ODE (SEMIFILOSOFICA) ALL’OMBRA

Mi capita spesso, qui in Sicilia, di camminare
in piena luce, sotto il sole meridiano
cocente e colante raggi densi,
quelli che impietosi sferzano la pelle dell’improvvido viandante.
Magari già al mattino mi metto in viaggio
di buon’ora, senza meta
m’espongo al chiarore malfermo degli inizi
prendo forza mentre anch’esso acquista vigore
da sorgivo e primigenio si fa netto, deciso, consistente
fino a divenire accecante. Allora la sua forza
smorza il mio vigore, lui cresce e io diminuisco.
Annaspo e a quel punto mi fermo intontito.
Mi guardo intorno, sopra di me il sole è già alto
ovunque luce e calore, ne sono trafitto
m’uccidono il respiro, nutrimento prima diletto
poi indigesto. Arranco. Ho appena la forza di scrutare
e di cercare, una linea sottile che rompa quel diluvio fulgente.
Ombra.

Foglie che nascondano un padre troppo solenne e baldanzoso.
Anche piccole, come quelle dell’ulivo, o frastagliate come le pale di palma.
Roccia che attenui la colata sferzante.
E’ sufficiente un declivio, una curva del sentiero
un ramo sporgente, il profilo di un muro a secco:
ogni oggetto frapposto alla fonte
ogni schermo che attenui quell’impressione eccessiva
quello smisurato che fa male agli occhi e alla testa
che annebbia la vista, che fa mancare il fiato:
ombra desiata
ombra salvifica
ombra meravigliosa
riposante
ritemprante
paradisiaca
più che la luce.

Dell’ombra si è cantato poco. I più le hanno preferito la sua antagonista.
L’ombra è multiforme, a strati, e va studiata meglio.
L’ombra è il residuo dell’oggetto
ma ne è anche proiezione mobile
l’ombra è il poter stare alla luce senza esserne massacrati
e, così, in tralice, sbirciare il sole
carpirne al riparo qualche significato;
l’ombra è il movimento della luce
la linea di confine
l’ombra è l’altro, l’altro lato, l’altra parte,
ciò che si giustappone
forse perfino
il segreto e le profondità della vita
ciò che sta sotto la superficie
è riposo
il mondo delle ombre è quello dei morti
l’ombra perfetta è il buio, l’assenza di luce
ma senza luce non c’è ombra
l’ombra sta tra il pieno della luce e il vuoto del buio
ne è sublime intersezione dialettica.
Il mondo molteplice è fatto di ombre.
L’ombra è la schiena dell’essere,
– stavo per dire il culo dell’essere.
L’ombra è la possibilità che le cose appaiano ed abbiano un profilo.
Non c’è chiaro, non c’è scuro – in termini rigorosi e assoluti
ma solo chiaroscuri, confini che sporgono, chiazze che si stagliano,
linee. L’ombra è il divenire. L’ombra è il molteplice,
la spina nel fianco dell’eleatismo.
Senz’ombra non ci sarebbe percezione.
Io sono l’ombra delle cose.
Le cose sono la mia ombra.
L’ombra è il lato oscuro dell’animo umano.
Ciò che è segreto, indicibile, inconfessabile.
Ciò senza di cui il lato visibile non esisterebbe.
L’ombra è il sangue delle cose, ciò che ne innerva e ne impiastriccia il corso.
La loro imperfezione – e, dunque, possibile esistenza.
E’ la caverna che ci protegge dall’eccesso di verità.
La fuga da Dio – un Dio insostenibile, intollerabile, devastante.
Sono le fronde salvifiche lungo il cammino del viandante.

foto di http://www.flickr.com/photos/ricky_01/

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11 Risposte to “ODE (SEMIFILOSOFICA) ALL’OMBRA”

  1. clau89 Says:

    Ciao. Mi permetto di aggiungerti all’elenco dei blog perchè ciò che scrivi mi piace. Abbiamo diverse cose in comune: la sicilia, la filosofia… A presto
    Claudia

  2. alberto Says:

    saluti a quel di sant’angelo! anche a me piace sempre osservare come luce ed ombra si spartiscono il mondo, il modo in cui gli danno profondità e lo decorano, il modo in cui si compenetrano, come giocano sulle superfici. poche settimane fa guardando un fiume scorrere… tanto per restare fra miti…

    il fiume scorre nel vuoto, pubblicamente esercita la sua vita
    radici e chiome ornate di un fogliame solare,e poco dopo ombra

    buona sicilia, un abbraccio

  3. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    “L’OMBRA”

    L’ombra è cecità simulata
    Contorni sfumati
    Sfuocati
    Ovattati.

