LE STELLE VISTE DA GATTACA

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“Non solo credo che arriveremo a manipolare la natura,
ma credo anche che sia proprio questo
che Madre natura vuole da noi”.

Ci sono film che sono veri e propri saggi filosofici. Già ne avevo parlato a proposito di Rashomon; torno a parlarne dopo aver rivisto per l’ennesima volta Gattaca, uno dei più bei film di “fantascienza” mai girati. Metto le virgolette perché, con tutto il rispetto per il genere (che adoro), potrebbe risultare un’attribuzione riduttiva. Quel film non è solo la prefigurazione di uno scenario possibile – l’anticipazione di una distopia – ma un’ampia riflessione sul concetto di determinismo genetico. Così come Mondo nuovo di Huxley era stato, con sorprendente anticipo, il libro della Bioepoca imminente, Gattaca è il film della Bioepoca incombente e anzi in fase di attualizzazione. Al di là degli elementi “tecnici” e strutturali del film – perfetto per ambientazione, retroversione temporale (con quel sapore anni ’50 pur in un futuro non troppo lontano), cast stellare di attori (compreso Gore Vidal), musica, momenti poetici e metafisici che riescono a contenere anche quelle sbavature retoriche che pure ci sono – è proprio la sua profondità riflessiva, molto pacata ma al contempo devastante, ciò che mi ha sempre colpito. E che lo fa essere, appunto, un film filosofico.
Al centro della scena, l’opposizione irriducibile tra determinismo e possibilità: il curriculum iscritto nelle cellule o la libera costruzione di sé, la validità predeterminata del profilo genetico o l’invalidità del caso e delle circostanze.

Certo, la questione non è affrontabile nei termini oppositivi di bianco e nero, bene o male, essendo noi umani, volenti o nolenti, una risultante di componenti biologiche predeterminate insieme a una certa dose di casualità e di possibilità. E poi: desiderare che un figlio non abbia malattie genetiche, che sia “sano” (concetto peraltro ambiguo), che viva più a lungo, ecc. è forse immorale? Ma fin dove ci si può spingere nella proiezione? Il colore degli occhi? Il genere? Le preferenze sessuali? (è di qualche giorno fa l’ennesima boutade della “comunità scientifica”, questa volta nord-europea, sulla natura biologico-encefalica dell’omosessualità…). Perché non anche le idee politiche? (certo, se fosse provato che esiste un gene nazista o razzista…).
In ogni caso, maggiore è la consapevolezza di essere stati “programmati” (nelle cellule biologiche o in quelle sociali) e minore la sensazione (o l’illusione?) di essere liberi. Diogene fu così libero da spezzare anche in punto di morte il suo legame biologico “premendo il labbro contro i denti e mordendo il respiro”, come con una certa enfasi al limite dell’oleografico narrano i suoi biografi.
“Tutto è possibile” è il credo di Vincent, il protagonista “non-valido” che nella storia raccontata nel film compra e assume l’identità di Jerome, un “valido” costretto in carrozzina da un incidente; e lo fa per cercare di realizzare il sogno di raggiungere le stelle: nuotare verso l’infinito fino a sfinirsi “non risparmiando mai le forze per tornare indietro”.
Si può essere biologicamente o geneticamente quel che si vuole, ma l’impulso a forzarne i limiti è sempre più forte. La nostra natura è quella di destrutturare la natura, e di spingerci oltre i suoi confini. Con però un paradosso stridente: anche chi vuole costruire la perfezione sente quell’impulso che lo spinge verso un confine estremo e pericoloso: l’illusione di essere Dio!

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5 Risposte to “LE STELLE VISTE DA GATTACA”

  1. Ares Says:

    Ares .__.

    Io purtroppo, per quel che so sulla genetica, non riesco a prendere seriamente nessuna delle boutade fin qui sentite, ho due amici scienziati, e nessuno di loro da un reale valore scientifico a queste affermazioni, che loro stessi ritengono affrettate:.. “sappiamo talmente poco che ogni speculazione e’ totalmente inutile e forviante”. Le metodologie di indagine genetica sono talmente varie e contraddittorie che loro stessi affermano che gli scenziati “ottimisti” sono quelli piu’ pericolosi perche’ approfittano del clamore solo per raccogliere fondi dai privati ai quali poi devono rendere conto, e finiranno con l’immettere sul mercato metodologie genetiche nocive.

  2. chiarac Says:

    forse è solo il mio gusto, ma tutti i buoni libri e film di fantascienza sono libri e film filosofici… per il resto ti seguo in toto nel porre questo problema senza trovare una risposta convincente, perchè infinite sono le sfumature di grigio tra il bene e il male, il sensato e il folle, questi concetti stessi sono approssimativi, e stabilire una linea di demarcazione rimane una scelta arbitraria. e però, comunque, una scelta etica rimane necessaria, anche se non può essere teoreticamente giustificata. una bella impasse.

  3. md Says:

    @chiarac: sì hai ragione, c’è sempre una certa dose di filosofia nella fantascienza, forse perché le proiezioni temporali o l’allargamento dello scenario, dello spazio, delle possibilità, dello sguardo, il gioco dell’immaginazione… tutto questo ha molto a che fare con entrambe

  4. Reiniku Says:

    Ma guarda te, su Gattaca scrissi una recensione per un giornale, qualche anno fa. Non saprei dire se è il miglior film di fantascienza che ho visto, un ottimo film in generale direi. Credo che la fantascienza sia da leggere sempre in chiave attuale perchè l’autore vive il mondo oggi e raccoglie i segni del suo tempo. Tutti i migliori film di fantascienza sono quelli che fanno dimenticare la loro appartenenza al settore “fantascienza”. Ma questo è un parere personalissimo.
    Quindi, un film come Gattaca, lo vedo fondamentalmente come un richiamo alla realtà attuale: almeno, in America è già così come in Gattaca… Comunque mi ha colpito molto la trama e l’ambientazione e Andrew Niccol è un regista con una visione della spazialità molto interessante.

  5. Vivere all’(ultima) giornata « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] Poteva scegliere tra due modelli di sceneggiatura: quella raffinata e dalle atmosfere rarefatte di Gattaca (film che ritengo uno dei capolavori insuperati della Bioepoca) o in alternativa la via più facile […]

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