60 ANNI DI COSTITUZIONE – La lotta di classe, l’eguaglianza, la libertà

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L’espressione “lotta di classe” viene da tempo e da più parti ritenuta ormai desueta. Non se ne capisce bene il perché visto che tanto le lotte quanto le classi non è che siano desuete, anzi. Strano destino questo del rapporto tra i nomi e le cose: ci sono nomi che distorcono cose o cose che non si esauriscono nei nomi, quando non addirittura cose senza nomi o nomi senza cose. Ma non era questo il tema – anche se occorrerà prima o poi tornarci.
“Lotta di classe”: è il significato profondo che Marx dà a quel che accade nella storia: “La storia di ogni società – scrive nel Manifesto del partito comunista – è storia di lotte di classi“.
La parabola di questo concetto dalla metà dell’800 ad oggi è naturalmente legata alla storia del movimento operaio, alle complicate e spesso tragiche vicende del socialismo e del comunismo internazionali (per lo meno dei tentativi fatti), al cosiddetto “tramonto delle ideologie” e all’attuale fase del processo di globalizzazione neoliberista in corso. Tutte vicende che non è certo possibile liquidare in poche battute. In una parola: la lotta di classe e il superamento della società divisa in classi è l’asse attorno a cui la sinistra organizza storicamente la sua identità, il suo senso di esistere. La contraddizione che avvolge tutta la sua storia è proprio quella tra eguaglianza e libertà – che è poi l’opposizione ideologica classica tra socialismo e liberalismo – e non necessariamente, mi pare di poter dire, tra sinistra e destra.
Nella nostra costituzione queste due categorie centrali della storia politica moderna – eguaglianza e libertà – sono ampiamente rappresentate in una serie di articoli del Titolo III della prima parte, quello relativo ai rapporti economici. E non poteva che essere così, tenuto conto del contesto storico, delle forze in campo, ma, ancor più, della visione generale che con la costituzione si va profilando a proposito del significato della convivenza sociale.

Gli articoli dal 41 al 46 e il 53 sono dedicati proprio alla dialettica individuo/società, libertà/uguaglianza – a mio parere il vero nodo di tutta la storia moderna messo in scena chiaramente durante le sue rivoluzioni sociali e politiche, da quella inglese, alla francese fino alla russa. L’Italia non ha avuto una rivoluzione degna di questo nome, che rigenerasse il suo tessuto sociale e che ponesse con forza le questioni della libertà e dell’uguaglianza – ma il processo seguito alla Resistenza e conclusosi con la nascita della Repubblica e della sua Costituzione sono senz’altro da intendersi come un tentativo fatto in quella direzione, una sorta di nuovo inizio.
Ma torniamo ai nostri concetti-chiave e agli articoli citati.
La costituzione garantisce la proprietà privata, ma la sottopone a una serie di vincoli e, soprattutto, la pone in una luce quantomai lontana dagli sviluppi successivi. I termini utilizzati sono in tal senso piuttosto inequivocabili: l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale (art. 41); la proprietà privata è sì riconosciuta, ma devono esserne assicurate la funzione sociale e l’accessibilità a tutti (art. 42, che disciplina anche l’esproprio); vengono poi evocati i concetti di interesse e utilità generale nei settori vitali dei servizi pubblici essenziali o delle fonti energetiche (art. 43); si dice chiaramente che il latifondo deve essere superato a favore di una redistribuzione delle terre e di una maggiore equità sociale (art. 44); viene riconosciuta la funzione sociale della cooperazione mentre se ne raccomanda la promozione (art. 45); addirittura nell’articolo 46 si fa riferimento alla cogestione delle aziende da parte dei lavoratori. Infine l’articolo 53, posto all’interno del titolo IV sui Rapporti politici, stabilisce la solidarietà e progressività fiscale tra i cittadini.
Ora, se dovessimo confrontare l’impianto di questi articoli con l’odierna realtà socioeconomica, avremmo l’impressione di parlare di due mondi lontani anni luce l’uno dall’altro. Non è rimasta praticamente più in piedi una sola virgola del dettato costituzionale. L’elemento sociale e cooperativo del lavoro e dell’attività economica si è del tutto perduto; l’eguaglianza è stata messa in soffitta; la libertà è diventato l’alibi affinché alcuni ceti, fasce, strati (classi?) di cittadini facessero un po’ quel che gli pare – che è poi il significato vero del sedicente popolo delle libertà.
Ma non è che la cosiddetta sinistra, per lo meno la gran parte di essa, sia andata in altre direzioni: quando Walter Veltroni dichiara che la lotta di classe è morta e sepolta, oltre che dire una sciocchezza priva di fondamento – dato che le classi esistono eccome, indipendentemente dai suoi proclami o desiderata – avvalla anche il rovesciamento radicale dei principii socioeconomici su cui si fonda la costituzione. Fa quindi fuori in un colpo solo il motivo di esistere della sinistra e il dettato costituzionale. La svolta veltroniana, che è poi in linea con il nuovo corso dell’ultimo ventennio dopo lo scioglimento del Partito comunista, dichiara la fine del conflitto sociale e la fine della dialettica libertà/eguaglianza, credendo con ciò di superare vecchi schemi ideologici, mentre in realtà è soltanto l’onda lunga (e vuota) dell’ideologia della fine della storia.