    L’ombra siamo noi
    Quando cerchiamo il silenzio.

    Danieleil Rockpoeta

  4. Ares Says:

    Ares ^__^

    Nel’ombra nera
    un’irridente burla
    si cela alla luce.

  5. mimhe Says:

    Ciao,
    sono marco de “L’Impero Della Mente”, volevo segnalarvi che il portale in questione si è trasferito nella sezione “cinema” del “Barone Del Male”, il link giusto ora è questo:
    http://baronedelmale.com/cinema/

    vi prego di aggiornare la vostra sezione links.

    grazie
    a presto

  6. mastrofabbro Says:

    A forza di girare dovevo pur finire in un luogo interessante.
    Ti ho già aggiunto al mio feedreader.
    Complimenti

  7. Ares Says:

    Arese ^__^

    L’ULTIMA CENA di Peter Greenaway

    A proposito di luce e.. ombre.. qualche giorno fa sono stato nella sala delle cariatidi a Palazzo Reale a Milano, per assistere alla performance “d’arte contemporanea” di Peter Greenaway 66enne pittore, regista e sceneggiatore gallese, considerato uno dei più significativi cineasti della cinematografia britannica contemporanea, autore tralaltro del film ” I misteri del giardino di Compton House “(1982).

    La performance dal titolo “L’ultima Cena”, sfrutta un’icona della cultura classica Italiana, “L’ultima Cena” appunto, di Leonardo da Vinci, che viene riletta da Greenaway in chiave multimediale in un dialogo con il passato che prende vita sotto gli occhi dei visitatori grazie a proiezioni di immagini luci ..e ombre che sembrano scaturire dall’opera stessa, accompagnate da una colonna sonora di voci, musiche e suoni di “discreta” suggestione.

    L’artista-regista avrebbe voluto animare la celebre cena attraverso suoni e luci proiettate direttamente sull’originale dipinto, nel refettorio di Santa Maria delle Grazie… perfortuna l’eccesso di zelo cautelativo della Soprintendenza, nonostante le documentate garanzie di assoluto rispetto delle norme di conservazione, ha negato tale possibilità e ha costretto indirettamente l’artista ad avvalersi delle più avanzate tecnologie applicate all’arte, grazie a un team internazionale di collaboratori che hanno realizzato la foto digitale del dipinto di Leonardo a una risoluzione mai raggiunta in precedenza; l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma ha fornito la scansione in 3D della Sala del Refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano.
    La combinazione di queste tecniche sofisticate con l’abilità manuale di esperti restauratori – sotto la guida di Adam Lowe – ha reso possibile la realizzazione del ‘clone’ del celebre dipinto murale leonardesco (come già e’ avvenuto, tralaltro, per Le Nozze di Caana del Veronese in San Giorgio a Venezia).

    Le difficolta’ burocratiche, nonostante tutto, sono state indirettamente provvidenziali per Greenaway: hanno reso totalmente autonoma la performance artistica, che potra’ riprodurre in altre realtà, non necessariamente italiane, la performance, e sempre indirettamente potrà farsi promotrore della tradizione pittorica italiana all’estero..

    Senza parlare del fatto che le “difficolta” incontrate hanno risolto tutta una serie di controversie etiche sollevate da una certa critica, che vedeva nell’uso dell’originale uno sfruttamento improprio.. dell’arte assoluta.. leonardesca.

    Effettivamente Greenway impone tutta una serie di chiavi interpretative dell’opera, giocando con la luce, i colori e soprattutto le ombre, frazionando analiticamente le suggestioni che l’opera riesce autonomamente a rendere.. anche senza l’artificio dell’autore:
    la lettura dell’opera procede secondo sottolineature e rilievi di luce e ombre che esaltano di volta in volta gesti e dettagli – l’orchestrazione melodica delle sole mani dei commensali, il vino versato – e agisce simbolicamente, scorrendo, velando e irradiandosi, sulla percezione ambientale, già misteriosa di per sé, attraverso l’incrementare progressivo della tensione (rimasta macroscopicamente irrisolta e un po’ sospesa sul finale) nel contrasto di luce e ombre sempre sostenuto dalle musiche.

