INUTILE

Qualche giorno fa ho sentito un ragazzo pronunciare questa frase: “Non perder tempo con quella persona inutile“. Al di là della “gravità” e del contesto specifico dell’espressione – ma anche dell’ironia che se ne potrebbe ricavare, dato che è tutto sommato un bene che una persona sia “inutile”, visto che non è un utensile – non ho potuto esimermi dal fermarmi di nuovo a riflettere sul linguaggio e sul suo uso più o meno cosciente. Temi, questi, su cui vado ragionando quasi ogni giorno da anni e con i quali prevedo di intrattenermi ancora per un bel po’, prima di essermi dato risposte esaustive. (Naturalmente il suddetto ragazzo ben poco sa di ironia, ragione strumentale, mezzi/fini, o teorie linguistiche – cosa che non gli impedisce certo di utilizzare con grande nonchalance parole e proposizioni in abbondanza…).

Da Aristotele ad Heidegger, tutti i filosofi hanno riflettuto sulla centralità del linguaggio – la sua quasi “sacralità”. Avevo pensato a questo termine in occasione dell’episodio che ho citato sopra, e guarda caso, qualche giorno dopo, leggo su un giornale dell’ultimo libro di Giorgio Agamben, intitolato proprio Il sacramento del linguaggio (edito da Laterza), che ho già provveduto ad acquistare e che senz’altro leggerò e recensirò. Ne riporto per ora solo un assaggio:

“…la specificità del linguaggio umano rispetto a quello animale non può risiedere soltanto nelle peculiarità dello strumento […] essa consiste, piuttosto, in misura certo non meno decisiva, nel fatto che, unico fra i viventi, l’uomo non si è limitato ad acquisire il linguaggio come una capacità fra le altre di cui è dotato, ma ne ha fatto la sua potenza specifica, ha messo, cioè, in gioco nel linguaggio la sua stessa natura […] egli è anche il vivente nella cui lingua ne va della sua vita“.

Il linguaggio reca con sé ogni determinazione umana, la accompagna costantemente – dalla più sublime alla più nefanda. Tutta l’attività umana confluisce nel linguaggio e si sostanzia in esso. Nelle pieghe del linguaggio (o meglio della lingua, che è la sua manifestazione concreta e determinata), si nascondono così giudizi, pre-giudizi, ovvietà, strutture inconsce, brutture e storture. Sedimentazioni storico-culturali di lungo corso. Blocchi psichici, paure, distorsioni della realtà – insieme a conoscenze chiare e distinte. L’irrazionale come il razionale. Tutto è linguaggio.

