CONTRONARRAZIONI

Prima parte – la teoria

Che cos’è un fatto?
La parola evoca il verbo “fare”, l’attività del fare, ma si tratta in realtà di qualcosa di meno generico e di più definito: il fatto è un “già fatto”. Come dire, qualcosa di definitivamente dato, accaduto, che non può più essere revocato in dubbio. “Cosa fatta capo ha”, è un’espressione della lingua toscana attribuita a Mosca Lamberti, che indica inequivocabilmente il significato che qui si vuole sottolineare: fatta una cosa è impossibile disfarla. Che io stia scrivendo su questa tastiera è un “fare” qualcosa; il post che avrò presumibilmente scritto alla fine della mia attività costituirà un “fatto”. Ma: quel che a noi interessa di più di un fatto non è la sua mera datità o effettualità, quanto piuttosto l’intenzione che gli sta dietro, ciò che lo spiega, ne dà ragione – e che può al limite prescindere dalla sua stessa fattualità.
Questo complesso di motivi che stanno alle spalle o alla base di un fatto, e che ne complicano la natura, è ciò che definiamo interpretazione. Un fatto non significa nulla senza la sua intenzione/interpretazione. Ma qui nascono i problemi, dato che per ogni fatto possono esserci molteplici interpretazioni, sia da parte degli attori che degli osservatori. Il pezzo che sto scrivendo può essere retto da intenzioni inconsce, a me ignote, e, ancor più, potrà essere interpretato in mille modi diversi da chi lo leggerà. Non solo: ci sono miriadi di fatti, ma
-solo una parte di essi viene rilevata
-solo alcuni di questi ultimi vengono giudicati importanti
-determinati fatti semplicemente non esistono, o è come se non esistessero
-fatti importanti spariscono, mentre fatti irrilevanti vengono amplificati a dismisura
-catene di fatti impercettibili possono generare sul lungo periodo improvvisi smottamenti e fatti di grande portata
e così via…
Questo vuol dire che non esistono nudi fatti, ma solo fatti – formati o de-formati ad arte – di cui viene data una interpretazione.

Ludwig Wittgenstein apre il suo Tractatus logico-philosophicus con le seguenti asserzioni:

“Il mondo è tutto ciò che accade.
Il mondo è la totalità dei fatti, e non delle cose.”

Egli lega poi strettamente queste affermazioni, a suo parere autoevidenti, con la natura del linguaggio, che risulta così essere la raffigurazione logica del mondo: ai fatti corrispondono le proposizioni, e il nesso tra i due piani è la forma logica del mondo. Rimane però insoluto e problematico donde tale significato logico del mondo derivi – “su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”, è la celebre ed enigmatica conclusione del Tractatus.
Nietzsche aveva precedentemente risolto il problema in tutt’altro modo, quando in Così parlò Zarathustra scriveva: “Ogni ‘così fu’ è un frammento, un enigma, una casualità orrida – fin che la volontà che crea non dica anche ‘ma così volli che fosse!’. Finché la volontà che crea non dica anche ‘ma così voglio! Così vorrò!’.” Fatti ed esistenze vengono così ricondotti al fare decisionale della volontà di potenza, la cui essenza è ermeneutica ed interpretativa.
Interpretazioni che potremmo anche concepire, secondo il linguaggio post-moderno, in termini di narrazioni (grand récits o métarécits, secondo la definizione di Lyotard).
Ma a voler ben vedere si tratta di un circolo vizioso: ci sono fatti che interpreto, ma vedo fatti sulla base di interpretazioni e di strutturazioni precedenti della realtà, che generano a loro volta altre interpretazioni che mi fanno vedere (o non vedere) altri fatti, in una sorta di catena semiotica infinita. Per non parlare dei fatti generati dalle interpretazioni. Insomma: è la base empirica a generare un’interpretazione o non sono piuttosto gli schemi interpretativi a produrre i fatti?
Dunque: che cos’è un fatto?

