MILANO DAGLI IRTI COLLI

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La potenza della metafora poetica, fa immaginare ad Alda Merini in una sua bellissima poesia una “Milano dagli irti colli”. Sempre nella stessa poesia la città gran lavoratrice e (così si diceva un tempo) illuminista, viene descritta come “Donna altera e sanguigna / con due mammelle amorose / pronte a sfamare i popoli del mondo”.
Ora, non ho potuto evitare di stabilire una serie di nessi tra questa poesia, la candidatura ad ospitare l’Expo nel 2015, e lo sport più praticato in città di questi tempi, cioè la caccia permanente agli zingari lungo le strade, i cavalcavia e le aree dismesse delle sue periferie deindustrializzate (la grande torta che gli affaristi sono pronti a spartirsi). Ironia della sorte, il tema dell’Expo sarà proprio “Nutrire il pianeta” (i popoli del mondo di cui parla la poetessa).

Mentre i poeti cantano l’umana (e urbana) grandezza dell’accoglienza, i filosofi delirano: leggo infatti in un’intervista del Corriere della sera di qualche giorno fa, che Giovanni Reale, esimio storico della filosofia antica e studioso di Platone, non si esime però dal dire una serie di immani cazzate sui Rom: “abbiamo concesso troppo a questi Rom… penso che con loro non ci sia alcuna possibilità di communicatio idiomatum: come si può instaurare un rapporto se non c’è un’identità precisa nell’altro, una volontà e una capacità di autodarsi una struttura?”. Ma poco dopo si capisce perché il sapientone ce l’ha così tanto a morte con i “destrutturati” incomunicanti: una volta due zingarelle gli volevano rubare il portafogli… ‘azzo, mi verrebbe da rispondere, che stupefacente induzione logico-filosofica quella che parte da un microepisodio personale per teorizzare nientemeno che sui caratteri ontologici e antropologici di un popolo e di una cultura! E questo sarebbe un “maestro e donno” di vita e di filosofia?

Intanto gli eterni cacciati, come è loro destino, sono sulla strada, con i loro miseri carrelli colmi di roba e cianfrusaglie, un po’ come i sopravvissuti della Strada di McCarthy, carne da campagne securitarie ed elettorali, da lavoro sottopagato e (all’occorrenza) anche da pogrom…

(A proposito poi dell’Expo, chissà perché ho il sospetto che questo affare sia, appunto, solo un affare – qualcosa che avrà a che fare con il gigantismo delle grandi opere e i mastini-tecnocrati di gaberiana memoria, a onta dei proclami ecologisti – e non invece un’opportunità e un radicale ripensamento per cambiare una città che non è più “dai vorticosi pensieri” ma che sta diventando sempre più di merda?)

Questo il testo integrale della poesia di Alda Merini:

PER MILANO

Non è che dalle cuspidi amorose
crescano i mutamenti della carne,
Milano benedetta
Donna altera e sanguigna
con due mammelle amorose
pronte a sfamare i popoli del mondo,
Milano dagli irti colli
che ha veduto qui
crescere il mio amore
che ora è defunto.
Milano dai vorticosi pensieri
dove le mille allegrie
muoiono piangenti sul Naviglio
Milano ostrica pura
io sono la tua perla,
amore.

(Fotografia da Corriere della sera.it)

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6 Risposte to “MILANO DAGLI IRTI COLLI”

  1. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    E vai! Mario prende in mano la spada (metaforicamente parlando ovvio 🙂 )

    Quanto alla poesia di Alda Merini… semplcimente eccezionale.

  2. Milena Says:

    Sì, eccezionale, ma anche triste, che questa mancanza di speranza mi fa venir voglia di uscire e andare a comprarmi ancora il tabacco, giusto per contribuire attivamente ad abbreviare la mia vita (la mia, ovviamente, perché di ogni propria ognuno dispone e si dà da fare)
    Ma no … non gliela darò vinta … e questa scimmietta che mi azzanna al collo e stringe forte si stancherà prima che io ceda. Così la tufferò nel Naviglio dove mi voleva trascinare, e la ripescherò giusto per la pena che non perda anche il pelo insieme al vizio.

