FASCISTISSIMI POETI (ma la poesia può esserlo?)

Chiarac tempo fa, nel suo blog Mezzanottefonda, aveva pubblicato la traduzione di una splendida poesia di Gottfried Benn, poeta espressionista, nichilista e antirazionalista tedesco – tanto per etichettare – del quale avevo ricevuto tempo prima in regalo un Romanzo del fenotipo, completamente rimosso, e che ho già provveduto ad aggiungere alla pila dei libri per le vacanze. A regalarmelo era stato un mio caro amico filosofo esperto di pensatori e poeti e cose tedesche, in particolare di filosofi del calibro di Heidegger, Spengler, Junger. Inevitabilmente, in questi casi, salta fuori che ci si deve misurare con un’intera temperie novecentesca a dir poco reazionaria quando non espressamente filonazista. Non voglio qui nemmeno cominciare ad affrontare un tema così complesso, ma non posso evitare di chiedermi se l’adesione di questi personaggi ad ideologie nichiliste, reazionarie e talvolta razziste debba o meno influenzare il mio giudizio etico/estetico quando li leggo – questo vale in particolare nel caso dei poeti. Il discorso potrebbe poi essere esteso ad altri grandi del Novecento, gente del calibro di Celine o di Karajan tanto per fare qualche esempio.

Va però detto che il povero Benn, nonostante le sue tendenze filototalitarie e la sua adesione alla politica culturale nazionalsocialista, ebbe poi la sorte di essere a sua volta dichiarato un artista “degenerato” da quegli stessi nazisti che aveva acclamato quando erano andati al potere. Le varie vicissitudini prima, durante e dopo la guerra gli fecero scrivere: “La fama non ha le ali bianche, dice Balzac; ma quando per quindici anni uno è stato come me chiamato porco dai nazisti, mascalzone dai comunisti, puttana dai democratici, rinnegato dagli emigranti, nihilista patologico dai benpensanti, non ha più troppa voglia di rientrare sulla scena pubblica…”.
Nel frattempo ho cominciato a leggiucchiare i suoi Frammenti e distillazioni editi da Einaudi, poesie che trovo molto belle e intense, e che leggo volentieri senza etici patemi d’animo. Come la mettiamo?

Non vedi più il tuo insieme?
L’inizio è dimenticato,
il centro mai posseduto,
e la fine fatica a venire.

Cosa fanno queste ghirlande,
che vuole l’onda del pianoforte,
cosa ronzano il jazz e le bande
ora che tutte le sere
approdano a te così in pezzi?

Ancora una volta potresti
andare in estasi, in fiamme, volare
potresti: perché hai da parte
ancora un paio di torni
e un po’ di creta nell’orcio.

Ma nella creta vedi solo gli sparsi,
i cocci, la cenere in volo –
che sia vino, sia olio, sian rose,
o un vaso, un’urna un orcio.

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15 Risposte to “FASCISTISSIMI POETI (ma la poesia può esserlo?)”

  1. chiarac Says:

    devo ringraziarti, md, per aver affrontato quest argomento: ci penso da un po’ ma non sono mai sicura di quello che dovrei scrivere – o pensare.
    In parte tendo a credere che Benn e altri aderissero agli aspetti ideali e misticheggianti delle ideologie di inizio secolo con un certo grado di ingenuità: credevano veramente alla “copertura” ideologica, senza essere in sintonia con il cuore reale del nazismo o del fascismo, tanto da essere poi da questi banditi, come è successo a Benn.
    D’altro canto faccio anche fatica a credere che uno potesse fare il medico nell’esercito nazista – come faceva Benn – e non rendersi conto di cosa accadeva: sicuramente si rendeva conto, e – pur disapprovando – decideva di ignorarlo.
    Si può rimproverare a un poeta di non essere stato un eroe?

  2. Ares Says:

    Ares ^__^

    La poesia e’ una modalità di comunicazione.. un codice, altro’ che se puo’ essere fascista, nazzista, otusa, stupida e totalmente inutile… credo che la domanda che ci si debba porre e se una paosia ha valore “artistico”.. e a che livello(perche’ vi sono varie gradazioni d’arte).

