ANCHE OGGI E’ PREPARATO UN MALE…

E’ preparato un bene e un male

Mi tocca tornare sull’argomento, a costo di risultare ossessivo – ma debbo constatare che ad essere ossessionati sono in parecchi in questi lugubri giorni. Del resto non mi sentivo così dalla Prima guerra del Golfo. Nemmeno durante il G8 di Genova ero così sconvolto e preoccupato, forse perché lì eravamo in tanti. E c’erano delle prospettive: un altro mondo è possibile… Era solo qualche estate fa. Certo, quel che provo dev’essere anche l’effetto della totale impotenza di fronte a quel che va accadendo. Persino, se non soprattutto, nella quotidianità spicciola si avverte questo clima soffocante. Sarà che le mie antenne sono più sensibili del solito…

Primo episodio. La scorsa settimana sono intervenuto in una discussione tra ragazzi in biblioteca. Vengo a sapere che qualche giorno prima un ragazzino pakistano bersaglio di continui motteggi razzisti da parte di altri ragazzini aveva reagito dando a uno di questi un cazzotto. Quello colpito, faccia da bravo ragazzo, tredici anni, mi dice allora rancoroso e testuale: “‘sti albanesi (!) vanno tutti cacciati e sterminati”. Lo redarguisco, anche un po’ rudemente (così come poi farò col ragazzino pakistano, meno rudemente in verità), senza stupirmi più di tanto: non sono forse delle spugne i bambini?

Secondo episodio. Domenica mattina di buon’ora mentre vado a prendere il treno incrocio due vecchi per strada che stanno discutendo animatamente. Uno dei due dice all’altro, che non batte ciglio, “bisogna bruciarli”. Non c’è bisogno di dire di chi stessero parlando.

Terzo episodio. Una mia cugina “terrona” un po’ psicopatica già dieci anni fa votava convintissima Lega, e proclamava pubblicamente di voler mandare “nei forni tutti ‘sti negri”. Non oso immaginare quali colorite espressioni utilizzi oggi. Mi dicono però che un bel po’ di terroni e di ceto popolare ha votato lega. Non ho mai avuto il culto del “popolo”, e tuttavia mi chiedo: ma che razza di popolo è questo?

Quarto ed ultimo. Il mio amico marocchino Ayache, italianissimo e integratissimo, imbianchino laureato con moglie laureanda (la quale ha dovuto rilaurearsi visto che la laurea di Casablanca era solo un pezzo di carta, e così adesso sarà due volte dottoressa…), dicevo: il mio amico Ayache è sempre stato un po’ “razzista” nei confronti dei suoi connazionali, che reputava troppo “esotici” (o arretrati o zotici), e in qualche modo “gli facevano fare brutta figura”. Così ha sempre preferito frequentare gli italiani piuttosto che i “paesani”. L’altro giorno mi dice che non è poi più così convinto di voler rimanere qui in Italia…

Proprio in questi giorni “festeggio” il mio decennale da bibliotecario. Francamente non vedo che cosa ci sia da festeggiare. A maggior ragione se penso che negli ultimi dieci anni mi sono battuto, nel mio piccolo, per promuovere la cultura: e cioè la conoscenza, la bellezza, la pace, il dialogo e il rispetto. A che cosa è servito?

(p.s. Questo pezzo doveva inizialmente intitolarsi Pessimi segnali dai nuovi barbari (e io ho paura), mettendo insieme tre titoli di libri di noti scrittori italiani. Col che intendevo chiedermi: ma dove diavolo sono finiti gli “intellettuali” di fronte a quel che sta accadendo? hanno perso la parola? non è forse il loro, il silenzio più colpevole e assordante di tutti?)

(p.p.s. Ad ogni modo, questa serà sarò ugualmente felice di festeggiare con le amiche e gli amici all’Auditorium di Rescaldina, dopo lo spettacolo teatrale di Francesco Campanoni…).

vignetta di Vauro, comparsa sul Manifesto del 16.05.2008