    (Mi riservo di commentare sui Rom e il problem EXPO successivamente. Al momento sono piuttosto occupata in questa battaglia personale con questa maledetta dipendenza. E vi assicuro che non è facile. Ma ogni giorno che passa va sempre meglio. Infatti è da domenica che non fumo e nutro buone speranze di perseverare. Perchè questa volta ho proprio voglia di vincere, ma soprattutto vorrei che questa scimmietta perdesse e se ne andasse a farsi benedire)

  3. Milena Says:

    Però, è davvero bella questa poesia. E non posso che complimentarmi per l’associazione fra questa e l’Expo di Milano – centrato sul tema di “nutrire il pianeta”!- e altro lato della medaglia: lo sgombero dei campi nomadi ecc.
    Ma torno alla poesia, perché l’ultima sua immagine poco fa mi ha fatto riflettere.
    Milano ostrica pura/io sono la tua perla,/amore.
    Quindi Milano che per difendersi dal corpo estraneo, corpuscolo o granello di sabbia, lo avvolge, lo ingloba, lo rende perla. E se fosse vero, insomma … non sarebbe una buona integrazione? Ma siamo proprio sicuri che un granello di sabbia desidererebbe davvero essere trasformato in una perla? O preferisce invece restare ciò che è, ovvero un granello di sabbia?

    Ma poi non ho potuto fare a meno di associare alla “perla” un recente episodio accaduto proprio qui nel mio quartiere qualche settimana fa, grazie al quale ho saputo dei Rom una cosa che prima non sapevo, ossia che i Rom, quando vanno a rubare nelle case, portano via soldi, oro, ma, per qualche oscuro motivo dovuto a probabile superstizione, non le perle. Non ne sono proprio sicura, ma mi par di ricordare che le perle sono “vive”, che infatti non sono “minerali”, come le pietre, ma composte da materia organica. Visto! c’è sempre qualcosa da imparare …
    E, a parte gli scherzi, sono entrati in quattro all’ora di cena con pistole e mitra, hanno minacciato di violentare la giovane donna di fronte al marito al quale hanno puntato la pistola alla testa, se non consegnavano loro tutto il danaro e i gioielli che avevano in casa. Ma, come ho detto, le perle non le hanno prese. Ovviamente e per fortuna oltre allo spavento non è successo nulla di grave, e non se ne è accorto nessuno. Io ho saputo di questo fatto qualche giorno dopo sulla Prealpina. Però, quando l’ho saputo, quella sera m’è venuta la nausea e non sono riuscita a mangiare. Questi miei vicini abitano appena al di là della strada, in linea d’aria saranno cinquanta metri, e sembra che d’allora, quando è l’ora di cena, non se la passino proprio bene.
    Vorrei ricordare a md che anche nella Strada di MaCarty, tutti si trascinavano appresso carrelli e carabattole varie, però non erano tutti uguali, perché anche lì c’erano i buoni e i cattivi

  4. md Says:

    Ora alzatevi spose bambine
    che è venuto il tempo di andare
    con le vene celesti dei polsi
    anche oggi si va a caritare

    e se questo vuol dire rubare
    questo filo di pane tra miseria e fortuna
    allo specchio di questa kampina
    ai miei occhi limpidi come un addio
    lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
    il punto di vista di Dio

    (F.De André, Khorakhané)

  5. Milena Says:

    questo pomeriggio sono andata a fare la spesa, come ogni sabato, più o meno, che abbiamo i frigoriferi sempre belli zeppi eppure ci manca sempre qualcosa.
    e quando sono uscita, quando puntualmente sono andata a riportare il carrello vuoto, ecco che appare una ragazza, scura di carnagione, con le caviglie un po’ pesanti, ma bella, decisamente bella, dolcissima.
    mi chiede cinquanta centesimi.
    lì io m’incazzo.
    che cavolo vogliono dire cinquanta centesimi? come puoi chiedermi così poco?
    così gli dico di no.
    no, no, no.
    lo trovo stupido. non ha il senso della realtà.
    cosa vuoi che cambino la vita cinquanta centesimi, più o meno, a lei o a me?
    è ridicolo. se moltiplicato per dieci non basta ancora nè per sopravvivere nè per morire.
    bisognerebbe moltiplicarlo per cento, allora avrebbe un minimo di senso pratico, reale
    quindi lei si allontana, e io mi sento impotente, una vera cretina.
    ma prima di uscire dal parcheggio, mi dico, va bene, se è solo questo che vuoi, perchè non accontentarti?
    così mi fermo e allungo il braccio fuori dal finestrino, cinquanta centesimi tra il pollice e l’indice della mano destra.
    e lei è là, col culo appiccicato ai carrelli, e viene avanti con un sorriso – dio, com’è bella.
    come ti chiami?
    Michela.
    e da dove vieni?
    Romania
    e dove abiti?
    legnano, (leg- nano, pronuncia, bada bene)
    da quanto sei qui?
    da un anno
    e dove vivi?
    nelle baracchine
    e come vivi?
    ………..
    poi mi chiede se ho dei vestiti.
    come questo gilet che indosso,
    cosa dovrei fare? levarmelo di dosso?
    le dico: ti verrò a cercare

  6. lealidellafarfalla Says:

    quando puoi passa a ritirare il premio
    un saluto, fabrizio

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