L’ARCOBALENO SUI TETTI

Questa sera, dopo una rinfrescante e mai così desiata tempesta, affacciandomi dal balcone ho avuto la sorpresa di uno splendido arcobaleno (che la fotografia non riesce purtroppo a rendere). Ho subito pensato, per associazione, a quel passo in cui Schopenhauer, facitore di meravigliose metafore, utilizza l’arcobaleno per descrivere la “forma del fenomeno della volontà”, ovvero la forma della vita:

“Il presente solo è la forma di ogni vita ed è anche però un suo dominio sicuro, che non potrà mai esserle rapito. Il presente, con il suo contenuto, c’è sempre; l’uno e l’altro stanno fermi, senza oscillare: come l’arcobaleno sopra la cascata. Infatti alla volontà è certa e sicura la vita, e alla vita il presente”. (Il mondo come volontà e rappresentazione, par. 54).

Nel passo successivo Schopenhauer indugia “esistenzialisticamente” (o leopardianamente) sulla vanità/fugacità delle singole vite umane: che cosa furono quei milioni di individui del passato? Che significato va loro attribuito – e, per estensione, che significato avranno le nostre vite e quelle che seguiranno? Ma soprattutto: io, qui e ora, in questo tempo e in questo spazio, che cosa sono, che senso ho? Nient’altro che sogno, è l’unica risposta possibile dal punto di vista metafisico della volontà (non a caso La vita è sogno di Calderon de la Barca è uno dei testi prediletti del filosofo tedesco). Che cos’è infatti la mia misera porzione di spazio e di tempo, la mia fugace costruzione individuale, se non il transeunte, l’inessenziale, l’illusione totale, a fronte di quell’unica devastante verità che è l’eterno presente della cieca volontà di vivere? E qui altre metafore vengono inanellate: la volontà diventa un “eterno mezzogiorno al quale non mai succeda la sera”; o il sole della vita che brilla di eterna luce meridiana.
Mi ha sempre colpito nel testo schopenhaueriano l’uso di queste radiose metafore giustapposto al “veleggiare verso il naufragio” che sottende tutta la sua concezione del destino umano; perfino lo spingersi estremo alle soglie del nulla, viene descritto come la “pace più preziosa di tutti i tesori della ragione, l’oceano di quiete, la profonda calma dell’animo, l’imperturbabile sicurezza e serenità”. Ma allora non c’è presente o meridiano che tenga: non solo il mio fugace arcobaleno sui tetti di questa sera, ma anche quello eternamente cangiante della cascata, ed ogni cosa, “questo mondo così reale, con tutti i suoi soli e le sue vie lattee” è destinato ad essere nulla. O, con buona pace di Severino, a significare nulla. In una sera d’estate, con il pensiero che svagato vagola sui tetti, può anche capitare di pensarlo…

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7 Risposte to “L’ARCOBALENO SUI TETTI”

  1. lealidellafarfalla Says:

    Bella riflessione. Shopenhauer mi piace e l’idea che il mondo non abbia significato non è poi così da scartare a priori. Nulla, appunto.

  2. Ares Says:

    Ares °__°

    Il “significato” è un modo di indicare una porzione di realtà o di idea per mezzo di una o più espressioni linguistiche.

    ..hem.. mi dite il “significato” di “nulla” ?

  3. md Says:

    il “significato” può essere qui inteso in due accezioni:
    nella sua accezione forte, non puramente denotativa ma, direi, metafisica: “senso”, forse, è il termine che gli si avvicina di più – ha senso tutto ciò? no, potrebbe essere la risposta – cioè se anche non ci fosse – ci fosse paradossalmente il nulla, ma sappiamo che il nulla non può essere – sarebbe del tutto indifferente, ecc. ecc.
    ma non era questa l’accezione su cui volevo concentrarmi, bensì quella più “soggettiva”, dell’attribuzione di significato da parte dei singoli – e qui l’esperienza che più si avvicina è quella heideggeriana dell’angoscia, dell’ondeggiare di fronte alle cose con l’apparire paradossale (di nuovo) del nulla – ma si trtta forse di un’esperienza più psicologica che filosofica, o meglio “esistenziale” più che riflessiva