    Mi viene difficile pensare che un fascista o un nazzista siano ingrado di scrivere poesie che hanno valore artistico… pero’ l’animo umano e’ talmente variegato e incoerente che potrebbe essere…

    Anche un gerarca Nazzista tra i piu’ efferati, puo’ aver scritto poesie di grande valore artistico..
    se il suo animo per compensazione entra come in uno stato dissociativo, schizzofrenico.. puo’ fare arte.. che nulla ha a che vedere con le sue azioni e il suo pensare quotidiano.

    Una poesia va valutata per quel che e’..e per quel che serve… indipendentemente da chi la scritta.

  3. Ares Says:

    Ares ^__^

    Il nome dell’autore e quindi la biografia e il periodo storico in cui e’ stata scritta puo’ essere utile.. se si ha la necessità di approfondirne la comprensione o se si a voglia di individuarne le possibili chiavi interpretative, se se ne intuisce la possibilità… altrimenti una poesia si prende cosi’, per quel che e’ e da.

  4. lealidellafarfalla Says:

    In un Gran Consiglio del Fascismo Mussolini difronte all’obiezione del perchè si dovessero dare così tanti soldi a Gabriele D’Annunzio rispose così:
    “Quello è un dente cariato! O lo copri d’oro o lo estirpi”.

  5. Ares Says:

    Ares ^__^

    Ahahhahahha leali.. bellissimo!!

  6. enrico de lea Says:

    in qualche modo credo che per certi artisti, forse per tutti, valga la regola empirica per cui “si viene agiti” dalla propria creazione – resta però il problema etico in generale, che non toglie che Pound, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli, Aragon o Eluard fossero grandi poeti benchè fascisti o stalinisti; tuttavia in Saba, in Montale, in Sbarbaro, in Mandelstam, in Celan, in Silone, in Bassani, naturalmente legati all’umanesimo e non al potere, benchè non sbandierato v’è un quid pluris di natura etica (possiamo dire: libertaria?) che li rende più credibili, anche come poeti/scrittori

    forse però pretendiamo troppo dal poeta/scrittore/artista etc., che in fondo è sotto il profilo civile “meno garantito” rispetto ad altre figure sociali: sul tema dell’oscuro richiamo che il potere esercita sullo scrittore, anche il più intellettualmente onesto, qualche anno fa è uscito un bel libro di Marco Maugeri , Le ceneri di Matteotti, Ed. Ancora del Mediterraneo, sulla controversa vicenda del rapporto tra Pirandello ed il fascismo, che si perfezionò proprio durante la “crisi Matteotti”

    ciao, e.

  7. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    La poesia di solito o la uccidi o la emargini.

    O…. si emargina.

    Detto questo credo che il giudizio estetico e tecnico deve prescindere dal contenuto.

    Poi ovviamente invece nel giudizio complessivo il contenuto deve avere un peso specifico rllevante nel giudicare l’artista.

  8. Ares Says:

    Ares ^__^

    Il giudizio tecnico cos’e’ ?.. quello che decide se una rima, una parola, un verso in rapporto con gli altri versi e’ valido?.. quindi se una poesia e’ “musicalmente ” valida a prescindere dal contenuto?

  9. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Uno può essere bravo a scrivere ma scrivere cose assurde.

    Se Neruda avesse scritto poesie razziste probabilmente avrebbe cmq saputo scrivere versi di spessore, ma per noi sarebbero stati aberranti. Il fatto di saper scrivere bene non comporta automaticamente che si apprezzi quello che viene scritto. Perchè il contenuto vuole la sua parte, che poi è quella principale.

    Per fortuna invece Neruda ha scritto poesie come “Spiego alcune cose”….