    Greenaway comunque non ha dubbi: “lo spettatore è chiamato a vivere un incontro attivo e relazionale con l’opera e la sua matrice significativa, a prescindere da ogni speculazione sull’unicità dell’artefatto delle Grazie”..

    ..si forse!…..se “la relazione attiva dello spetatore con l’opera”, non venisse ostacolata, da una regia mediocre e ingenua ….

    .. azz!! … che dici Ares?!!..Greenaway e’ un regista di fama mondiale….

    ..hem ^__^… si lo so che e’ un regista …. ma e’ un regista “cinematografico”.. e’ anche un pittore.. è un’artista in rapporto “frontale” con l’arte!

    Greenaway ha fatto un’operazione registica che e’ altro dalle sue prerogative, e si complica la vita proiettando sulla parete opposta della sala, immagini e frammenti di altre opere di Leonardo in dissolvenza e un video di grande suggestione – forse l’unico vero elemento artistico di tutta la performance – mentre una varietà di archi e voci in diverse combinazioni animano l’atmosfera e la tavola di gesso posta al centro, bianca e imbandita, pronta a ricevere e restituire gli stimoli fosforescenti della luce.

    Tutto questo avviene contemporaneamente.. tutte le immagini, le suggestioni visive e i filmati si susseguono contemporanamente su due frontalità opposte, la regia, in uno spazio così’ concepito, crea frustrazione nello spettatore.. che non sa cosa “osservare”.. e quando sta’ osservando un dettaglio del “Cenacolo”(abilmente manipolato da Greenaway).. sa che alle sue espalle stà avvenendo qualcosa che non gli e’ dato di vedere.
    Se questa e’ una scelta poetica.. non era necessario scomodare Leonardo.

    Insomma..l’intera performance manca di una regia TEATRALE(che e’ altro da quella cinematografica).. consiglierei a Peter Greenaway di assumere tra i suoi numerosissimi colaboratori.. anche un regista teatrale.. il quale saprà bene come orchestrare tutti gli stimoli visivi proiettati in uno spazio tridimensionale..con un pubblico che sceglie autonomamente dove posizionarsi.

    hem… ^__^ se vuolesse contattarmi, sarei lieto di darle dei suggerimenti.

    N.B.
    Per chi volesse vedere la mostra(che e’ in repplica fino al 6 settembre 2008).. il costo del biglietto e’ 5,00€( praticamente un gelato e un caffe’ in centro a Milano).. vi consiglierei di chiedere alla signorina che vi accoglierà all’ingresso (ragazza graziosa, di grande competenza artistica ed educazione) prima di entrare nella sala delle cariatidi, di poter vedere nuovamente la performance…vi permetterà di farlo, se vedrà che siete veramente interessati, senza richiedere nessun sovrapprezzo.

    @md.. mi chiederai perche’ hai scelto questo post per parlare di questa performance ?, bè l’ombra nella performance di Greenaway e’ l’elemento dominante.. lui grazie alla luce ..proietta delle ombre sull’affresco(clone) per asaltrarne i dettagli e portarli in primo piano.. tutta la performance e’ cosparsa di ombre.. che celano dei tratti dell’opera.. perche’ la luce possa esaltarne altri.

    La performance multimediale di Greenaway e il tuo post mi hanno anche permesso di individuare un’altra ombra, data dalla limitatezza percettiva del mio corpo, esaltata dalla regia “particolare” Greenaway… durante la visione della performance lombra proiettata dalla mia incapacità percettiva su immagini che non potevo vedere.. mi ha creato per tutta la performance un certo disagio(certamente non voluto da Greenaway).. un disagio che poi e’ andato oltre.. in modo piu’ ancestrale.

  8. lealidellafarfalla Says:

    fantastica

  9. md Says:

    @clau89, @mastrofabbro: grazie, quando torno alla “base” vengo a visitarvi con calma
    @Alberto: un caro saluto anche a te, ricordo sempre con gioia quei giorni di qualche estate fa
    @Daniele: bellissima!
    @Ares: leggerò con calma al rientro… ciao!
    @Fabrizio: grazie!!!

  10. Ares Says:

    Ares

    @md… figurati.. ti aspettiamo con ansia.. ma fai pure con calma.. goditi il meritato riposo che nel frattempo il blog te lo animiamo noi ^__^..

  11. Ares Says:

    Ares ^__^

    Ragazzi io porto il fumo e le birre !!

    .. chi porta il resto ?!

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