VIVA LA VIDA Y LA REVOLUCION

And I discovered that my castles stand
Upon pillars of sand, pillars of sand

Anche se oggi è un po’ passato di moda parlare di rivoluzione, il 14 luglio rimane pur sempre una data importante che amo celebrare, e cui vorrei dedicare un brindisi. Ricordo che da bimbo il 1789 fu forse la prima data storica che memorizzai, e ricordo anche di averla immagazzinata una volta per tutte col trucco della numerazione progressiva. Fu forse da allora che subisco il fascino della parola “rivoluzione” con le idee e i termini connessi.
Crescendo, ho poi imparato che nelle rivoluzioni non è tutto rosa e fiori – anche perché scorre molto sangue (ma dove non scorre, sia nella storia che nel quotidiano?). Ma ancor più mi ha amareggiato il dover constatare che quasi (se non tutte) le rivoluzioni del passato sono state delle magnifiche promesse, degli inizi prodigiosi che (quasi) sempre finiscono per tradire le idee e i principi da cui sono sorte, e inevitabilmente sembrano destinate a degenerare. Letteralmente: a snaturare il senso della loro genesi. Dalla rivoluzione all’involuzione col blocco di ogni possibile evoluzione – sembra quasi una legge storica. Da un grande movimento orizzontale di popolo alla china di una qualche feroce dittatura o di un qualche ingessamento se non tradimento degli ideali. Questo non significa certo che non sia contento che le rivoluzioni siano accadute o che (speriamo) accadano ancora in futuro, è solo che sarebbe auspicabile che la loro forma venisse a sua volta trasformata e rivoluzionata. Una sorta di rivoluzione della rivoluzione! Gli è che le rivoluzioni, per loro natura, non sono certo programmabili, prevedibili o gestibili – se non in minima parte.

Ma torniamo alla Rivoluzione francese, che nonostante le sue magagne e la sua bella involuzione autoritaria, è diventata il simbolo e la bandiera di tutte le rivoluzioni moderne, anche, se non soprattutto, per quelle tre paroline magiche che l’hanno contraddistinta e resa immortale. Hegel, che nel suo periodo berlinese era già diventato un reazionario di ferro, nelle Lezioni di filosofia della storia lega strettamente la rottura rivoluzionaria dell’89 con i principi illuministici di volontà, libertà, ragione, autodeterminazione, arrivando a proclamare:

“Da che il sole splende sul firmamento e i pianeti girano intorno ad esso, non si era ancora scorto che l’uomo si basa sulla sua testa, cioè sul pensiero, e costruisce la realtà conformemente ad esso. Anassagora era stato il primo a dire che il Nous governa il mondo; ma solo ora l’uomo pervenne a riconoscere che il pensiero doveva governare la realtà spirituale. Questa fu dunque una splendida aurora. Tutti gli esseri pensanti hanno celebrato concordi quest’epoca. Dominò in quel tempo una nobile commozione, il mondo fu percorso e agitato da un entusiasmo dello spirito, come se allora fosse finalmente avvenuta la vera conciliazione del divino col mondo”.

Ecco, non mi pare che si possano scegliere espressioni migliori – “splendida aurora”, “nobile commozione”, “entusiasmo dello spirito” – per definire quella straordinaria rottura, quell’Aufbruch, lo sboccio di qualcosa di nuovo, un nuovo inizio, una grande promessa, tutti tratti tipici di una rivoluzione. Ma proprio perché quel che accade in un processo rivoluzionario è di solito definibile come un orgasmo storico, una scarica inaudita di energia collettiva, e talvolta di violenza e di ferocia, il contraccolpo è spesso quello di cui parlavamo all’inizio: un inaspettato, quanto spesso inevitabile, processo involutivo con le velenose code del terrore e dell’accentramento del potere. D’altra parte pare che l’idea di una “rivoluzione permanente”, anche se personalmente vorrei crederci, non sia granché sostenibile. Gli umani a una “pericolosa libertà” (un “doveroso pericolo” come canta il neomonaco Ferretti), preferiscono di solito la tranquillità e l’ordine; sono in fin dei conti più filistei e conservatori che eroici e rivoluzionari. Più prosaici come l’Hegel berlinese, che nel 1830, l’anno prima di morire, ebbe reazioni inconsulte alla notizia della nuova esplosione rivoluzionaria in quel di Parigi. Era proprio vecchio, o meglio era diventato un uomo di potere, l’intellettuale di punta della restaurazione prussiana, e forse non si ricordava più che quarant’anni prima, insieme agli amici Schelling e Hölderlin, a Tubinga aveva piantato un albero della libertà per inneggiare alla rivoluzione francese. Non solo le rivoluzioni, anche i filosofi talvolta regrediscono…

(P.s. L’immagine, che è poi il quadro di Delacroix La libertà che guida il popolo dedicato alla Rivoluzione del luglio 1830, è la copertina dell’ultimo album dei Coldplay, così come la citazione è un verso della loro splendida canzone “Viva la vida“).

Annunci

Tag: , , ,

3 Risposte to “VIVA LA VIDA Y LA REVOLUCION”

  1. lealidellafarfalla Says:

    Hasta siempre

  2. jsensi Says:

    Concordo con il pensiero iniziale. La ‘degenerezione rivoluzionaria’…Ma se invece il problema fosse che le rivoluzioni SONO gestibili ed è per questo che finiscono sempre per tradire la propria genesi?
    Per le speranze di rivoluzioni future c’è chi pensa di non dover aspettare ancora molto.
    Se ti/vi può interessare date un’occhiata al post ‘Biodiesel e Rivoluzione’ 🙂

  3. md Says:

    @jsensi: probabilmente in un processo rivoluzionario c’è sempre un elemento spontaneo/incontrollabile che però poi viene ben presto canalizzato, è la vecchia questione leninista dell’opposizione tra spontaneismo e volontà politica, ma mi fermo qui, il discorso è lungo e complicato

    immagino che questo sia il post da te citato, di cui fornisco il link:

    http://cinquesensi.wordpress.com/2008/07/17/biodiesel-e-rivoluzione/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: