PERCHE’ LE API HANNO BISOGNO DI PUNGER LE PERSONE?

E’ una delle domande emerse nella V A della scuola elementare Manzoni di Rescalda, dove ho provato a condurre un altro (seppur breve) esperimento di filosofia con i bambini. All’inizio ho presentato le domande filosofiche attraverso la consueta metafora delle ciliegie, chiedendo ai ragazzi di provare ad immaginare quali potessero essere le loro “grandi domande”. Ne sono venute fuori parecchie, di diverso ordine e grado, tutte egualmente interessanti: da quelle esistenziali e strettamente filosofiche (perché esistiamo? abbiamo un senso? da dove veniamo?), ad altre più “scientifiche” (sulla nascita e la formazione dell’universo e della vita), a quelle religiose (Dio, la creazione, l’al di là), per finire con quelle “antropologiche” (sull’evoluzione, sulla diversità, sulla libertà).
Questo complesso di questioni mi ha offerto la base adatta per intrecciare alcuni brevi cenni di cosmologia presocratica (la questione dell’arché, del principio di tutte le cose), con i pensieri che via via andavano sorgendo durante la discussione. Nessuno dei temi emersi ha spaventato i ragazzi, a ulteriore riprova – se ancora ce ne fosse bisogno – della loro naturale disposizione a filosofare.

Ho quindi chiesto loro di provare a rispondere alla domanda “perché esistiamo”, e anche qui sono emersi alcuni blocchi possibili di risposta – senza alcuno scandalo per la loro diversità ed eventuale incompatibilità:
-la risposta religiosa
-quella scientifico-evolutiva
-il tentativo di conciliare le due soluzioni, e dunque di trovare un ponte tra fede e ragione.
C’è chi si è “smarcato” rispondendo che: siamo frutto del caso, siamo un errore della natura, non possiamo saperlo o, addirittura, non abbiamo nessun senso o significato. In particolare una delle risposte è stata:

“Noi siamo solo uno stupido sbaglio della natura, l’uomo si crede il più importante essere vivente, ma se ci fosse una catena di importanza saremmo all’ultimo posto. Uccidiamo animali per incollare una scheda, distruggiamo alberi per uno stuzzicadenti, ecc. e se qualcuno ci avesse creato avrebbe fatto il più grande sbaglio della sua vita”.

Ho dovuto a questo punto spostare l’attenzione sulle caratterizzazioni specifiche e antropologiche della sfera umana e sulle categorie di necessità, istinto, bisogni, libertà, responsabilità. In che cosa siamo uguali e insieme diversi dal resto del vivente? Siamo così necessitati a pungere come fa un’ape? Perché siamo sempre in bilico e al bivio tra autodistruzione e autorealizzazione?
Se è importante domandarsi “da dove veniamo” e perché facciamo o non facciamo determinate cose, non lo è meno chiedersi verso dove siamo diretti: una delle risposte alla grande domanda è stata infatti “siamo stati creati per portare avanti il mondo e rivoluzionarlo”.
Giustissimo, ma mentre lo facciamo non dobbiamo anche dimenticarci di “risparmiarlo”.

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15 Risposte to “PERCHE’ LE API HANNO BISOGNO DI PUNGER LE PERSONE?”

  1. Ares Says:

    Ares

    ..hem… ma l’ape e’ necessitata a pungere?… non punge solo per difendersi?

  2. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..per difendersi da attacchi esterni .. non punge esemplari della sua stessa specie..

    Non e’ la zanzara ad essere necessitata a pungere? ..

    ..ma anche questa sarebbe una similitudine strana… anche la zanzara punge per necessità..

    … invece l’uomo e’stupidamente ingrado di nuocere a se stesso.. non e’ ingrado di preservarsi …

    Quanto siamo lontani dalla natura!.

    L’ape quando punge muore: pungere e’ un atto ambiguo per questo insetto,perche’ per difendersi, punge, ma una volta punto,muore.. perche’ il pungiglione non si rigenera.. e’ come se morisse sventrata dallo stesso atto che voleva essere salvifico..

    Perfortuna pungono raramente, e se lo fanno, lo fanno per salvare la loro comunità di api..il loro alveare…

    Ma anche quando pungono solo per salvare se stesse.. si immolano anche per la specie.. pungono cosi’ tutti sanno che gli insetti di quella specie pungono.. ed e’ bene tenersi a debita distanza ^O^

  3. alberto Says:

    bello il lavoro con i bambini, te l’ho sempre detto.
    mario…. la rivincita di socrate.
    traviali tutti!

  4. md Says:

    I bambini conoscevano la risposta a questa domanda; io tuttavia l’ho usata in maniera “esemplare”, per farli riflettere sulla differenza che passa tra “istinto” (necessità naturale) e “libertà”: c’è infatti stato un bambino che ha detto che in caso di attacco da parte di un altro bambino istintivamente userebbe violenza (botte contro botte) – esattamente come fa l’ape per difendersi. Ma gli umani, diversamente dagli animali, hanno anche altre possibilità – per lo meno in teoria.

    @Alberto: fosse così semplice; a 11 anni sono tutti filosofi, due o tre anni dopo regrediscono ad uno stadio neanderthaliano – ieri sera ho discusso per mezz’ora con un ragazzino di 14 anni che si era tatuato una svastica sulla mano…

  5. hlimo Says:

    L’imortante è sottoporre le giuste domande in modo che la ricerca sia accresciuta attraverso l’indagine che esse sollevano.

    http://hlimo.blogspot.com

  6. Michelangelo Says:

    Questi esercizi di filosofia con i bambini, al di là delle risposte che producono, credo siano davvero interessanti ed istruttivi. Anche e soprattutto per il docente!
    Buona giornata!

