo far soffrire e ironia della loro sorte far maggiormente crescere in virtù la società che esse tendono a distruggere. E’ evidente che l’offesa reiterata tende ad alimentare lo sdegno che turba le genti e che sfocia nel” bellum”. Si potrebbero fare osservazioni sui finali di queste galliche imprese ma mi accontento di definire la parte teorica. Attenzione all’eremita,fustigatore di malsane genti,non può ritirarsi nel deserto dopo aver lamentato il malcostume che lo offende,deve a sua volta combattere…,in prima linea,onde non innescare a fine lotta il rivissuto dei nuovi furbi. Sarebbe infatti il perpetrarsi del destino di Sisifo e sinceramente dovessi partecipare a questa “Cruenta”,vorrei proprio che fosse l’ultima.

  9. Milena Says:

    @Ares
    Sì sì, md ha citato quell’episodio e non un altro. Soltanto che a me quell’episodio non piace, non l’ho capito o non lo voglio capire. Così che, invece di fare la prima della classe – come dici sempre, Ares (e che barba!) – mi diverto a mescolare un po’ le carte. Confusioneeee … Confusioooneee …
    Che poi, insomma, non è che dobbiamo prendere tutto quello che ha scritto Nietzsche come vangelo. Prendi per esempio l’episodio precedente, “Delle donnette vecchie e giovani”, quando alla fine fa dire alla donna vecchia una “verità”, con la frase “Vai dalle donne? Non dimenticare la frusta!”. Bè, insomma, allora io dico “e grazie tante!”.

    E’ vero che dovrei leggermi tutto il testo, cosa che non ho ancora fatto, prima di esprimere un parere che possa essere preso in considerazione, ma così, a primo acchito, ho l’impressione che tutta la questione di “andare al di là del bene e del male”, per Nietzsche (come per la maggior parte dei filosofi a partire dall’antica grecia, e via via tutti quelli a seguire ecc. ecc) sia una faccenda che possa interessare unicamente gli uomini. Che, di fatti, le donne sono “naturalmente” escluse. Che le donne sono al servizio degli uomini e, casomai, possono giusto aspirare a partorire il Superuomo! ecc. ecc.
    Ma per fortuna il tempo passa e queste posizioni sembrano abbondantemente superate. O no?

  10. mario Says:

    Dimenticai—La vipera sarà sicuramente stata uccisa e qui si propone la situazione attuale. La malnata gente che ha offeso (togliendo la vipera all’ordine naturale) patisce sì la giusta reazione,ma ne rimane in vita (per colpa dei probi che gli forniscono l’antidoto), lei muore. Tempo verrà che tutto questo verrà drizzato.
    Per il momento patiamo in attesa che la nostra moneta valga il giusto castigo.

  11. Milena Says:

    @mario
    … “malnata gente”? … “castigo”? ….
    … ora ci capisco ancora meno …
    … ho “naturalmente” difficoltà a sintonizzarmi con queste parole …

  12. md Says:

    A proposito di ortopedia dei “probi”, di “ordine naturale” e di “drizzare” (una terminologia che mi è del tutto aliena), proprio oggi ho parlato per mezz’ora ai miei ragazzini di quinta elementare del concetto di “sbilenco”, e per fortuna la cosa li ha molto intrigati e divertiti, e magari ne riparlerò in un prossimo post…

  13. Ares Says:

    Ares

    hahahhaha… Mario sei ricascato nel dedalo linguistico.. per un certo periodo sei stato perfetto…ora mi caschi sui “probi” ?? ;-)..

    .. Milena io comunque ho capito quel che ha detto Mario..

    .. forse perchè erano solo poche righe ? 😦

  14. lealidellafarfalla Says:

    Il mio gatto lo scorso anno portò davanti casa un serpente morto. Questo fu uno dei motivi per cui il gatto era considerato sacro nell’antico Egitto: non temeva i serpenti. Chissà i draghi?

  15. mario Says:

    a Ares–Quando certe cose mi fanno molto INC..mi vengono fuori naturalmente simili parolacce. Ognuno reagisce come può,”Dio è per tutti”.Stiamo a vedere.