Se questo è vero, e dunque pronunciare nella propria lingua specifica parole come “ebreo”, “negro”, “puttana”, “zingaro” – ma anche cose apparentemente più innocenti come “bestia”, “animale”, “inutile” ecc. – nasconde profondi quanto abietti convincimenti socioantropologici e “culturali”, bisogna allora controllare con grande attenzione quel che succede durante l’apprendimento e nell’uso quotidiano del linguaggio. Il linguaggio non è solo un “dire”, o un “comunicare” e nemmeno un “tanto per parlare”. Le parole, come suggeriscono anche i detti popolari, sono taglienti e acuminate, e pesano molto più delle pietre: provengono dal senso stesso dell’esistenza. Anzi direi che lo costituiscono.
Il linguaggio, però, è una struttura che ci viene consegnata, che ci sovrasta e subiamo, e dalla quale siamo agiti, un po’ come accade alle marionette – quasi ne fossimo posseduti e una potenza estranea attraversasse la nostra vita. Nello stesso tempo si tratta di qualcosa su cui possiamo anche operare e della quale siamo responsabili. Non sarà mai sufficiente il lavorìo che ogni giorno si deve fare a livello di educazione, appropriazione delle competenze e del significato linguistici, “paideia” nel senso alto della formazione. La responsabilizzazione degli individui passa attraverso la lingua e il suo sostrato metafisico – che è appunto la capacità simbolica e semiotica, l’indicare e il significare – daccapo quella parola magica e sacra che raccoglie tutto ciò e che definiamo come “linguaggio”.
Esiste certo una sorta di gerarchia delle responsabilità (legata alla gerarchia dei saperi) che è sempre auspicabile venga sciolta in una orizzontalità e immediatezza comunicativa. Una “democrazia linguistica” che è insieme utopica e in divenire. Ma il linguaggio resta pur sempre un Giano bifronte, posizionato com’è lungo il crinale del sapere e del non-sapere, dell’essere e del non essere responsabile: chi dice può insieme non sapere quel che dice ma anche dirlo conoscendone bene tutte le implicazioni. Il ragazzo che dice “inutile” rivolgendosi ad una persona può non conoscere la rete semantica e di significati che vi sta dietro – solo l’educazione lo potrà eventualmente rendere cosciente e quindi responsabile. Ma anche quando conoscerà ogni sfumatura e ogni sottigliezza di quello strumento che crederà di padroneggiare (ma che da sempre è insieme un possedere ed un essere posseduti), potrà ugualmente dire di qualcuno che è inutile, spesso del tutto impunemente. Ma è una forma rischiosa di impunità che, proprio perché è uno scioglimento del vincolo linguistico, un uscire dal cerchio della responsabilità, insieme al designato finisce per disumanizzare anche il parlante.

(Per inciso: quella “persona inutile” sarebbe poi il sottoscritto…).

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22 Risposte to “INUTILE”

  1. Ares Says:

    Ares ^__^

    Non e’ per cercare di stemperare l’offesa che hai incassato malamente.. md.. ^o^

    .. ma a mé .. è capitato di assistere a un battibecco tra due miei compagni di classe, poco studiosi, e un insegnate: uno dei ragazzi, riferendosi al professore, disse in quell’occasine allamico..”ma non dargli retta quello è una persona inutile”.. povero professor Petracchi non era una persona inutile era ..piu’ che altro, una grande merda.. e credo che quel mio compagno di classe gli diede dell’inutile solo per evitare di essere punito per evergli dato della merda…. ^________^ ..

  2. md Says:

    ah ah! in effetti sugli epiteti si potrebbe aprire un altro capitolo…
    in realtà più che offeso sono rimasto sorpreso… ma forse il povero coglioncello (eh eh!) si è solo voluto vendicare di un mio rimprovero del giorno precedente – ma sai com’è, gli “intellettuali” riescono a costruire un castello di argomentazioni anche partendo da una piccola minchiata… si chiama “induzione”…

  3. Ares Says:

    Ares ^__^

    .. il risultato e’ stato l’ennesimo post meraviglioso.. povero ragazzo, non saprà mai quanto si e’ sbagliato.. eheheheh

  4. titus Says:

    è un bel blog.
    e mi abbono.

  5. md Says:

    grazie titus, benvenuto
    anch’io al tuo!

  6. enrico de lea Says:

    bel pezzo questo, alla pari cogli altri due sull’ontologia (06/10) – confermo “l’abbonamento”…
    ciao, e.

  7. md Says:

    grazie Enrico!
    simpatica questa faccenda dell’ “abbonamento”…

  8. Valerio Says:

    “Quale altra forza potè riunire in un solo luogo gli uomini dispersi o condurre gli stessi da una vita agreste e selvaggia a questo culto umano e civile o definire per le civiltà costituite leggi, diritti e giudizi?”diceva Cicerone, il più grande degli oratori.Con il linguaggio si eviterebbero tanti dissidi e conflitti, tanti litigi e dissapori, se sapessimo usare bene il PRIVILEGIO che è stato concesso solo all’uomo, in questo pianeta tantissimi problemi sarebbero inesistenti. Il linguaggio permette di esprimere noi stessi e gl’altri, permette di comnicare le proprie emozioni, i propri pensieri, ma soprattutto ci permette di difendere il prossimo senza usare le mani o le maniere forti. Il linguaggio è la vera Potenza dell’uomo, che può inventare le armi piu potenti e pericolose del mondo, ma che non sono nulla in confronto alla Parola. Basta ricordare personaggi come Martin Luther King o il grandissimo Ghandi…personaggi che della parola ne hanno fatto la loro forza, contro pallottole e violenza. @md….6 davvero un grande, i tuoi post sono unici, ed appena ho un ritaglio di tempo entro nella botte per sentirmi un pò filosofo, proprio come te…Grazie