Detto questo, quel che la costituzione non poteva certo prevedere è la nuova configurazione del conflitto di classe, delle diseguaglianze e della eventuale dinamica per superarle. Se già tali conflitti non potevano essere letti negli anni cinquanta o sessanta in termini solo nazionali, figuriamoci oggi. Quando si parla di proprietà o di redistribuzione non è certo ai soli confini nazionali che si deve guardare. Di fatto il neoliberismo ha forzato i termini della questione, mettendo radicalmente in crisi il tradizionale rapporto tra ricchezza, produzione e cittadinanza. Faccio soltanto qualche esempio:

-la libertà di circolazione del capitale e la fuga dei grandi patrimoni verso i paradisi fiscali, che come scrive Federico Rampini “aumenta ulteriormente l’oppressione degli Stati sulle prede indifese, i redditi fissi da lavoro dipendente”;

-la manodopera migrante (i cui flussi vengono ipocritamente e contraddittoriamente gestiti da capitalisti rapaci e stati securitari) che comporta la ridefinizione globale delle logiche di sfruttamento;

-la nuova configurazione del rapporto tra proprietà e general intellect: quanto della mente e della produzione intellettuale può essere privatizzato?

-la privatizzazione delle risorse primarie (vedi come esempio su tutti quello dell’acqua);

-una sempre più accentuata polarizzazione delle ricchezze sia all’interno dei singoli stati sia a livello planetario.

E potrei continuare.
Questo per dire che il nodo libertà/eguaglianza, con la sua caratterizzazione conflittuale e di classe, non solo non è un retaggio del passato, ma si è ulteriormente aggravato. Solo che non è più pensabile in termini esclusivamente nazionali. La lotta di classe è oggi più che mai veramente globale. E il suo superamento, che non può che essere un superamento della divisione in classi della società transnazionale e una redistribuzione radicale di risorse e ricchezze, o sarà globale o non sarà.
Come questo possa avvenire, con quali nuovi strumenti politici, ideali e organizzativi, francamente non so dire. Ma è certo che sarà la vera futura scommessa per la sopravvivenza della sinistra, e direi più in generale del concetto stesso di politica. Sono però certo di una cosa: l’eguaglianza e la libertà possono anche provare a convivere, ma i loro confini sono oggi quelli del pianeta.

Art. 41.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

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37 Risposte to “60 ANNI DI COSTITUZIONE – La lotta di classe, l’eguaglianza, la libertà”

  1. Ares Says:

    Ares

    .. bello!!

  2. mario Says:

    Mettiamola in un altro modo.Per assurdo (meglio specificare) se tutti fossimo ciabattini,ci sarebbe “lotta di classe”?

