IDEOLOGIE DELL’EMERGENZA

Karl Marx considerava l’ideologia una sorta di deformazione ottica, una vera e propria costruzione teorica volta a distorcere e falsificare i rapporti e la realtà sociale. La “verità” della classe al potere che naturalizza ciò che è socialmente determinato, eternizza ciò che è in divenire, universalizza ciò che è particolare: una straordinaria macchina retorico-filosofica volta a giustificare il potere e le ingiustizie sociali. Molti trovano che Karl Marx sia ormai passato di moda, ma io penso che la sua concezione dell’ideologia sia più valida oggi di quanto non lo fosse ai suoi tempi (un mio amico disse una volta che in Marx ci sono verità che saranno vere soltanto dopodomani, altre che lo erano già ieri, alcune che non lo saranno mai…).
Si provi, ad esempio, ad applicare il suo concetto di ideologia a quanto va accadendo oggi nelle società occidentali, e nella italiana in particolare: il rovesciamento interpretativo che ne verrebbe fuori è impressionante. Lascio per ora da parte il tema (scottantissimo) della bioetica/biopolitica e della relativa ideologia della vita, per concentrarmi sulla questione più generale dell’emergenza. Da alcuni anni il potere (locale, nazionale, globale), con la complicità dei media da esso controllati, si manifesta in prima istanza nella prassi emergenziale del suo esercizio: emergenza clandestini/immigrati, emergenza terrorismo, emergenza ambiente, emergenza inflazione, emergenza petrolio, emergenza rifiuti, fino alle emergenze spicciole o stagionali (caldo, maltempo, inquinamento delle città, bullismo, zanzare, guidatori ubriachi, ecc. ecc.).

Questo non vuol dire che buona parte delle cose elencate non sussistano o non siano dei problemi; vuol dire semmai che la classe politica al potere traduce tutte le questioni – attraverso il meccanismo dell’ideologia – nella nuova semantica dell’emergenza. Innanzitutto si tratta di “semplificare” e ridurre i problemi alla dinamica amico/nemico, noi/loro, interno/esterno (in ultima analisi a una logica di guerra: l’attuale governo italiano, ad esempio, nel proclamare lo “stato d’emergenza” sulla questione immigrati, ha utilizzato non a caso il termine “contrasto”).
Credo che ciò sia tra l’altro funzionale ai diversi possibili sviluppi o scenari della situazione socioeconomica: lo stato d’emergenza può essere esteso e applicato in qualsiasi momento alle situazioni di conflitto che via via si presenteranno (è successo in Campania e presto succederà sul fronte sindacale e lavorativo). A maggior ragione qualora poi la crisi economica dovesse aggravarsi.
Ma la logica emergenziale non può reggere in uno stato moderno se non si fonda su un certo livello di consenso: credo che oggi questo vada ravvisato nella paura sociale diffusa. Anche qui nulla di nuovo, noi sappiamo che il potere – ce lo insegna Spinoza – ha bisogno del timore sociale. Ma ancor più, come sostiene Hobbes nel Leviatano, del “terrore”:

“egli dispone di tanta potenza e di tanta forza a lui conferite, che col terrore da esse suscitato è in grado di modellare le volontà di tutti i singoli in funzione della pace, in patria, e dell’aiuto reciproco contro i nemici di fuori” (Lev. cap. XVII).

Coesione interna, pace sociale, scarica esterna delle tensioni (un “esterno” che, come ho già scritto più volte, in epoca globale è paradossalmente un “interno”). Paura ed emergenza vanno qui di pari passo, si tengono, alimentandosi a vicenda. Ma paura di che cosa? Forse di perdere i privilegi, il lavoro, la casa, la famiglia, la vita, le ricchezze, anche se si abita una fortezza blindata? Dove si annidano i pericoli?
Poco importa, o meglio importa che siano disseminati un po’ ovunque. E’ cruciale innanzitutto che il pericolo e l’insicurezza siano “percepiti”, avvertiti, e che si insinuino quotidianamente nella vita sociale, goccia a goccia, a piccole dosi omeopatiche. Lo si deve credere. La risposta a questa credenza sarà sempre lo stato di emergenza, ed ecco che il gioco è fatto e l’ideologia trionfa sul reale, il simbolico sul materiale. Un ideologico e un simbolico che con quel materiale possono anche non avere niente da spartire. Meglio quindi che tutto stia fermo, immobile, così com’è e che gli eventuali disagi vengano deviati all’esterno e fatti pagare agli “altri”: pace in patria e guerra all’esterno, come ci avverte Hobbes.

Vi sono poi due risvolti della logica emergenziale che vanno sottolineati: la sistematica non-risoluzione dei problemi e l’incombenza di percorsi politici autoritari. Gestire le questioni solo in termini emergenziali significa cioè non affrontarle mai in maniera razionale e ponderata, con la discussione pubblica e l’elaborazione dei progetti risolutivi che il metodo democratico di governare (e di autogovernarsi) richiederebbe. C’è poi la questione temporale: i tempi dei governi e quelli della complessità sociale sono spesso divergenti; la politica in senso alto che richiede lungimiranza e periodi lunghi deve fare i conti con l’affarismo bottegaio della classe (pseudo)politica al potere (su questo tema tornerò presto).
E da ultimo, ma primo per gravità e importanza: quel che in verità vedo “emergere” all’orizzonte giorno dopo giorno, decreto dopo decreto, emergenza dopo emergenza, è il profilo di una nuova possibile dittatura che sguazzerà nel marasma dovuto alla non-risoluzione dei problemi, che invocherà la logica del “ci penso io, basta che mi lasciate lavorare” e che ci porterà a nuovi disastri. Dopotutto sia Mussolini che Hitler sono stati eletti democraticamente…

Annunci

Tag: , , , , , ,

16 Risposte to “IDEOLOGIE DELL’EMERGENZA”

  1. lealidellafarfalla Says:

    Sì, sono stati eletti democraticamente per poi approfittare di emergenze da loro provocate e forse l’inconcludenza diventa una qualità per chi ha altre aspirazioni, invece di cercare di risolvere i problemi. bel post.

