ANNIVERSARI E ANFIBOLIE

“Anfibolia” è una parola straordinaria del gergo filosofico (e della lingua greca) che indica fondamentalmente una situazione ambigua, equivoca, incerta, un doppio senso. Amphi – avverbio che significa intorno, di qua e di là, da tutte le parti – diventerà il latino ambo.
Kant intitola un’appendice della Critica della ragion pura “Anfibolia dei concetti della riflessione per lo scambio dell’uso empirico dell’intelletto con l’uso trascendentale” – un titolo astruso, ma a suo modo affascinante, che allude all’esperienza del trovarsi costretti tra “due fuochi”, in questo caso intelletto e sensibilità.

Ora, nel ricordare proprio oggi i 60 anni della nascita dello Stato di Israele, mi trovo nella situazione esitante e contorta dell’anfibolia.
Come non difendere a spada tratta lo stato nato dalla shoah?
E, d’altra parte, come non ricordare che quello stato è sorto sulle ceneri di un’altra catastrofe, quella che i palestinesi chiamano nakba?

Di Peppino Impastato ho già detto, ma ricordarlo oggi a 30 anni dalla morte, in questa Italia allo sbando, preda di paure irrazionali e di provincialismo piccolo-borghese, di “cosuccismo” e ideologia del “particulare”, assume un’importanza speciale, perché ci ricorda che esistono anche modi alti di vivere l’etica e la politica.

Su Aldo Moro solo un ricordo personale: quando lo rapirono avevo 16 anni, ce lo vennero a dire in classe e subito si levò un applauso. Poi ci dissero anche che erano stati uccisi i 5 uomini della scorta, e allora diventammo un po’ più mogi. Ma quello era il clima sociale e conflittuale dell’epoca. Oggi – 30 anni dopo – non applaudirei più, ma continuerei a cantare con Giorgio Gaber Io se fossi Dio:

“c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di vent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!”

Da ultimo, giusto per concludere col “particulare”, oggi 9 maggio la mia grande amica Donatella, che non mi legge perché detesta le nuove tecnologie digitali e che per una brutta frattura si sta facendo mesi di ospedale, compie, come Israele, 60 anni. Lei è sempre andata fiera di quella coincidenza. Beh, è certo una data importante, decisamente “anfibolica”.

Comunque shalom e salaam a tutte e a tutti!

4 Risposte to “ANNIVERSARI E ANFIBOLIE”

  1. Sherasade Says:

    ***Da ultimo, giusto per concludere col “particulare”, oggi 9 maggio la mia grande amica Donatella, che non mi legge perché detesta le nuove tecnologie digitali e che per una brutta frattura si sta facendo mesi di ospedale, compie, come Israele, 60 anni. Lei è sempre andata fiera di quella coincidenza. Beh, è certo una data importante, decisamente “anfibolica”.***
    Le riferirò io, sarà certamente felice di sapere dei tuoi auguri multimediali, come lo è stata di sapere della tua visita domenica (me l’ha detto entusiasta).
    Ti chiamo magari questa sera, magari possiamo vederci domenica (io non credo che potrò venire da lei causa esami venerdì prossimo e conseguente studio frenetico), se sei in giro possiamo organizzarci magari per un caffè, dato che sono secoli che non ti vedo!
    Un abbraccio.

  2. Amletismi – 1 « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] la radicalità del domandare comporta sempre più spesso la paralisi del pensiero. Dilemma, anfibolia, antinomia, aut-aut, bivio, alternativa – con il rischio dell’impossibilità di scelta. […]

  3. Anfibolie della memoria « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] termine che mi piace assai – anfibolia – e che ogni tanto tiro fuori (ne avevo parlato qui). Non è per far scena o per fare il difficile, è solo che rende molto bene una situazione di […]

  4. Andrea Pessina Says:

    Caro Mario, anch’io, forse, mi trovo in uno stato anfibolico. MI ricordo bene l’Aldo Moro ora celebrato come un eroe e che nel 1974, durante lo scandalo Loockeed disse “Non ci faremo processare”. Ci pensò qualcun altro, per le vie brevi. Con questo, gli anni di piombo non sono certo una pagina da celebrare della nostra storia, ma sono figli della strategia della tensione e oggi potrebbero tornare.
    Quanto a Donatella, se, come a me, fosse capitato di lavorare per un’immobiliare ebraica, gestita orrendamente da evasori totali e se, per non commettere azioni legali fosse stata licenziata in tronco, sicuramente avrebbe capito molte altre cose. Non giustificate, sicuramente. Ma mettere sul lastrico qualcuno spesso è peggio di ucciderlo.

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