  3. bardo Says:

    bella fotografia!!
    fantastico, Mario riesci a fotografare, senza obbiettivo ma obbiettivamene, con le parole.
    Questi politici, ops, questi neoprimitivi economisti, ops faccendieri al soldo di qualche reazionario, hanno capito che la coscienza di classe gli sarebbe d’intralcio, ed usano la propaganda che è l’arma più micidiale a loro disposizione, e la sua efficacia è direttamente proporzionale a l’ignoranza, per raggiungere i loro scopi.
    Mi chiedo se è nel l’uomo che debba nascere in tempi abbastanza accettabili, il limite ragionevole al possesso di beni o debba essere una legge ancora per molto tempo a…………………………………….

  4. Ares Says:

    Ares

    @Mario …La concezione materialistica della storia implica la concezione che la società è divisa in classi e che gli interessi di queste classi siano fatalmente contrapposti, inconciliabili. Anche questa è una concezione comune a tutta la sinistra di classe, anarchica e non; la lotta che si sviluppa tra i diversi interessi presenti nel corpo sociale, la lotta di classe, non è un’invenzione del marxismo (come pensano alcuni anarchici aclassisti), ma una realtà, la cui coscienza era preesistente ai lavori teorici di Marx ed Engels, anche se questi ultimi ne hanno dato una descrizione coerente e convincente. Come nel caso del materialismo storico, però, anche in questo caso le vie tra marxismo (sarebbe meglio dire marxismi) e il comunismo anarchico si sono presto divise su tre punti fondamentali: le cause della lotta di classe, lo sviluppo della lotta di classe ed il rapporto tra la condizione di classe del proletariato e la coscienza che esso elabora di questa condizione.

    Se fossimo tutti ciabattini,a parte il fatto che e’ una prospettiva irrealizzabile, non ci sarebbe “lotta di classe” … ma “lotta d’interclasse”

  5. mario Says:

    a Ares–Ti ritengo da come tu scrivi,e da come tu intervieni una persona (finalmente) “al di sopra delle righe” e questo tuo commento mi ha fatto un pò trasalire. Purtroppo in questi casi la mia mente imbastisce alla velocità del vento la risposta e vorrebbe trasmetterla con una sola o al massimo con un solo pensiero.Questo ovviamente non è possibile,e quindi non voglio mettere giù con fretta dei pensieri che potrebbero essere fraintesi o troppo forti nei loro contenuti.Mi prendo quindi un attimo di tempo per formularli al meglio.Mi rendo conto che questa non è la cosa più importante al mondo,anzi,ma così,solo per colloquiare,dato che tu come al solito con molta gentilezza mi hai voluto rispondere.

  6. lealidellafarfalla Says:

    bel post Mario, come sempre del resto.
    Prendilo come un commento da pomeriggio di primavera che comincia a far sentire i tepori estivi: il problema non sono le classi, ma gli individui. raggrupparsi in classi può essere visto solo come un tentativo di proteggere in gruppo interessi individuali che non si possono più difendere da soli. Questo può valere sia per la classe operaia che per quella imprenditoriale. L’unica differenza è che gli operai spesso perdono e per questo sono più simpatici. cmq è forse nell’ autocentrismo del singolo uomo che si annidano le cause fondanti di tutte le disuguaglianze.

  7. Ares Says:

    Ares

    Azz… mi sono messo nei guai con Mario … aiuto MilenaaaaAAA ziaaaaaaAAA ?!

  8. mario Says:

    No Milena nooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!

  9. Ares Says:

    Ares

    🙂

  10. md Says:

    @leali: sono d’accordo quando parli di “autocentrismo” del singolo a fondamento delle disuguaglianze (una tesi che, ad esempio, viene sostenuta da Rousseau con il suo concetto di “amor proprio”), però i singoli si ritrovano le “strutture” (e dunque anche le classi) già bell’e pronte: un dilemma sul genere “l’uovo e la gallina”… però, ancora, se si è figli di operai oppure di imprenditori le cose cambiano.
    Tutto questo richiama l’eterna questione del rapporto individuo/società: che cosa sono io in rapporto al collettivo e quanto il collettivo mi pre/sur-determina?
    La costituzione pensa che le differenze di classe vadano in qualche modo sublimate/gestite socialmente: arricchisciti pure, ma non troppo, e comunque ricordati che la tua proprietà e la tua ricchezza hanno un valore e una ricaduta sociale. E per chi, vuoi il caso vuoi il destino, non si arricchisce esiste sempre la possibilità sociale di rifarsi (la scuola di massa, le opportunità, ecc.).
    Solo che io da veterocomunista quale sono non credo al destino e credo poco al caso, per lo meno nelle faccende “di classe”.
    E poi, scusate, ma il ritornello del “si fa fatica ad arrivare a fine mese” cantato ultimamente da cani e porci televisivi (molto ben remunerati), e ripreso dai politicanti d’ogni risma mi fa proprio girare le palle…
    La domanda semmai è: chi e perché (a differenza di qualcun altro che se la spassa allegramente) fa fatica ad arrivare a fine mese?