  10. md Says:

    In effetti un aspetto importante della faccenda è il rapporto tra società e letteratura (arte, poesia, filosofia, ecc.) – antica (e irrisolta) questione quella del rapporto tra “intellettuali” e “popolo”, come si diceva una volta.
    Un poeta non è mai del tutto avulso dal contesto storico-sociale in cui vive, anche se in qualche modo deve sapersene distanziare, per poter avere uno sguardo limpido ed “essenziale” delle/sulle cose.
    E’ anche vero però che l’adesione politica al nazifascismo o allo stalinismo non è mai (per fortuna) così totalizzante/totalitaria come vorrebbero quelle ideologie: gli individui (in generale) e gli artisti (in particolare) sono ben più complessi e mai riducibili alle loro scelte etico-politiche. Con questo non voglio dire che non contano, contano eccome, ma il giudizio estetico non può sottostarvi più di tanto.
    La faccenda del rapporto tra biografia e produzione artistico-intellettuale rimane apertissima – ma, ripeto, la biografia è faccenda complessissima non meno della produzione. Ci sono artisti che fanno della loro vita delle opere d’arte, e altri che (come ci ricorda De Lea) tendono a distaccarsene, o meglio ad “esserne agiti”.
    Certo è però che mi sentirei di sconsigliare di leggere una poesia di Benn o di Pound o di D’Annunzio a chi dovesse stare a pensare in quel momento al loro tasso di fascismo…

  11. Ares Says:

    SPIEGO ALCUNE COSE

    Domanderete: e dove sono i lillà?
    E la metafisica coperta di papaveri?
    E la pioggia che spesso percuoteva
    le sue parole riempiendole
    di pertugi e di uccelli?
     
    Tutto ciò che mi accade vi dirò.
     
    Vivevo in un rione
    di Madrid con campane,
    con orologi ed alberi.
     
    Di là si vedeva
    il volto secco della Castiglia
    come un oceano di cuoio.
     
    La mia casa era detta
    la casa dei fiori, perchè dappertutto
    scoppiavano gerani: era
    una bella casa
    piena di cani e di bambini.
    Raul, ricordi?
    Ricordi, Rafael?
    Federico, ricordi
    sotto terra,
    ricordi la mia casa coi balconi dove
    la luce di Giugno soffocava fiori nella tua bocca?
     
    Fratello, fratello!
     
    Tutto
    era un gran vociare, un sapore di merci,
    cumuli di pane palpitante,
    banchi del mio rione di Arguelles con la statua
    simile a un pallido calamaio tra i merluzzi:
    l’olio raggiungeva i cucchiai,
    un profondo pulsare
    di piedi e di mani gremiva le strade,
    metri, litri, essenza
    acuta della vita,
    pesci affastellati,
    trama di tetti dove si smarrivano
    freddi raggi di sole,
    delirante avorio fine delle patate,
    pomodori ripetuti fino al mare.
     
    E una mattina tutto prese fuoco,
    e una mattina roghi
    uscirono dal suolo
    a divorare persone,
    e da quel momento incendi,
    spari da quel momento,
    da quel momento sangue.
     
    Banditi con aeroplani e con mori,
    banditi con anelli e con duchesse,
    banditi con neri frati benedicenti
    venivano dal cielo ad uccidere dei bambini,
    e per le strade il sangue dei bambini
    scorreva semplice, come sangue di bambini.
     
    Sciacalli che lo sciacallo scaccerebbe,
    pietre che il cardo secco morderebbe sputando,
    vipere che le vipere odierebbero!
     
    Di fronte a voi ho visto il sangue
    di Spagna sollevarsi
    per annegarvi in una sola onda
    di orgoglio e di coltelli!
     
    Generali,
    traditori:
    guardate la mia casa morta,
    guardate la Spagna a pezzi:
    ma da ogni casa morta esce metallo ardente
    e non fiori,
    ma da ogni squarcio della Spagna
    esce la Spagna,
    ma da ogni bambino morto esce un fucile con occhi,
    ma da ogni delitto nascono proiettili
    che scoveranno un giorno
    la tana del vostro cuore.
     
    Chiederete perchè la sua poesia
    non ci parla del sogno, delle foglie,
    dei grandi vulcani del suo paese natio?
     
    Venite a vedere il sangue per le strade,
    venite a vedere
    il sangue per le strade,
    venite a vedere il sangue
    per le strade!

  12. Ares Says:

    LA TREGUA di Gabriele D’Annunzio

    Dèspota, andammo e combattemmo, sempre
    fedeli al tuo comandamento. Vedi
    che l’armi e i polsi eran di buone tempre.

