60 ANNI DI COSTITUZIONE – Capolinea?

C’è un concetto che ricorre in diversi articoli della prima parte della Costituzione su cui vorrei richiamare l’attenzione: l’inviolabilità. Se ne parla nell’articolo 2 (diritti inviolabili dell’uomo), nell’articolo 13 (“la libertà personale è inviolabile”), 14 (“il domicilio è inviolabile”), 15 (a proposito di libertà e comunicazione), 24 (difesa), 32 (rispetto della persona umana). La questione della inviolabilità si connette strettamente a quella della cittadinanza, secondo quanto dichiarato dall’articolo 3: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Tutti i cittadini, a mio parere, va inteso alla lettera: tutti nessuno escluso (qui la faccenda dell’essere italiani o meno è del tutto ininfluente, si tratta di “principi fondamentali” che riguardano gli umani in quanto umani, a prescindere dalla loro collocazione geopolitica: il dettato costituzionale è chiaramente e inequivocabilmente universalistico e cosmopolitico).

Quel che va accadendo in materia di cittadinanza e “sicurezza” dei cittadini (di quali cittadini?) in queste settimane è la negazione assoluta di tutti quei principi. Stefano Rodotà ne ha parlato in termini di “diritto della disuguaglianza”, laddove “si fa diventare reato una semplice condizione personale, l’essere straniero”. Tutte le norme dell’editto securitario del governo sono in evidente contraddizione con l’articolo 3 e con le annesse garanzie costituzionali dell’inviolabilità e dell’eguaglianza dei cittadini – stranieri o meno che siano. Con l’aggravante razzista nel caso della comunità rom e dell’istituzione delle figure dei commissari straordinari. Le ricadute “amministrative” della nuova concezione dei diritti individuali sono sotto gli occhi di tutti: ronde paramilitari organizzate dai sindaci, rastrellamenti sugli autobus, costruzione di nuovi campi di concentramento con detenzione fino a 18 mesi, reato di clandestinità con conseguente caccia allo straniero, ecc.

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