FASCISTISSIMI POETI (ma la poesia può esserlo?)

Chiarac tempo fa, nel suo blog Mezzanottefonda, aveva pubblicato la traduzione di una splendida poesia di Gottfried Benn, poeta espressionista, nichilista e antirazionalista tedesco – tanto per etichettare – del quale avevo ricevuto tempo prima in regalo un Romanzo del fenotipo, completamente rimosso, e che ho già provveduto ad aggiungere alla pila dei libri per le vacanze. A regalarmelo era stato un mio caro amico filosofo esperto di pensatori e poeti e cose tedesche, in particolare di filosofi del calibro di Heidegger, Spengler, Junger. Inevitabilmente, in questi casi, salta fuori che ci si deve misurare con un’intera temperie novecentesca a dir poco reazionaria quando non espressamente filonazista. Non voglio qui nemmeno cominciare ad affrontare un tema così complesso, ma non posso evitare di chiedermi se l’adesione di questi personaggi ad ideologie nichiliste, reazionarie e talvolta razziste debba o meno influenzare il mio giudizio etico/estetico quando li leggo – questo vale in particolare nel caso dei poeti. Il discorso potrebbe poi essere esteso ad altri grandi del Novecento, gente del calibro di Celine o di Karajan tanto per fare qualche esempio.

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