***

Seconda parte – la prassi

Siccome ho anch’io i miei impulsi masochistici, mi capita talvolta di seguire Studio Aperto, l’esilarante TG di Italia 1. Per lo meno, un tempo credevo che l’aggettivo per definirlo fosse quello, mentre ora non ne sono più tanto convinto, se è vero che il necrobollettino di casa Berlusconi è stato in questi anni una delle punte avanzate della campagna securitaria che sta producendo la stretta antidemocratica oggi sotto gli occhi di tutti.
Sono però arrivato alla conclusione che quel telegiornale – come ormai gran parte degli organi informativi – non fa altro che produrre “narrazioni”. Fatti trascelti tra migliaia di fatti di cronaca possibili (nera, rosa, nerorosa o a pois, poco importa), che vengono ricostruiti ad arte in veste narrativa all’interno di quella metanarrazione della paura e dell’allarme sociale, che è un fondamentale strumento per l’esercizio del potere. Lo ha ricordato con un atto insolito anche Vasco Rossi, citando Benedetto Spinoza durante l’apertura di un concerto: “Chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza”.
La vita è essenzialmente esercizio di potere, in quanto manifestazione della volontà di potenza, che fa dell’autodifesa immunitaria da tutti i corpi estranei un modo essenziale di esistere (ne ho già parlato a proposito del concetto di immunitas trattato da Roberto Esposito). Questa lapalissiana verità è la fucina “naturalistica” da cui sempre il potere pesca per autoperpetuarsi – con la necessaria connivenza di blocchi sociali più o meno ampi. Ma non sarebbe oggi possibile reggere questa “verità” nuda e cruda, questo “fatto” quasi animalesco, senza l’elemento narrativo: la paura, la diffidenza, le insidie, i pericoli, l’intrigo, il sospetto, la minaccia, con tutto quel che ciò comporta in termini di identificazione – “è capitato al mio vicino, può capitare anche a me”. Il capro espiatorio cambia con il cambiare dei vari capitoli della narrazione (i “vu cumprà”, gli albanesi, i terroristi islamici, i pericolosi barbari slavi, gli indesiderabili rom – ma vanno benissimo anche i tossici, gli psicolabili, i bulli…), purché non manchi, dato che si tratta di un elemento strutturale della trama, un po’ come l’assassino e l’ordine da ristabilire nel giallo, o gli elementi morfologici della fiaba secondo Propp.
Le narrazioni massmediatiche sono l’esempio perfetto dell’ambiguità che avvolge il rapporto tra “fatti” e “interpretazioni”: dietro la pretesa aderenza alla realtà fattuale si nasconde in verità una precisa costruzione retorico-ideologica. Non è poi così difficile: basta scegliere un fatto e non un altro, oscurare qualcosa e puntare i fari su qualcos’altro, oppure reiterarne all’infinito l’esibizione, ascoltare solo un punto di vista mettendo a tacere tutti gli altri; e poi, magari, stabilire determinati nessi tra un fatto e l’altro, anche solo attraverso casuali giustapposizioni, o, viceversa, disconnetterli – e il gioco narrativo è fatto!
Cosa fare, allora, per contrastare questa deriva fascistico-narrativa? Come contrastare l’enorme potere del Grande Sofista?
Se è vero che uno dei punti di forza delle narrazioni securitarie è la verticalità del rapporto tra fonte emittente e ricevente (con quest’ultimo socialmente atomizzato e culturalmente lobotomizzato) – allora una microrisposta può essere quella di avviare capillari contro-narrazioni dal basso (un tempo si diceva “contro-informazione”). L’orizzontalità dei blog contro la sovrastante verticalità degli altri media, ad esempio. Il potere dissacratorio e relativizzante dell’ironia contro la sistematica esibizione delle presunte verità. O ancora, il parlare e criticare sempre e comunque, anziché tacere pensando che tanto non ne vale la pena – quel “non ragioniam di lor ma guarda e passa” da anime belle che ci condurrà presto al disastro. E così via.
(Gocce, soltanto gocce nell’oceano, certo, ma stille necessarie e salutari di acqua pulita in un mare di sozzure. O, cambiando ambiente alla metafora, piccole gocce nel deserto, semi invisibili che forse, un giorno, daranno vita a una qualche nuova forma di vegetazione…).

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21 Risposte to “CONTRONARRAZIONI”

  1. Ares Says:

    Ares ^__^

    Eh si,si.. imperterriti e costanti.. come la goccia che scava la roccia..invecchiando divento sempre piu’ agguerrito.

  2. Ares Says:

    Ares ^__^

    A proposito di lobotomia di massa, che ne dite del fatto che il Parini di Milano (liceo classico che ha contribuito alla formazioni di giornalisti, editori ed esperti in comunicazione e politici milanesi) ha bocciato il 30% dei suoi iscritti ?..

    .. e’ forse un maldestro tentativo di fare resistenza attiva ?

  3. Sherasade Says:

    vorrei per l’appunto segnalarti un’importantissima iniziativa di Marco Travaglio e di altri eroici giornalisti che non si piegano e non si spezzano: “arrestateci tutti”.
    Qui le informazioni: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
    Per aderire è necessario pubblicare e diffondere (online, sui giornali, tramite volantini etc) tutte le notizie e le intercettazioni di rilevanza politica, penale e sociale di cui si viene a conoscenza, facendo così disobbedienza civile al regime.
    Io, nel mio piccolo, mi sto organizzando per stampare e diffondere il più possibile, credo che sia un dovere informare ed un diritto essere informati.
    un abbraccio 🙂

  4. md Says:

    Ciao Sherasade e grazie per la segnalazione, in effetti proprio Travaglio ebbe a scrivere un libro su “La scomparsa dei fatti”…

    @Ares: il 30%?! una strage! ma che è successo?