  11. Milena Says:

    Trovo alquanto improbabile che si possano eliminare le disuguaglianze. La vita è fatta di diversità. Ci saranno sempre ricchi e poveri, alti e bassi, grassi e magri. Eliminare gli estremi di povertà e ricchezza è un lodevole obiettivo, che però non mi sembra che la politica riesca a governare. Anzi, il divario fra ricchi e poveri si fa sempre più aspro. In tutto il mondo.
    “Lotta di classe” è un concetto che ho difficoltà a capire. Non mi sono mai sentita parte di una classe. Però mi è capitato che qualcuno mi abbia gettato in faccia il mio stato di “ricca” come fosse una malattia. “Non potrai mai capire, siamo diversi, perché tu sei ricca e noi siamo poveri”. Ciò che capivo benissimo, però, è che per qualche oscura ragione ero considerata alla stregua di un nemico.
    Ma chi è il nemico?
    Certo è che se uno sta bene, ai soldi può persino non pensarci affatto. Mentre se mancano possono diventare un’ossessione.
    Allora mi chiedo, se esiste, qual è la vera ricchezza. Se possiamo ancora chiamare ricchezza il possesso di oggetti, auto di lusso, orpelli, privilegi, gioielli, cashmire. E se la ricchezza di un paese possa essere misurata con il PIL.
    Non ho le idee chiarissime in questo momento (anche perchè ieri mi sono distorta la colonna mentre praticavo un sarvangasana ), ma ho come l’impressione che molte delle nostre idee avrebbero bisogno di essere letteralmente ribaltate

  12. lealidellafarfalla Says:

    @md
    il ritornello dei media: “si fa fatica a arrivare a fine mese” sembra una presa in giro più che una notizia.
    Le classi sociale i cui si nasce condiziona anche la propria personalità. Chi è economicamente avvantaggiato possiede anche una maggiore sicurezza in se stesso dovuta a una immeritata facilità di riuscire a scapito del merito in ciò che fa. A vivere con poco ci si riesce, ed è secondo me anche una virtù, ma quello che è agghiacciante notare è la remissività, i dubbi paralizzanti, delle persone che hanno di meno che, in questo modo, sperano di potersi affidare ad altri per risolvere i loro problemi. I danni di una disparità sociale accentuata non sono solo nell’accumulo di “roba” ma anche, e forse sopratutto, nel rendere asfittico l’ io unico di ognuno, paralizzando anche ogni possibilità di cambiamento.

  13. Milena Says:

    Imparare a vivere di poco può essere davvero una virtù. (Mister Sony, per esempio, paperon de paperoni nipponico, vive esattamente come uno qualsiasi dei suoi dipendenti in un minuscola appartamento ecc. ). Però, se i soldi mancano proprio e non arrivi a fine mese …. n’to culo la virtù! la dimensione è decisamente “altra”.

  14. Ares Says:

    Ares

    @Milena… quando leali parla di virtu’ … parla della virtu’ di chi riesce ad amministrare quel poco che ha; e sa inoltre gestire la precarieta’ e l’incertezza del divenire in modo virtuoso… parlo anche(e sopratutto) di gestione psicologica della precarieta’ e dell’incertezzante…

    Mister Sony .. vivra’ anche da poveraccio ma non e’ un poveraccio… non ha la difficolta’.. e l’opportunita’.. di sperimentare questo tipo di virtu’

    @leali ….Non sono daccordo!!!!