  7. md Says:

    Hai perfettamente ragione Michelangelo, buona giornata anche a te!

  8. gabri Says:

    Grazie Mario per il bellissimo lavoro svolto in classe che ha permesso ai rqgazzi di discutere e approfondire tematiche diverse che forse in parte erano già state affrontate nei cinque anni trascorsi con loro, ma che li hanno visti partecipi e riflessivi in modo diverso e più maturo.
    Sei riuscito a condurre il gruppo giocando con argomenti di non facile approcio con semplicità e competenza accettando tutte le loro diverse opinioni e pensieri, affascinandoli e accompagnandoli per mano nel difficile mondo della filosofia.
    Anche se breve il percorso è stato intenso produttivo; lascio alla scuola secondaria di primo grado la continuazione e l’ulteriore approfondimento delle tematiche emerse.
    Grazie ancora, gabri

  9. md Says:

    Grazie Gabriella, è stato un piacere!

  10. Claudia Says:

    Ciao Mario, approdo sul tuo blog solo ora, a due mesi di distanza dalla pubblicazione di questo tuo articolo sulla filosofia con i bambini.
    Anch’io quest’anno ho realizzato con la mia classe (una terza primaria) un progetto di laboratorio di pensiero (l’abbiamo chiamato così) e l’anno scorso ho partecipato ad un corso dell’IRRE Lombardia sulla Philosophy for children (Progetto Logos). Queste esperienze sono state poi l’oggetto della mia tesi di laurea. Devo ammettere, però, che nell’istituto dove insegno pochi docenti sono disposti a mettersi in gioco con una pratica educativa che toglie molto al ruolo classico dell’insegnante (come diceva Husserl, le domande, se filosofiche, fanno tremare la terra sotto i piedi, no?) così io non riesco ad avere un confronto e sinceramente mi mancano gli stimoli per continuare…
    Ti vorrei fare solo un “appunto”: non trovi che, affinché i bambini sviluppino un abito filosofico, sia più giusto lasciare a loro stessi la possibilità di porre le domande? Credo che sia più importante e formativo il processo di pensiero e di dialogo messo in atto piuttosto che focalizzare l’attenzione sulle risposte…
    Spero che tu legga il commento e che mi risponda. Sono contenta di aver trovato qualcuno con cui misurarmi… Chissà potrei così continuare a filosofare con i bambini…

  11. md Says:

    ciao Claudia, benvenuta; sono assolutamente d’accordo con te sulla priorità del domandare (e del lasciare che le domande emergano da sole): questo è stato lo spirito con cui lo scorso anno abbiamo lavorato in particolare con una quinta; nell’ultima esperienza, quella riportata in questo post, forse tale spirito è stato un po’ sacrificato dalla mancanza di tempo (4 incontri sono veramente pochi); tieni anche conto che nella trascrizione si perde quasi del tutto l’elemento della spontaneità – un po’ come è avvenuto in filosofia nel passaggio dall’oralità alla scrittura.
    Grazie per il tuo commento e a presto!

  12. Martina Says:

    Ciao Mario,
    leggo sempre con piacere i post che riguardano i tuoi progetti con i “piccoli filosofi”…in fondo ho conosciuto il tuo blog proprio partendo da qui! Sono curiosa, mi piacerebbe sapere se anche quest’anno hai in programma qualche cosa con loro. Io sono entrata nella scuola insegnando religione, anche se i miei studi sono filosofici, e l’impostazione di questo insegnamento è molto cambiata oggi, tanto da favorire un approccio “interrogante” a molti temi, soprattutto con i bambini, che percepiscono l’ora di religione come uno spazio in cui esprimersi, raccontarsi e anche ascoltarsi a vicenda, mentre i più grandi spesso la riempiono di altro. Da qui la mia curiosità: anche “sfruttando” la bibliografia che hai messo a disposizione, mi sto formando, e sto cercando di inserire questo modo di praticare la filosofia all’interno della programmazione, anche se non è facile, cambiando sempre scuola, colleghi, etc., e senza appartenere ad un progetto. Però i bimbi si divertono ;-). Buon lavoro a te.

  13. md Says:

    Ciao Martina e grazie; non ho ancora in programma niente per quest’anno, anche perché vorrei tenermi un po’ più “libero” per dedicarmi allo studio, ma ci sono già alcune insegnanti di quarta elementare che mi stanno facendo il filo per un progetto sul tema “io e gli altri”, e non so se poi alla fine riuscirò a resistere…
    Buon lavoro anche a te.
    (p.s. l’altro giorno avrei voluto partecipare agli auguri al tuo papà, anche per esprimere tutta la mia invidia per il bagno a Santa Maria di Leuca, che è proprio un luogo incantevole – ma purtroppo non sono riuscito a “loggarmi” al tuo blog…)

  14. Martina Says:

    Non ho ancora capito se per scrivere su uno space bisogna avere uno space…questo consumismo virtuale…! Le impostazioni sono comuqnue le più libere possibili…e l’invidia in questo caso è un mal comune!

  15. Ares Says:

    Ares ^_^

    ahhahahah Martina..

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