  4. Ares Says:

    Ares ^__^

    mha… ho da pochi mesi un acquario da 30 litri.. dove all’interno vivono 3 pesci tropicali d’acqua dolce: un pesce da fondo e due di superficie. Preso da una forte passione iniziale, ho cercato di creare loro un ambiente ideale: ho introdotto una radice naturale che potesse servire loro da riparo, e ho introdotto delle piantine naturali. Dopo la prima settimana piena di buone intenzioni e un fervore creativo molto forte, anche se pervaso da una senzazione strana -un po’ colpevole – lascio che i tre pescetti si ambientino.
    Premetto che i tre pescetti arrivano dall’acquario di un amico e sono molto giovani, mi sono stati dati proprio perche’ erano “di troppo” nell’acquario di provenienza, questo per dire che sono abituati a vivere in un abitat non naturale, e forse per loro, quella, e’ la “normalità”.
    Presto mi rendo conto che nuotano in modo agitato, tra scatti improvvisi, fughe in superfice e repentini ritorni sul fondo, mi sembra di riconoscere un certo disagio.. un paio di volte sdradicarono qualche piantina. Bene..comincio ad informarmi su internet, e capisco che non davo loro una quantita’ di luce sufficiente e il cibo, anche se sufficiente, non era dato con regolarità in orari precisi: l’impossibilità di cercarsi il cibo autonomamente generava in loro uno stato di agitazione incontrollato. Una volta capito il problema, cerco di porvi rimedio, il tutto rientra e i tre pescetti sembrano essere “sereni”; a parte quando devo occuparmi della manutenzione ordinaria del’acquario, che richiede la pulitura dei filtri: in quelle occarioni i 3 si stringono in un angolo dell’acquario, come darsi coraggio in un atto di solidarietà.
    Hanno addirittura cominciato a prendersi cura del loro “mondo”(quel che gli e’ stato concesso): hanno cominciato a ripulire dalle alghe le piante e la radice, e il pesce da fondo a ripulire, uno ad uno, i granelli del fondale. I tre pescetti sono anche molto giocherelloni, si provocano e si inseguono in continuazione come i bambini in cortile. Qualche giorno fa ho sorprendo il pesce anagraficamente piu’ grandicello, anche per dimensioni, appoggiato al vetro in atteggiamento “meditabondo”, come se si fosse fermato ad osservare il “fuori” .. cosi’, fermo, a “riflettere”. Il piu’ piccino dei tre, quello con la forma un pò allungata, ha cominciato lentamente a sfregarsi contro l’amico, che sembrava gradire quello sfregolio di squame, solo che ha esageato e ha cominciato a tirargli anche la pinna branchiale e la cosa ha provocato un improvviso scatto di stizza dell’amico, ma poi il “gioco” ha ripreso il soravvento tra i due, come al solito. Da quel’ episodio li ho chamati Agos e Filos.

  5. Ares Says:

    Ares ^__^

    Qualsiasi meditazione nichilista si possa fare, resta il fatto che l’umano ha un grande patrimonio che e’ quello della “relazione”, per relazione intendo qualcosa di complesso che coinvolge oltre che l’affettività, anche la solidarietà tra individui e la poesia intesa come arte, che di per se non varra’ “nulla”, ma quando si realizza, ci fa stare cosi’ bene.

  6. martina Says:

    Anche a me è capitato, più di una volta, di vedere uno straordinario arcobaleno sui tetti della città, un arco pieno, da un capo all’altro del mio balcone, dopo un temporale che arrivava sempre durante periodi tempestosi…forse troppo ingenuamente ho attribuito ad esso il significato biblico dell’alleanza ristabilita? Per quanto abbia frequentato Schopenhauer e mi sia anche divertita in sua compagnia, non siamo mai andati troppo d’accordo!

  7. maria pia lippolis Says:

    Ragà…..un pò più pratici……rigettiamo l’esistenzialismo…….e viviamo la vita col cuore…..un pò di cartoni animati: Galaxy Express………io l’arcobaleno lo sperimentavo da piccola con il raggio del sole e il prisma…….leggevo già i libri delle scuole medie che i miei fratelli non leggevano mai! 🙂

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