    Non so chi tu abbia conosciuto nella tua vita.. ma ti assicuro che conosco poveracci di origine umile.. che hanno una sicurezza in se.. invidiabile..e non hanno bisogno d’altro!… hanno solo bisogno di togliersi dalle palle, chi sottrae loro opportunita’ e ricchezza.. approfittando della loro posizione di privilegio.

    Credo invece che proprio la sicurezza in se data dal denaro, sia piu’ caduca ed effimera.

  15. Ares Says:

    Ares

    Non centra nulla!!.. MA a proposito di minoranze e popolazioni non dominanti..
    avete sentIto di quell’atleta che rinuncia ad andare alle olimpiadi di pechino??… non riesco a trovare nessuna notizia a al proposito … IO GLI FAREI UN MONUMENTO !! .. mi pare che sia un calciatore coreano… ma non sono certo MITO..MITO… MEDAGLIA D’ORO AD ONOREM!!!

  16. Milena Says:

    @Ares
    Bè, ma allora non sono soltanto virtuosi, ma dei veri e propri Santi con l’aureola il cilicio e tutto il resto del carlino …. e sicuramente andranno in paradiso …

    Però, aspetta un attimo, mi par di aver sentito avanzare qua o là una proposta interessante … del tipo …. “siete poveri in canna e non riuscite ad arrivare a fine mese?” … suvvia, non preoccupatevi, potete trovar rimedio sposando una donna ricca! O un uomo ricco, s’intende.
    Anzi io farei persino una modifica: che ogni donna ricca sposi almeno dieci uomini poveri, così come ogni uomo ricco sposi almeno dieci donne ricche. Anzi, che le possibilità numerica di convolare sia direttamente proporzionale al reddito pro capite. In questo modo nel corso di poche generazioni s’otterrebbe un’effettiva redistribuzione delle ricchezze …
    (ma è proprio vero che qualcuno ha detto questa c*****a?)

  17. Ares Says:

    Ares

    Si, purtroppo e’ stata detta da un ricco approfittatore.. che probabilmente verrà eletto alle prossime elezioni.

  18. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Le diseguaglianze sono ingiuste. Le differenze no.

    Quello che oggi è ingiusto non è la differenza di denaro tra quello che guadagnano alcuni e quello che intascano altri, ma per il fatto che persone inqualificabili, non qualificate ( e tra i due termini esiste una differenza ontologica chiara) ricoprano posti chiave prendendo un pacco di soldi mentre altri meritevoli fanno la fame.

    Credo che quello che fa rabbia oggi sia vedere che i piloti Alitalia rischiano il licenziamento per colpa di A. Dl inetti ed incompetenti che si sono intascati onorari da brivido

    Credo che se domattina arrivasse un AD capace di risanare davvero la compagnia aerea nazionale (per paradosso ovviamente, dato che oramai non ci sono vie d’uscita temo se non cederla) credo che se prendesse un premio pari al compenso annuo di Totti moltiplicato per 1000 nessuno griderebbe allo scandalo e neanache i piloti alitalia i quali sarebbero ancora al loro post con il loro lavoro.

    Ecco questo a me fa più male, vedere superpagate professioni inutili e soprattutto superpagati in ruoli chiave inetti raccomandati che oltre ad arricchirsi sulle spalle altrui fanno danni gravissimi uccidendo la nostra economia e le nostre risorse

    Cimoli docet. Cimoli al muro!

    Scusa il post un po’ rude LOL!

  19. mario Says:

    daniele…..OK e non aggiungo mi auguro che ti sia sufficente!!

  20. Ares Says:

    Ares

    @Mario OK ?!?!… nel senso: tranquillo abbiamo capito lo sfogo?

    o OK ….mettero’ al muro Cimoli? 😉

  21. mario Says:

    a Ares—Porc…miser..accia! non cercare di tirarmi fuori le parole con le pinze! mi sembra di essere su un ottovolante. Fondamentalmente questo è un luogo pubblico dove sì si può esprimere le proprie idee e i propri pareri,ma fino ad un certo punto. Se tirare fuori la spada servisse a qualcosa,sarei il primo,ma non è così. Per quanto non l’ho mai ritenuto giusto,bruciamo pure la zizzania a fine raccolto,e se fra di essa ci sarà anche un mio piede pazienza,me lo sarò voluto(sempre con le dovute spiegazioni). Per quanto ti riguarda ho già espresso il mio pensiero,e,se dovrà essere,di qui o di là non importa,sarà sicuramente un bel confronto,sicuramente fruttuoso,per entrambi.