    O magnanimo Dèspota, concedi
    al buon combattitor l’ombra del lauro,
    ch’ei senta l’erba sotto i nudi piedi,

    ch’ei consacri il suo bel cavallo sauro
    alla forza dei Fiumi e in su l’aurora
    ei conosca la gioia del Centauro.

    O Dèspota, ei sarà giovine ancóra!
    Dàgli le rive i boschi i prati i monti
    i cieli, ed ei sarà giovine ancóra

    Deterso d’ogni umano lezzo in fonti
    gelidi, ei chiederà per la sua festa
    sol l’anello degli ultimi orizzonti

    I vènti e i raggi tesseran la vesta
    nova, e la carne scevra d’ogni male
    éntrovi balzerà leggera e presta.

    Tu ‘l sai: per t’obbedire, o Trionfale,
    sí lungamente fummo a oste, franchi
    e duri; né il cor disse mai “Che vale?”

    disperato di vincere; né stanchi
    mai apparimmo, né mai tristi o incerti,
    ché il tuo volere ci fasciava i fianchi.

    O Maestro, tu ‘l sai: fu per piacerti.
    Ma greve era l’umano lezzo ed era
    vile talor come di mandre inerti;

    e la turba faceva una Chimera
    opaca e obesa che putiva forte
    sí che stretta era all’afa la gorgiera.

    Gli aspetti della Vita e della Morte
    invano balenavan sul carname
    folto, e gli enimmi dell’oscura sorte.

    Non era pane a quella bassa fame
    la bellezza terribile; onde il tardo
    bruto mugghiava irato sul suo strame.

    Pur, lieta maraviglia, se alcun dardo
    tutt’oro gli giungea diritto insino
    ai precordii, oh il suo fremito gagliardo!

    E tu dicevi in noi: “Quel ch’è divino
    si sveglierà nel faticoso mostro.
    Bàttigli in fronte il novo suo destino”.

    E noi perseverammo, col cuor nostro
    ardente, per piacerti, o Imperatore;
    e su noi non potè ugna nè rostro.

    Ma ne sorse per mezzo al chiuso ardore
    la vena inestinguibile e gioconda
    del riso, che sonò come clangore.

    E ad ogni ingiuria della bestia immonda
    scaturiva più vivido e più schietto
    tal cristallo dall’anima profonda.

    Erma allegrezza! Fin lo schiavo abietto,
    sfumato con le miche del convito,
    lungi rauco latrava il suo dispetto;

    e l’obliqio lenone, imputridito
    nel vizio suo, dal lubrico angiporto
    con abominio ci segnava a dito.

    O Dèspota, tu dài questo conforto
    al cuor possente, cui l’oltraggio èlode
    e assillo di virtù ricever torto.

    Ei nella solitudine si gode
    sentendo sé come inesausto fonte
    Dedica l’opre al Tempo; e ciò non ode.

    Ammonisti l’alunno: “Se hai man pronte,
    non iscegliere i vermini nel fimo
    ma strozza i serpi di Laocoonte”.

    Ed ei seguì l’ammonimento primo;
    restò fedele ai tuoi comandamenti;
    fiso fu ne’ tuoi segni a sommo e ad imo.

    Dèspota, or tu concedigli che allenti
    il nervo ed abbandoni gli ebri spirti
    alle voraci melodíe dei vènti!

    Assai si travagliò per obbedirti.
    Scorse gli Eroi su i prati d’asfodelo.
    Or ode i Fauni ridere tra i mirti.

    l’Estate ignuda ardendo a mezzo il cielo.

  13. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Quella di Neruda è stupenda.

    Avrei voluto scriverla io, è l’unica poesia che vorrei con tutto me stesso aver scritto io.

  14. Ares Says:

    Ares ^__^

    @Daniele, pero’ D’Annunzio e’ tecnicamente meglio?

  15. L’allodola di Richard Strauss e le ceneri di Hitler « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] in questi casi provo un certo imbarazzo (ne avevo parlato a suo tempo, a proposito di alcuni fascistissimi poeti), anche se in verità l’imbarazzo (o meglio, la vergogna) dovrebbero essere […]

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