VULNUS (ovvero del filo spinato nei corpi e nelle menti)

Vulnus è termine latino che significa ferita, e su cui è costruito il termine vulnerabilità: vulnerabile è tutto ciò che è esposto alla possibilità di essere ferito, violato, leso, colpito, percosso, offeso, tagliato, danneggiato, ecc. In questo modo vulnus sembra rinviare tanto all’azione del ferire (la causa, il colpo inferto da chi ha il potere e la possibilità di of-fendere), quanto allo stato del soggetto che subisce (l’effetto, la violazione del corpo, dell’anima, degli affetti, ecc., poiché il significato si estende anche agli aspetti psicologici ed emotivi). Avevamo già ragionato di questo (si veda il post Orrorismo), stabilendo che la vulnerabilità è un tratto caratteristico e permanente dell’umano in quanto tale, anche quando non è più inerme come lo sono i bambini. Proprio in questi giorni vado ragionando su fatti, diversissimi tra loro per contesto, tempi e luoghi, che però vedo “naturalmente” confluire sotto il cono d’ombra del concetto di vulnus. Li elenco brevemente e poi, come rocambolescamente sanno fare i filosofi secondo la definizione che ne dà Adam Smith, proverò a connetterli tra di loro in una parvenza di ragionamento.

-Parto da alcuni episodi cui ho personalmente assistito e che riguardano il comportamento della polizia italiana. Non ho l’abitudine di generalizzare, ma ho avuto a che fare diverse volte con dei poliziotti, non solo durante presidi o cortei (dove chi si ha davanti di solito è poco più di una marionetta luccicante e radiocomandata), ma anche (e persino) in situazioni conviviali, non certo per mia scelta, e in tutte le occasioni ho sentito uscire dalle loro bocche (o dal battere ritmico dei loro manganelli) solo parole d’ordine che definire fasciste è un eufemismo. Mi sono anche sorbito esibizioni di pistole che Freud avrebbe trovato segni lampanti di una qualche “perversione” sessuale. Recentemente ho poi assistito a una scena disgustosa durante un concerto a Milano: un ragazzo che aveva tentato di scavalcare una recinzione è stato inseguito da un energumeno in tenuta da guerra, ululante ed eccitato, con tanto di elmetto, manganello e denti digrignanti, e solo perché il pubblico presente ha cominciato a protestare si è evitato un pestaggio in piena regola. Qualcuno obietterà: sì, ma se vieni offeso, ferito, percosso, minacciato, violato – secondo la logica del vulnus – finirai per rivolgerti alla polizia, no? Certo, d’accordo, ma non posso non registrare la bizzarrìa per cui chi dovrebbe ripararti dai colpi finisce poi per inferirteli. E di fatti… veniamo al secondo punto.

-Sono di questi giorni le notizie riguardanti la sentenza sui fatti di Bolzaneto e la requisitoria sulla “macelleria messicana” alla Diaz durante i giorni del G8 di Genova (proprio alla vigilia del 20 luglio). Al di là degli aspetti tecnico-giuridici (e dell’incredibile quasi autoassoluzione, volta di fatto a sancire l’impunità di cui godono alcuni settori dello stato), è evidente come in quei giorni (non solo a Bolzaneto e alla Diaz ma anche per le strade di Genova) si sia aperta una voragine – un vero e proprio vulnus – nello stato di diritto. Ma ancor più grave è che ciò non sia stato pubblicamente riconosciuto e radicalmente condannato da parte dello stato e delle istituzioni nel loro insieme. E’ successo, ergo potrà succedere ancora. Non solo: i comportamenti fascistoidi cui accennavo sopra trovano, se possibile, ulteriore legittimazione.

-Sul sito della BBC è possibile vedere alcune immagini che riguardano l’interrogatorio del (non) prigioniero di guerra Omar Khadr, ragazzino canadese arrestato in Afghanistan all’età di 15 anni con l’accusa di avere ucciso nel 2002 un soldato americano, e poi rinchiuso nel campo di concentramento di Guantanamo. Prescindo qui dal fatto che laggiù vengano detenuti orroristi/terroristi, combattenti, guerriglieri, resistenti, nemici assoluti o quant’altro. Guantanamo è un vero e proprio vulnus globale, una zona grigia dove i prigionieri vivono nel limbo di un’eterna sospensione di ogni diritto (umano e giuridico), proprio perché il loro è uno status indefinibile – che rinvia, oltretutto, alla quintessenza della vulnerabilità.

-Si discute molto in questi giorni di impronte digitali, di schedature etniche e (tra un paio d’anni) di schedatura generalizzata della popolazione. Il punto non sta nella schedatura in sé (siamo già ampiamente catalogati, controllati e ormai sorvegliati a vista, anche adesso, mentre sto scrivendo queste righe in rete); sta piuttosto nelle ragioni ideologiche e biopolitiche di questa campagna. E la cosa incredibile sarà vedere i “cittadini” che, dopo avere imposto il rilevamento delle impronte ai popoli Rom e Sinti e ai loro bambini, si metteranno entusiasticamente in fila per farsi rilevare le proprie. A tal punto è arrivata l’introiezione delle ideologie securitarie e dei meccanismi di controllo sociale. Microfisica del potere, diceva Foucault!

-Andrebbe infine affrontata più in generale la questione dei “campi” – da intendersi come zone giuridicamente (eticamente e politicamente) extraterritoriali: un tempo si parlava di “strutture totali” (secondo l’esempio mediato dai lager nazisti o dai gulag stalinisti). Dopo un fecondo e libertario periodo di critica e destrutturazione, specie negli anni ’70 (Basaglia, le battaglie sul carcere, Ivan Illich, l’educazione, ecc.), oggi si torna a parlare e anzi ad invocare la logica dei “campi” – basti pensare ai CPT, voluti indistintamente da destra e da sinistra (a tal proposito non si deve mai dimenticare che la prima legge che li istituì reca la firma dei “compagni” Livia Turco e Giorgio Napolitano: articolo 12 della legge 40 del 1998 – divenuto poi articolo 14 del testo unico – la cosiddetta legge Turco-Napolitano).

E qui torno all’apertura del discorso e al filo, nemmeno troppo sottile, che lega tutti questi discorsi apparentemente slegati: la logica del “campo” è il nuovo vulnus sociale e giuridico incombente, e il corpo che risiede nel campo è esattamente la “nuda vita” che abita da sempre tutti i campi, l’essere umano nella sua totale vulnerabilità e sottomissione al potere – dalla sua più becera e servile manifestazione attraverso gli aguzzini che stanno al gradino più basso della gerarchia, fino ai piani alti del grattacielo… Il fatto che crediamo (ci illudiamo) di vivere in un’area del pianeta e in segmenti sociali che si autodefiniscono “democratici”, “garantisti”, che aderiscono alla filosofia giuridica dell’habeas corpus e alla tutela dei diritti umani, ecc. ecc. – tutto ciò non ci deve ingannare: il colpo che il potere può infliggere (vulnus inferre, dice la lingua latina) è sempre in agguato, ed è compito dei cittadini, i quali si devono ricordare ogni giorno di non essere dei sudditi, vigilare affinché nessun abuso mai su nessun umano, anche il più “insignificante” nella scala sociale, venga perpetrato.
L’unica sicurezza generalizzata possibile è quella dell’eguaglianza e dell’universalità dei diritti. Basta un unico piccolo vulnus per farci precipitare nel baratro di una nuova, magari meno feroce e però più efficiente, dittatura. Ma attenzione: in epoca globale i campi non sono soltanto “fuori”. Essi possono essere aperti in ogni momento, qui tra di noi e, ancor più subdolamente, in noi. Ogni cellula e ogni impronta che cederemo al controllo biopolitico con l’illusione di una maggior sicurezza e di una minore vulnerabilità, sarà in realtà un nuovo piccolo campo che apriremo nei nostri corpi e nelle nostre menti. Un vulnus attraverso cui far entrare chilometri di filo spinato.

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16 Risposte to “VULNUS (ovvero del filo spinato nei corpi e nelle menti)”

  1. lealidellafarfalla Says:

    solo l’idea di farmi prendere le impronte mi lascia una sensazione molto sgradevole

  2. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Visto, Berlusconi ha ascoltato la Sinistra….. si diceva o tutti o nessuno… TUTTI!

    No comment, trovo questa schedatura aberrante, l’ho sempre trovata tale.

    Ciao
    Daniele

  3. Ares Says:

    Ares

    A me le impronte le hanno gia’ prese quando ho fatto i 3 giorni: qualche tempo fa i “3 giorni” erano dedicati alla “visita di leva” e anticipavano di un anno la chiamata al militare..

    Ricordo che in quell’occasione, il gesto di qualcuno che mi prendeva le dita della mano per appoggiarle sul tampone dell’inchiostro, per poi riappoggiarle su un foglio bianco prestampato con i miei dati personali, ha provocato in me un gesto impercettibile di stizza, quasi un’istintiva ribellione, che ha finito con lo sporcare le impronte; ad ogni dito quel gesto istintivo si e’ ripetuto, e quando il foglio con le mie impronte e’ passato alla supervisione di un altro militare, hanno dovuto ripetere la procedura..

    ..devo dire che il mio gesto si e’ ripetuto anche la seconda volta.. questa volta non del tutto involontariamente ^__^, ma durante il mio riesame, che ha provocato un rallentamento della fila, il foglio non e’ ripassato al supervisore.. e sono convinto che lo stato italiano non abbia le mie impronte, o almeno le ha.. ma incomplete e sporche..(ma ancora per poco..ufff)

    @Daniele .. questa sinistra non e’ ingrado di opporsi a questo coverno e spesso sembra concedere all’avversario “assist” straordinari.. talvolta penso che vi siano degli accordi segreti.. se il reale non fosse molto piu’ tragico.

  4. Ares Says:

    Ares ^__^

    Prima vennero per i comunisti,
    e io non dissi nulla
    perché non ero comunista.
    Poi vennero per i socialdemocratici
    io non dissi nulla
    perché non ero socialdemocratico

    Poi vennero per i sindacalisti,
    e io non dissi nulla
    perché non ero sindacalista.

    Poi vennero per gli ebrei,
    e io non dissi nulla
    perché non ero ebreo.

    Poi vennero a prendere me.
    E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

    di Emil Niemöller

  5. Ares Says:

    Ares ^__^

    Un’altra versione attribuita a Bertolt Brecht ..

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento perchè rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali
    e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti
    ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

    Un giorno vennero a prendere me
    e non c’era rimasto nessuno a protestare.

  6. ANGELO Says:

    MA TU SEI FUORI DI TESTA, con le coglionsate che scrivi….
    QUANTE CANNE TI FAI AL GIORNO.,,, EH ?

  7. md Says:

    “Coglionsate”? Cosa sarebbero?
    Si tratta forse di un sinonimo di “argomentazioni”, come quelle – di grande acume e livello intellettuale – da te addotte? Eeeeh?

  8. La durevole dittatura della merda « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] emergenziale: i campi e le tendopoli dell’Aquila appaiono come preoccupanti prove generali di campi totalitari-emergenziali nelle quali vige l’eccezione e la sospensione dei diritti […]

  9. 39montuori93 Says:

    Ho aperto questa pagina per conoscere meglio il significato della parola “VULNUS” e mi sono trovato, come troppo spesso capita,ivnischiato in una lettura indesiderata, assolutamente di parte, scritta da chi avrebbe avuto la possibilità di mostrarsi anche in foto oltre che in tutto il suo maestoso sapere, e non ha avuto il coraggio di farlo preferendo ,miseramente, usare la foto di un bimboper un messaggio che mi ha impedito di andre avanti nella lettura. Non ho trovato una firma a cui rivalgere i miei commenti, se non una sigla alla quale starebbe bene aggiugere una “r”.

  10. md Says:

    @39montuori93
    Nessuno ti ha obbligato a leggere né ad invischiarti, potevi schizzar via ben prima con un clic – ed è abbastanza ovvio che quel che scrivo è di parte, del resto non vedo come non potrebbe esserlo. Non ho nessun bisogno di mostrarmi in foto, perché non serve ad aggiungere nulla alle mie argomentazioni – cui del resto non ti vedo granché interessato, cosa che non mi sconvolge.
    Ad ogni modo ogni riga ed ogni opinione di questo blog (fin dall’intestazione, ben visibile in alto a destra) è firmata con il mio nome ed il mio cognome, e di ogni riga e di ogni opinione sono uso assumermi la responsabilità.
    E se proprio insisti c’è persino una mia foto qui
    https://mariodomina.wordpress.com/questo-blog/note-sullautore/
    ma – ribadisco – non serve.
    Ti consiglio infine vivamente di lasciare merde e miserie fuori dalla discussione, non ce n’è proprio bisogno – tanto più che in giro ce n’è già parecchie di entrambe…

  11. Piero Says:

    Versione rivista e corretta da me

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento perchè rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali
    e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti
    ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

    Poi vennero a prendere i fascisti
    ed io non dissi niente perchè non ero fascista.

    Poi se ne andarono per sempre ed io rimasi felice e contento!!!!

  12. hscic Says:

    Sono veramente perplesso. Che qualcuno abbia nel frattempo messo a ferro e fuoco Genova facendo milioni di euro di danni e condannando migliaia di cittadini innocenti a mettere mano al portafoglio non è anche quello un vulnus? O accettare che individui si muovono e organizzino atti criminosi sfruttando le possibilità offerte della democrazia (frontiere aperte, possibilità di spostare capitati da un Paese all’altro, accoglienza nelle comunità diverse dalla propria….qualche centinaia di anni fà mica era così) non è un vulnus anche quello? Io sono per una regola base. La democrazia ed i diritti valgono solo per quelli che giocano secondo le regole della democrazia e riconoscono i diritti. Chi invece li sfrutti per i propri intenti, buoni o cattivi che siano, questione di punti di vista, si mette fuori ed accetta intrinsecamente di non essere garantito. Troppo facile distruggere macchine per strada e poi pretendere di non essere puniti, anche “in natura”. Troppo facile mettere bombe ai lati delle strade, sugli aerei e nelle metropolitane e poi reclamare i diritti civili a Guantanamo. Troppo facile non pagare il biglietto, ossia rubare lo sforzo di chi lavora e poi pretendere di non essere preso per la collottola. La mia libertà (ed i miei diritti) terminano dove iniziano quelli degli altri…il diritto di proprietà, il diritto alla vita, il diritto ad un congruo compenso per il mio lavoro….è tutta roba che sta scritta nella nostra costituzione. Purtroppo non tutti la vedono così e purtroppo c’è anche chi il lavoro sporco di rimettere i reprobi in carreggiata lo deve fare. Dare dei fasciti ai poliziotti è veramente un ingiustizia pelosa. Concludo. Subire e praticare la violenza fa male, avere a che fare con la violenza fa male, un altro vulnus. Le vittime non sono solo quelli che le prendono ma anche quelli che le danno perchè la violenza, in ogni caso, ferisce dentro dato che siamo animali etici. Che tra la polizia ci siano diversi soggetti con note distoniche non mi sorprende…ma se li paghiamo per praticare la violenza (dato che serve, visto che i ladri, gli stupratori, i violenti ed i terroristi non sono un’invenzione della mente) come facciamo poi a condannarli ed a puntare il dito se poi la stessa violenza che gli commissioniamo li ferisce e fa di loro dei soggetti “strani”? Lei caro signore, finita la sua bella manifestazione domenicale, se ne torna a casa alla sua vita normale, in famiglia, al lavoro. Il corteo della domenica è un pò come andare allo stadio….ma non è la norma. Il poliziotto invece passa da un corteo all’altro, da un ladro all’altro, da un reato all’altro…tutti i giorni. Quella è la sua vita, quella è la sua dimensione, quella è la sua violenza quotidiana che ogni giorno lo ferisce, che ogni giorno lascia il segno…altro che politica e fascismo. Quelle sono fesserie idiologiche. Guardiamo il disadattamento invece. Ed allora, caro signore…abbiamo bisogno della polizia? Credo proprio di si. Direi ancora di si. Bene…accettiamo quindi e comprendiamo per quello che è il comportamento disadattato che a volte (a volte….gli agenti che reggono il colpo sono la stragrande maggioranza) emerge dalla personalità delle forze dell’ordine. Quel disadattamento lo abbiamo prodotto noi. Certo, il poliziotto lo abbiamo pagato ma lo abbiamo pagato per buttargli addosso tutta la sozzeria della nostra società e lei pensa veramente che tutto ciò sia a costo zero o che la psiche si metta il cuore in pace ogni 27 del mese?

  13. md Says:

    @hscic: la nostra costituzione dice un bel po’ di altre cose, oltre a quelle che ricorda lei;
    sul controllo e la gestione della violenza: certo, è la stessa società (e gli individui che la compongono) ad essere produttori di violenza, ma non è con la polizia o con le carceri (dove peraltro non mi risulta siano reclusi i grandi malfattori globali che scorrazzano liberamente in giro per il pianeta) che si risolve la faccenda.
    Se poi la polizia non è preparata ad affrontare il lato oscuro degli umani e della società, allora bisognerà davvero immaginare altre soluzioni.
    Dei “distruttori di Genova”, poi – mi creda – alla scuola Diaz o a Bolzaneto non ce n’era manco uno.

  14. md Says:

    “A pensarci bene, non sono giustizialista, ma odio le ingiustizie”, dice l’amica blogger di “ScateniamoTempeste”:
    http://scateniamotempeste.wordpress.com/2012/07/09/genova-leta-dellinnocenza-e-il-mio-cinismo/

  15. marco75 Says:

    Stavo facendo una ricerca sulle parole latine (in questo caso “Vulnus”) e dove mi ritrovo? una specie di blog pieno di beceri commenti-insulti verso le forze dell’ordine degni di un coro da stadio conditi da fantomatiche “cene conviviali” con appartenenti alla polizia.. un’accozzaglia di luoghi comuni frutto della fantasia di questo signore che confonde la libertà di espressione con la spazzatura.

  16. md Says:

    @marco75: a parte che questo è un blog a tutti gli effetti, e non una “specie di blog”, dico solo che 1) forse non hai letto bene il post, visto che premetto che non amo generalizzare; 2) non è certo mia la responsabilità dei fatti cui ho assistito (a meno che non si voglia sottintendere che li ho inventati ad arte) o di quelli cui faccio riferimento; 3) nessuna cena conviviale, si trattava di mense durante le elezioni (ho lavorato per anni ad un ufficio elettorale), e, tra l’altro, ho pure parenti nella PS; 4) qui di solito non si bercia e non si insulta, ma si ragiona

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