NEL GIARDINO-LABIRINTO DELL’INTELLIGENZA

Durante un viaggio in treno di andata e ritorno Rescaldina-Milano, mi sono sorbito e goduto d’un fiato un simpatico libretto scritto dall’intellettuale e poeta tedesco Hans Magnus Enzensberger. Il titolo originale del saggio è: Im Irrgarten der Intelligenz. Ein Idiotenführer. Nell’edizione italiana di Einaudi è stato semplificato in Nel labirinto dell’intelligenza, perdendo così per strada il termine Irrgarten, giardino-labirinto, oltre all’eloquente sottotitolo. Ma a parte tali quisquilie bibliografiche, il testo è insieme interessante e traboccante di ironia.
Nei primi capitoli si va alla ricerca etimologica e lessicale della definizione del concetto di intelligenza, per scoprire subito tutta l’ambiguità semantica che vi sta dietro – se è vero che lo spettro va dalla classica “ragione” greca (il nous) fino alla capziosità e al machiavellismo. Succede qui un po’ come per il concetto di tempo di agostiniana memoria (“se nessuno me lo chiede lo so; ma se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede non lo so”). Ancora più divertente si fa la disamina a contrario: le definizioni e le espressioni della stupidità sono infinitamente più numerose e varie (oltre che divertenti): si va dall’irragionevole al bingo-bongo, dal decerebrato alla testa di cazzo, dal frenastenico all’allocco, e via spulciando nei vari registri del linguaggio.

Ma ecco che a partire dal capitolo IV, Enzensberger introduce l’argomento principe del saggio che è quello fatidico, discusso e maledetto della misurazione dell’intelligenza, introdotto per la prima volta in campo psicologico nell’ultimo decennio dell’800 da Alfred Binet “un signore con gagliardi mustacchi e basettoni, il pince-nez e cravattone”, a suo modo un filantropo. Da qui in poi il saggio, nel seguire le giravolte ormai secolari del QI (IQ nella lingua inglese), è un divertente sghignazzo in faccia a tutti quei sapientoni e corifei della psicometria che hanno avuto la pretesa di testare e misurare l’intelligenza umana. E che hanno prodotto (e continuano a produrre) danni incalcolabili, specie nell’area anglosassone, compresi i cumuli di cazzate (roba da microcefali o da ottenebrate teste quadre, tanto per usare il lessico della stupidità) in campo eugenetico o razzial-razzista. Una controprova? Basti cliccare su google la voce IQ: sono registrati qualcosa come 109 milioni di siti!!! (a proposito, se proprio non potete fare a meno di calcolare il vostro quoziente di intelligenza, cliccate qui).
Ma tornando alle cose serie, ho trovato molto simpatico il rovesciamento prospettico proposto da Enzensberger, quando immagina che a “testare” l’intelligenza su un qualsiasi ricercatore di Stanford, di Londra o di Berlino siano un inuit della Groenlandia, un indio dell’Amazzonia o un navigatore della Polinesia: che cosa credete che succederebbe se quella gente valutasse le sue facoltà intellettive circa la capacità di distinguere migliaia di piante, di identificare impronte o di captare correnti sottomarine?
(Questo esempio mi ha fatto venire in mente un passo di Il pensiero selvaggio dell’antropologo francese Claude Levi-Strauss, che si appresta a compiere i cent’anni, quando proprio a proposito delle capacità cognitive immagina una sfida tra un giovane “selvaggio” in grado di riconoscere centinaia di specie vegetali e un ragazzo delle metropoli che forse non arriverebbe nemmeno alla decina).
La conclusione di Enzensberger è piuttosto ovvia – e l’unica intelligente possibile: in effetti non siamo abbastanza intelligenti per sapere che cosa sia l’intelligenza! Non resta quindi che intonare un Hymne an die Dummheit, un inno cioè alla stupidità…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

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