  16. Milena Says:

    “l’eremita-drago “è come un pozzo profondo. E’ facile gettarvi dentro un sasso; ma una volta che il sasso abbia toccato il fondo, chi vorrà ripescarlo? Guardatevi dall’offendere l’eremita! Ma se l’avete fatto, allora uccidetelo anche!”.”

    Oso un’interpretazione di questo passo. Per prima cosa mi chiedo cosa sia il pozzo, e se, molto banalmente, non sia il pozzo dei desideri. Che d’altronde, come l’acqua genericamente rappresenta il mondo inconscio, il pozzo è l’acqua profonda e sotterranea delimitata dalle pietre, l’inconscio individuale, risorsa e riserva idrica che va mantenuta limpida chiara ed incontaminata, ma che dev’essere portata in superficie per potersi dissetare. Acqua, principio di tutte le cose …
    Quando qualcuno vi getta un sasso l’acqua immobile viene mossa. Ma a che scopo gettarvi un sasso? Per sapere quanto il pozzo è profondo? Per sapere se vi è ancora acqua, se è vivo? Per sapere se da quel pozzo ci si potrà dissetare? O per puro capriccio? La qual cosa potrebbe allora davvero offendere l’eremita, o disturbare la sua quiete, magari ferirlo.

    Uccidere l’eremita? E perché mai? E come? Se neppure il morso della vipera ha potuto uccidere l’eremita-drago, per quale motivo dovrebbe sentirsi ferire da un piccolo sasso?
    Ma, se in ogni caso qualcuno vi getta il sasso, ci si chiede come si potrà ripescarlo. Allora io dico che, se quel sasso non è un semplice sasso qualsiasi, se si pensa che valga la pena di andare a ripescarlo, riportarlo fuori, ci si può anche provare. Con pinne … fucile ed occhiali …

  17. Milena Says:

    @Ares:
    Quando dico che non capisco … qualche volta è un eufemismo … per non dover dire proprio tutto ciò che penso. E qualche volta è anche meglio non pensare affatto … darsi una tregua … permettersi una vacanza … volare a mente leggera sulle cose … non pensare … lasciarsi andare … planare …

  18. Ares Says:

    Ares

    @Milena .. ah!

  19. greko Says:

    Lo Specchio Rotto

    Soppresso dal destino, amara foglia tra rami in dolore, tra fiamme senza bracieri, uomini scuri di volto! Anime in cerca di Dio, un Dio che divora anime! Qui c’è dio, non c’è il paradiso!

    Erano calate le tenebre quando Zarathustra lasciò i testimoni di geova, si accostò su una spiaggia, ma il freddo l’assalì, cercando legna per accendere un falò, proprio nel cercare legna trovò uno specchio rotto, ammirò la sua lunga barba bianca, il suo volto rugoso, come un bambino che piange a un freddo sconosciuto, prima si accostò e poi si ribellò, si ribellò al suo corpo malato, malato ma non spento!

    Oggi la mia immagine mi è sembrata ubriaca di lutto e di ragione! Ma io a te appartengo, t’appartengo ma non ti conosco!
    Come posso giocare con gli uomini se conosco me stesso?
    Bisogna saper fare balzi di lingua per essere ingannati trionfalmente! Ingannatrice del fato e vuoto di memoria, scottante e ardente raffreddato da un vento del nord!

    Non vi parlo di verità, perché non ho assaporato la verità !
    Oh assaporato l’immagine di uno specchio rotto!
    Il suo riflesso mi ha dato una falsa verità!
    Sputai una verità all’ultimo degli uomini! Sembrava un naufrago impaurito da un’oasi in agguato!

    Quante volte ho cercato appoggi d’animi di plebe della morale in festa!
    Oh fratelli attenti quando la plebe vi fa festa!
    La plebe non ha mai guardato se lo specchio è rotto!
    La plebe ti sa guardare e sa anche giurare!
    Essa non cura la sua immagine! Io sono Zarathustra il medico della plebe della morale! Dove c’è la plebe, la morale è ubriacata di lutto e di ragione!
    Io Zarathustra l’avvocato della plebe, mi chiedo: “ Dov’è la plebe”?
    Oh il mio superuomo ritorna nel duemila ancora malato, oscurato dalla plebe di specchi senza riflessi, essere senza riflessi si diventa onnivori!

    zarathustra il ritorno

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