TOPI E BUON SENSO

Stamattina alla radio ho ascoltato alcuni commenti sulle proposte avanzate dal razzista ministro dell’Interno, del razzista governo italiano, sostenuto da molti onesti e razzisti cittadini, circa la necessità di schedare e prendere le impronte dei bambini rom, ed è venuta fuori l’espressione “buon senso”. Solo a quel punto ho fatto un salto sulla sedia, perché mi sono ricordato che il primo paragrafo delle Origini del totalitarismo di Hanna Arendt si intitola proprio “L’antisemitismo e il buon senso”: l’autrice vi sottolinea come niente nella storia contemporanea urti il buon senso più del fatto che tra gli immani problemi del secolo, uno dei più insignificanti, la “questione ebraica”, abbia messo in moto un’intera e infernale macchina totalitaria come il nazismo.
Certo, in Italia non siamo ancora in presenza di fenomeni “totalitari”, ma: 1) alcuni ingredienti e pessimi segnali ci sono: razzismo crescente, massificazione, paura (che è l’anticamera del terrore), ideologia – su quest’ultimo concetto tornerò; 2) nessun fenomeno storico-politico si ripresenta mai nello stesso modo, ma preferisco urlare inutilmente mille volte “al lupo! al lupo!” prima di ritrovarmi in un inedito regime autoritario, repressivo e poliziesco, le cui varianti leggere o pesanti dipendono sempre da crisi poco prevedibili (economia, guerra, disastri ambientali, ecc.); 3) va poi sottolineato il corto circuito proprio intorno all’espressione “buon senso”, con l’incredibile sproporzione (l’urto rilevato dalla Harendt) tra fatti, numeri, problemi e azione (ideologica) di governo.

Un aspetto sopra tutti però mi inquieta: la disponibilità generalizzata a biopoliticizzare la società, naturalmente in una direzione a senso unico: immunitas verso il basso, impunitas ai piani alti. I topi cui faceva riferimento il ministro, nella testa di tanti cari concittadini, non sono gli animali ma gli umani che abitano in quei campi, e tali emergenze, si sa, vanno affrontate con la biometria, con misure igienico-sanitarie radicali, e infine con l’estirpazione del male. E il male, si sa anche questo, può essere piuttosto banale…

(Nella foto: una mano senza impronte.
Giù le mani dal popolo rom!)

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5 Risposte to “TOPI E BUON SENSO”

  1. Ares Says:

    Ares -.-

    E’ imbarazzante.. mi vergogno come una biscia!!

  2. emmeesse Says:

    Inutile dire che concordo con la tua analisi.

    La domanda e’ : come fare a fare uscire queste considerazioni dalla rete
    e iniettarle al di fuori della rete, in quel circuito di “buonsenso” e TV
    che trova banale il “problema dei rom”…

    Questo e’ il banale problema di chi in rete difende la liberta’…

  3. lealidellafarfalla Says:

    Questo paese non ha speranze, caro Mario, i giornali e i tg danno sempre le stesse notizie. Compresa quella che gli uomini al volante fanno più incidenti delle donne: l’avrò sentita in cinque anni almeno due o tre volte, e per me che ho un buona memoria vivere qui è come vedere sempre lo stesso film. Risentire sempre le stessi frasi e affrontare sempre gli stessi problemi mai risolti.

  4. Federica Says:

    Avendo studiato quest’anno al Liceo Hannah Arendt e citandola di giorno e giorno nel dolce clima degli Esami di Maturità, mi trovo abbastanza ferrata nell’argomento. E non posso non essere d’accordo con la schietta analisi della nostra autrice: il male di cui siamo affetti è BANALE, c’è da aggiungere altro?! La Harendt scriveva a suo tempo che quello di cui si era affetti era un male “nuovo” in quanto non aveva spiegazioni logiche… ora invece il “non senso” del razzismo locale è radicato anche nella storia: il tutto senza un motivo! è assurdo! Ciò significa che la gente non vuole imparare nulla dalla storia, ma preferisce salvaguardare la sua ignoranza. E allora cosa fare?! mandare a casa di ognuno libri della Harendt? penso che neanche questo servirebbe, ma è necessario risvegliare le coscienze perchè non voglio credere che la gente oltre ad essere ignorante sia anche tanto sciocca ed ella stessa “banale”!

  5. maria pia lippolis Says:

    io penso invece, come Hanna Arendt che la grande macchina totalitaria sia stata già avviata …e che essendo noi stessi ingranaggi spesso inconsapevoli di tale sistema altamente demagogico, l’unica soluzione possibile sia agire dall’interno…come talpe sotterranee che scavano nei meandri del pensiero e dell’intelletto per poi uscire allo scoperto attraverso l’azione, piuttosto che sentendo e percependo la “distanza tra il mondo delle idee e la tragicità del mondo reale” . Poichè pensare e vivere con intelletto e giustizia e quindi anche con Arte deve essere uno stile di vita e un modo di essere e vivere con coraggio più che un surrogato di tempo delegato a semplici “spazi letterari” lasciati al caso, per poi tornare a “deprimersi nella logica del quotidiano”. Certo ci sono i corsi e ricorsi storici, ma la conoscenza deve pur “aggiungere qualcosa” a ciò che da sempre si ripete.

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