60 ANNI DI COSTITUZIONE – Teste vuote e tolleranza degli intolleranti

“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” – così recita la XII disposizione transitoria e finale in coda alla nostra Costituzione.
Ricordo che uno dei primi dibattiti politico-teorici che molto mi appassionò verso i 14 anni, fu proprio quello che riguardava la libertà di espressione e di associazione per tutti coloro che vi attentano. Banalmente: i fascisti hanno diritto di parola, visto che me lo vogliono negare?
Gli articoli 17 e 18 della Costituzione garantiscono ai cittadini il diritto di riunirsi e di associarsi liberamente. L’articolo 21 garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. L’articolo 49 sancisce il diritto di libera associazione in partiti “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Sembrano, questi, almeno in parte, in contrasto con la disposizione sopra citata. Un fascista, un nazista, un antidemocratico, un intollerante, uno xenofobo, un razzista hanno diritto di cittadinanza in uno stato libero e democratico? Cioè, possono liberamente predicare contro quegli stessi valori che gli consentono la libertà di espressione?
Ma, visto dall’altro lato, può il potere impedire ad alcuno di esprimere liberamente le proprie opinioni? Non è già questo un atto che mina le stesse fondamenta della convivenza democratica?
In nome della “ragion di stato” e della “difesa della democrazia” si possono commettere atti nefandi, e del resto succede di continuo (recentemente Guantanamo, la riabilitazione della tortura e Abu Grahib hanno gettato molto fango sulla democrazia più “avanzata” del mondo…).
D’altro canto, si può permettere a individui, gruppi e partiti – che utilizzano gli spazi democratici – di delegittimarli quando non di chiuderli?

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