  5. Ares Says:

    Ares ^__^

    @md e’ stata la notizia di ieri.. l’an’ detta sia nei telegiornali Rai..che mediaset… 1 studente su 3 “bocciato”.. in un liceo di Mantova o Brescia idem.

  6. Ares Says:

    Ares

    ..a quanto pare arrivano dalle medie inferiori completamente impreparati.. la riforma Moratti sta’ dando i suoi frutti evidentemente..

    ..va be’ ma partiranno i ricorsi al TAR e il 50% li salvano comunque.. poi ce li ritroveremo come futura classe dirigente… .

    continua a scavare la roccia ^__*

  7. lealidellafarfalla Says:

    nei blog c’è lo svantaggio che ognuno è disperso in mare vastissimo e non c’è nessuna centralità dell’informazione. Chi fa televisione sa che quando trasmette incontrerà gli occhi e le orecchie di milioni di persone, mentre ognuno di noi fa poche migliaia di visitatori a settimana e molti potrebbero essere casuali e distratti. Dovremmo trovare il modo di unire le forze e sfruttare al meglio le potenzialità del mezzo e evitare come dici l’ atomizzazione non solo del ricevente ma anche del trasmittente. Certi atteggiamenti mi preoccupano: l’incendio del Reichstag per Hitler fu la scusa per introdurre le leggi speciali, ma furono i suoi a incendiarlo. Che siano amici di Berlusconi anche i giudici di Milano? 😉

  8. Sherasade Says:

    @ md
    Lo so, li ho letti tutti in 2 mesi i libri di Travaglio, è ufficialmente il mio eroe 😀

    @ Ares
    Quando io ero in prima superiore (6 anni fa) nella mia classe eravamo in 27, ne arrivarono solo 12 in seconda, solo il 45% fu promosso e non certo senza debiti -_-
    La cosa non mi sorprende affatto, quindi, anzi, rispetto alle percentuali della mia scuola sono bazzecole.

  9. md Says:

    @leali: concordo pienamente con te

  10. Ares Says:

    Ares ^__^

    mha.. si potrebbe provare a creare un graaaaaaaaande blog.. con miriadi di redattori… che sareste voi blogher.. che decidono di consorziarsi sotto lo stesso nome.. ad esempio: BICLP(Bloggher Italiani Consorziati per la libertà di Pensiero).. e dentro ci si trova dei littleblogs di “qualita’”.. poi si fa circolare il nome di questo grande blog (BICLP).. e il gioco e’ fatto.

    ..bè poi arriverebbe una grande casa editrice che decide di usarvi per scopi commerciali, finirebbe per liquidarne alcuni, decidera’ la linea editoriale, i trasgressori saranno elegantemente accompagnati alle porte d’uscita del Masterblog, vi fara’ proposte economiche per comprare il marchio BICLP..e tutto si dissolvera’ in un attimo.

    ..Io direi che l’atomizzazione garantisca una certa libertà..

  11. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    E’ vero siamo una goccia nel mare ma possiamo nel piccolo fare qualcosa.

    Oggi il vero problema è che l’informazione dall’alto è distorsione della realtà e occultamento di fatti importanti per comprenderla.

    Ecco perchè serve non una controinformazione ma una vera informazione anche se parlare di verità in filosofia mi rendo conto che apre una voragine di tesi da far venire i brividi. Ma, in alcuni casi, la verità oggettiva esiste. Quella almeno, interpretata o meno, andrebbe data.

    Ciao Mario!
    Daniele

  12. lealidellafarfalla Says:

    Servono più approfondimenti e pluralità dei punti di vista. La verità è un pensiero che si forma in relazione alle informazioni che abbiamo. Più le informazioni sono limitate e più le verità che i singoli si formano saranno solo parziali. Forse l’oggettività assoluta è solo un processo, che se si interrompe ci lascia nell’ignoranza.

  13. Ares Says:

    Ares

    Si,si, pluralita’ sta Cippola!!!.. lo sapete che nel prossimi anni non ci sara’ piu’ la TV in chiaro.. ma tutte le televisioni finiranno sul digitale… e dovremo pagare! per vedere qualsiasi cosa?.. io non potro’ neanche piu’ evadere il canone TV della Rai.. ^__7 .. perche’ appena accendero’ il decoder saro’ rintracciabile(anche i miei gusti televisivi saranno monitorati)… vorra’ dire che andro’ piu’ spesso a teatro , al cinema, e leggero’ piu’ spesso il giornale… e finalmente butto giu’ dal balcone il televisore..