  2. enricodelea Says:

    credo che nello sparire delle grandi comunità d’interesse (il movimento operaio, la borghesia industrriale nel senso classico, il movimento contadino, etc.) il passaggio ad una società a base individualistica abbia rafforzato le tendenze “elitistiche” delle classi dirigenti (o presunte tali) e, quindi, il prevalere dell’utilizzo demagogico dei problemi, indistintamente assimilati ad emergenze

  3. enrico de lea Says:

    ovviamente “d’interesse” nel senso collettivo, generale – non nel senso odierno

  4. martina Says:

    Da qualche parte nel suo “Totalitarismo e nichilismo”, F. Fédier afferma quasi di sfuggita che è forse giunto il momento di riprendere a studiare seriamente Marx, per trarre qualche indicazione utile all’interpretazione di ciò che ci circonda…

  5. redbeppeulisse Says:

    l’unica cosa da fare , ma è forse troppo utopostica , è o quella di rripensare e di cercare d’appicare la teoria dell’uunco e de la sua proprietà di m .., Stirner o fare una politica non ideologica in quanto le ideologie sono solo dele sovrastutture che ti ingabbiano e ‘impediscono di pensare e camminare con la tua testa

  6. redbeppeulisse Says:

    ops dimenticavo lotta da basso per non morire . e rimeterci in discussione in quanto servono nuove parole e che pensare globale , agire locale , non è più solo una slogan ,ma un a scelta vitale

  7. Michelangelo Says:

    Nel libro “la deriva” di stella/rizzo si parla proprio di come l’emergenza sia stato utilizzato dallo Stato contro lo Stato, come grimaldello per forzare un sistema paralizzato dalla burocrazia.
    Così anche la maratona del piccolo paese di provincia è diventata “emergenza”.
    Michelangelo

  8. md Says:

    @redbeppeulisse: sono d’accordo con te sulle ideologie come strutture che ingabbiano, un po’ meno su Max Stirner, anche se do molta più importanza di quanto non facessi un tempo alla “singolarità” e all'”unicità” degli individui/e – se non che il rapporto tra individuo e collettività rimane a mio parere quantomai dialettico; peccato però che troppo spesso nella nostra epoca tanto gli individui quanto la collettività diano il peggio di sè in termini di narcisismo e di omologazione.
    L’anarcocomunismo – ammesso che non sia una parola vuota o mera ideologia – rimane la mia traccia utopica di riferimento…

  9. Ares Says:

    Ares ^__^

    Sgancio una bomba… ma solo per capire ^__^ ..: ma l’ANARCOCOMUNISMO.. non e’ l’ossimoro perfetto ?

  10. md Says:

    Può darsi che lo sia, vuol dire che anch’io sono un ossimoro dato che sento agitarsi in me entrambe le pulsioni, tanto la collettiva
    quanto la libertaria; cosa poi questo voglia dire in termini di prassi e di progetto politico oggi, non saprei dire…

  11. Ares Says:

    Ares

    e si e’ un casino.. perche’ se viviamo collettivamente e’ necessario(tenendo conto della variabile psicologico/istintiva..di alcuni esemplari umani) costruire delle regole, ma le regole limitano la libetà assoluta, inevitabilmente. Bisogna intendersi sul concetto di libertà.. e poi le regole dovrebbero rispettare questo concetto..oddio e’ giusto dire “concetto” o “categoria” in filosofia?..

  12. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..hem..o e’ un’antinomia !?!

  13. La durevole dittatura della merda « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] Il potere emergenziale. Non c’è potere senza emergenza e senza paura: il potere ne ha bisogno come l’aria e laddove quegli elementi vengano a […]

  14. maria pia lippolis Says:

    ancora una volta ripeto…..hegel…..ha detto tutto……ovvero ha riassunto tutto……..è il romanzo di formazione…..il bildunsgromeng…..yes

  15. maria pia lippolis Says:

    Qualcuno ha tradotto infatti……porto il nome di tutti i battesimi….ogni nome il sigillo di un lasciapassare…………a repetition………redemption song….bella anche nella versione di Elisa….fantastica voce

  16. maria pia lippolis Says:

    Bella comunque l’immagine ……mi ricorda e la nave va di Fellini…..o l’arca di noè…….già nota presso i Babilonesi………o i Sumeri………..Marx pensava che Hegel facesse camminare gli uomini sulle teste………ma noi camminiamo adesso sulle gambe dei grandi eroi della storia…..quelle registrate e non registrate……quelle mai scritte……che come talpe scavano sotterranee per poi esplodere……….ma Nietzsche ….saggiamente scriveva……sono pensieri per il mondo che verrà…..l’urlo di Munch……il viandante di Friederich…….di spalle col suo impermeabile nero tipo….il corvo….avvolto nella nebbia o nella tempesta…….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: