IL FRAMMENTO E IL SISTEMA

Ho sempre amato l’aforisma come modalità espressiva. Sia per la sua forma linguistica – asciutta ed essenziale, ma anche allusiva e metaforica, un po’ come la poesia – che per la sua sostanza – il frammento di un sistema, ma anche il frammento che è come la spina in un sistema. In campo filosofico, da Eraclito a Nietzsche, molti hanno usato l’aforisma per queste sue capacità sintetiche e nello stesso tempo per la potenza evocativa. Proprio per questo l’aforisma è per sua natura sibillino – per quel suo dire e non dire, un po’ come la natura, che ama nascondersi (e di fatti, questo è un aforisma di Eraclito). Ma l’aforisma, a voler ben vedere, è in realtà ciò che definisce, delimita, determina (aphorismòs significa proprio “definizione”). Non a caso viene usato molto anche in campo filosofico-morale, per esprimere sentenze, norme di vita, massime. Come dire che l’aforisma è la definizione che definisce e che trova in sé la sua giustificazione, una sorta di circolo vizioso dell’autoreferenzialità e dell’autocompiacimento: io so, dico e definisco – e non do altre spiegazioni. Un’arma a doppio taglio dunque, che forse deriva proprio dalle caratteristiche del linguaggio, da quella sua capacità di essere duro come pietra e tagliente come spada – tutto sta nel saper utilizzare e disporre ad arte le parole e i concetti.
Ma come la mettiamo col sistema?

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