    .. certo e’ che se finiro’ in disgrazia economica, con tutta sta’ precarietà che si affaccia all’orizzonte.. finiro’ con lavorare 12/14 ore al giorno per 6/7 giorni settimanali(sottopagato ovviamente).. tornero’ a casa sfinito…non avro’ i soldi ne’ la forza di fare altro… a fatica leggero’ il libro di Travaglio.. per poi inerme andare a letto per avere la forza di rialzarmi il mattino successivo.. assumero’, ovviamente, psicofarmati.
    Poi i comunisti protesteranno.. dopo qualche anno, sara’ rimessa in chiaro una TV pubblica, giusto per raggiungere quei 57.000.000 mil. di Italiani che non sono ingrado di pagare il canone mensile delle TV sul digitale.. ma giusto per condizionarne i comportamenti e i pensieri a fini politici.

    ..Tutto questo perche’ ho sempre pensato che la politica non sia ingrado di condizionare il mio destino e non ho mai creduto che la solidarietà sociale sia cosa applicabile e ho sempre pensato di poter tutelare in mio destino indipendentemente dagli altri.

  14. md Says:

    @Ares, che catastrofista! comunque sarà anche peggio di come prefiguri tu la cosa…
    Capisco il punto di vista di Daniele quando dice che in alcuni casi “la verità oggettiva esiste”: se subisco un’aggressione, chiunque sia ad aggredirmi, ho subito un’aggressione, questo è un fatto, ed è oggettivo. Il problema nasce quando la mia aggressione viene narrata e diventa significativa, entra nella dimensione “pubblica” (che è, appunto, quella della verità e della sua ricerca) – si pensi al film Rashomon di Kurosawa…
    Ecco perché sono più portato a pensarla come leali che parla giustamente di pluralità dei punti di vista e di “processo”.
    L’arte della politica è proprio quella di guardare ai fatti in tutta la loro complessità e di dare delle risposte adeguate (e dunque a loro volta complesse) – ma sempre di più sono la semplificazione e l’ideologia a governare le cose. Semplificare i fatti, ridurre le conoscenze, addormentare le coscienze, queste le priorità delle cricche al potere oggi.

  15. Ares Says:

    Ares ^__7

    bè!.. certo che sara’ peggio.. la mia e’ solo una delle prospettive..

    ..

    hem.. ci sarebbe una preveggenza di Nostradamus.. che dice che nel 2012 accadra’ un evento straodinario, e da quel momento sulla terra ci saranno piu’ di 400 anni di pace.

    ..non so cosa pensare! ^__^

  16. Sherasade Says:

    @ Ares
    Gli aztechi hanno predetto che nel 2012 il mondo finirà, sarà mica per quello che ci sarà la pace?

  17. Ares Says:

    Ares ^__^

    .. hem.. adesso come adesso…mi sembra l’unico motivo che possa condurre alla pace.. siamo troppo ottusi per riuscirci avendone l’intenzione..ahahahhahh!!

  18. marcello Says:

    “Fatto ” viene da “phos” , “phemì”, ” phaino ” , onde fenomeno, tutto ciò che viene alla luce, che si manifesta; da “phio ” che è divenire, trasformazione, il “Werden ” .. Donde la realtà assoluta del fatto cioè del divenire che giunge alla sua maturazione oggettiva, rilevabile, osservabile, calcolabile..Il fatto trascende la volontà umana donde la sua realtà assoluta.. La cosa vi è vincolata, è oggettivazione senza il legame della necessità.. Il fatto è in certo senzo legato al destino, allo ” Schicksal”, alla storia ( Geschichte ) all’accadere ( geschehen ). Il fatto è lo spirito hegeliano.

  19. Ares Says:

    Ares ^__^

    Qualcuno mi fa la parafrasi o mi chiarisce il senso del commento di Marcello… mi sono perso a meta’ del secondo rigo -_\ ..

  20. md Says:

    dai Ares, è solo “filosofese”, e alcuni miei post sono anche più criptici di così…
    @Marcello: non sarei così perentorio sul concetto di fatto, è vero che in Hegel l’effettualità (se non ricordo male Wirklichkeit) ha il significato da te evocato, e anche le altre implicazioni col destino, la storia, ecc. – ma lo spirito hegeliano è anche continuo reinterpretare e deporre i “fatti” come figure provvisorie della propria perenne e incessante produzione…

  21. Ares Says:

    Ares ^__^

    ah ok, allora lo do per buono così!!

    .. vado a farmi una studiatina di Hegel.. chi sa mai ci capisco qualcosa dasolo….. come siete OSJCUUURI!

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