IL FRAMMENTO E IL SISTEMA

Ho sempre amato l’aforisma come modalità espressiva. Sia per la sua forma linguistica – asciutta ed essenziale, ma anche allusiva e metaforica, un po’ come la poesia – che per la sua sostanza – il frammento di un sistema, ma anche il frammento che è come la spina in un sistema. In campo filosofico, da Eraclito a Nietzsche, molti hanno usato l’aforisma per queste sue capacità sintetiche e nello stesso tempo per la potenza evocativa. Proprio per questo l’aforisma è per sua natura sibillino – per quel suo dire e non dire, un po’ come la natura, che ama nascondersi (e di fatti, questo è un aforisma di Eraclito). Ma l’aforisma, a voler ben vedere, è in realtà ciò che definisce, delimita, determina (aphorismòs significa proprio “definizione”). Non a caso viene usato molto anche in campo filosofico-morale, per esprimere sentenze, norme di vita, massime. Come dire che l’aforisma è la definizione che definisce e che trova in sé la sua giustificazione, una sorta di circolo vizioso dell’autoreferenzialità e dell’autocompiacimento: io so, dico e definisco – e non do altre spiegazioni. Un’arma a doppio taglio dunque, che forse deriva proprio dalle caratteristiche del linguaggio, da quella sua capacità di essere duro come pietra e tagliente come spada – tutto sta nel saper utilizzare e disporre ad arte le parole e i concetti.
Ma come la mettiamo col sistema?

Subito dopo l’11 settembre i filosofi politici Bolaffi e Marramao pubblicarono un libro in forma di discussione intitolato Frammento e sistema. La loro discussione intorno ai nuovi scenari del conflitto globale dopo le torri, partiva proprio dalla polarità tra l’antica pretesa hegelo-marxista di comprendere il mondo in maniera sistematica, e altrettanto sistematicamente trasformarlo, e la crisi post-moderna, nietzscheana e relativista di quell’impianto di pensiero. Il Novecento si chiudeva con l’apertura di quella crisi, mentre il nuovo secolo si apriva con le drammatiche immagini degli aerei che si schiantano sul World Trade Center. Per i due autori occorreva dunque ripartire dal (e ricostruire il) senso della crisi di tutti i paradigmi precedenti andati in frantumi, e vedere se da qualche nuovo frammento non si potesse intuire il “nuovo aggregato sistemico” (la “struttura del nuovo mondo” per usare le parole di Hegel), per poi provare a “riprendere l’abitudine di pensare in grande”.

Riandando con la memoria ai miei studi estetico-romantici mi sono poi ricordato che il Tempio dei Dioscuri (o di Castore e Polluce) della Valle dei Templi di Agrigento, era diventato nell’Ottocento un vero e proprio emblema del frammento – tanto più che era stato ricostruito con parti e materiali diversi.  Un frammento fatto di altri frammenti. Ma la mia memoria è a sua volta frammentaria, e non sono riuscito a ritrovare i testi e le tracce bibliografiche per poter dire qualcosa di più preciso e sensato sull’argomento. Magari prima o poi ci ritornerò.

Tutto questo dotto cappello (mi si perdoni l’immodestia), per dire che con il presente post inauguro una nuova categoria di scrittura dedicata proprio all’aforisma. Sputerò anch’io le mie sentenze e le infilerò in un bell’elenchino ordinato e numerato. Se poi questi frammenti, queste schegge di riflessione, andranno ad incastrarsi in un qualche sistema non so dire, né francamente mi interessa. Per ora mi crogiolo nell’hegeliana sensazione della nostra età come “età di gestazione e di trapasso a una nuova era”, mentre si “dissolve brano a brano l’edificio del mondo precedente”, con uno sgretolarsi e uno sbocconcellarsi tutt’altro che lenti e appena avvertibili…

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6 Risposte to “IL FRAMMENTO E IL SISTEMA”

  1. hlimo Says:

    Non sapevo che aforisma sta per definizione. Comunque
    penso che l’uso dell’aforisma sia contrario a quello di sistema.
    Il sistema si basa su definizioni, assiomi, regole di inferenze e ogni
    definizione è sottoposta a critica attraverso la dimostrazione delle
    proprietà del suo oggetto.

    http://hlimo.blogspot.com

  2. lealidellafarfalla Says:

    Mi piacciono gli aforismi come mi piace ogni forma di sintesi.

  3. Ares Says:

    Ares

    «Quando sapremo cosa è Dio, noi stessi saremo dei»

  4. Ares Says:

    Ares

    “Guardati dall’uomo il cui Dio è nei cieli”

    e’ sempre di George Bernard shaw

  5. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Non ho ancora letto il tuo ultimo post, sono partito da questo ma gli aforismi di Stanislaw Lec. o almeno molti di essi, li trovo sensazionali

    uno, a memoria: Anche un manganello può indicare la strada” o ancora: “il peggior sporco è quello morale: istiga ad un bagno di sangue”

    E, l’ultima: “Le ferite cicatrizzano, ma le cicatrici crescono con noi.”

    Ok basta sfoggio di cultura lol. In realtà ho avuto l’occasione di leggerne e sentirne leggere alcuni e mi hanno molto colpito.

  6. md Says:

    Ciao Daniele, mi piace molto il secondo!

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