  9. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..va bè !!

  10. Valerio Says:

    Ares perdonami ma in che senso”va bè”??? Non ti capisco

  11. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..tranquillo Valerio.. ahahahahhhahah…non e’ perte … e’ stata un indiretta presa in giro verso md …. gongola tutto quando gli fanno i complimenti.. ee.. diciamo che tu ci sei andato giu’ di brutto…

    “[..] appena ho un ritaglio di tempo entro nella botte per sentirmi un pò filosofo, proprio come te…Grazie”

    … hahahahaahah.. va bè!

    .. hem.. Valerio.. non sei andato a scuola oggi?

  12. Valerio Says:

    Si ci sono andato, ma siamo usciti un’ora prima perchè mancava un prof…era pure il prof di ed fisica!!!!! Ke fortunaaaaaaaaaa!!!! cmq quello che ho detto era vero!!!!!! Capito md????????? 6 un grande!!

  13. md Says:

    @Valerio: sì è vero, gongolo, quindi grazie…
    @Ares: in questo momento sei il commentatore più prolifico, puntuale, attento, bravo, ecc.ecc. – contento?

  14. Ares Says:

    Ares ^__^

    …hem.. ma.. si md… concordo ^__-

  15. md Says:

    (@tutti tranne Ares, sottovoce così non sente: cosa volete farci, qui è il più “vecchio”, una vera e propria cariatide del blog… nel senso del pilastro, naturalmente… eh eh!)

  16. Ares Says:

    Ares -_-

    Non sono una cariatide, gnurant !!

    ..sono un “talamone”.. le cariatidi sono i pilastri decorati con sembianze femminili, io sono una pilastro con sembianze maschili.. quindi un talamone!!.. uffff….

    .. l’gnuransa l’è ‘na bruta besctia..

    ..dal pulpito. Mè

  17. md Says:

    una pilastro?

  18. md Says:

    e comunque “telamone”;
    ad ogni modo nella lingua italiana è solo la cariatide che è passata con il significato scherzoso di mummia…

  19. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..ufffffffffffffffff… giusto Telamone…. mi sono sconfuso..ufffffffff!!!

    … ok,ok.. adesso non metterti ad elencare tutti i miei errori ortografici, grammaticali, verbali, lessicali.. di punteggiatura…. perche’ dovresti fare un post dedicato dal titolo “l’errore”…

    .. ok.. che passi il concetto di cariatide.. espresso…amen!

  20. md Says:

    ok! chiedo tra l’altro venia per aver contravvenuto alla regola numero uno delle risposte ai commenti, che è quella di non rilevare MAI gli errori ortografici, le sviste o i refusi dei commentatori a meno che non siano di sostanza;
    anche perché l’amministratore del blog può sempre tornare a correggere i suoi di refusi, dunque non vale…

  21. Ares Says:

    Ares ^__^

    .. santo subito!..

  22. maria pia lippolis Says:

    Se non erro c’era un tale che a sanremo di tanti anni fa, mentre ero al liceo e giocavo a palla con le mie compagne di classe, cantava un pezzo intitolato “le persone inutili”. Rosa Gentile , una mia compagna di classe, una delle più brave ma anche dolci, umili e sincere, praticamente un genio la cantava insieme a me e ci guardavamo ridendo. Il cantante era , se non erro, Paolo Vallesi………chissà che fine ha fatto!

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