  22. Milena Says:

    @mario:
    sai mario, cosa mi manca? sapere che faccia hai, vederti.
    Le parole non possono bastare.
    sono un muro che non si può superare,
    insuperabile persino.

  23. Ares Says:

    Ares

    …hem.. Mario..

    ma, quando avresti espresso il tuo pensiero?…. in qualche decina di post fa??..

    bè.. se non hai nulla da dire oggi.. non voglio forzarti.. posso capire! .. le tue difficoltà..

    .. e’ difficile, si si…. siamo in un periodo di confusione ideologica..

  24. Ares Says:

    Ares

    si.. certo poi lo strumento impone delle regole di comunicazione.. non facili da individuare..

    prenditi tutto il tempo che ti e’ necessario!!

  25. Milena Says:

    la mia regola di comunicazione oggi s’intitola cortese capetta dell’alto monferrato, unico rimedio possibile alla distorsione osteocervicale

  26. Milena Says:

    e va che è un incanto

  27. mario Says:

    a Ares–commento 1° aprile 2oo8 3.30 pm

  28. Ares Says:

    Ares

    ok Mario, allora attendo…. attento alle traslazioni… e dacci dentro…

  29. Ares Says:

    Ares

    @Mario … ma quanto devo attendere?

    daiii.. che mettiamo su una bella discussione.. dai dai.. e’ un po’ che non mi infervoro..

  30. mario Says:

    Guarda che la cosa può essere molto tesa,tesa che tu non sai quanto.Siccome non so ancora come si faccia a mettere gli emoticon in questo contesto(è da poco tempo che uso questo sistema) te li spiego.Diavolo rosso,faccina molto incazzata e non so se ci sono,strali di Zeus a gogò. qualcuno potrebbe rivedere la sua vita,posto il fatto che abbia il senno e le capacità per farlo. Non credo che tu voglia questo e probabilmente non è neanche giusto.

  31. Ares Says:

    Ares

    No, no… ci mancherebbe.. io sono per la non violenza .. anche verbale… credo che si possa fare una discussione “tesa”.. senza necessariamente… “incazzarsi”… io non mi incazzo mai… certo e’ che mi piace far credere di esserlo.. visto che il mezzo lo permette… e non svela il sorriso impenitente che ci sta’ dietro… 🙂

    lezione di faccine.. (queste sono quelle che sono riuscito a scovare):

    🙂 sorriso (si ottiene scrivendo in successione : – ) senza lasciare spazzi)
    😉 occhiolino ( si ottiene scrivendo in successione ; – ) senza lasciare spazi)
    😦 triste o arrabbiato dipende dal tono del testo (si ottiene scrivendo in successione : – ( senza lasciare spazi)
    😎 indagatore o in incognito.. ma anche sdraiato al sole.. sorgnone (si ottiene scrivendo in successione 8 – ) senza lasciare spazzi)

  32. Ares Says:

    Ares

    Per trovarne altre dovrei sperimentare, ma poi md mi accusa di fare spam

    .. provo solo un attimino md :

    ):(
    ):-(
    :-*
    :-O

  33. Ares Says:

    😐

  34. Ares Says:

    Ares

    Ne ho trovato un altro: 😐 espressione neutra attenta .. ma anche “rimango di stucco” (si ottiene scrivendo in successione : – | senza lasciare spazzi)

  35. mario Says:

    a Ares,grazie

  36. francesco Says:

    IO DICO CHE E’ UNA BELLA COSA CHE AVETE FATTO PERCHE’ E’ GIUSTO RICORDARE LE COSE BRUTTE DEL PASSATO PERCHE’ E’ DA QUELLE COSE BRUTTE E DA QUEI ERRORI CHE SI IMPARA E SI FARANNO MENO ERRORI IN FUTURO!!!!!!!!!! BRAVI………………………

  37. md Says:

    Francesco, il futuro siete voi!

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